PHOTOGALLERY by Egidio Magnani

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domenica 10 ottobre 2010

Bari - Musica e Parole con 'Way to blue - The song of Nick Drake'


La Casa delle Musiche Puglia Sounds, il programma regionale per lo sviluppo del sistema musicale regionale, ha inaugurato la sua articolata kermesse ieri sera al teatro Kursaal Santalucia di Bari, vero cuore pulsante delle molteplicità attività previste, con la prima nazionale dello spettacolo “Way to Blue/ The Songs of Nick Drake”(dal titolo dell’album di Drake pubblicato postumo nel 1994), a cui seguirà questa sera una replica.

Dopo l’incontro con il pubblico avvenuto venerdì 8/10 con il leggendario Joe Boyd, produttore discografico di Pink Floyd, Fairport Convention, Rem e scopritore dello stesso Nick Drake, lo spettacolo sostenuto da Puglia Sounds in collaborazione con The Barbican Center di Londra e Auditorium Parco della Musica di Roma, rappresenta un tributo al cantautore inglese prematuramente scomparso all’età di 26 anni , con all’attivo soltanto tre dischi, capace di esprimere con le sue note ed i suoi versi, i sentimenti più profondi di ognuno di noi.

Purtroppo come spesso accade, solo dopo la sua morte avvenuta nel 1975 il “poeta maledetto” ha raggiunto la popolarità meritata, diventando ben presto un punto di riferimento per l’intero mondo musicale contemporaneo. La sua musica, circolare, delicata ed ipnotica in perfetta simbiosi tra sperimentalismo ma non per questo priva di contenuti cantautorali, ha saputo così delineare un percorso di evoluzione artistica che lo ha portato a trasformarsi nel personaggio di culto che tutt’oggi conosciamo.

Ad ideare e a dirigere il progetto, Joe Boyd, che ha visto avvicendarsi sul palco, ampliato nella sua profondità su iniziativa di Puglia Sounds, ben quattro tra le voci più rappresentative del panorama musicale inglese quali Vashti Bunyan, Green Gartside ( Scritti Politti) , Robyn Hitchcook, Teddy Thompson e gli italiani Violante Placido e Roberto Angelini . Ad accompagnarli, diretti dal direttore musicale Kate St John, musicisti di tutto rispetto: Danny Thompson (contrabbasso), Neill MacColl (chitarra) , Leo Abrahams (chitarra/effetti), Zoe Rahman ( pianoforte) , Martyn Barker ( batteria) Oli Langford (primo violino) e sei archi del Collegium Musicum di Bari (Carmine Scarpati, Antonio Papapietro, Daniela Carabellese, Paolo Messa, Francesca Carabellese, Giuseppe Carabellese).

Il concerto è strutturato in due tempi ben delineati, nei quali dopo una breve introduzione strumentale di chitarra ed archi, i vari folk singers si avvicendano sul palco per interpretare le toccanti canzoni di Drake. Primo brano in scaletta “ Fruit tree” interpretata magistralmente da Green Gartside, “Parasite” cantata dal cantautore Robyn Hitchcock, “Made to love magic” da Violante Placido, e ancora “ From the morning”, “ Place to be”, “ Which will “(Vashti Bunyan), “ Three hours”(Roberto Angelini), “Time has told me” , “One of these things first”, “Nothern sky” e “ Poor boy” (Teddy Thompson) .

Joe Boyd, si alterna sul palco ai vari artisti, presentando e declamando le struggenti parole dei testi di Drake, che affrontano temi come l’amore perduto e mai più ritrovato , la solitudine, la speranza di vivere una vita migliore e di raggiungere l’agognata serenità. Il pubblico appare entusiasta per le toccanti interpretazioni dei cantanti e per i precisi intrecci strumentali dei vari musicisti, ben sostenuti dal tappeto armonico degli archi. “ The second half” ha così inizio : “Way to blue” (Teddy Thompson), “ I remember” (Vashti Bunyan), “ Free ride” (Robyn Hitchcock e Green Gartside), “Clothes of sand” (Green Gartside), “ At the chime of a city clock” (Violante Placido), “Hanging on a star”, “Day is done”, “River man”(Teddy Thompson), “Cello song” e per concludere “Pink moon” (Teddy Thompson).

