PHOTOGALLERY by Egidio Magnani

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sabato 15 novembre 2008

Bari - 'Salomè', voluttuosa, erotica, capricciosa incanta Erode e cattura il pubblico


Voluttuosa, erotica, ma anche infantile e capricciosa come solo una principessa viziata può esserlo, è la Salomè che Vito Signorile ha presentato ieri sera in prima nazionale al Teatro Abeliano di Bari.

‘Salomè – l’ultima tentazione’ , ripropone la vicenda narrata nel Vangelo di San Marco, della figlia di Erodiade e di come convinse il tetrarca, suo patrigno e zio, a consegnargli la testa di San Giovanni Battista.

La tentazione è ben rappresentata dalla voglia di possedere, dalla curiosità e dal desiderio dei tre personaggi, Erode, Erodiade e Salomè che si muovono sul palcoscenico, chi in preda alla brama, chi dalla angoscia di perdere quello che possiede e chi dalla eccentricità e indifferenza che la circonda.
Si immobilizzano solo quando sentono la voce ammonitrice di Giovanni, che rinchiuso nelle segrete, continua a condannare pubblicamente la condotta del Tetrarca e della sua “prostituta” e preannuncia anche l’arrivo di un nuovo Regno e di Colui che viene dopo di lui, ma loro non intendono il suo parlare.

La tentazione la vera protagonista della serata, mostra un Erode, interpretato da Vito Signorile, avido, famelico e voglioso che ama collezionare e circondarsi da ciò che è bello e raro.
Per questo non esita ad uccidere il fratello per possedere la sua bella moglie, Erodiade. Per il suo palato regale, fa giungere i vini più pregiati dalle terre allora conosciute e nei suoi scrigni si possono trovare gioielli di incomparabile bellezza.
Ma chi possiede vuole sempre ottenere di più e non riesce a frenare questa sua corruzione materiale, si guarda attorno con la brama di afferrare quello che ancora non ha.

Così quando lo sguardo di Erode cade sull’avvenenza appena sbocciata della figliastra Salomè, la vuole possedere, perché non si può vincere alla tentazione.

Lo sanno bene anche le due donne.

Erodiade (interpretata da Antonella Racanelli) teme che la figlia subentri nelle grazie di suo marito e a lei nei migliori dei casi spetti un ruolo marginale, se non addirittura la morte.
A nulla valgono le sue danze per distogliere lo sguardo e i pensieri di Erode, da sua figlia.

Serena Ventrella, che interpreta Salomè, una erotica quanto sanguinaria fanciulla, sa bene di possedere un corpo che vale più della parola, e con le sue movenze sinuose e accattivanti, riesce persino ad intimorire il Tetrarca, che non esita, pur di vederla ballare a cedere metà del suo regno.


Lo sa bene Salomè che senza esitare danza sul pavimento sporco del sangue del capitano delle guardie, innamorato della principessa e che per lei si è tolto la vita.

La musica prende il ritmo e Salomè balla la danza dei sette veli e come un incantatore di serpenti incanta lo sguardo del re, e non solo … affascina i presenti in sala.


Ma i re non dovrebbero mai giurare, perché sono costretti a mantenere quello che dichiarano.
Così quando la fanciulla, non gli chiede di avere in dono metà del suo regno, o pavoni bianchi dai becchi dorati, o diademi e collane di perle, ma gli chiede come offerta la testa di Giovanni Battista su un vassoio d’argento, non sa che sta decretando anche la sua messa a morte.

Lo spettacolo, prodotto dal Centro Polivalente di Cultura Gruppo Abeliano, è interpretato da Vito Signorile (Erode) Massimo Triggiani (Giovanni), Enzo Sarcina (Giullare), Ivan Dell’Edera (Capitano), Antonella Racanelli (Erodiade), Serena Ventrella (Salomè), Fonte Fantasia (Schiava) e Patrizio Altieri, Sergio Antonacci e Vincenzo M. De Sario (soldati).

Lo spettacolo si avvale anche della partecipazione di Sabrina Speranza (coreografie), Michele Iannone (direttore di scena), Ottavia Dattolo, Vincenzo Mascoli, Michele Sivo e Angela Varvara (costumi) e Alessandro Amato (musiche originali).

Si replica venerdì, sabato e domenica.

