PHOTOGALLERY by Egidio Magnani

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sabato 7 febbraio 2009

Bari – 'L’Istruttoria' … cronaca di una morte annunciata


Prosegue al Teatro Kursaal il Programma del Teatro Pubblico Pugliese, con la messa in scena di uno straordinario dramma umano, che dagli anno ’80 ancora ci lascia interdetti e ci fa riflettere sugli avvenimenti , sulla cronaca di una morte annunciata che si sarebbe potuta evitare, se l’omertà non avesse preso il sopravvento.

Si tratta de “l’Istruttoria” regia di Ninni Bruschetta con Claudio Gioè e Donatella Finocchiaro, con musiche composte ed eseguite dal vivo dai DOUNIA (Giovanni Arena al contrabbasso, Vincenzo Gang alla chitarra, Riccardo Gerbino alle percussioni e alla voce Faisal Taher).

Tutto muove e prende forma, dagli atti del processo per l’assassinio del giornalista Giuseppe Fava e precisamente da un testo scritto dal figlio di quest’ultimo, Claudio. Qui gli atti del processo sono ricostruiti e drammatizzati in una sceneggiatura teatrale in sintonia e fedeltà con la realtà del processo. In uno spazio e un tempo alquanto limitati sono capaci di celebrare un intero universo, quello del nostro Sud e in genere dei Sud del mondo, quasi sempre con la testa china pronti a sopportare, tranne qualche “atto di eroismo” come quello di Fava.

Tutto ciò è in perfetta sintonia con le musiche e i canti proposti e le scenografie scarne ma simboliche, che rivelano sicuramente l’arcano mistero dell’anima della gente del Sud. Qui la mafia agisce con tutta la sua ferocia, vengono messi in evidenza la passività e l’accettazione incondizionata dei protagonisti che considerano “questa entità superiore” un qualcosa di connaturato con l’essenza stessa di quella terra e di quella gente, violenza giustificata, quasi razionalizzata, per non parlare della viltà dei complici omertosi che ormai da millenni l’alimentano. E… per finire la rabbia dei sopravvissuti che con forza cercano di porsi quale “sfida civile e culturale”.

Per il regista “Ogni processo è un palcoscenico irripetibile”. E’ questo infatti ciò che intende portare in scena con “l’Istruttoria”, un atto unico dalla durata di circa un’ora, in cui sulla scena si incrociano discorsi che a volte appaiono sconnessi, destini e follia dei protagonisti, nel monitorare la realtà dal proprio punto di vista. Spesso viene data vita anche ai pensieri oltre che ai fatti, mescolando menzogne e verità. Il processo a Giuseppe Fava rivela un’umanità malata: mafiosi insolenti, testimoni vigliacchi, e investigatori indolenti, incapaci di sradicarsi da una cultura inferma.

Accanto a questi ignavi, il regista intende porre tutti coloro che non si piegarono, che conservarono intatta la memoria dell’accaduto e soprattutto del perché. Il testo di Claudio Fava va oltre ciò che è stato, i verbali, le udienze, va a scavare tra le carte trovando così le ragioni di un delitto e quelle più gravi dell’oblio.

Dietro un verdetto di condanna c’è sempre tanto, che gli atti processuali non riescono pienamente a rivelare soprattutto la rabbia di chi sopravvive, che non riesce mai a sviscerare del tutto la verità.
Un testo e una regia indovinati, apprezzabile la scelta musicale e scenografica per un “teatro-verità” realizzato con estrema fedeltà con tempi scenici adeguati.

Efficace ed incisiva la recitazione che ha tenuto il pubblico avvinto al palcoscenico per l’intera durata dello spettacolo.

Maria Caravella

BARI – Marlene Kuntz ... il teatro come scenografia


Proprio un anno fa ci avevano regalato una performance intima e avvolgente, oggi i Marlene Kuntz ritornano in tour per ammaliare ancora e sempre il pubblico.

Un tour introspettivo ospitato da vari teatri d’Italia: il Teatro Royal scelto per il concerto nel capoluogo pugliese.

I Marlene Kuntz, dopo il successo dello scorso anno, tornano a promuovere il loro ultimo album ‘Uno’:il settimo capitolo della loro storia che riesce a conciliare le diverse anime del gruppo convogliandole con naturalezza verso nuovi traguardi artistici.