A gran voce, il pubblico in standing ovation, richiama i vari artisti sul palco per due bis, ma l’appuntamento è per questa sera alle ore 21, per uno spettacolo capace di raccontare attraverso le canzoni di Nick Drake, espressione di un malessere che lo portò alla morte giovanissimo, l’inquietudine dell’anima che si cela nel profondo di ognuno di noi.

Claudia Mastrorilli

Acquaviva delle Fonti (Bari) - Tutto per amore della musica, una serata tra amici con Goran Kuzminac


E’ partito venerdì sera dall’Oasi San Martino il “Trio Acoustic Live Tour” di Goran Kuzminac. Prima di salire sul palco, la serata è stata aperta da Paolo Gatto accompagnato dal bravissimo chitarrista Michele Montepeloso.

Paolo Gatto ha scaldato il pubblico infreddolito dalle temperature oramai autunnali di un venerdì di ottobre. Paolo ha proposto 7 brani estratti dal suo ultimo lavoro discografico “Psicologia di una coppia moderna”, partendo con “inter-rail”, un brano di augurio che racconta di una partenza e di un arrivo per poi ripartire verso nuove mete.

Paolo è splendido, simpatico, cordiale e gestisce benissimo il peso dell’apripista di uno dei cantautori più controcorrente presenti nel panorama della musica italiana, e lo ha fatto sicuramente con grande maestria. Davvero di elevatissimo livello Michele Montepeloso che ha accarezzato le sei corde della sua chirtarra come se facesse l’amore con la stessa, creando melodie nuove che si sono aggiunte alle melodie già create da Paolo.

E subito dopo, con appena pochi minuti di distacco per il consueto cambio palco, è salito sul palco Goran Kuzminac, sorridente, perché per lui la musica è filosofia di vita e d’amore. Il suo rapporto con il pubblico è splendido. Il pubblico lo adora ed ha sfidato le temperature pur di assistere a questa partenza del tour. Goran parte da solo accompagnato solo dalla sua amica fedele, la chitarra, e subito è poesia.

“Il viaggio” apre il concerto, un brano scritto dopo la scomparsa del padre, ma non una canzone triste ma bensì la promessa di un amore eterno, ma anche il racconto del continuo viaggio verso nuove mete che ogni uomo fa anche con se stesso. Goran dialoga con il pubblico, raccontando aneddoti, storie di vita, anche qualche battuta, il pubblico ride, lo segue e lo incita. Il freddo della sera di colpo è scomparso per far posto alla poesia di Goran che ha scaldato l’Oasi.

Subito dopo sono saliti sul palco i due compagni di questo viaggio, Glauco Di Sabatino alla batteria e Anchise Vetuschi al basso. L’esperienza di Glauco è lunghissima seppur giovane, da Mario Biondi a Rossana Casale, da Antonella Ruggiero a Gino Vannelli, solo per citarne alcuni. Il modo di suonare di Glauco è particolarissimo, picchia, accarezza e addirittura sembri dialoghi con la sua batteria. Straordinario anche Anchise Vetuschi,.

Entrambi seguono Goran in maniera sublime, ognuno di loro donando al pubblico presente tutta la propria musicalità. In scaletta ci sono tutte le sue più belle canzoni, in un viaggio immaginario tra il passato ed il presente. Da “Tempo” a “Canzone senza inganni”, da “Hey ci stai” a “Stasera l’aria è fresca”, ma anche brani più recenti come “Bimbi buoni” a “Primo di Sequals”.

“Siamo musicisti e facciamo un lavoro bellissimo, ma il nostro lavoro non è materializzabile” dice Goran introducendo “Mercanti di Niente”. Non manca “Monnalisa” per ricordare il suo grande amico Ivan Graziani, “Il cielo ora è sicuramente più rock da quando lui è li’” dice presentando il brano. “Come neve il tempo” ha chiuso il concerto e subito dopo Goran è sceso tra la gente a salutarla e a stringergli la mano, la gente che con lui per due ore ha cantato, per riempire il cielo di Acquaviva delle Fonti di note.

Tutti insieme per amore della vera musica.

Nicola Violante

giovedì 8 aprile 2010

Bitonto (Bari) – Incantano ed inquietano le ‘Streghe’ della contemporaneità con Elisa Barucchieri e Teresa Satalino


Un appuntamento con le donne in musica, lo spettacolo proposto ieri sera al teatro Traetta di Bitonto.

Un concerto danzato che ha visto l’unione ben assortita di musiciste , la VenusOrchestra, fondata e diretta da Teresa Satalino e la compagnia di danza ResExtensa con Elisa Barucchieri, che hanno presentato lo spettacolo “Streghe”.