Anna deMarzo

giovedì 6 novembre 2008

Bari - Gianrico Carofiglio 'Né qui né altrove. Una notte a Bari' scorci, colori e gli odori della nostra città


Ogni qualvolta qualche casa editrice manda in libreria un libro di Gianrico Carofiglio viene voglia di stappare una bottiglia.

I romanzi dello scrittore-senatore barese sono infatti merce rara, nel panorama noioso e inutilmente caotico dell’editoria italiana, dominata per lo più dalle peggiori sciocchezze americane.

L’ultimo volume arrivato in libreria nei primi giorni del mese di novembre si intitola: “Né qui né altrove. Una notte a Bari” (edizioni Laterza, pp.160, euro 10) ed è, per il lettore italiano, di particolare interesse, trattandosi della continuazione di quello che la casa editrice Laterza per la collana Contromano da anni ha promosso con alcuni scrittori che hanno fatto delle proprie città una guida letteraria.

Così per Carofiglio ci ritroviamo ancora una volta nel suggestivo panorama barese, una città da un clima di effervescenza e miseria ancora incombente. Una città in qualche modo giovane, piena di progetti astrusi e di segreti allegramente sbandierati. E per festeggiare questo feeling particolare fra Carofiglio e Bari la libreria Laterza ha organizzato una festa di lancio, in una notte lunga quanto una vigilia. Fuori un temporale si abbatteva fin dalle prime ore della sera, una pioggia attesa da mesi, la stessa attesa che si celava dietro l’evento dell’anno, il sesto libro di Carofiglio.

A far da padrone di casa in questa lunga notte, Alessandro Laterza: “ho desiderato la penna di Carofiglio perché ero sicuro della totale veridicità che lo scrittore avrebbe dato attraverso lo sguardo e la capacità di scrittura e di scorcio con delle rappresentazioni molto particolari degli ambienti in cui ci muoviamo quotidianamente. Una rappresentazione della città non persuasiva ma efficace nel dare i colori e gli odori della nostra città”.

A onor del vero, per questa prima, il pienone, come fu nel lontano 8 settembre 2006 alla libreria Feltrinelli, in occasione dell’uscita del suo terzo volume: “Ragionevoli dubbi”, non c’è stato, diciamo in fin dei conti che il tempo non è che sia stato tanto clemente con questa prima di “Né qui né altrove”. A far da sfondo a questa serata tutta barese-Carofiglio la proiezione del video del regista Mezzapesa, il quale mirabilmente in due minuti di proiezione è riuscito a riassumere mirabilmente il senso di questa città.

Anna Furlan

giovedì 30 ottobre 2008

Bari – Una città 'fantastica' e in chiaroscuro nel film 'Il passato è una terra straniera'


Un film sull’identità in un periodo in cui “di nuovo non sappiamo chi siamo e cosa vogliamo. Di nuovo chiamiamo paura la nostra infelicità”. Ambientato in una Bari “fantastica”.

Si potrebbe riassumere così, con queste parole del regista Daniele Vicari, l’essenza dell’attesissima riproposizione cinematografica del romanzo “Il passato è una terra straniera” scritto e, poi, sceneggiato (in collaborazione con Daniele Vicari, Massimo Gaudioso e il fratello Francesco Carofiglio) da Gianrico Carofiglio.

Dal libro alla pellicola - fino a poco tempo fa concorrente al Festival internazionale del Film di Roma e nelle sale a partire dal 31 Ottobre - il passaggio è stato diretto, come chiarisce il regista: “ ho scelto di realizzare Il passato è una terra straniera non perché avessi intenzione di fare un film su qualche libro di Carofiglio, ma perché in questo libro ho trovato una serie di elementi narrativi e spunti cinematografici molto interessanti e un valore universale nella storia”.

Una storia audace per alcune punte di violenza (tanto da essere vietato ai minori di 14 anni) che ha come protagonista Giorgio, interpretato da Elio Germano, un “bravo ragazzo”, laureando in giurisprudenza, fino all’incontro con Francesco (Michele Riondino) baro nel gioco d’azzardo nella Bari notturna della cattiva società, cocainomane e amante di “donne di lusso annoiate”.

È proprio la figura della donna, in un film sull’amicizia tra due uomini, ad affascinare e ad incuriosire, in quanto interpretata da attrici di rilievo come Valentina Lodovini (nel ruolo di Antonia) e definita da contorni evanescenti, da “pochissime pennellate che riescono a darle profondità”.

