PHOTOGALLERY by Egidio Magnani

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domenica 18 gennaio 2009

Bitritto (Bari) - Ricordi, emozioni del grande De Andrè nel concertone della Premiata Forneria Marconi


Come i Beatles hanno scritto nelle loro canzoni “il rock non morirà mai”. La testimonianza tangibile di questa affermazione l’abbiamo avuta nella tappa al Palatour di Bitritto del tour di omaggio a Fabrizio De Andrè della Premiata Forneria Marconi, nel decennale della morte del grande cantautore genovese, che ha proposto i brani contenuti nel cd + dvd Pfm canta De Andrè, pubblicato l’anno scorso, che riprende la serie di concerti che la formazione tenne nel lontano 1979 con De Andrè.

All’epoca l’idea di arrangiare canzoni musicalmente minimaliste “tipiche di un cantautore” in chiave rock colpì la critica ed il pubblico, ma ebbe grande successo. Dai concerti fu tratto un fortunato album accompagnato dal successo di una scatenata versione de Il pescatore. Alcuni dei cosiddetti puristi sobbalzarono all’uscita dell’album con la Pfm. L’accusa a De Andrè fu quella di aver ceduto a compromessi commerciali, altri apprezzarono invece la svolta musicale del cantautore perché questa sterzata aveva permesso una valorizzazione delle sue canzoni anche dal punto di vista musicale.

Questa eterna diatriba continua ancora oggi, mantenendo vivo l’interesse nei confronti di queste icone della musica italiana nel mondo. A darne conferma, la presenza del numeroso pubblico al Concerto di Bitritto, eterogeneo e variegato, composto da tre generazioni. Un numero considerevole di giovani e teen ager, ci ha lasciati piacevolmente sorpresi, soprattutto nel dover constatare che quei valori rivoluzionari che il rock ha introdotto non solo nella musica, ma soprattutto nel tentativo di modificare un’epoca e una generazione, i mitici anni settanta, non sono del tutto decaduti.
Quei capelloni dalle lunghe basette, in un’epoca di qualunquismo imperante ci fanno ancora sognare.

Il concerto è stato suddiviso in due parti: nella prima l’omaggio a De Andrè, con le canzoni eseguite seguendo gli arrangiamenti originali. L’incipit, “Bocca di rosa” scelta non casuale, ha reso complice il pubblico dell’intero concerto, a seguire “Mille papaveri rossi”, “Un giudice”, “Andrea s’è perso”, Via del Campo”, Giugno 73, “Maria nella bottega del falegname”, Il testamento di Tito, “Il pescatore”, “La storia di Marinella”ecc, tutti brani propedeutici nel favorire le improvvisazioni anche con strumentazione informale, di cui la Pfm può ritenersi maestra. E’ stato un concerto raccontato dalle canzoni, pieno di ricordi, a partire dal periodo della Genova borghese in cui De Andrè aveva vissuto con la prima moglie e che nei testi delle sue canzoni aveva sempre rinnegato, avvicinandosi invece di straforo quando poteva alla Genova dei quartieri popolari dove viveva la gente umile e vera.

Nella seconda parte del Concerto i grandi successi della Pfm; a partire da “La luna nuova”, fino a “Fuori dal Cerchio”, quest’ultima metafora che li contraddistingue nell’ambito della storia della musica come gruppo rock al di fuori degli schemi, grandi musicisti meritevoli nel rappresentare egregiamente il rock in ambito internazionale, capaci ancora oggi di stupire e coinvolgere emotivamente il pubblico, trasformando un concerto in un avvenimento straordinario.

Allo spettacolo era presente il Sindaco di Bari Michele Emiliano che nel pomeriggio aveva consegnato nel foyer del Teatro Piccinni , le chiavi della città a Franz Di Cioccio (leader indiscusso del gruppo che nonostante l’ormai “veneranda età” ha dato grande prova di sé al pubblico pugliese, trascinandolo nelle emozioni più profonde che la musica riesce a dare), Patrick Djvas, Franco Mussida Lucio Fabbri e alle new entry Gianluca Tagliavini e al pugliese doc Piero Monterisi ”in segno di riconoscenza e apprezzamento per lo straordinario percorso artistico e musicale che ha segnato indelebilmente la storia del rock progressive italiano e internazionale”.

