PHOTOGALLERY by Egidio Magnani

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martedì 10 febbraio 2009

Monopoli (Bari) - La Puglia per una sera cuore pulsante dell’Alta Moda internazionale.


Alba Parietti e Manuel Casella a Porto Giardino Alpitour Word Hotel & Resort hanno presentato F A S H I O N & F L O W E R S, regalandoci una intensa serata di moda.

Sul palco, dominato da un immenso cuore di 4 metri per 3 tutto realizzato di fiori rosa e bianchi, ha preso vita la sfilata che la Butterfly Agency ha voluto dedicare all’integrazione ed alla pace.

Si inizia subito con le creazioni orafe di Domenico Burdi che ci riporta agli anni ’50. Le modelle in minimali tubini neri fanno esaltare la bellezza dei preziosi gioielli, pezzi unici realizzati in oro e pietre dure. Collane, orecchini, anelli e spille da indossare per sentirsi finalmente diverse da tutte le altre.

Subito dopo sfilano gli abiti del nuovo architetto della moda Michele Gaudiomonte. Donna forte la sua, una amazzone che incede spavalda con creazioni dai colori decisi il rosso e il nero. Nei suoi abiti la ricercatezza del particolare si diverte a giocare con la malizia e a sedurre con profondi e inaspettati spacchi, econ trasparenze che evidenziano tagli fatti a laser sull'abito.

Quando arrivano sul palco le donne di Jamal Taslaq, l’atmosfera si tinge di mistero e di magia. Ogni suo abito è un inno alla femminilità, tanti i colori dal crema al turchese, passando per il rosa e per gli inarrivabili abiti neri che lasciando scoperta la schiena emanano seduzione. Creazioni intarsiate e ricamate da abili mani, che racchiudono quasi sempre al loro interno un secondo colore come l’audace abito verde muschio la cui gonna svela un’anima rosso fuoco. Mise ricche, ricchissime, quelle dello stilista di origine palestinese, impreziosite da mosaici di pietre e scarpe disegnate appositamente per ogni abito. Patty Pravo lo ha scelto per curare la sua immagine al prossimo Festival di Sanremo.

Hana Sadiq, stilista di origine irachena che vive in Giordania, grazie ai suoi abiti ci conduce in un harem. Ha vestito regine e principesse arabe e la sua sfilata da mille e una notte ci ha regalato un’emozione unica. Specializzata nella integrazione fra l’arte araba con il meglio dell'arte contemporanea, è molto impegnata in ambito sociale e si batte per dare dignità al lavoro delle donne in medio oriente. La sua collezione è un vero fenomeno culturale ricca di colori vivaci e sorprendenti; gli abiti sono realizzati con fibre naturali: il Broccato di Damasco si alterna alla mussola irachena, e a cotone e lino da Egitto e Sudan. Per la prima volta in Puglia.

Hana Sadiq e Jamal Taslaq sono stati premiati dalla Butterfly Agency di Antonella Parziale e dal Presidente della Provincia Vincenzo Divella per l’impegno profuso nel Rispetto delle Diversità.
In ultimo sulla passerella sfilano le creazioni sposa di Alessandro Couture. Abiti dal look innovativo e dall'impeccabile sartorialità, realizzati in splendidi pizzi e sete. Meravigliosi e audaci gli abiti con la gonna in tulle che, per le più spregiudicate, potrà essere invece che candidamente bianco, spavaldamente rosso.

Spose dal glamour inconfondibile, carismatiche ed eleganti, inquiete e misteriose. La forza di Alessandro Couture è legata all'intuito dello stilista per ciò che veramente piace alle spose. Giocata molto su preziosi bustini e ampie gonne, la collezione è rivolta ad una donna sexy e romantica. Un mix tra richiami al passato e tocchi di modernità con un coraggioso utilizzo del colore. Un cocktail vincente!

L’evento moda è stato arricchito dalla calda esibizione dei Ballerini di Juego Gitano.

Scommessa riuscita per Butterfly Agency di Antonella Parziale che con questo ennesimo successo permette alla Puglia di candidarsi quale nuovo palcoscenico italiano per la moda internazionale.

sabato 7 febbraio 2009

Bari - RAF e la sua Metamorfosi


Seconda tappa del tour ‘Metamorfosi 2009’ del cantante pugliese Raf, ieri sera al TeatroTeam di Bari, dove ha registrato il tutto esaurito.