Le strutture sonore sono ridotte profondamente e si lascia molto più spazio alla voce profonda, intensa e vibrante di Godano che sa spaziare tra suoni romantici (111, Canto, Canzone sensuale), per poi portarci in situazioni ipnotiche che si avvertono con le note di ‘Musa’ e di ‘Stato d’anima’ . Non mancano certo suoni cupi e quasi inquietanti come si avverte in ‘Fantasmi’ ma, comunque, Graziano sembra trasformarsi in un poeta-profeta che divulga le sue liriche e la scelta di proporre il concerto in un teatro, quindi di assistervi seduti, certamente coadiuvava questo intento diverso che i Marlene Kuntz propongono con il nuovo tour.

E’ certo, quindi, che Graziano Godano con Luca Bergia, Riccardo Tesio, Davide Arneodo e Luca Saporiti abbia, per il concerto di ieri, saputo giocare con le note dando vita ad una musica quasi ‘discreta’ studiata e ormai giunta ad una maturità profonda.

Un susseguirsi di pezzi molto incisivi come ‘111’ carico di pathos e di cambi, dotato di una struttura capace di variare timbri e stili e, ancora, ‘Siberia’, ‘Amen’, ‘Bellezza’, ‘Canzone ecologica’ che si presenta come un raffinato pop d’autore fresco e trasognante.

Un’esecuzione impeccabile la loro, una staticità ‘attonita’, un minimalismo scenico ma sopperito dall’evoluzionismo musicale.
Il pubblico incantato e assorto non ha esitato a chiedere il ‘bis’…i Marlene sono tornati sul palco pronti a regalare ancora forti emozioni iniziando con ‘La Canzone che scrivo per te’ sino a dar vita a sonorità quasi elettroniche e psichedeliche.

Quando tutto sembrava ormai giunto al termine i 5 musicisti emozionano ancora concludendo, la già emozionante performance, sulle note in acustico di ‘Nuotando nell’aria’.

Luana Martino

domenica 18 gennaio 2009

Bari - Una 'Bisbetica domata' in chiave moderna


E’ andato in scena ieri sera per la stagione ‘Actor’, al Teatro Abeliano di Bari, lo spettacolo ‘La Bisbetica domata’, un classico di William Shakespeare, rivisto in chiave moderna dall’artista abruzzese, Stefano Angelucci Marino che ha curato anche la regia.

Con lui sul palcoscenico gli attori della compagnia Teatro del Sangro : Antonio Crocetta, Rossella Gesini, Vittoria Oliva.

Marino, ama parlare della sua terra e lo si è visto in tutti gli spettacolo proposti a Bari, da Arturo lo chef , Micchele Pari a Capitan Harlock, quindi non poteva esimersi nel rielaborare la commedia shakespeariana e dislocarla in una nota località abruzzese, Francavilla a Mare, rivestendola di abiti moderni, dove a tratti si è recitato con un linguaggio attuale e un istante dopo si potevano apprezzare le parole scritte dal più grande drammaturgo inglese.

Gli attori si muovono su un palcoscenico, dove sedie di modernariato, assi e sgabelli di legno, a seconda della locazione assumevano ora i tetti di un caseggiato, ora un muro da abbattere, ora una tavola imbandita per un matrimonio da celebrare.

La storia della “Bisbetica domata” è ben nota, dove mascheramenti , sotterfugi ma soprattutto l’amore sono i protagonisti.

Lucenzio, figlio di Vincenzo della Val di Sangro, si trova a frequentare un famoso college, di Francavilla a Mare, un paesino della provincia di Chieti. Una sera di carnevale si innamora a prima vista della bella e dolce, Bianca, figlia di Battista, un ricco commerciante, ma viene a conoscenza che non può frequentarla a causa della sorella maggiore Caterina, nevrotica e bisbetica, finché quest’ultima non si sposi.

Caterina a causa del suo carattere non ha nessun pretendente, e quei pochi che si avventurano scappano a gambe levate, a causa del suo caratteraccio.

Lucenzio intravede un’unica possibilità , quella di presentarla al suo amico, Petruccio, un giovane irriflessivo e avventato, un donnaiolo senza scrupoli, che gli ha confessato di essere stanco della vita disinibita che finora ha condotto e che cerca una donna da sposare.