Tutte rigorosamente vestite di bianco, come sacerdotesse vestali sia le orchestrali che le ballerine avanzano sul palcoscenico a piedi nudi e a passo lento prendendo ognuno il proprio posto.

La musica suadente di un flauto da inizio alle danze, mentre la luce di una luna piena illumina la scena, perché proprio nella semioscurità le streghe, ovvero le figlie della dea della luna, Diana, si riunivano nei boschi per praticare la loro religione.

La Vecchia Religione chiamata anche Sabba per celebrare otto feste legate alle fasi lunari e del sole, otto feste del fuoco e dell’acqua.
Per stare a diretto contatto della natura alcune praticavano la loro religione senza abiti e così lo esprimono le ballerine in un primo momento del loro ballo.

La commistione di musica e ballo è perfetta, incanta tanto da stregare il pubblico .
Come affascina ed ammalia la miscellanea tra musica antica e moderna.

Con disinvoltura, gradevolezza e seduzione il programma musicale spazia dalla musica barocca di Antonio Vivaldi e Johann Sebastian Bach, con il caratteristico suono dolce di violini e contrabbasso a quella moderna ed elettronica della compositrice finnica Kaija Saariaho e di Giulio Colangelo, con l’uso anche di un basso elettrico il tutto per amplificare l’incanto di un’atmosfera che volteggia tra istinto e rigore.

Volteggiano e si librano attraverso funi le ballerine , Elisa Barucchieri, Anna Moscatelli, Alice Mundschin mentre Serena Brindisi e Anna Maria Masi recitano e cantano, proiettandoci attraverso il ciclo della Natura, dal solstizio d’inverno (Yule) il giorno più buio dell’anno, al risveglio della Natura con la Candelora, al solstizio d’estate fino al Samhain (Halloween) , dove la Natura si spoglia e si addormenta per prepararsi al nuovo ciclo della vita.

Le streghe-Ballerine ci portano in questo viaggio lungo un anno attraverso il mistero delle parole e dei segni, celebrando lo stretto legame che unisce il corpo e la forza generatrice, il suono e la natura, lo spazio e il tempo.

Anna deMarzo

lunedì 18 gennaio 2010

Bari - Francesca Reggiani in ‘Tutto quello che le donne (non) dicono’ quadro di un italiano medio


Lo spettacolo portato in scena al Nuovo Palazzo di Bari dalla brava attrice Francesca Reggiani, “Tutto quello che le donne (non) dicono” è un monologo recitato tutto d’un fiato che racconta e mette alla berlina i nuovi miti odierni : tronisti, veline, donne single (non per scelta) che a 40 anni rincorrono feste su feste per trovarsi al momento e al posto giusto per trovare quello “Che le si piglia”, ex mariti grigi e musoni che di colpo ringiovaniscono e si sentono i protagonisti dei libri di Moccia.

La Reggiani con la sua pieces teatrale, descrive in modo impertinente un mondo reale e privo di contenuti che ci circonda.

Così il primo personaggio portato in scena e una ragazzina di 17 anni, aspirante “Velina” (nuova professione in voga tra le giovanissime. Ma esisterà un albo professionale con la qualifica “Velina”?).
Credenziali richieste : Non saper fare nulla, ma essere disponibile a 360°.

Se si domanda a queste giovanissime :E’ più importante la bellezza o l’intelligenza? In coro ti risponderanno la Bellezza, perché nessuno ha mai dato una pacca sull’intelligenza.
Giovanissime che saltano da una trasmissione all’altra in varie ospitate e quando nessuno più le si piglia si scaraventano in politica.
Per la Reggiani ormai politica e spettacolo sono mischiati tra loro in quanto in ambedue i casi non esiste più professionalità.

Non sono sottratti alle critica dell’attrice, anche i giovani che aspirano ad essere tronisti. Anche in questo caso i requisiti richiesti sono non saper far nulla, avere tanti tatuaggi ed essere insolenti.
Ma a difendere queste figure entra in campo Maria De Filippi (imitata dalla Reggiani) e madre della trasmissione “Uomini e donne” che ha un alto indice di share direttamente proporzionale al vuoto mentale dei protagonisti.

Segue poi l’imitazione di Sophia Loren con la sua veracità napoletana, del ministro Gelmini e la sua cadenza bergamasca, alla spontaneità e procacità di Sabrina Ferilli e dello psichiatra Vittorino Andrioli.