Maria Caravella

domenica 11 gennaio 2009

Bari – Laura Kibel ‘I piedi prendono vita e diventano personaggi del quotidiano’


Ieri sera è il caso di dirlo, ho visto uno spettacolo fatto coi piedi.
No, non è assolutamente come potete pensare, perché non è stato uno show senza impegno e capacità anzi … tutt’altro.

Infatti al teatro Abeliano di Bari è andato in scena lo spettacolo “Và dove ti porta il piede” di e con Laura Kibel, una burattinaia di fama internazionale che manovra i suoi burattini non solo con le mani ma soprattutto coi piedi, i quali non svolgono un’azione, come si potrebbe immaginare di locomozione, ma stravolgendo la forza di gravità si distendono verso l’alto per dare vita ad una serie di personaggi.

Laura Kibel riesce a dare un’esistenza ai “sottomessi” piedi, i quali assumono una forza espressiva, intensa ed eloquente.

All’entrata in teatro il pubblico mentre prendeva posto è rimasto incuriosito dalle numerose e coloratissime valige poste sul palcoscenico che facevano da allestimento scenico.

Una serie di valige, tutte rigorosamente dipinte dall’artista, che raffigurano quadri di artisti famosi ed ogni bagaglio non è altro che un contenitore allo scopo di racchiudere maschere, vestiti, manufatti utili per raccontare una storia diversa.

Così con sorprendente agilità e velocità Laura Kibel, trasforma ora il suo piede ora il suo ginocchio in un volto diverso, grazie all’ausilio di nasi di gomma parrucche e vestiti sempre tutti elaborati da lei, perché è un’artista a tutto tondo, in quanto è costumista e scenografa di teatro e cinema ed è anche musicista.

Infatti ha curato anche la colonna sonora dello spettacolo, scegliendo pezzi musicali che vanno dai suoni caraibici fino a quelli più impegnativi dell’opera, con brani della “Traviata” e de “Il barbiere di Siviglia”.

Come ogni favola che si rispetta ha un insegnamento morale , così anche le storie raccontate dalla Kibel, che con ironia e divertimento tocca vari argomenti che vanno dalla religione, all’attualità, all’ambiente.

Così la natività in “Terra Santa” rappresentata da Maria, Giuseppe, Gesù Bambino, il bue e l’asinello, diventa una natività in “Terra Minata” ed è Gesù Bambino che scrive la letterina di Natale con cui si augura che il prossimo 25 dicembre non nasca più in quella Terra; dove l’Angelo ed il Diavolo trovano un accordo per vivere in pace; il torero non uccide il toro e anziché sbandierare la mantella rossa, sventola quella del WWF e la poesia del principe della risata, Totò, ci ricorda che davanti alla morte siamo tutti uguali.

Uno spettacolo dove il pubblico ad ogni scenetta ha riso ed applaudito con entusiasmo, uno spettacolo che con umorismo, bravura non ci ha fatto stare solo con il naso all’insù ,ma ci ha portato con i “piedi” per terra.

Anna deMarzo

domenica 28 dicembre 2008

Castellana Grotte (Bari) - ‘Hell in the Cave’ traghettati nell’Inferno del sommo poeta Dante


E’ andato in scena ieri sera, la prima dello spettacolo ‘Hell in the Cave’ dalla location inusuale, la prima voragine della Grotte di Castellana, per rappresentare l’Inferno, la prima cantica della Divina Commedia del sommo poeta, Dante Alighieri.

Per chi ha già visitato queste famose grotte pugliesi, quando si è apprestato a scendere nelle profondità delle viscere della terra, sono sicura che non ha potuto fare a meno di paragonarlo al viaggio immaginario di Dante, dove le stalagmiti e le stalattiti con le loro svariate forme hanno dato il via alla fantasia dei visitatori.