Ma nel film la prima donna è Bari, una città “immaginaria” in chiaroscuro, vista dal biancore del suo centro storico e dal buio dei suoi angoli nascosti.

Ha spiegato Daniele Vicari: “Mi sono spaventato perché la Bari attuale è il contrario della Bari degli anni ’80 descritta nel libro. È una città luminosa nonostante i suoi mille problemi”. Problemi che, addirittura, possono diventare virtù: il cantiere di piazza Cesare Battisti con il suo tanto contestato corridoio può diventare, infatti, lo sfondo più adatto a girare la scena finale del film.

“Era previsto girare la fine a Taranto, ma poi abbiamo trovato la location migliore affianco all’Università”, ha precisato il regista raccontando anche l’aneddoto del “camminamento di legno”, smontato per la sua pericolosità e poi rimontato ad hoc per le riprese.

Rimane da capire quanto sia diversa dal libro e quanto uguale al vero questa immagine di una Bari riflessa nello specchio dei suoi contrasti.

Marisa Della Gatta

sabato 25 ottobre 2008

Bari - Il ritorno di 'Capitan Fede' e dei 'Condotto 7' per una serata di grande rock


A pochi mesi dal magico concerto del 12 luglio, il rock del Liga torna ad infiammare il pubblico barese con lo spettacolo, in esclusiva per il Sud Italia, del celeberrimo chitarrista e cantautore bolognese Federico Poggipollini, meglio noto ai suoi fans ed a quelli di Luciano, come ”Capitan Fede”.e la più nota ed apprezzata Cover band pugliese di Ligabue, i “Condotto 7”.

Nella location del New Demodè, nei pressi dello stadio San Nicola, sono accorsi ieri sera, fin dalle ore 21,00, numerosissimi fans per poter godere di uno spettacolo davvero travolgente.
L’ora “X” è alle 22,30 quando i Condotto 7 aprono il concerto con “Lambrusco e pop corn”. Il pubblico è già in delirio dai primi brani che si susseguono grintosi e coinvolgenti.

Due ore di spettacolo di energia pura per una scaletta di circa 23 pezzi pescati tra il vastissimo repertorio del grande Luciano. Non sono mancati i più recenti successi del principe del rock italiano come “Il mio pensiero” ed “Il centro del mondo”, assieme alle immortali “Tra palco e realtà”, “Le donne lo sanno”, “Ballando sul mondo”, ”Happy hour”, fino a raggiungere l’apice del delirio con la travolgente “Urlando contro il cielo”.

I “Condotto 7” nascono a Bari nel 2004 e si distinguono subito dalle altre Cover di Ligabue, pugliesi e non, per lo stile autentico capace di firmare, pur prestando fede ai successi del rocker emiliano, ogni interpretazione con una propria impronta personalissima. La band è composta da Aldo La Sella (batteria), Mimmo Positano (chitarre e cori), Francesco Montrone (basso), Beppe Arnese (chitarre e cori), Nicola Pedone (tastiere) e da Antonio Cassano (voce e chitarra acustica nonchè personaggio simbolo della band), tutti magistralmente diretti dal general manager Dario Del Console.

Lo show è stato arricchito da momenti particolari ed emozionanti durante i quali Fede, impadronendosi della scena, ha regalato al pubblico i suoi pezzi di maggior successo quali “Bologna e piove”, “Il Chitarrista”, notissima cover del brano dell’indimenticato artista Ivan Graziani, “Tra di noi” ed “Indelebile”, interpretata in assolo.

Entrato a far parte, poco più che ventenne, della band dei Litfiba, Fede Poggipollini firma da ben quattordici anni, la propria immagine e la propria musica, come componente di spicco della band di Ligabue. Capitan Fede è anche un apprezzato cantautore ed attualmente sta lavorando al nuovo album “Trasversale”, la cui uscita inizialmente prevista, per i primi dell’anno in corso, è stata rinviata per problemi tecnici, a primi mesi del 2009.