I temi portati in scena dalla Reggiani riguardano il ritratto dell’italiano medio.

Un italiano che ha un concetto vago dell’Italia e che per lo più coincide con l’idea di Nazionale Italiana.
Di italiani che rincorrono i chirurghi plastici, che alla faccia della crisi acquistano SUV, che si separano con l’arrivo dei figli e che danno origine ad una generazione di single.

Insomma ridendo e ridendo, lo spettacolo della Reggiani ci porta davanti ad uno specchio facendoci riflettere sulla nostra vita quotidiana e sul nostro modo di essere.

Lo spettacolo “Tutto quello che le donne (non ) dicono” è scritto dalla stessa Francesca Reggiani con Valter Lupo e Gianluca Giugliarelli.

Anna deMarzo

venerdì 15 gennaio 2010

Bari – Aldo Moro ‘ritorno a casa’ nel suo Ateneo. Napolitano ricorda l’eredità morale e di pensiero dello statista


Quando nel 1975 ricevette il sigillo d’oro dell’Università di Bari, disse “lego completamente la mia vita a quella di questo Ateneo”.

A parlare ero lo statista Aldo Moro, che ne aveva frequentato le aule prima come studente e poi come docente. Dopo 35 anni, quel legame oggi è stato ribadito con più tenacia. Nel corso di una solenne cerimonia, alla presenza di Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica italiana, l’Università del capoluogo pugliese è stata intitolata alla figura di Aldo Moro.

E’ un battesimo carico di valore che fa dello statista ucciso dalle brigate rosse nel 1978 un esempio da offrire per sempre alla società e soprattutto ai giovani. All’evento, che si è svolto nel teatro Petruzzelli di Bari, hanno assistito anche i rettori di gran parte delle università italiane. In prima fila, accanto a Napolitano, i due figli di Aldo Moro, Agnese e Giovanni. Vicino, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il ministro Raffaele Fitto, il deputato del Pd Massimo D’Alema e poi i rappresentanti delle istituzioni locali: il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e quello del consiglio regionale Pietro Pepe, il sindaco del capoluogo pugliese Michele Emiliano e il governatore della Provincia di Bari Francesco Schittulli.

“Oggi è come un ritorno a casa – ha detto Agnese Moro – perché in nessun altro luogo mio padre può sentirsi più a casa se non nella sua città e nel suo Ateneo”.

Napolitano, che ha ricevuto dal rettore dell’Università di Bari, Corrado Petrocelli, il primo sigillo d’oro, ha sottolineato la necessità di appropriarsi dell’eredità morale e di pensiero di Aldo Moro, della dedizione incondizionata allo studio e al ruolo di educatore, in un momento critico del sistema universitario. Le riforme, come quella presentata in Parlamento, ha detto, sono necessarie così come è necessaria la consapevolezza di lavorare “su un’ottica di lungo periodo e non sulla base di impostazioni contingenti, asfittiche, di corto respiro cui corrispondono conflittualità deleterie”.

Principi tanto più veri per il Mezzogiorno del Paese e l’Università di Bari in particolare di cui il presidente della Repubblica ha riconosciuto il cammino di crescita dalla seconda guerra mondiale in poi. Di difficoltà ha invece parlato il rettore Corrado Petrocelli sottolineando l’allarme per i fondi tagliati alla ricerca di base. “La conoscenza non è un lusso, è una necessità – ha sottolineato - è la base per rendere il nostro Paese competitivo e salvarlo dal declino”.

A pagarne le spese più grosse è sempre il Sud Italia. Le borse di studio nel meridione soddisfano solo il 60,7 per cento degli aventi diritto, a fronte del 98,1 per cento del Nord e del 95,6 per cento del Centro. Ma malgrado tutto, l’Ateneo barese guarda al futuro con spirito positivo grazie ai risultati raggiunti nella ricerca, ai progetti di innovazione e ai maggiori servizi garantiti agli studenti, al dialogo intessuto con le altre istituzioni accademiche pugliesi per un’ipotesi federativa, alla forte cooperazione con enti nazionali e internazionali.

E’ un’idea di Università che si avvicina molto a quella di Aldo Moro, che la immaginava come un ponte “che supera gli ostacoli e al contempo unisce, avvicina, accorcia le distanze e rende possibile l’incontro”.