Quando viene a conoscenza del carattere indomito di Caterina, l’accetta come una sfida e scommette che entro due settimane la porterà all’altare.

Ma come entrare in casa di Battista che ha vietato l’ingresso a tutti gli uomini ed eventuali pretendenti di Bianca, tranne che non siano preti?

I due allora si travestono, Petruccio da Don Catilino e Lucenzio da Suor Adelaida e si da il via ad una versione grottesca della religione.

Quando i due si rivelano chi sono, Caterina tenta di scappare, ma sia il padre che la sorella, la portano di forza all’altare, il primo per togliersi una figlia scontrosa ed irritante e la seconda per potersi anche lei maritare.

Petruccio attua un suo piano per soggiogare e spezzare la volontà della moglie. Come un perfetto carceriere ricorre alla privazione del cibo e la vittima con l’andar del tempo
è domata

L’avvenuto soggiogamento deve essere manifestato ed esibito in pubblico e con un’altra scommessa Petruccio dimostra il cambiamento della moglie Caterina.
Ma nel frattempo anche Bianca ha subito una trasformazione, da docile e accomodante , si rivela una donna scontrosa e irrispettosa nei confronti del marito.
La commedia termina con l’allocuzione di Caterina sul dovere delle donne “Tuo marito è il tuo signore, la tua vita, il tuo custode, il tuo capo, il tuo sovrano … abbassare la cresta e mettere la mani sotto il piede dello sposo …”.

Ma la Caterina di oggi, ci insegna che per ottenere tutto dal nostro uomo, dobbiamo dare ad intendere di essere sottomesse.

Una commedia che ha dei riscontri psicologi e che fa riflettere perché ha lo scopo di mettere in guardia sulle false apparenze .

Stefano Angelucci Marino, attore, regista e drammaturgo, esperto in narrazione e commedia dell’ arte, ha lavorato per anni con i migliori professionisti, ha scritto ed interpretato molte opere e da anni tiene corsi e laboratori teatrali a Firenze ed in altre città italiane e straniere.

Anna deMarzo

Bitritto (Bari) - Ricordi, emozioni del grande De Andrè nel concertone della Premiata Forneria Marconi


Come i Beatles hanno scritto nelle loro canzoni “il rock non morirà mai”. La testimonianza tangibile di questa affermazione l’abbiamo avuta nella tappa al Palatour di Bitritto del tour di omaggio a Fabrizio De Andrè della Premiata Forneria Marconi, nel decennale della morte del grande cantautore genovese, che ha proposto i brani contenuti nel cd + dvd Pfm canta De Andrè, pubblicato l’anno scorso, che riprende la serie di concerti che la formazione tenne nel lontano 1979 con De Andrè.

All’epoca l’idea di arrangiare canzoni musicalmente minimaliste “tipiche di un cantautore” in chiave rock colpì la critica ed il pubblico, ma ebbe grande successo. Dai concerti fu tratto un fortunato album accompagnato dal successo di una scatenata versione de Il pescatore. Alcuni dei cosiddetti puristi sobbalzarono all’uscita dell’album con la Pfm. L’accusa a De Andrè fu quella di aver ceduto a compromessi commerciali, altri apprezzarono invece la svolta musicale del cantautore perché questa sterzata aveva permesso una valorizzazione delle sue canzoni anche dal punto di vista musicale.

Questa eterna diatriba continua ancora oggi, mantenendo vivo l’interesse nei confronti di queste icone della musica italiana nel mondo. A darne conferma, la presenza del numeroso pubblico al Concerto di Bitritto, eterogeneo e variegato, composto da tre generazioni. Un numero considerevole di giovani e teen ager, ci ha lasciati piacevolmente sorpresi, soprattutto nel dover constatare che quei valori rivoluzionari che il rock ha introdotto non solo nella musica, ma soprattutto nel tentativo di modificare un’epoca e una generazione, i mitici anni settanta, non sono del tutto decaduti.
Quei capelloni dalle lunghe basette, in un’epoca di qualunquismo imperante ci fanno ancora sognare.

