PHOTOGALLERY by Egidio Magnani

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sabato 11 aprile 2009

Bari – Alessandra Amoroso … prova decibel superata.


Sono le 17.15 di venerdì 10 aprile, mentre lentamente la processione dei Misteri avanza in via Melo in direzione della stazione, si intravede una piccola folla davanti alla libreria Feltrinelli.

All’ interno del megastore, un migliaio e forse più di adolescenti; l’aria condizionata al massimo non riusciva a refrigerare l’ambiente e con il passare del tempo l’atmosfera si riscaldava sempre più.
All’esterno gli uomini della sicurezza bloccavano ed impedivano l’accesso ai tanti che volevano entrare, poiché dentro non c’era più spazio vivibile.

E’ vero non vi abbiamo ancora detto chi è il personaggio misterioso che ha mosso cosi tanti giovanissimi (la più grande non superava i quattordici anni), che già da mezzogiorno, chi accompagnate dalle nonne o chi dalle amiche del cuore, avevano preso posizione all’interno della libreria per poter stare in prima fila e vedere e farsi vedere dalla loro beniamina.

Sveliamo l’arcano.

Altri non è che la vincitrice dell’edizione 2009 di Amici, Alessandra Amoroso, ospite per l’appunto ieri pomeriggio alla Libreria Feltrinelli di Bari, dove ha firmato con dedica le copie del suo primo album Stupida (Sony) contenente brani inediti e alcuni cavalli di battaglia proposti durante il programma di Canale 5.

(Per informazione si poteva accedere all’incontro solo dopo aver comperato il CD, ad un prezzo popolare di 9.90 € e ottenuto dalla cassa un braccialetto, che attestava l’avvenuto acquisto, questo secondo un accordo tra la Sony e la Feltrinelli).

Devo ammettere che ho compreso il perché della Feltrinelli, che ha voluto premunirsi almeno in parte i danni materiali che la marea di assatanate ragazzine .. ine … ine avrebbero procurato.
Un po’ meno la Sony.

L’ appuntamento previsto per le 18.30, a causa del caldo e dell’aria irrespirabile e per evitare che qualcuno potesse collassare è stato anticipato alle 18.00.

Indescrivibile quello che è accaduto quando la giovane salentina ha varcato porta.

Per buoni dieci minuti abbiamo dovuto sopportare le urla impazzite delle piccole fan scalmanate che hanno superato di gran lunga la sensibilità dell’orecchio umano.
Alessandra Amoroso si commuove per tanto affetto, si asciuga le lacrime che le rigano il viso e raccoglie i peluche che le lanciano. Il tempo passa e non sa cosa fare, perche le grida incessanti non finiscono e non riesce nemmeno a parlare.

Così le suggeriscono : “inizia a cantare” ed intona il brano “Immobile”.

La voce nera di Galatina, così è stata soprannominata Alessandra, in questa occasione non si è potuto ascoltarla, perché sovrastata da quella dei giovani presenti che cantavano il pezzo a squarciagola.
La moltitudine dei juniores non si è per niente placata e gli uomini della sicurezza sono dovuti più volte intervenire per frenare questa marea che inesorabilmente avanzava superando le barriere per accerchiare sempre più la loro beniamina, incuranti del pericolo e facendo cadere anche le grandi casse acustiche.

Molte per poterla vedere e scattare delle foto, negligentemente sono saliti su gli scaffali dei libri e più volte i responsabili della Feltrinelli sono dovuti intervenire, per farli scendere.

Al termine del brano musicale la cantante ha autografato con dedica i Cd.

E’ nata una stella?
Speriamo non sia solo una meteora.

Anna deMarzo

giovedì 9 aprile 2009

BARI – Le verità di Marco Travaglio


Le parole di Marco Travaglio sono sempre emblema di una verità evidente, palese che però, inspiegabilmente, dai più, viene celata o modificata.