Così ieri sera mentre si scendeva nella profondità della terra, la creatività di Dante si è tramuta in realtà.

Gli spettatori, in coda, (allegoricamente come in smaniosa attesa di essere traghettate sull’altra riva) vengono accolti da urla e gemiti, e dalla voce recitante che interpretata i versi del primo e terzo canto dell’Inferno :” Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, che la diritta via era smarrita….” “Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’etterno dolore …”.

Luci rosse evocano l’inferno e i fari che illuminano le stalattiti rendono angosciante l’ambiente.
Accolti da un grido simile ad un ululato, si presenta Lucifero che volteggia nella cava. Quando l’occhio dello spettatore si abitua alla semi oscurità dell’ambiente, si delineano i personaggi. Dalle stalattiti sbucano le anime in pena, chi vaga come “gent’è che par nel duol sì vinta?”, abbattuti e sopraffatti dal dolore, chi viene preso dai demoni e torturato.

Lo spettacolo si avvale dell’abbattimento della quarta parete, così sia i demoni che i dannati circolano tra gli astanti.
L’interpretazione dei demoni è molto efficace, sbuffano e non emettono suono umano, ma un borbottio bestiale, si muovono come animali e annusano i presenti per poterli riconoscerli dai condannati eterni, mentre i dannati piangono e si muovono come coloro che sanno di non avere più alcuna speranza.

Lo spettatore continua a scendere nelle viscere della terra, proprio come Dante e Virgilio che digradano i vari cerchi e lo spettacolo interagisce cambiando di volta in volta scena, non seguendo pedissequamente la cantica della Divina Commedia.

Due figure volteggiano cercando di abbracciarsi, sono Paolo e Francesca, i due amanti riminesi, mentre una voce recita i famosi versi che narra la storia del loro amore , del loro primo bacio e della loro morte : “galeotto fu il libro e chi lo scrisse: quel giorno più non vi leggemmo avante”.

Nella selva dei suicidi appare Pier delle Vigne, fedele a Federico II , tanto che finì per perdere per esso prima la pace e poi la vita.

Con una voce quasi da esortazione si vede Pluto che grida le parole dall’oscuro significato ‘Pape Satan, pape Satan aleppe’.

L’incipit “la bocca sollevò dal suo fiero pasto …” presentano la figura del pisano conte Ugolino della Gherardesca che fu fatto morire di fame assieme ai suoi due figli e ai suoi due nipoti .

Ma è ormai giunta l’ora di uscire dall’Inferno, così appare Beatrice che conduce i visitatori a riveder le stelle.

Uno spettacolo quello di ieri sera che gli spettatori hanno potuto godere solo del 50% , come sottolineato dal regista Enrico Romita, che si è scusato per l’accaduto, a causa di un guasto al generatore, che ha protratto l’ingresso degli spettatori nella grotta di oltre un’ora, lasciandoli al freddo.

Ma “Hell in the cave” anche in forma ridotta si è fatta perdonare.
Un cast numeroso che comprendeva artisti, con le voci di Marcello Prayer e Giusy Frallonardo, il tributo a Carmelo Bene e Vittorio Gassmann, danzatori – acrobati di Res Extensa con le ballerina Elisa Barucchieri (coreografa) e Anna Moscatelli, i costumi di Dalila Suglia e Pino Maiorano, le ludi di Franz Catacchio e le musiche di Tony Carnevale.

Così dopo Giorgio Albertazzi che a luglio nella stessa location ha recitato Dante, l’amministrazione locale con questo spettacolo vuole promuovere e valorizzare il territorio e le Grotte di Castellana.

Anna deMarzo

Castellana (Bari) - Volley A1 - Florens Castellana si impone per 3 - 0 contro la Tena Santeramo nel derby di Puglia


Vittoria “pesante” della Cgf Recycle Florens Castellana Grotte nella dodicesima giornata della Findomestic Volley Cup serie A1 di pallavolo femminile.