Il concerto è stato suddiviso in due parti: nella prima l’omaggio a De Andrè, con le canzoni eseguite seguendo gli arrangiamenti originali. L’incipit, “Bocca di rosa” scelta non casuale, ha reso complice il pubblico dell’intero concerto, a seguire “Mille papaveri rossi”, “Un giudice”, “Andrea s’è perso”, Via del Campo”, Giugno 73, “Maria nella bottega del falegname”, Il testamento di Tito, “Il pescatore”, “La storia di Marinella”ecc, tutti brani propedeutici nel favorire le improvvisazioni anche con strumentazione informale, di cui la Pfm può ritenersi maestra. E’ stato un concerto raccontato dalle canzoni, pieno di ricordi, a partire dal periodo della Genova borghese in cui De Andrè aveva vissuto con la prima moglie e che nei testi delle sue canzoni aveva sempre rinnegato, avvicinandosi invece di straforo quando poteva alla Genova dei quartieri popolari dove viveva la gente umile e vera.

Nella seconda parte del Concerto i grandi successi della Pfm; a partire da “La luna nuova”, fino a “Fuori dal Cerchio”, quest’ultima metafora che li contraddistingue nell’ambito della storia della musica come gruppo rock al di fuori degli schemi, grandi musicisti meritevoli nel rappresentare egregiamente il rock in ambito internazionale, capaci ancora oggi di stupire e coinvolgere emotivamente il pubblico, trasformando un concerto in un avvenimento straordinario.

Allo spettacolo era presente il Sindaco di Bari Michele Emiliano che nel pomeriggio aveva consegnato nel foyer del Teatro Piccinni , le chiavi della città a Franz Di Cioccio (leader indiscusso del gruppo che nonostante l’ormai “veneranda età” ha dato grande prova di sé al pubblico pugliese, trascinandolo nelle emozioni più profonde che la musica riesce a dare), Patrick Djvas, Franco Mussida Lucio Fabbri e alle new entry Gianluca Tagliavini e al pugliese doc Piero Monterisi ”in segno di riconoscenza e apprezzamento per lo straordinario percorso artistico e musicale che ha segnato indelebilmente la storia del rock progressive italiano e internazionale”.

Maria Caravella

domenica 11 gennaio 2009

Bari – Laura Kibel ‘I piedi prendono vita e diventano personaggi del quotidiano’


Ieri sera è il caso di dirlo, ho visto uno spettacolo fatto coi piedi.
No, non è assolutamente come potete pensare, perché non è stato uno show senza impegno e capacità anzi … tutt’altro.

Infatti al teatro Abeliano di Bari è andato in scena lo spettacolo “Và dove ti porta il piede” di e con Laura Kibel, una burattinaia di fama internazionale che manovra i suoi burattini non solo con le mani ma soprattutto coi piedi, i quali non svolgono un’azione, come si potrebbe immaginare di locomozione, ma stravolgendo la forza di gravità si distendono verso l’alto per dare vita ad una serie di personaggi.

Laura Kibel riesce a dare un’esistenza ai “sottomessi” piedi, i quali assumono una forza espressiva, intensa ed eloquente.

All’entrata in teatro il pubblico mentre prendeva posto è rimasto incuriosito dalle numerose e coloratissime valige poste sul palcoscenico che facevano da allestimento scenico.

Una serie di valige, tutte rigorosamente dipinte dall’artista, che raffigurano quadri di artisti famosi ed ogni bagaglio non è altro che un contenitore allo scopo di racchiudere maschere, vestiti, manufatti utili per raccontare una storia diversa.

Così con sorprendente agilità e velocità Laura Kibel, trasforma ora il suo piede ora il suo ginocchio in un volto diverso, grazie all’ausilio di nasi di gomma parrucche e vestiti sempre tutti elaborati da lei, perché è un’artista a tutto tondo, in quanto è costumista e scenografa di teatro e cinema ed è anche musicista.

Infatti ha curato anche la colonna sonora dello spettacolo, scegliendo pezzi musicali che vanno dai suoni caraibici fino a quelli più impegnativi dell’opera, con brani della “Traviata” e de “Il barbiere di Siviglia”.

Come ogni favola che si rispetta ha un insegnamento morale , così anche le storie raccontate dalla Kibel, che con ironia e divertimento tocca vari argomenti che vanno dalla religione, all’attualità, all’ambiente.