Raffaele Riefoli, ovvero Raf, ritorna dopo due anni dal suo ultimo lavoro “Passegeri distratti”, anticipato con l’uscita del singolo “Ossigeno” che già dalla fine dell’estate scorsa lo si è potuto ascoltare più volte in radio.

Cantante schivo alla performance televisiva, dove veramente lo si vede di raro, ma grazie alla sua bravura riesce sempre a fare colpo.

Ogni suo lavoro è sempre contrassegnato da un successo, questo a dimostrazione che il pubblico non si lascia manipolare dai media che sono spesso causa di un successo “meritato o meno” di un cantante grazie alla sua sovraesposizione, ma se un musicista è bravo il pubblico lo sa riconoscere e lo premia.

Non a caso ogni sua partecipazione a Sanremo sia come autore (Si può dare di più) che come cantante (Cosa resterà degli anni 80) è stato sempre premiato, lo stesso dicasi per il Festivalbar (Ti pretendo – Il battito animale).

Lo spettacolo di ieri sera “Metamorfosi” è stato un risultato positivo, piacevole sia da vedere che da ascoltare.

Sul palco cinque grandi ‘bozzoli’ che hanno celato per le due prime canzoni in repertorio, i musicisti, mentre scorrevano delle luci che potevano a volte sembrare lucciole che danzavano nella notte e a volte stelle di un firmamento.

Bello l’effetto dicotomico dei musicisti che si riflettevano su questi ‘bozzoli’.

Raf da il via al concerto con un brano del 2001 ‘Iperbole’ e questo fa già capire che il concerto sarà un piacevole andare anche a ritroso nel tempo per riascoltare il lavoro di circa venti anni di carriera.

La ‘Metamorfosi’ che Raf presenta non è trasformazione musicale, ma fa riferimento alla vita che ci circonda sia quello dell’ambiente che della vita politica.

A rimarcare questo sono stati gli unici suoi due interventi uno riguardante l’effetto serra, e fa rilevare che: “già nell’89 nel brano “Cosa resterà” cantavo del problema climatico e ad oggi al di la delle teorie nessun rimedio si sta attuando”.

Parla della mancanza di comunicazione, che al giorno d’oggi dovrebbe essere più semplice, grazie ad internet, ma “vedo che aumentano le incomprensioni, i divorzi ed è sempre più difficile avere rapporti con altre persone che hanno culture differenti dalla nostra”, parla della mancanza di ideali, grazie ad una classe politica che ce ne priva ma “finché c’è la musica avremo speranza nelle emozioni delle canzoni”.

Il concerto è stato sapientemente miscelato da un groove che dal melodico, passa al rock e al pop con disinvoltura e vivacità.

21 canzone presentate e un medley di 7 brani dove tutti i musicisti seduti in semicerchio hanno suonato e cantato per ripercorre la vita artistica del cantante.

Non sono mancati un bis ed anche un tris.

Ed il pubblico è andato via con la consapevolezza che “ogni giorno è il giorno migliore …”

Nel tour Raf (voce e chitarra) è stato accompagnato da Simone Papi (piano e tastiere), Diego Corradin (batteria), Cesare Chiodo (basso) e da Adriano Viterbini (chitarra).

Anna deMarzo

Bari – 'L’Istruttoria' … cronaca di una morte annunciata


Prosegue al Teatro Kursaal il Programma del Teatro Pubblico Pugliese, con la messa in scena di uno straordinario dramma umano, che dagli anno ’80 ancora ci lascia interdetti e ci fa riflettere sugli avvenimenti , sulla cronaca di una morte annunciata che si sarebbe potuta evitare, se l’omertà non avesse preso il sopravvento.

Si tratta de “l’Istruttoria” regia di Ninni Bruschetta con Claudio Gioè e Donatella Finocchiaro, con musiche composte ed eseguite dal vivo dai DOUNIA (Giovanni Arena al contrabbasso, Vincenzo Gang alla chitarra, Riccardo Gerbino alle percussioni e alla voce Faisal Taher).