Contro la Tena Santeramo la formazione allenata da Donato Radogna si impone per 3-0 e riscatta un periodo buio condito da diverse disavventure. Decisivo il contributo di Annamaria Quaranta (16 punti e il 54% in attacco) e di Danielle Scott-Arruda (17 punti, 74% in attacco e 3 muri punto). Finisce con un netto successo della formazione castellanese, quindi, il derby di Puglia della stagione 2008/2009, condito da una cornice di pubblico da 2000 spettatori (un orgoglio non solo per il volley nostrano, ma anche per l'intero movimento pallavolistico italiano).

Il successo del posticipo televisivo consente alla Florens anche di riaprire i giochi in ottica della qualificazione alla Final Eight di Coppa Italia, rimandando al turno infrasettimanale dell'Epifania ogni verdetto (due punti di distacco da Conegliano e Perugia, uno dal Sassuolo, il Castellana ne deve passare almeno una per accedere alle fasi finali della competizione di Lega).

Dalia in regia, Quaranta opposta, l'ex Soninha e Roani in banda, Petkova e Scott-Arruda centrali con Sansonna libero nella Florens. Sangiuliano al palleggio in diagonale con Tsekova, Capuano e Swieniewicz schiacciatrici, Marulli e Fernandez al centro, Sirressi libero nel Santeramo. Al via il primo confronto tra le due formazioni in serie A.

PRIMO SET - Subito positiva Scott-Arruda: tre di fila per il 4-3. Il muro della centrale americana per il 7-3, poi il diagonale di Soninha per l'8-5. Prima il martello brasiliano, poi Quaranta: la Florens scappa (13-6). Ace di Sangiuliano (13-8), poi due di fila per il capitano del Castellana: 17-8. Santeramo prova a rimanere nel set con Tsekova (17-11). Quaranta continua a spingere: block out e pallonetto per il 20-12. Due fast e una pipe di Scott-Arruda per il 25-14.

SECONDO SET - Scott-Arruda contro Swieniewicz: due a testa (6-6), poi un muro della polacca sull'americana: 6-7. Muro di Petkova (8-7), poi fast da seconda linea di Scott-Arruda: 10-8. E' ancora di Quaranta il break a metà set: 12-9. Sansonna ci mette alcune difese decisive, il resto lo fa Scott-Arruda: altri quattro (muro e fast) per il 18-14. Dopo una pipe della centrale americana (21-18), altri due di Quaranta per il 23-18. Chiude il capitano il block out del 25-21.

TERZO SET - Due di Marulli e due ace di Sangiuliano: Santeramo reagisce (3-6). Petkova, Soninha, Quaranta e Roani: il “gruppo” Florens impatta (10-10). Altro ace santermano di Capuano (13-15), poi “magia” di Dalia (14-15). Marulli con il quinto ace di squadra del set (15-17), poi il muro di Fernandez: Santeramo allunga sul 15-18. Petkova in primo tempo (17-20), Quaranta in diagonale (19-20), Scott-Arruda in primo tempo (20-21): la Florens ci prova. Santeramo sbanda: due muri di Dalia per il 23-22. Soninha chiude il 25-23.

sabato 22 novembre 2008

Bari – La Puglia ‘tosta’ del film ‘I galantuomini’ di Edoardo Winspeare


Dopo la Bari degli anni ’80, la Lecce degli anni ’90. Così, subito dopo il successo di “Il passato è una terra straniera”, il cinema italiano continua a riempirsi di Puglia con la pellicola “I galantuomini” del regista salentino Edoardo Winspeare (nelle sale dal 21 novembre).

Con un cognome che suona straniero per la sua nascita e la sua discendenza austriaca - la sua famiglia, anticamente originaria dello Yorkshire, si trasferì nel Regno di Napoli a causa delle guerre di religione – ma con un’anima profondamente leccese, essendo cresciuto in una piccola frazione di Tricase, Edoardo Winspeare si dimostra capace di narrare una storia d’amore “credibile” e “universale” su uno sfondo “estremo” e “provinciale” come il Salento della Sacra Corona Unita.