Così la natività in “Terra Santa” rappresentata da Maria, Giuseppe, Gesù Bambino, il bue e l’asinello, diventa una natività in “Terra Minata” ed è Gesù Bambino che scrive la letterina di Natale con cui si augura che il prossimo 25 dicembre non nasca più in quella Terra; dove l’Angelo ed il Diavolo trovano un accordo per vivere in pace; il torero non uccide il toro e anziché sbandierare la mantella rossa, sventola quella del WWF e la poesia del principe della risata, Totò, ci ricorda che davanti alla morte siamo tutti uguali.

Uno spettacolo dove il pubblico ad ogni scenetta ha riso ed applaudito con entusiasmo, uno spettacolo che con umorismo, bravura non ci ha fatto stare solo con il naso all’insù ,ma ci ha portato con i “piedi” per terra.

Anna deMarzo

domenica 28 dicembre 2008

Castellana Grotte (Bari) - ‘Hell in the Cave’ traghettati nell’Inferno del sommo poeta Dante


E’ andato in scena ieri sera, la prima dello spettacolo ‘Hell in the Cave’ dalla location inusuale, la prima voragine della Grotte di Castellana, per rappresentare l’Inferno, la prima cantica della Divina Commedia del sommo poeta, Dante Alighieri.

Per chi ha già visitato queste famose grotte pugliesi, quando si è apprestato a scendere nelle profondità delle viscere della terra, sono sicura che non ha potuto fare a meno di paragonarlo al viaggio immaginario di Dante, dove le stalagmiti e le stalattiti con le loro svariate forme hanno dato il via alla fantasia dei visitatori.

Così ieri sera mentre si scendeva nella profondità della terra, la creatività di Dante si è tramuta in realtà.

Gli spettatori, in coda, (allegoricamente come in smaniosa attesa di essere traghettate sull’altra riva) vengono accolti da urla e gemiti, e dalla voce recitante che interpretata i versi del primo e terzo canto dell’Inferno :” Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, che la diritta via era smarrita….” “Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’etterno dolore …”.

Luci rosse evocano l’inferno e i fari che illuminano le stalattiti rendono angosciante l’ambiente.
Accolti da un grido simile ad un ululato, si presenta Lucifero che volteggia nella cava. Quando l’occhio dello spettatore si abitua alla semi oscurità dell’ambiente, si delineano i personaggi. Dalle stalattiti sbucano le anime in pena, chi vaga come “gent’è che par nel duol sì vinta?”, abbattuti e sopraffatti dal dolore, chi viene preso dai demoni e torturato.

Lo spettacolo si avvale dell’abbattimento della quarta parete, così sia i demoni che i dannati circolano tra gli astanti.
L’interpretazione dei demoni è molto efficace, sbuffano e non emettono suono umano, ma un borbottio bestiale, si muovono come animali e annusano i presenti per poterli riconoscerli dai condannati eterni, mentre i dannati piangono e si muovono come coloro che sanno di non avere più alcuna speranza.

Lo spettatore continua a scendere nelle viscere della terra, proprio come Dante e Virgilio che digradano i vari cerchi e lo spettacolo interagisce cambiando di volta in volta scena, non seguendo pedissequamente la cantica della Divina Commedia.

Due figure volteggiano cercando di abbracciarsi, sono Paolo e Francesca, i due amanti riminesi, mentre una voce recita i famosi versi che narra la storia del loro amore , del loro primo bacio e della loro morte : “galeotto fu il libro e chi lo scrisse: quel giorno più non vi leggemmo avante”.

Nella selva dei suicidi appare Pier delle Vigne, fedele a Federico II , tanto che finì per perdere per esso prima la pace e poi la vita.

Con una voce quasi da esortazione si vede Pluto che grida le parole dall’oscuro significato ‘Pape Satan, pape Satan aleppe’.

L’incipit “la bocca sollevò dal suo fiero pasto …” presentano la figura del pisano conte Ugolino della Gherardesca che fu fatto morire di fame assieme ai suoi due figli e ai suoi due nipoti .

Ma è ormai giunta l’ora di uscire dall’Inferno, così appare Beatrice che conduce i visitatori a riveder le stelle.

Uno spettacolo quello di ieri sera che gli spettatori hanno potuto godere solo del 50% , come sottolineato dal regista Enrico Romita, che si è scusato per l’accaduto, a causa di un guasto al generatore, che ha protratto l’ingresso degli spettatori nella grotta di oltre un’ora, lasciandoli al freddo.