Daniela Vitarelli

giovedì 14 gennaio 2010

Bari – ‘Le perfezioni provvisorie’ di Gianrico Carofiglio


L’attesa palpabile di poter sfogliare le pagine intonse e, ancora, odorose di stampa, un’aria rilassata, familiare, un pubblico attento e trasportato…questo si percepiva, ieri sera, nei locali del megastore Feltrinelli di Bari.

Insieme a Gianrico Carofiglio si è attesa la mezzanotte per l’uscita del suo nuovo lavoro ‘Le perfezioni provvisorie’.
Come bachi da sete i colli, contenti le copie dei libri, si sono ‘schiusi’ a mezzanotte dando vita a farfalle che vibreranno nell’aria come già hanno avuto modo di fare i suoi lavori precedenti.

Ancora una volta Carofiglio sceglie una tipologia diversa per presentare il suo lavoro optando per deliziare i presenti con l’esecuzione di brani al pianoforte.
Il magistrale Mirko Signorile ci trasporta all’interno del romanzo con brani che sembrano materializzare le scene che coinvolgono il protagonista del libro, l’ormai famoso avvocato Guerrieri.
Una silente tragicità si coglie dalle note di ‘Chelsa Hotel’, da quelle di ‘Piano Man’ sino a giungere alla ritmicità malinconica della ‘Canzone dell’amor perduto’.

Così si alternano letture di passi del romanzo alla musica che inebria e trasporta.
Il viaggio di Guerrieri si compie. Percepiamo la sua solitudine venata di malinconia nelle sue ore private. I ricordi si sommano e quel divenire che prima sembrava non spegnersi mai, quella perfezione che forse ci appartiene per un breve lasso di tempo sembra svanire con la consapevolezza dell’età matura…una perfezione provvisoria..
Si cercano, però, antidoti personali a questa malinconia, Guerrieri sceglie il consueto senso dell’umorismo, la musica, i libri e le surreali conversazioni con il sacco da boxe, nel soggiorno di casa e decide, inoltre, di lasciarsi trasportare da un nuovo intrigante caso.

Tutto inizia quando un collega gli propone un incarico insolito: cercare gli elementi per dare nuovo impulso a un’inchiesta di cui la procura si accinge a chiedere l’archiviazione. Manuela, studentessa universitaria a Roma, figlia di una Bari borghese e opulenta, è scomparsa in una stazione ferroviaria, inghiottita nel nulla dopo un fine settimana trascorso in campagna con gli amici. Guerrieri esita ad accettare l’incarico, più adatto a un detective che a un avvocato. Poi, scettico e curioso a un tempo, inizia a studiare le carte e a incontrare i personaggi coinvolti nell’inchiesta. Tra questi, la migliore amica di Manuela, Caterina. Una ragazza molto - troppo - giovane, bella e immediata al limite della sfrontatezza. In parallelo con l’indagine, nasce e si sviluppa l’amicizia con Nadia (che i lettori di Carofiglio hanno già incontrato in Ad occhi chiusi), donna singolare e affascinante, dal burrascoso e ambiguo passato.

Si è continuato con un brano tratto dal triste film Philadelphia…per poi giungere alla colonna sonora –così come l’ha definita lo stesso autore- del libro identificata con ‘I don’t want to talk about it’.
Una colonna immaginaria, certo, che si sviluppa nella mente di Carofiglio che, ancora una volta, regala ai lettori personaggi incredibili dimostrando una capacità straordinaria d’indagare e raccontare la natura umana.

Luana Martino

domenica 10 gennaio 2010

Bari - Quintetto X: elegante e sensuale Rosalia De Souza spessore e dinamismo di Bosso e Partipilo ... un successo!


BOSSO E PARTIPILO: IL VALORE AGGIUNTO DEL QUINTETTO X

C’era grande attesa per l’inaugurazione del teatro F.OR.MA, una nuova struttura realizzata nella vecchia sede di Telebari in via Fanelli. Il contenitore culturale, che dispone di 277 posti a sedere e di un palcoscenico di circa 100 mq, si va ad aggiungere ad altri di analoghe dimensioni di cui si è arricchita la città in questi anni.

La denominazione fa riferimento alla Fondazione Orfeo Mazzitelli, intelligente imprenditore, compianto fondatore di Telebari, e pioniere delle televisioni libere in Puglia. Nella messa in opera del teatro è stata particolarmente curata l’acustica e le rifiniture interne. Il cartellone, con un programma diversificato (jazz, leggera, elettronica e cabaret di qualità), si inserisce autorevolmente nel pluralismo culturale della città.