Se gli si chiede, infatti, quale immagine della Puglia emerge dal suo ultimo lavoro, risponde con un sorriso e un gesto quasi di stizza: “un’immagine tosta e difficile, vittima della mafia della Sacra Corona Unita, anche se in Puglia non c’è mai stata la stessa fusione con la politica della mafia siciliana”. E conclude con una sentenza amara: “non è e non era una situazione facile”.

Nel suo quadro alquanto desolante, però, sembra dimenticare la “rivoluzione culturale” pugliese nel cinema, nella letteratura e nella musica, tanto elogiata da Gianrico Carofiglio. Cosa ne pensa, allora, di questo processo in atto?

“Certamente l’elemento culturale dimostra un miglioramento, con artisti come Caparezza, i Negramaro, con il cinema. Poi, c’è l’importante collaborazione tra Bari e Lecce”.

Un passo avanti non da poco. Dimostrato nel film dalla firma nel copione dello scrittore barese Andrea Piva e dalla partecipazione come protagonista maschile dell’attore barese Fabrizio Gifuni, insieme a Beppe Fiorello e Donatella Finocchiaro, vincitrice al Festival del Film di Roma del premio “Marc' Aurelio d'Oro” come Miglior Attrice.

Questo riconoscimento è solo la parte ufficiale di un successo preannunciato anche dall’interesse e dalla partecipazione del pubblico barese alla presentazione de “I galantuomini” nel quarto appuntamento di “Pellicole a colloquio”. Presenti, inoltre, Alessio Boni e Marcello Praya, gli attori protagonisti della rassegna teatrale “Le direzioni del racconto” con “Carne rossa, carne nera” all’auditorium Vallisa di Bari (22-23 novembre).

Conflitti e pregiudizi sportivi tra Bari e Lecce rigorosamente a parte.

Marisa Della Gatta

mercoledì 19 novembre 2008

Bari – L’ eclettica Dobet Gnahoré per la serata finale del festival ‘Soul Makossa’


Partita il primo ottobre con i toni africani della performance
'Kokokynakà' sulle note del musicista eritreo Branè Arefaine al-krar, la nona edizione del festival interetnico di musica e teatro “Soul Makossa” si conclude in bellezza ritornando in Africa, con lo spettacolo dell’eclettica artista Dobet Gnahoré al teatro Royal di Bari.

Con questo ultimo evento e questa protagonista di fama internazionale, il festival – organizzato dall’associazione culturale barese Abusuan con l’assessorato regionale al Mediterraneo e alle attività culturali e quello provinciale e comunale alla cultura della Regione Puglia – oltre allo scopo di unire con le arti sceniche le culture mediterranee e i popoli (vista la partecipazione di un pubblico dalle nazionalità diverse), raggiunge anche quello di fondere insieme il canto, la danza e gli strumenti musicali.

Dobet Gnahoré, infatti, è molto più che la “nuova grande voce dell’Africa” essendo, a poco più di vent’anni, anche ballerina, percussionista e grande comunicatrice sul palco, grazie alla sua grande preparazione teatrale e coreografica.

La sua importante presenza scenica si nota già a prima vista e a primo ascolto dall’ introduzione della performance con l’assolo polifonico, intenso quanto un pianto, e dal suo look eccentrico, fatto di bracciali di legno in stile etnico, trucco “egiziano”, maglia con la cartina geografica dell’Africa e tailleur europeo. Non da meno la scenografia, creata in modo da riprodurre sul palco una piccola savana e una piccola tribù.

L’Europa e l’Africa, dunque, i due elementi in perenne comunicazione nell’arte di Dobet Gnahoré. I ritmi tribali e le melodie funky della band (Colin Laroche de Feline alla chitarra acustica, Boris Tchango alla batteria e Nabil Mehrezy al basso), i dialetti africani e il francese, la danza delle ballate e quella da discoteca interagiscono per trasmettere un unico messaggio: la volontà di un mondo migliore, senza fame e pieno di amore.