Tutto muove e prende forma, dagli atti del processo per l’assassinio del giornalista Giuseppe Fava e precisamente da un testo scritto dal figlio di quest’ultimo, Claudio. Qui gli atti del processo sono ricostruiti e drammatizzati in una sceneggiatura teatrale in sintonia e fedeltà con la realtà del processo. In uno spazio e un tempo alquanto limitati sono capaci di celebrare un intero universo, quello del nostro Sud e in genere dei Sud del mondo, quasi sempre con la testa china pronti a sopportare, tranne qualche “atto di eroismo” come quello di Fava.

Tutto ciò è in perfetta sintonia con le musiche e i canti proposti e le scenografie scarne ma simboliche, che rivelano sicuramente l’arcano mistero dell’anima della gente del Sud. Qui la mafia agisce con tutta la sua ferocia, vengono messi in evidenza la passività e l’accettazione incondizionata dei protagonisti che considerano “questa entità superiore” un qualcosa di connaturato con l’essenza stessa di quella terra e di quella gente, violenza giustificata, quasi razionalizzata, per non parlare della viltà dei complici omertosi che ormai da millenni l’alimentano. E… per finire la rabbia dei sopravvissuti che con forza cercano di porsi quale “sfida civile e culturale”.

Per il regista “Ogni processo è un palcoscenico irripetibile”. E’ questo infatti ciò che intende portare in scena con “l’Istruttoria”, un atto unico dalla durata di circa un’ora, in cui sulla scena si incrociano discorsi che a volte appaiono sconnessi, destini e follia dei protagonisti, nel monitorare la realtà dal proprio punto di vista. Spesso viene data vita anche ai pensieri oltre che ai fatti, mescolando menzogne e verità. Il processo a Giuseppe Fava rivela un’umanità malata: mafiosi insolenti, testimoni vigliacchi, e investigatori indolenti, incapaci di sradicarsi da una cultura inferma.

Accanto a questi ignavi, il regista intende porre tutti coloro che non si piegarono, che conservarono intatta la memoria dell’accaduto e soprattutto del perché. Il testo di Claudio Fava va oltre ciò che è stato, i verbali, le udienze, va a scavare tra le carte trovando così le ragioni di un delitto e quelle più gravi dell’oblio.

Dietro un verdetto di condanna c’è sempre tanto, che gli atti processuali non riescono pienamente a rivelare soprattutto la rabbia di chi sopravvive, che non riesce mai a sviscerare del tutto la verità.
Un testo e una regia indovinati, apprezzabile la scelta musicale e scenografica per un “teatro-verità” realizzato con estrema fedeltà con tempi scenici adeguati.

Efficace ed incisiva la recitazione che ha tenuto il pubblico avvinto al palcoscenico per l’intera durata dello spettacolo.

Maria Caravella

BARI – Marlene Kuntz ... il teatro come scenografia


Proprio un anno fa ci avevano regalato una performance intima e avvolgente, oggi i Marlene Kuntz ritornano in tour per ammaliare ancora e sempre il pubblico.

Un tour introspettivo ospitato da vari teatri d’Italia: il Teatro Royal scelto per il concerto nel capoluogo pugliese.

I Marlene Kuntz, dopo il successo dello scorso anno, tornano a promuovere il loro ultimo album ‘Uno’:il settimo capitolo della loro storia che riesce a conciliare le diverse anime del gruppo convogliandole con naturalezza verso nuovi traguardi artistici.

Le strutture sonore sono ridotte profondamente e si lascia molto più spazio alla voce profonda, intensa e vibrante di Godano che sa spaziare tra suoni romantici (111, Canto, Canzone sensuale), per poi portarci in situazioni ipnotiche che si avvertono con le note di ‘Musa’ e di ‘Stato d’anima’ . Non mancano certo suoni cupi e quasi inquietanti come si avverte in ‘Fantasmi’ ma, comunque, Graziano sembra trasformarsi in un poeta-profeta che divulga le sue liriche e la scelta di proporre il concerto in un teatro, quindi di assistervi seduti, certamente coadiuvava questo intento diverso che i Marlene Kuntz propongono con il nuovo tour.