Il suo intervento di ieri all’interno dei locali della Libreria Laterza è frutto della sua rinomata notorietà e del desiderio di far luce sugli eventi che contraddistingue il fare del giornalista Travaglio.

Introdotto e supportato da Domenico Castellaneta –la Repubblica- Marco Travaglio ha discusso su argomenti disparati, con la sua solita ironia pungente, con il suo fare irriverente e con la grande padronanza e conoscenza degli eventi è riuscito a catalizzare l’attenzione del nutrito ‘uditorio’ barese.

Punto focale del discorso è la legalità, intesa come questione non solo di convenienza economica ma soprattutto come, e in particolare in questo momento di tragedia, questione di vita o di morte.
“Il 70% di centri urbani è a rischio sismico e solo il 18% degli edifici sembra essere a norma –afferma Travaglio- la questione ha delle basi radicate e comprende molte parti d’Italia e non semplicemente l’Abruzzo”.

La sua attenzione per tanto si sposta su un’analisi generale che comprende la costruzione di edifici come il nuovo padiglione dell’ospedale di Caltanisetta, mai portato a termine, perché sorretto da materiali non idonei (si è parlato di fango!!) o comunque da un quantitativo anomalo di cemento rispetto agli inerti.
“Il cemento utilizzato è ‘disarmato’ invece di essere ‘armato’, così da poter dare il via libera alle imprese che si trovano a risparmiare grandi cifre, ai fondi neri, all’evasione fiscale e, cosa peggiore, così facendo, si mettono a rischio vite umane”.

“Nessuno è colpevole dei terremoti, ma la responsabilità sono di chi costruisce nei posti sbagliati e delle amministrazioni”. Noi però sembriamo accecati da altro, i giornalisti, secondo Travaglio, si occupano di altre questioni, attirando l’attenzione del fruitore su argomentazioni futili e spesso inutili e non sulle vere cause o problematiche.
“La presenza del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nei luoghi terremotati dell’Abruzzo, è perfetta –continua Travaglio- lui ama essere presente, ama essere tra la gente, ama dare questa parvenza d’efficienza…ma tanto i lavori dei soccorritori proseguirebbero ugualmente!!
Lui è un pubblicitario, sa fare pubblicità e soprattutto di se stesso. Tutti gli eventi e le presenze da parte dei rappresentanti dello Stato in Abruzzo, sembrano avere un che di costruito: come la Carfagna che si è presentata con un’immagine diversa..con golfino e senza trucco!!”

Per tanto secondo Travaglio i giornalisti dovrebbero soffermarsi sul perché dei mancati collaudi degli edifici pubblici e sulle implicazioni politiche invece di catalizzare l’attenzione sul Presidente del Consiglio.

“A questo punto se il terremoto fosse avvenuto tra tre anni, dopo l’attuazione del ‘Piano-Casa’, gli edifici che fanno già schifo cosa avrebbero subito con un surplus del 30%!?.
Lo stesso Fitto (che Travaglio è incerto se definire ministro!!!) ha affermato che si prenderà una pausa di riflessione sul Piano-Casa….e meno male!”

Si è parlato molto, si è discusso della tragedia che ha colpito il centro Italia negl’ultimi giorni, ma, anche, di quanto sia importante sottolineare il fondamentale ruolo che i giornalisti hanno o che per lo meno dovrebbero avere.
L’informazione è l’unico mezzo in grado di fornire la veridicità di quanto accade ma sembra ormai merce rara ed è – secondo Marco Travaglio- un grosso demerito di chi dovrebbe fare questo mestiere.
“Molti giornalisti iscritti all’ordine credono che basti ciò per essere dei Giornalisti; prima ero solito ritagliare dai quotidiani articoli interessanti...oggi lo faccio di rado!”
“I giornali, in fondo, vendono ciò che si meritano di vendere, esiste la differenza tra la ‘fuffa’ e la notizia e fortunatamente ci sono ancora persone in grado di cogliere questa differenza. Le notizie in Italia ci vengono fornite nella loro interezza dopo anni, quando ormai non interessano più”.