Ma “Hell in the cave” anche in forma ridotta si è fatta perdonare.
Un cast numeroso che comprendeva artisti, con le voci di Marcello Prayer e Giusy Frallonardo, il tributo a Carmelo Bene e Vittorio Gassmann, danzatori – acrobati di Res Extensa con le ballerina Elisa Barucchieri (coreografa) e Anna Moscatelli, i costumi di Dalila Suglia e Pino Maiorano, le ludi di Franz Catacchio e le musiche di Tony Carnevale.

Così dopo Giorgio Albertazzi che a luglio nella stessa location ha recitato Dante, l’amministrazione locale con questo spettacolo vuole promuovere e valorizzare il territorio e le Grotte di Castellana.

Anna deMarzo

Castellana (Bari) - Volley A1 - Florens Castellana si impone per 3 - 0 contro la Tena Santeramo nel derby di Puglia


Vittoria “pesante” della Cgf Recycle Florens Castellana Grotte nella dodicesima giornata della Findomestic Volley Cup serie A1 di pallavolo femminile.

Contro la Tena Santeramo la formazione allenata da Donato Radogna si impone per 3-0 e riscatta un periodo buio condito da diverse disavventure. Decisivo il contributo di Annamaria Quaranta (16 punti e il 54% in attacco) e di Danielle Scott-Arruda (17 punti, 74% in attacco e 3 muri punto). Finisce con un netto successo della formazione castellanese, quindi, il derby di Puglia della stagione 2008/2009, condito da una cornice di pubblico da 2000 spettatori (un orgoglio non solo per il volley nostrano, ma anche per l'intero movimento pallavolistico italiano).

Il successo del posticipo televisivo consente alla Florens anche di riaprire i giochi in ottica della qualificazione alla Final Eight di Coppa Italia, rimandando al turno infrasettimanale dell'Epifania ogni verdetto (due punti di distacco da Conegliano e Perugia, uno dal Sassuolo, il Castellana ne deve passare almeno una per accedere alle fasi finali della competizione di Lega).

Dalia in regia, Quaranta opposta, l'ex Soninha e Roani in banda, Petkova e Scott-Arruda centrali con Sansonna libero nella Florens. Sangiuliano al palleggio in diagonale con Tsekova, Capuano e Swieniewicz schiacciatrici, Marulli e Fernandez al centro, Sirressi libero nel Santeramo. Al via il primo confronto tra le due formazioni in serie A.

PRIMO SET - Subito positiva Scott-Arruda: tre di fila per il 4-3. Il muro della centrale americana per il 7-3, poi il diagonale di Soninha per l'8-5. Prima il martello brasiliano, poi Quaranta: la Florens scappa (13-6). Ace di Sangiuliano (13-8), poi due di fila per il capitano del Castellana: 17-8. Santeramo prova a rimanere nel set con Tsekova (17-11). Quaranta continua a spingere: block out e pallonetto per il 20-12. Due fast e una pipe di Scott-Arruda per il 25-14.

SECONDO SET - Scott-Arruda contro Swieniewicz: due a testa (6-6), poi un muro della polacca sull'americana: 6-7. Muro di Petkova (8-7), poi fast da seconda linea di Scott-Arruda: 10-8. E' ancora di Quaranta il break a metà set: 12-9. Sansonna ci mette alcune difese decisive, il resto lo fa Scott-Arruda: altri quattro (muro e fast) per il 18-14. Dopo una pipe della centrale americana (21-18), altri due di Quaranta per il 23-18. Chiude il capitano il block out del 25-21.

TERZO SET - Due di Marulli e due ace di Sangiuliano: Santeramo reagisce (3-6). Petkova, Soninha, Quaranta e Roani: il “gruppo” Florens impatta (10-10). Altro ace santermano di Capuano (13-15), poi “magia” di Dalia (14-15). Marulli con il quinto ace di squadra del set (15-17), poi il muro di Fernandez: Santeramo allunga sul 15-18. Petkova in primo tempo (17-20), Quaranta in diagonale (19-20), Scott-Arruda in primo tempo (20-21): la Florens ci prova. Santeramo sbanda: due muri di Dalia per il 23-22. Soninha chiude il 25-23.