E’ certo, quindi, che Graziano Godano con Luca Bergia, Riccardo Tesio, Davide Arneodo e Luca Saporiti abbia, per il concerto di ieri, saputo giocare con le note dando vita ad una musica quasi ‘discreta’ studiata e ormai giunta ad una maturità profonda.

Un susseguirsi di pezzi molto incisivi come ‘111’ carico di pathos e di cambi, dotato di una struttura capace di variare timbri e stili e, ancora, ‘Siberia’, ‘Amen’, ‘Bellezza’, ‘Canzone ecologica’ che si presenta come un raffinato pop d’autore fresco e trasognante.

Un’esecuzione impeccabile la loro, una staticità ‘attonita’, un minimalismo scenico ma sopperito dall’evoluzionismo musicale.
Il pubblico incantato e assorto non ha esitato a chiedere il ‘bis’…i Marlene sono tornati sul palco pronti a regalare ancora forti emozioni iniziando con ‘La Canzone che scrivo per te’ sino a dar vita a sonorità quasi elettroniche e psichedeliche.

Quando tutto sembrava ormai giunto al termine i 5 musicisti emozionano ancora concludendo, la già emozionante performance, sulle note in acustico di ‘Nuotando nell’aria’.

Luana Martino

domenica 18 gennaio 2009

Bari - Una 'Bisbetica domata' in chiave moderna


E’ andato in scena ieri sera per la stagione ‘Actor’, al Teatro Abeliano di Bari, lo spettacolo ‘La Bisbetica domata’, un classico di William Shakespeare, rivisto in chiave moderna dall’artista abruzzese, Stefano Angelucci Marino che ha curato anche la regia.

Con lui sul palcoscenico gli attori della compagnia Teatro del Sangro : Antonio Crocetta, Rossella Gesini, Vittoria Oliva.

Marino, ama parlare della sua terra e lo si è visto in tutti gli spettacolo proposti a Bari, da Arturo lo chef , Micchele Pari a Capitan Harlock, quindi non poteva esimersi nel rielaborare la commedia shakespeariana e dislocarla in una nota località abruzzese, Francavilla a Mare, rivestendola di abiti moderni, dove a tratti si è recitato con un linguaggio attuale e un istante dopo si potevano apprezzare le parole scritte dal più grande drammaturgo inglese.

Gli attori si muovono su un palcoscenico, dove sedie di modernariato, assi e sgabelli di legno, a seconda della locazione assumevano ora i tetti di un caseggiato, ora un muro da abbattere, ora una tavola imbandita per un matrimonio da celebrare.

La storia della “Bisbetica domata” è ben nota, dove mascheramenti , sotterfugi ma soprattutto l’amore sono i protagonisti.

Lucenzio, figlio di Vincenzo della Val di Sangro, si trova a frequentare un famoso college, di Francavilla a Mare, un paesino della provincia di Chieti. Una sera di carnevale si innamora a prima vista della bella e dolce, Bianca, figlia di Battista, un ricco commerciante, ma viene a conoscenza che non può frequentarla a causa della sorella maggiore Caterina, nevrotica e bisbetica, finché quest’ultima non si sposi.

Caterina a causa del suo carattere non ha nessun pretendente, e quei pochi che si avventurano scappano a gambe levate, a causa del suo caratteraccio.

Lucenzio intravede un’unica possibilità , quella di presentarla al suo amico, Petruccio, un giovane irriflessivo e avventato, un donnaiolo senza scrupoli, che gli ha confessato di essere stanco della vita disinibita che finora ha condotto e che cerca una donna da sposare.

Quando viene a conoscenza del carattere indomito di Caterina, l’accetta come una sfida e scommette che entro due settimane la porterà all’altare.

Ma come entrare in casa di Battista che ha vietato l’ingresso a tutti gli uomini ed eventuali pretendenti di Bianca, tranne che non siano preti?

I due allora si travestono, Petruccio da Don Catilino e Lucenzio da Suor Adelaida e si da il via ad una versione grottesca della religione.

Quando i due si rivelano chi sono, Caterina tenta di scappare, ma sia il padre che la sorella, la portano di forza all’altare, il primo per togliersi una figlia scontrosa ed irritante e la seconda per potersi anche lei maritare.