Un excursus, il suo, degli eventi salienti dell’ultimo periodo citando ovviamente anche la strana ‘fobia’ per i rumeni subentrata in una frangia italiana o, ancora, il tanto discusso caso CAI (Compagnia Aerea Italiana).

Uno squarcio sulla società odierna...visto con gli occhi di chi non ha timore di dire la verità!

Luana Martino

giovedì 2 aprile 2009

Bari - Pareggio 1-1 per Trapattoni e i folletti verdi dell'Irlanda contro i magici dell'Italia di Lippi


Ancora un arbitraggio più che discutibile: un’Italia favorita in Montenegro sulla mancata espulsione di Cannavaro su Iakonvic (fallo da ultimo uomo) è stata pesantemente penalizzata dall’avventata e discutibile espulsione di Pazzini.

Ancora un’Italia troppo piccola per essere bella: la Nazionale in assetto da nuovo restayling (Pazzini, Pepe, Palumbo, Brighi), esce dallo stadio di San Nicola di Bari con quell’illusione della rete di Iaquinta al 10’ minuto in inferiorità numerica, e già, si sarebbe potuto gridare a “Grande Italia”. Erano passati solo tre minuti, quando i Campioni del Mondo si sono visti sventolare sotto il naso un cartellino rosso da parte dell’arbitro Stark, venendo così alla repentina ritirata sotto la doccia del sampdoriano Pazzini, per una gomitata ai danni di O’Shea, che sanguinolento ha turbato l’animo del direttore di gara Stark. Così il 4-3-3 disegnato da Lippi a fischio iniziale diventa inesorabilmente un 4-4-1, mentre Trapattoni con un cambio al 25 minuto stravolge il suo 4-4-3 proponendo subito un 4-3-2-1, sostituendo Keogh per un più possente Folan in posizione centrale, dando più movimento.

L’Italia è costretta a giocare una partita in salita, tutta cuore e sentimento, ma con Pirlo riesce a fare dei miracoli, è suo il passaggio che ha portato in gol un Iaquinta risuscitato e sacrificato, che ha dovuto optare il suo gioco più sulla profondità, da vera unica punta, che non su esterno, lasciando così ampi spazi sulla fascia. Pirlo scucchiaia a sinistra per Grosso, l’esterno va sul fondo e appoggia morbidamente al centro, dove Iaquinta gira in rete di piatto da pochi passi, lasciando il portiere Given di stucco. Un Iaquinta instancabile, che si ripropone al 37 minuto del primo tempo con una sgroppata in ripartenza lungo la destra, cinquanta metri di corsa in progressione prima di mettere al centro per Dossena (aveva sostituito Pepe al 10’ del 2° t.) che in ritardo manca lo specchio della porta.

Tutto il primo tempo si gioca con lanci corti da parte dei padroni di casa e pochissima inventiva da parte degli ospiti. Le azioni da gol sono merce rara, rarissima, anche se il possesso di palla vede in maggioranza l’Eire. Possiamo anche dire che nel primo tempo il centrocampo ha funzionato egregiamente grazie a un Pirlo in grande forma, che ha fatto sì di non rimpiangere quell’espulsione, cercando di mantenere il possesso di palla e spostare gli equilibri. Unico tiro pericoloso da parte dell’Irlanda, giunge al 40° minuto, facendoci ricordare del grande portiere qual è Buffon: Hunt si accentra dalla destra e calcia di controbalzo col sinistro dai venti metri, sulla sua botta il portiere juventino mette in corner con un colpo di reni degno della sua fama.