Per il primo appuntamento della stagione è stato scelto quel Quintetto X che a metà degli anni ‘90 rappresentò una delle esperienze musicali più felici della scena barese. Nato da un’idea di Nicola Conte, musicista e produttore, e dal suo amore per la musica brasiliana, il gruppo si è formato nel centro culturale Fez. Il jazz è inteso come una intuizione, un atto spontaneo che esalta il ritmo e il movimento, e in questo senso la collocazione più consona appare proprio nella musica sudamericana.

Poi Conte incontra a Roma Rosalia De Souza, cantante brasiliana, e l’idea si definisce in progetto. Rosalia è nata a Rio De Janeiro nel quartiere di Nilopolis, autentica scuola di samba a cielo aperto, ed è venuta in Italia per perfezionarsi. Dunque, chi meglio di lei ha la voce giusta per il quintetto? Il progetto si concretizza così in un disco, “Novo Esquema de Bossa”, che conquista i consensi della critica e del pubblico più attento.

Il gruppo, dopo un certo periodo di notorietà negli ultimi anni si è defilato, ma non ha perso lucidità. Così gli organizzatori lo hanno scelto per l’inaugurazione e hanno richiamato Rosalia, che in questi anni si è conquistata una grande popolarità con altri tre dischi all’attivo e una nutrita attività internazionale. Nell’ensemble sono stati invitati come ospiti d’eccezione Gaetano Partipilo al sax, e Fabrizio Bosso alla tromba. Risultato: i biglietti sono andati a ruba!

Il concerto si snoda senza enfasi, con naturalezza e semplicità. Rosalia, snella, affascinante, solare, ha sangue caliente ed è ricca di comunicativa. Il pubblico sa bene che sarà presentata una carellata di brani tratti da tutta la produzione del Quintetto e di De Souza. E così è, infatti: “Senza paura”, “Diplomacia”, “C’è più samba” (del repertorio di Mina), “Samba Longe”, “Carolina Carol Bela”, “Dias De Carnaval”, “Luiza Manequim”, sono tutti brani tratti dai rispettivi lavori discografici. E’un misto di bossa nova, afro, jazz e pop che ha assunto una non meglio identificata denominazione di “Nu-bossa”. In realtà si riconosce un linguaggio che vuole unificare tradizione e modernità, accostando le sonorità degli anni ’60 all’elettronica.

Ci sono tutti gli elementi noti della musica di Carlos Jobim, De Moraes, Pascoal, ma anche Veloso, Joao Gilberto, Toquinho, Chico Barque, calati in un’atmosfera jazzata che è la contaminazione ideale per due modi di esprimersi che, pur sviluppatisi in luoghi diversi, hanno la stessa matrice africana. La musica sudamericana descrive, alla stessa maniera di quella italiana, il senso comune dei sentimenti, e la ricerca della felicità racchiusa nella nostalgia.

Lo fa con una intimità elegante e sensuale al tempo stesso, così come Rosalia si muove con eleganza e sensualità sul palco, accennando qua e là passi di danza. La sua voce è come la carezza “di un velluto, di una brezza”, come la definisce Nicola Conte. Molto interessanti i brani del suo ultimo lavoro discografico, “D’improvviso”, uscito un anno fa: la title-track è cantata nella nostra lingua, in omaggio all’Italia.

L’ingresso di Bosso e Partipilo merita un discorso a parte. I due hanno aggiunto spessore e dinamismo ad un concerto di per sé già consistente. Il calore della tromba, la tonalità graffiante del sax sono stati un valore aggiunto che hanno entusiasmato il pubblico, a cominciare dalla splendida esecuzione di “Tutu” di Miles Davis, agli assolo strepitosi in cui anche le pause degli altri avevano funzione. Gli stacchi improvvisi, le ripartenze, i duetti serrati, gli inserimenti corali con l’instancabile Galeandro al flauto traverso, hanno impreziosito di jazz puro il samba di Rosalia. Applausi a scena aperta e gran finale con bis a ruota libera, senza tanto guardare l’orologio. Il virtuosismo nei vocalizzi della cantante hanno infine placato un pubblico affascinato e insaziabile.

Al pianoforte Piersante Vincenti, alle chitarre Francesco De Giosa, al basso Marcello Piarulli, alla batteria Fabio Accardi, al flauto Anton Giulio Galeandro.

Gianfranco Morisco