Petruccio attua un suo piano per soggiogare e spezzare la volontà della moglie. Come un perfetto carceriere ricorre alla privazione del cibo e la vittima con l’andar del tempo
è domata

L’avvenuto soggiogamento deve essere manifestato ed esibito in pubblico e con un’altra scommessa Petruccio dimostra il cambiamento della moglie Caterina.
Ma nel frattempo anche Bianca ha subito una trasformazione, da docile e accomodante , si rivela una donna scontrosa e irrispettosa nei confronti del marito.
La commedia termina con l’allocuzione di Caterina sul dovere delle donne “Tuo marito è il tuo signore, la tua vita, il tuo custode, il tuo capo, il tuo sovrano … abbassare la cresta e mettere la mani sotto il piede dello sposo …”.

Ma la Caterina di oggi, ci insegna che per ottenere tutto dal nostro uomo, dobbiamo dare ad intendere di essere sottomesse.

Una commedia che ha dei riscontri psicologi e che fa riflettere perché ha lo scopo di mettere in guardia sulle false apparenze .

Stefano Angelucci Marino, attore, regista e drammaturgo, esperto in narrazione e commedia dell’ arte, ha lavorato per anni con i migliori professionisti, ha scritto ed interpretato molte opere e da anni tiene corsi e laboratori teatrali a Firenze ed in altre città italiane e straniere.

Anna deMarzo

Bitritto (Bari) - Ricordi, emozioni del grande De Andrè nel concertone della Premiata Forneria Marconi


Come i Beatles hanno scritto nelle loro canzoni “il rock non morirà mai”. La testimonianza tangibile di questa affermazione l’abbiamo avuta nella tappa al Palatour di Bitritto del tour di omaggio a Fabrizio De Andrè della Premiata Forneria Marconi, nel decennale della morte del grande cantautore genovese, che ha proposto i brani contenuti nel cd + dvd Pfm canta De Andrè, pubblicato l’anno scorso, che riprende la serie di concerti che la formazione tenne nel lontano 1979 con De Andrè.

All’epoca l’idea di arrangiare canzoni musicalmente minimaliste “tipiche di un cantautore” in chiave rock colpì la critica ed il pubblico, ma ebbe grande successo. Dai concerti fu tratto un fortunato album accompagnato dal successo di una scatenata versione de Il pescatore. Alcuni dei cosiddetti puristi sobbalzarono all’uscita dell’album con la Pfm. L’accusa a De Andrè fu quella di aver ceduto a compromessi commerciali, altri apprezzarono invece la svolta musicale del cantautore perché questa sterzata aveva permesso una valorizzazione delle sue canzoni anche dal punto di vista musicale.

Questa eterna diatriba continua ancora oggi, mantenendo vivo l’interesse nei confronti di queste icone della musica italiana nel mondo. A darne conferma, la presenza del numeroso pubblico al Concerto di Bitritto, eterogeneo e variegato, composto da tre generazioni. Un numero considerevole di giovani e teen ager, ci ha lasciati piacevolmente sorpresi, soprattutto nel dover constatare che quei valori rivoluzionari che il rock ha introdotto non solo nella musica, ma soprattutto nel tentativo di modificare un’epoca e una generazione, i mitici anni settanta, non sono del tutto decaduti.
Quei capelloni dalle lunghe basette, in un’epoca di qualunquismo imperante ci fanno ancora sognare.

Il concerto è stato suddiviso in due parti: nella prima l’omaggio a De Andrè, con le canzoni eseguite seguendo gli arrangiamenti originali. L’incipit, “Bocca di rosa” scelta non casuale, ha reso complice il pubblico dell’intero concerto, a seguire “Mille papaveri rossi”, “Un giudice”, “Andrea s’è perso”, Via del Campo”, Giugno 73, “Maria nella bottega del falegname”, Il testamento di Tito, “Il pescatore”, “La storia di Marinella”ecc, tutti brani propedeutici nel favorire le improvvisazioni anche con strumentazione informale, di cui la Pfm può ritenersi maestra. E’ stato un concerto raccontato dalle canzoni, pieno di ricordi, a partire dal periodo della Genova borghese in cui De Andrè aveva vissuto con la prima moglie e che nei testi delle sue canzoni aveva sempre rinnegato, avvicinandosi invece di straforo quando poteva alla Genova dei quartieri popolari dove viveva la gente umile e vera.