Sotto una pioggia torrenziale si ritorna negli spogliatoi per rivedere tattiche e rianimare animi. Il primo colpo di scena ci viene donato dall’allenatore azzurro, che propone un cambio in formazione, fuori Pirlo (?) dentro Palumbo. La partita riprende senza troppi sussulti, il catenaccio italiano pare reggere bene i colpi, più insistenti da parte degli irlandesi. Il secondo tempo vede più le sostituzioni che un vero gioco. Al 7° minuto di gioco, Trapattoni fa uscire un insignificante Andrews, per un più consistente Gibson, due minuti dopo anche Lippi sostituisce Pepe per un più difensivo Dossena, ma il pubblico inizia a rimpiangere un Pirlo, che in panchina contrariato guarda accigliato il prosieguo del match. All’undicesimo minuto altro colpo di scena, l’arbitraggio di Stark tituba ancora, un velenoso pallone di Doyle per Hunt, vede costretto Buffon ad uscire per chiudergli lo specchio della porta, forse un’uscita fallosa l'intervento del nostro numero 1 ma per Stark non è rigore.

A metà del secondo tempo è iniziato il gioco dei cartellini gialli da parte di Stark: prima ammonizione per Grosso al 19° minuto, dopo solo 10 minuti è la volta dell’Irlanda con l’ammonizione di McShane su contrasto con Iaquinta, quest’ultimo è ammonito dopo solo sei minuti per protesta e per finire, altri due minuti di gioco e anche il centrocampista De Rossi vede sventolarsi amaramente il cartellino giallo, che lo vedrà fuori dal match contro la Georgia. Mancano pochi minuti alla conclusione del match e già fra tifosi e squadra si pensa ad una vittoria che avrebbe visto la Nazionale Italiana promossa ai prossimi mondiali 2010. Ma la beffa giunge al 43° minuto, dopo un stop di gioco per un infortunio su Cannavaro, la squadra azzurra rilancia come da fair play la palla agli avversari.

Il portiere Given si impegna sul rilancio, calciando il pallone direttamente nell’area azzurra, lì ad attendere il lancio Folan che prontamente la passa a Keane che di prima calcia nell’angolo basso alla sinistra di Buffon. I cinquemila tifosi irlandesi sono in visibilio, mentre i 52 mila italiani sono ammutoliti. Il triplice fischio di Stark giunge al quarto minuto di recupero. Italia-Irlanda 1-1. Ottavo girone di classificazione vede l’Italia a 14 punti e l’Eire a 12.

(nde) Nel nostro piccolo vogliamo raccontarvi la partita oltre che con le parole anche con le immagini della photogallery di Egidio Magnani

Anna Furlan

lunedì 23 febbraio 2009

Barletta (Bari) - Il concerto Helldorado dei Negrita : suoni semplici ed immediati, parole dirette e metafore esplicite


Se avete voglia di frenesia, divertimento e d’incandescenti balli le nuove sonorità dei Negrita soddisferanno le aspettative..e soddisfate certamente quelle dei fan presenti ieri alla performance dei rockers toscani all’interno del Paladisfida di Barletta.

Infuocare l’atmosfera si può e i Negrita ci riescono da tempi atavici, mantenendo quell’essenza di puro rock italiano alla quale ci hanno abituati.

Inaspettato il numero esiguo di pubblico presente che però inebriato dalla sonorità caratteristiche dei Negrita non ha smesso di entusiasmarsi e di ‘agitarsi’ per l’intero concerto.

Un crescendo di note, di luci e d’energia..perfettamente congeniato con i brani tratti dal nuovo album ‘HELLdorado’ che il gruppo sta presentando nel tour 2009.

I Negrita riprendono le linee guida del loro sound precedente per concentrarsi, nuovamente, sul fascino e la fragilità del Sud America e per sottolineare temi importanti e sociali (Radio Conga, Il ballo decadente, Salvation).

Suoni semplici ed immediati, parole dirette e metafore esplicite (es. ‘Il libro in una mano e la bomba nell’altra’) ma il tutto costruito e variegato; un connubio di sonorità, oltre che di lingue, diverse si ritrovano nei loro pezzi suonati con energia e trasporto.

Ed è proprio ‘Radio Conga’ ad aprire il concerto di Barletta, un susseguirsi di canzoni inarrestabile sino a giungere all’indimenticabile ‘In ogni atomo’ per, poi, esibirsi in ‘L’ uomo sogna di volare e ‘Halleluja’.