Federico ha dichiarato, in più occasioni, di amare il pubblico pugliese che lo ha sempre accolto con calore ed affetto e pertanto, come può, non manca di offrirci il suo talento artistico, la sua voce ma soprattutto, il suono vibrante della sua chitarra. E’ infatti recente l’esibizione al Target Club di Bari, seguita all’elettrizzante serata sold out, assieme ai “Condotto 7”, alla festa della birra 2007 in Cassano delle Murge.

Ieri è stata una serata in musica molto appagante sul piano emotivo in cui gli artisti non si sono affatto risparmiati offrendo anima e cuore ai loro fans..

I Condotto 7 salutano il pubblico, in deroga alla scaletta, sulle note della dolcissima “Leggero”, magistralmente interpretata in acustica da Antonio Cassano. Un pezzo molto amato dai fans del Liga e profondo nel rappresentare le sensazioni di liberta, di quello stato di grazia di chi vive leggero, senza pensieri o patemi dell’anima, chimera per molti di noi, ma raggiungibile solo quando si è veramente felici.

Angela Ronchi

Sannicandro (Bari) - I Radiodervish aprono le porte del cuore con 'Betlemme concert for Life and Peace 2007'


Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari- 24 Ottobre 2008 –
Secondo appuntamento serale, per il progetto di residenza teatrale dei Radiodervish “ Le porte dell’occidente” realizzato nell’ambito dei “Teatri Abitati” .

I signori della world music, Nabil Salameh e Michele Lobaccaro, a distanza di dieci anni dal loro disco d’esordio ”Lingua contro lingua”, registrato nel Castello Episcopio di Grottaglie, tornano in un altro sito monumentale della nostra regione, stavolta non solo
per realizzare il loro prossimo album(previsto per fine 2009) ma per vivere realmente e condividere uno spazio, luogo d’ incontro e dialogo tra culture diverse. Una immaginaria “porta”, varco tra due mondi ancora lontani, l’Oriente e l’Occidente, a cui piace pensare come due emisferi cerebrali, armonicamente fusi per creare un individuo equilibrato.

Le “Porte dell’Occidente”, dicono Nabil e Michele, si svilupperà come un grande laboratorio teso ad incrementare un percorso di integrazione ancora lontano ma possibile, e per questo una particolare attenzione va rivolta alle nuove generazioni, più che mai interessate ad affrontare trasformazioni del tessuto culturale e sociale italiano che le generazioni precedenti difficilmente potevano immaginare, mediante seminari e workshop a loro dedicati .
Una nuova umanità, non più immaginata ma reale, dove le culture e le religioni dialoghino tra loro, arricchendosi reciprocamente, nel verbo di una nuova lingua del cuore .

All’interno della sala del Castello, in un’atmosfera intima e raccolta, i Radiodervish, alla presenza del giovane regista barese Pippo Mezzapesa, reduce dal successo all’ultimo Festival di Venezia con il suo primo lungometraggio “Pinuccio Lovero”, hanno accolto con entusiasmo i pochi presenti alla presentazione del documentario “ Betlemme concert for life and peace 2007” realizzato dal regista e da Enzo Piglionica al montaggio.

La pellicola, è stata realizzata con maestria e assoluta dedizione, lo scorso dicembre a Betlemme, in una tre giorni culminata con la partecipazione della formazione barese al Concerto di Natale.
Una sorta di reportage, a metà tra un documentario ed un video clip vero e proprio, dove le immagini dei luoghi santi, intrisi di malinconia e tristezza, scorrono veloci a ritmo della musica dei Radiodervish. Nabil e Michele Lobaccaro, raccontano commossi al pubbico la loro esperienza in un viaggio quasi irreale, a lungo immaginato ma finalmente diventato realtà.

Mezzapesa racconta di quel viaggio velocissimo ma cosi’ denso di significati per lui, dell’incontro e della conoscenza, avvenuta proprio in quei luoghi di Nabil e Michele, “ così difficili da seguire con la macchina da presa” proprio per l’entusiasmo ed il desiderio di conoscere che a volte, li spingeva a muoversi freneticamente. Fotogrammi della popolazione araba, dei mercati caratteristici di quei luoghi, volti segnati dal dolore di una guerra senza speranza, bambini pronti a dimenticare con un calcio di pallone, tra strade diroccate, dove la presenza delle forze dell’ordine è ormai parte della vita quotidiana.