È l’amore per il proprio paese e per la famiglia, espresso nei brani intitolati “Pillage”, “Issa” e “Nan” dell’ultimo album “Na Afriki”. Il primo dedicato dalla cantante al suo paese, il secondo al fratello e il terzo alla madre.

Temi importanti e seri con lo scopo di divertire il pubblico e di farlo tornare a casa, magari, con un po’ di mal d’Africa.

Marisa Della Gatta

sabato 15 novembre 2008

Bari - Arrivano i Lost ... e delirio fu.


E il delirio fu. Il popolo dei fan dei Lost ha vissuto ieri il suo pomeriggio di follia alla Feltrinelli di Bari.

Era infatti una libreria assediata quella che ha fatto da sfondo all’incontro con la band vicentina, capitanata da Walter Fontana. Ed erano emozionati anche loro, i Lost i sei ragazzi rivelazione 2008, diventati cult prima ancora di pubblicare un disco, mentre entravano nella fossa dei leoni. Il pubblico, solo ragazzine, è letteralmente impazzito: c’era addirittura chi piangeva cantando in diretta telefonica con l’amica impossibilitata a partecipare all’evento, causa compito in classe di matematica il giorno dopo a scuola.

L’avveneristica struttura a due piani della Feltrinelli ha retto benissimo l’ondata di un non annunciato delirio (per l’evento nessuno pensava ad un’affluenza così massiccia). Ma si sa che l’importanza di una manifestazione si misura dai numeri dei ritagli di stampa e si spera che la qualità faccia germogliare anche un po’ di quantità. Ma a volte si finisce (spesso aggiungiamo noi) nel privilegiare non il “pregio” di una produzione musicale o cinematografica, bensì i frutti del “divismo” che in genere maturano durante le tournée promozionali degli eventi.

Uno scenario rasente l’inverosimile, l’incredulo, il parossistico, che ha fatto emergere, però, una sostanziale immaturità di fondo. Una moltitudine di ragazzine fra i 12 e 16 anni si è lasciata andare a scene di isterismo, urla, schiamazzi, spinte e quanto altro quest’ultima generazione, che si rifà ai miti-idoli, possa offrirci. Esterrefatti e increduli, noi per primi della stampa, per quello che è accaduto.

I Lost nascono nell'estate 2004 dall'incontro tra il cantante Walter Fontana e il chitarrista Roberto Visentin a loro si aggiungono il batterista Filippo Spezzapria, il bassista Matthew Miller - sostituito poi nel 2006 da Luca Donazzan e il chitarrista Giulio Dalla Stella. In Italia una storia così non c’è mai stata. Mai successo che un gruppo arrivasse a raggiungere un milione di contatti su Myspace a un anno dall’apertura. E' grazie a MySpace che la band riesce a ottenere il primo contratto discografico, dato che la pubblicazione della demo "My (?)" riscuote un buon successo nel sito.

Nel settembre 2006 quindi i Lost firmano per la Bass Department, mentre nell'estate 2007 il gruppo si iscrive al "Cornetto Free Music Audition" e viene selezionato per la diretta del programma musicale "TRL extra live" di Bari. Il 7 novembre è uscito “LOST live @ mtv.it”, un imperdibile cd + dvd dedicato al mondo dei Lost. Il cofanetto è la prima produzione targata mtv.it e si può considerare come una precisa indicazione della community del sito Mtv Italia che, da oltre un anno, supporta la musica di qualità con performance esclusive girate in spazi intimi e avvolgenti.

“LOST live @ mtv.it” è stato realizzato da 360° Playmaker per Carosello Records: è ricco di immagini esclusive e situazioni rubate, sfacciate e montate freneticamente in pure stile Mtv. Oltre all’incredibile ‘live @ mtv.it’ realizzato sulla prua di una nave ancorata nel Porto Antico di Genova, il cd-dvd “LOST live @ mtv.it” raccoglie i momenti più importanti di un anno di successi della band targati MTV e sarà disponibile al prezzo speciale di € 14,90.

Anna Furlan