25 brani, tra i quali anche le famose ‘Rotolando verso sud’ e ‘Magnolia’, per due ore di concerto dai suoni rock e spesso elettronici, in cui si alternano lingue come il dialetto congolese, il franco-spagnolo e l’inglese.

Il leader Paolo Bruni ‘Pau’ era accompagnato per l’occasione da sei straordinari musicisti, il suono delle chitarre di ‘Drigo’ e ‘Mac’ si fondeva con il basso di ‘Frank’ per poi esplodere grazie alla batteria e alle percussioni che unite al suono elettronico del campionatore creavano una sintesi convincente in grado di rendere ogni brano ‘diverso’ e accattivante, esaltando parole e linee melodiche insieme.

Luana Martino

domenica 22 febbraio 2009

Sannicandro (Bari) - L'anima di Livio Minafra a 'Le Porte dell'Occidente'


Castello Normanno Svevo di Sannicandro - 21 febbraio 2009-

Riaprono i battenti “Le porte dell’ Occidente”, varco immaginario tra oriente ed occidente, possibile punto di congiunzione tra due emisferi cerebrali tesi simbioticamente alla creazione di un essere umano equilibrato.

Il castello Normanno Svevo di Sannicandro, da ottobre scorso residenza teatrale dei Radiodervish (nell’ambito del progetto Teatri Abitati), diventa così centro polifunzionale dedicato alla musica e alle arti, suggestiva location di incontro e dialogo tra culture diverse. Nove appuntamenti per questo secondo ciclo di eventi, nel quale Nabil Salameh e Michele Lobaccaro, hanno scelto i nomi più rappresentativi della musica italiana uniti tra loro da comuni tematiche di confine.

Dopo l’innagurazione avvenuta lo scorso quattordici febbraio con il concerto del trio formato da Peppe Servillo (voce), Javier Girotto (fiati) e Natalio Mangiavite (pianoforte) ispirato al libro ” Fùtbol-storie di calcio” di Osvaldo Soriano, il secondo evento ha visto ieri come protagonista il venticinquenne pianista pugliese Livio Minafra, figlio d’arte (il padre Pino è un trombettista di notorietà internazionale e sua madre Margherita Porfido è un’apprezzata clavicembalista) con il suo ultimo cd “La fiamma e il cristallo”, prodotto dall’etichetta tedesca Enja. Pianista, fisarmonicista, scrittore e leader della band “Municipale Balcanica”, Minafra sembra ben rappresentare l’essenza dell’artista che attraverso le diverse forme artistiche è alla continua ed instancabile ricerca di comunicare. Vincitore del prestigiosissimo premio Top Jazz 2008, Minafra è giunto al suo secondo progetto discografico dopo ben sei anni dal suo esordio “La dolcezza del grido” inciso per l’etichetta britannica Leo Records.

Dotato di pianismo intenso, fluido e brillante il pianista pugliese ha ieri presentato nella sala interna del Castello di Sannicandro i brani del suo ultimo disco “La fiamma e il Cristallo”, un sottinteso omaggio agli “undici pezzi infantili” di Alfredo Casella. Così come asserisce lo stesso compositore, il titolo tende ad evidenziare l’eterno conflitto tra bene e male, tra caldo e freddo, tra colori diversi dove dalla glacialità del bianco assoluto si può arrivare al tepore di un arancio sulfureo, così come nello stesso essere umano coesistono diverse contraddizioni e tensioni a volte necessarie ed indispensabili per un profondo equilibrio emotivo.