Nabil, visibilmente commosso, racconta la sensazione di “sentire la terra più pesante, perché in ogni mio passo vivevo la storia di un popolo esiliato”, il popolo palestinese, appartenente a quel “mondo degli spettri” a cui egli stesso apparteneva .
Rivivo nell’immaginazione le mie generazioni passate, dice Nabil, “ogni cosa mi sembrava più densa, forse rivivevo nella memoria quel 1948, anno in cui i miei genitori fuggirono da Jaffa “. Una leggera amarezza per essere in un luogo che forse, i suoi genitori, ormai anziani non rivedranno mai più, la sensazione forse “di aver loro rubato qualcosa “.

Mezzapesa, racconta entusiasta, dei vicoli chiaroscurali e dei “volti pasoliniani” incontrati per le strade, del senso di oppressione avvertito dinanzi al Muro del Pianto, algido ed invalicabile, “grigio e desolato, dalla parte palestinese, colorato ed affrescato con murales, da quella israeliana, quasi a voler rimuovere la vergogna di quell’assurda barriera di divisione” . Momenti di intensa emozione sono avvenuti nell’incontro con la cantante israeliana Noa, accompagnata da Zohar Fresco, in un’abbraccio immortalato dalla videocamera di Mezzapesa , costretto a “correre all’impazzata per cogliere al meglio le magiche immagini di quel momento, nel quale per un ’attimo ho avvertito la paura di poter morire , essendo circondati dalle forze militari “.

Immagini non contaminate, testimoni di un mondo a noi lontano, che a volte pensiamo possa esistere solo nelle immagini di un telegiornale, asserisce Lobaccaro, in una “terra di confine, Gerusalemme, dove a pochi metri di distanza convivono la Chiesa della Natività, con il Muro del Pianto e la Moschea di Al Axa , in un intreccio di contraddizioni “ .

La serata prosegue, in un crescendo di emozioni, con la proiezione del videoclip “ Amara Terra mia”, realizzato in Salento con la regia di Franco Battiato e prodotto dalla prestigiosa etichetta discografica Radiofandango (distr.Edel).

Un sottile nesso lega le due pellicole, in due luoghi, apparentemente distanti ma accomunati da quel fenomeno dell’ emigrazione di cui noi stessi nel nostro Sud siamo stati protagonisti, una terra di confine, di approdo per tanti che sperano di trovare in Italia spazi e dignità di vita .

Claudia Mastrorilli

giovedì 23 ottobre 2008

Bari - Livio Minafra, pianista di raffinato talento, ha presentato il suo ultimo album 'La fiamma e il cristallo'


Da ieri è nei negozi “La fiamma e il critallo”, l’atteso secondo nuovo album di Livio Minafra, uno dei più giovani e talentuosi jazzisti che la Puglia possa vantare in questi ultimi anni, pubblicato da Enja.

Presentato negli spazi della libreria Feltrinelli, il giovane autore ha dialogato con il giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno Ugo Sbisà, oltre a cimentarsi nell’esecuzione di alcuni suoi brani tutti di sua composizione contenuti nel nuovo album.

Il titolo del cd, come ha spiegato Minafra, ha un significato specifico.

Per il giovane compositore l’ordine nella nostra vita è difficile da comprendere, mentre nel disordine si trova l’ordine. Ha proseguito nel dichiarare che la personalità di ognuno, più è definita più è complessa e, che pertanto deve essere contrastata per essere completa.

“La fiamma e il cristallo” quindi, è un titolo che sa di caldo e che sa di freddo, sono la testimonianza che per essere se stessi bisogna essere in contrasto con se stessi.

Non a caso ascoltando il disco si potranno percepire atmosfere bianche e altre di un arancio sulfureo. Il suo lavoro è un qualcosa dove non si conoscono i medi ma i contrasti.

Rispetto al primo disco che sembrava più libero questo appare più meditato più ricercato e ponderato. Livio Minafra ha un modo tutto suo di librare i pensieri e le parole, i suoi ragionamenti raggiungono un autismo particolare dove i tempi della musica dettano il suo modo di giocare con essa.

Livio Minafra insieme a Giovanni Allevi ha reso il mondo della musica classica meno concettuale, non è più quel mondo devoto e rivolto all’indietro, ma cerca canali comunicativi con i giovani, il pubblico di oggi. Minafra a detta nostra è un pianista di raffinato talento, contamina i confini tra classica, pop e jazz. Operazione a volte snobbata dai “puristi”, che la considerano troppo commerciale.