Nella seconda parte del Concerto i grandi successi della Pfm; a partire da “La luna nuova”, fino a “Fuori dal Cerchio”, quest’ultima metafora che li contraddistingue nell’ambito della storia della musica come gruppo rock al di fuori degli schemi, grandi musicisti meritevoli nel rappresentare egregiamente il rock in ambito internazionale, capaci ancora oggi di stupire e coinvolgere emotivamente il pubblico, trasformando un concerto in un avvenimento straordinario.

Allo spettacolo era presente il Sindaco di Bari Michele Emiliano che nel pomeriggio aveva consegnato nel foyer del Teatro Piccinni , le chiavi della città a Franz Di Cioccio (leader indiscusso del gruppo che nonostante l’ormai “veneranda età” ha dato grande prova di sé al pubblico pugliese, trascinandolo nelle emozioni più profonde che la musica riesce a dare), Patrick Djvas, Franco Mussida Lucio Fabbri e alle new entry Gianluca Tagliavini e al pugliese doc Piero Monterisi ”in segno di riconoscenza e apprezzamento per lo straordinario percorso artistico e musicale che ha segnato indelebilmente la storia del rock progressive italiano e internazionale”.

Maria Caravella

domenica 11 gennaio 2009

Bari – Laura Kibel ‘I piedi prendono vita e diventano personaggi del quotidiano’


Ieri sera è il caso di dirlo, ho visto uno spettacolo fatto coi piedi.
No, non è assolutamente come potete pensare, perché non è stato uno show senza impegno e capacità anzi … tutt’altro.

Infatti al teatro Abeliano di Bari è andato in scena lo spettacolo “Và dove ti porta il piede” di e con Laura Kibel, una burattinaia di fama internazionale che manovra i suoi burattini non solo con le mani ma soprattutto coi piedi, i quali non svolgono un’azione, come si potrebbe immaginare di locomozione, ma stravolgendo la forza di gravità si distendono verso l’alto per dare vita ad una serie di personaggi.

Laura Kibel riesce a dare un’esistenza ai “sottomessi” piedi, i quali assumono una forza espressiva, intensa ed eloquente.

All’entrata in teatro il pubblico mentre prendeva posto è rimasto incuriosito dalle numerose e coloratissime valige poste sul palcoscenico che facevano da allestimento scenico.

Una serie di valige, tutte rigorosamente dipinte dall’artista, che raffigurano quadri di artisti famosi ed ogni bagaglio non è altro che un contenitore allo scopo di racchiudere maschere, vestiti, manufatti utili per raccontare una storia diversa.

Così con sorprendente agilità e velocità Laura Kibel, trasforma ora il suo piede ora il suo ginocchio in un volto diverso, grazie all’ausilio di nasi di gomma parrucche e vestiti sempre tutti elaborati da lei, perché è un’artista a tutto tondo, in quanto è costumista e scenografa di teatro e cinema ed è anche musicista.

Infatti ha curato anche la colonna sonora dello spettacolo, scegliendo pezzi musicali che vanno dai suoni caraibici fino a quelli più impegnativi dell’opera, con brani della “Traviata” e de “Il barbiere di Siviglia”.

Come ogni favola che si rispetta ha un insegnamento morale , così anche le storie raccontate dalla Kibel, che con ironia e divertimento tocca vari argomenti che vanno dalla religione, all’attualità, all’ambiente.

Così la natività in “Terra Santa” rappresentata da Maria, Giuseppe, Gesù Bambino, il bue e l’asinello, diventa una natività in “Terra Minata” ed è Gesù Bambino che scrive la letterina di Natale con cui si augura che il prossimo 25 dicembre non nasca più in quella Terra; dove l’Angelo ed il Diavolo trovano un accordo per vivere in pace; il torero non uccide il toro e anziché sbandierare la mantella rossa, sventola quella del WWF e la poesia del principe della risata, Totò, ci ricorda che davanti alla morte siamo tutti uguali.

Uno spettacolo dove il pubblico ad ogni scenetta ha riso ed applaudito con entusiasmo, uno spettacolo che con umorismo, bravura non ci ha fatto stare solo con il naso all’insù ,ma ci ha portato con i “piedi” per terra.

Anna deMarzo