Ad aprire il concerto, dopo una breve presentazione del leader dei Radiodervish Nabil Salameh in veste di direttore artistico della rassegna, il brano “Cerbiatto”, impetuoso fluire di note e cromatismi con un pedale armonico ostinato e certi riferimenti alle atmosfere francesizzanti di primo Novecento. Seguiranno il ludico “Choo Choof”, un omaggio al compositore Casella e un languido ricordo di Prokofiev, per poi giungere a “Rintocchi” dedicato ai tanti immigrati che perdono la loro vita in mare e che a volte trascorrono le loro notti nella sola compagnia di un cielo stellato. Il concerto prosegue, Minafra timidamente presenta al pubblico i brani del suo album, raccontando aneddoti, piccole storie che possono ben spiegare il pensiero del compositore.

Si giunge così al prorompente “La danza del Vulcano”, un evidente omaggio a Strawinsky, con interventi jazzistici e frammenti di melodie che si rincorrono freneticamente, e alla preghiera musulmana “Muezzin” scritto in sette ottavi, dove le sonorità mediorientali ben si sposano alle origini meticce delle nostre culture meridionali. In “Campane”, il profumo dei rintocchi delle campane paesane a volte non ben sincronizzate, sembra ben evidenziarsi in un gioco armonico di scale dal carattere ipnotico ed ossessivo mentre nel penultimo brano in scaletta “ Bulgaria” il pianoforte da strumento occidentale per eccellenza si trasforma, grazie ad alcuni oggetti posti casualmente al suo interno, in un sitar, in un rincorrersi frenetico di melodie ostinate sui bassi e sugli acuti.

Il concerto si conclude con la bellissima ed onirica “Nella notte il cristallo”, dal carattere crepuscolare, costruita su lunghi accordi alla Debussy. La melodia si fa lieve, sostenuta dal canto appena accennato di Minafra a sostenerne la linea, e frammezzata da una languida canzone infantile eseguita su una tastiera giocattolo quasi a rimembrare certi echi giovanili del compositore.

Il pubblico entusiasta applaude timidamente, quasi a non voler interrompere quel magico istante di sospensione emotiva, per poi chiedere a Minafra ancora un suo intervento pianistico che concede generosamente come sempre . Un eccellente prova per il pianista pugliese da annoverare certamente tra i giovani talenti del pianismo internazionale, a fianco di nomi quali Stefano Bollani, Danilo Rea, Cesare Picco e Giovanni Allevi per citarne alcuni, di cui la nostra regione può certamente andarne fiera.

Claudia Mastrorilli

giovedì 12 febbraio 2009

Bari – Sabina Guzzanti e il ‘Suo canto libero’ con il Vilipendio Tour


Sabina Guzzanti non aveva ancora le idee chiare, come avrebbe potuto denominare il suo tour.

I nomi che le venivano in mente portavano tutte sulla strada politica e non voleva cadere in un’ insidia banale, ma “grazie al cielo le strade del Signore sono infinite” ed in suo soccorso è intervenuto l’ennesima querela : quella di reato di vilipendio nei confronti di un Capo di Stato estero, il Papa.

E così le si è accesa una lampadina.

Il tutto, come spiega la “showgirl o soubrette” (ma lei dichiara di non saper ballare ed è pertanto un “titolo” immeritato), è accaduto alla manifestazione tenutasi a Roma a Piazza Navona e lo spettacolo presentato ieri sera al Teatro Team di Bari è stato per lo più un’arringa difensiva dove ha giustificato quello che voleva dire e di come è stato volutamente travisato.

Dopo che le trasmissioni televisive l’hanno estromessa dai loro programmi, il teatro sembra per la Guzzanti l’unico luogo dove potersi esprimere senza doversi aspettare censure, l’unico luogo e mezzo per essere la portavoce di molti che la pensano allo stesso modo ma non hanno il coraggio di esternarlo.

Non potevano mancare allo spettacolo “Vilipendio tour 2009” i protagonisti che in assoluto e a loro insaputa, producono spunti continui di riflessione morale, ovverossia i personaggi politici.
All’appello pertanto in primis e non per ordine alfabetico, Silvio Berlusconi, la Ministra Carfagna, Fini, D’Alema, Finocchiaro, Montezemolo, Sgarbi, Di Pietro e tanti altri.