Anna Furlan

domenica 19 ottobre 2008

Bari - ‘Lezione Ventuno’ di Alessandro Baricco, un viaggio fantastico per parlare di amore, gioventù e morte


Il secondo appuntamento per la nona edizione di ‘Pellicole a colloquio’ alla Feltrinelli di Bari, vedono l’ eclettico, scrittore, musicista ed ora anche regista Alessandro Baricco accompagnato dal produttore barese Domenico Procacci, per presentare il loro ultimo lavoro cinematografico “Lezione Ventuno”.

Sono le ore 12.00 di un sabato, alla libreria Feltrinelli di Bari, non molta affollata come le altre volte , ma quelle presenti pronte e partecipi a far domande allo scrittore torinese, non sul suo ultimo lavoro, poiché la programmazione del film è prevista il giorno seguente, ma curiosi di conoscere il pensiero di Barrico, come se fosse la bocca della verità e potesse elargire responsi ai loro quesiti esistenziali.

Ma il pensiero filosofico del Baricco si limita a estendere concetti già espressi da altri anche parlando per metafore e quando gli si chiede perché un film incardinato sulla Nona sinfonia di Beethoven lui risponde “perché è una bella storia, ricostruita negli anni e poi perché “senza musica la vita sarebbe un errore (pensiero di Friedrich Nietzsche )”.

Così inizia a spiegare il suo ultimo lavoro cinematografico, un film dove il personaggio, Mandrian Kilroy, un professore universitario inglese eccentrico quanto geniale è impegnato a smontare una serie di capolavori, 141 per l’esattezza, che ritiene non siano stati tali.

Ma la caratteristica del film è che fa perno su piani temporali diversi, e come una macchina del tempo viaggia ora indietro e ora in avanti raccontando storie che confluiscono in un solo film.
Si va nel passato raccontando il pomeriggio del 7 maggio del 1824, quando venne eseguita la prima esecuzione della Nona sinfonia a Vienna.

Si ritorna ai giorni nostro dove Martha, la pupilla del professore Kilroy ormai scomparso dalla scena universitaria, lo cerca per ascoltare dalla sua voce il finale della sua lezione più bella.

A sua volta si intreccia un’altra storia ambientata nel 1824, quella di un giovane musicista, Hans Peters che muore assiderato suonando il suo violino su un lago ghiacciato, mentre per tutta la notte era stato protetto dai folletti della montagna.

“Sono tre vicende che si incrociano con una struttura semplice e fiabesca, grazie soprattutto ai luoghi dove è stato girato il film – prosegue Baricco – che rendono le inquadrature simili a quadri”.

Il mondo creato da Baricco è fatto di immagini meravigliose ricche di atmosfere oniriche, in un mondo che non localizzi e non è un immaginario italiano, composto solo da qualche frase che ti danno il senso del racconto.

Un libro scritto per trarne un film che il produttore Procacci ha colto al volo pensando di produrlo anche per l’estero, infatti il cast è inglese ed è girato in lingua inglese, pertanto non si dovrà ricorrere al doppiaggio.

Protagonista incondizionato dell’ opera cinematografica è la “Musica”, dove oltre ai brani di Beethoven si avrà il piacere di ascoltare pezzi di Vivaldi, Rossini, Strauss ma come si potrà constatare i concetti principali su cui poggia il film, saranno i temi tanto cari a Baricco : la giovinezza, la bellezza, la creatività e la morte.

E le domande che il pubblico pongono a Barrico vertono sui giovani e sul loro futuro incerto.
Ma lo scrittore spiega che il suo lavoro non è un impegno civile ma quello che si sente da dire è già stato detto da Karol Wojtyla “Non abbiate paura” .

Le paure di oggi saranno sicuramente diverse fra 20 anni, ma quelle di oggi sono a cura di un sistema che tende a far avere paura, proponendo le problematiche del clima, delle borse, delle guerre, con il solo scopo di tenerci tutti a bada.
Pertanto quello che Baricco tende a consigliare è “non combattere battaglie che vi consegnano, ma abbiate il coraggio di combattere battaglie vostre”.

“Non arrendersi alla barbarie ma dare un equilibrio alla barbarie”.

Anna deMarzo