La rappresentazione si è avvalsa di un gigante schermo, sul quale sapientemente montate, venivano proiettate immagini per dare più spessore a quello che la Guzzanti esponeva.

Non si è proprio risparmiata Sabina Guzzanti,(ma come definirla : regista, blogger, attrice, comica, ma non certo showgirl), ha anche cantato canzoni in stile rap, con testi forti e molto espliciti, perché come ha detto, il Vilipendio tour è : per chi protesta, per chi alza la testa, per chi ci crede e per chi ha orecchie. E‘ UN GRIDO LIBERO”.

In fin dei conti possiamo sostenere che non essere "arrabbiati" per quello che vediamo succedere ogni giorno attorno a noi è squalificante.

Per opportuna conoscenza:
la Corte di Cassazione si è sentita in dovere di dare una definizione giuridica di cosa debba intendersi per satira:

« È quella manifestazione di pensiero talora di altissimo livello che nei tempi si è addossata il compito di castigare ridendo mores, ovvero di indicare alla pubblica opinione aspetti criticabili o esecrabili di persone, al fine di ottenere, mediante il riso suscitato, un esito finale di carattere etico, correttivo cioè verso il bene. »

(Prima sezione penale della Corte di Cassazione, sentenza n. 9246/2006)

Anna deM

Bari – Antonio Massari - I casi De Magistris e Forleo: chiarezza


In piena discussione sulla riforma della giustizia e delle intercettazioni, ricordare i casi di Luigi De Magistris e Clementina Forleo può aiutare a capire perché il sistema giuridico italiano non funziona. E dove, quindi, va corretto.

Prima di tutto, però, conviene cercare di chiarire le due ingarbugliate vicende in modo sintetico: nel 2007 un magistrato ed un giudice sono messi sotto inchiesta dal Csm per le loro indagini su uomini di potere vicini alla sinistra (allora al governo con il Presidente Romano Prodi) e, poi, discolpati, anche se trasferiti dalle loro sedi e privati dei loro incarichi nel 2008.

In quella circostanza, De Magistris è stato accusato di abuso d’ufficio e trasferito a Napoli dal Consiglio Superiore della Magistratura per essersi occupato, come sostituto procuratore di Catanzaro, dell’inchiesta “Why not” sui finanziamenti europei, nazionali e regionali destinati alle società di Antonio Saladino per mezzo di un presunto “comitato d’affari” (come intitolato dagli inquirenti), e dell’inchiesta “Poseidone” su una possibile gestione illecita di fondi pubblici per opere ambientali.

Nel caso della Forleo, invece, in discussione erano le intercettazioni, svolte dal Gip di Milano, di alcuni esponenti del governo, tra cui Massimo d’Alema.

Di entrambi questi episodi molto complessi , in quanto riguardanti in primo piano i rapporti della giustizia con la politica e l’informazione, si è occupato Antonio Massari, giornalista barese attualmente collaboratore per il quotidiano “La stampa”, con due saggi, dai titoli “Clementina Forleo, un giudice contro” e “Il caso De Magistris”.

Anche se nei libri cerca – come da lui stesso affermato – di “presentare i fatti, con i documenti”, Antonio Massari analizza e critica alcuni aspetti della giustizia italiana: “i giudici del Csm sono come giudici politici e formano loro partiti, così che le decisioni si prendono per correnti” e, ancora, “i due casi mettono il dito nella piaga su quanto la magistratura sia collisa con i poteri forti; e questo ha generato l’isolamento di De Magistris e Forleo”.

Giunge, quindi, alla conclusione che “il Csm sarebbe da riformare”.

Così come, da giornalista, ritiene da curare il “rapporto gravemente malato” tra giustizia e informazione, poiché “lo stato di autonomia e indipendenza della stampa è in caduta vertiginosa e l’esercizio della critica sempre minore”.

Nessun accenno al tipo di cura. Del resto, la diagnosi pubblica dei mali è già un grande passo.

Marisa Della Gatta