PHOTOGALLERY by Egidio Magnani

Powered By Blogger
Visualizzazione post con etichetta Danza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Danza. Mostra tutti i post

lunedì 22 ottobre 2007

Bari - La seducente danza di LAMIA SAFIEDDINE : un omaggio alle donne del Maghreb


Il 4° appuntamento del Festival Interetnico di musica e teatro “Soul Makossa” si è tenuto domenica 21 ottobre 2007 presso il teatro Kismet di Bari, in collaborazione con l’Associazione algerina Feda. Protagonisti Lamia Safieddine con le sue danze e coreografie e l’Ensemble Assil: voce, qanoun, percussioni.Lo spettacolo ha rappresentato un “omaggio alla donna del Maghreb e del mondo arabo attraverso le danze e i ritmi ancestrali che vengono da una tradizione antichissima” .Si pensa che l’origine di queste danze si trovi nei riti di fertilità, che sia associata alla religione come anche all’esoterismo; è per questo, probabilmente che non ha importanza il fisico della donna, quanto la sua capacità di esprimere sensualità, vitalità, femminilità.Esistono diversi stili, che cambiano in base al paese d’origine e che Lamia Safieddine è riuscita a mescolare: la danza andalouse, sviluppatasi nelle città, sinuosa e antica; la danza Chaabi, più popolare, nata nei centri rurali; la danza araba classica, più comune nel Marocco; la danza saharienne del sud Maghreb, tutte con lo scopo di dare libero sfogo all’espressività, all’emozione durante eventi importanti quali la nascita, la semina, il raccolto, il matrimonio…Nata nella ex Guinea francese, ha vissuto tra Marocco, Libano, Costa d’Avorio, Belgio, Brasile, finchè si è stabilita in Francia nel 1990, dove insegna teatro danza.Oggi mette in scena uno stile particolare “La Danza Araba Contemporanea”, di elegante gestualità e seducente comunicatività del viso.Accanto a lei L’Ensemble Assil: Miloudi Ben Sliman, voce e percussioni (la Tabla egiziana o Darbuka, a forma di calice, solitamente in terracotta, legno o metallo), è direttore dell’associazione Bled – Arts, orientata a preservare il patrimonio musicale e tradizionale orientale; Hend Zouari, voce e qanoun (strumento a corda fatto di ottone e legno, di forma trapezoidale); Fairouz Dahmani, la voce principale.
Diana Rodi

sabato 5 maggio 2007

Emotion ,armonia ed evoluzione con i colori fluttuanti della Trisha Brown Dance Company


Il 3 maggio, per la Nuova Produzione della Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari, è andato in scena al teatro Piccinni uno spettacolo di danza contemporanea della Trisha Brown Dance Company. Un trittico di straordinarie coreografie, dai titoli “Set and Reset”, capolavoro del 1983, ed i più recenti “Present Tense”e “Groove and countermove”. Coreografie di Trisha Brown, interpretate da Sandra Grinberg, Hyun-Jin Jung, Todd McQuade, Leah Morrison, Melinda Myers, Tony Orrico, Tamara Riewe, Judith Sanchez Ruiz, Todd Lawrence Stone.Fondata negli anni ’70, la Trisha Brown Dance Company, ha iniziato la sua attività con esibizioni in luoghi underground a Soho. Oggi la compagnia riempie i teatri più famosi di New York, Parigi, Londra ed altre capitali.Leader indiscussa della coreografia astratta, Trisha Brown porta in scena un linguaggio esclusivo della danza post-moderna, che amalgama precisione, severità e limpidezza dei movimenti. Per creare e riprodurre così, l’anima cult delle correnti artistiche nate negli Stati Uniti tra gli anni sessanta e settanta, conseguenti all’esplorazione di codici extraformali dell’arte della danza.Set and Reset (1983)Coreografia di Trisha Brown. Scene di Robert Rauschenberg. Musica di Laurie Anderson. Luci di Beverly Emmons.Geometria. Grigio. Concentrazione. Cinereo. Si grigio. Grey. La geometria prende altre forme. Thinking. Immagini in movimento, in bianco e nero, proiettate su due piramidi ed un parallelepipedo in sospensione, lusingano i delicati e seducenti movimenti dei danzatori in un persistente habitat grigio. Ma è razionale, tutto è sicuramente un necessario contrario del totale. I movimenti sono regolari, lanciati in un equilibrio astratto, eppur tangibile. Rigore e geometrie, armonia ed evoluzione. “Set and reset” è il capolavoro che ha reso celebre la coreografa Trisha Brown a livello internazionale. La nitidezza della performance è resa tale anche grazie alla musica di Laurie Anderson, commissionata dalla stessa Trisha Brown Company.Present tense (2003)Coreografia di Trisha Brown. Musica di John Cage. Luci di Jennifer Tipton. Scene e costumi di Elizabeth Murray.Ed ora colore. Puro. Capovolgimento. Verve. Aria. Emotion. Un’intensa esposizione emozionale prevale nella gestualità ritmica ed eufonica dei ballerini, in una sorta di distrazione sospesa. Dancers come disegni definitivi riempiono il palcoscenico, intrecciandosi e scontrandosi in uno spazio che diventa ipoteticamente termogeno, a causa del rosso esplosivo. Resi uniformi quindi, in una specie di macchia rosso corallo, fluttuante nell’arancione, gli artisti continuano la performance mettendo sottosopra le sensazioni visive. Continuamente. Obliquamente. Ed è poiesis.Groove and countermove (2000)Coreografia di Trisha Brown. Musica di Dave Douglas. Scene e costumi di Terry Winters. Luci di Jennifer Tipton.Concettuale. Colore. Cromatico. Velocità. Fuori e dentro. Animoso. Swinging. What? Continuità. La lezione del colore come deflagrazione armoniosa e iperreale, continua ed accelera in questa terza performance. Note di jazz puro svelano gli intrecci e le antinomie di un gruppo di ballerini, visivamente, apparentemente coeso, ma con un’eccezionale individualità, più che marcata dai vivacissimi colori diversi dei costumi di scena. Intense le contrapposizioni che si snodano tra un ballerino ed il suo gruppo, tra danza e musica, tra compagine e specificità. Sullo sfondo la scenografia ci conduce in un qualificante disegno intellettivo, intricato appunto, mostrandoci ogni tipo d’intelaiatura e ragnatela. Movimenti aerei all’unisono o individuali inventano realisticamente una sorta di atmosfera ipnotica, dove il finale riesce a farci accettare, che le quinte teatrali non sono altro che un’invenzione mentale.
Deborah Brivitello

giovedì 12 aprile 2007

Lindsay Kemp - L'Uccello di Fuoco in scena


E’andato in scena dal 10 all’11 aprile al Teatro Traetta di Bitonto lo spettacolo del Balletto del Sud che ha presentato “L’Uccello di Fuoco” con coreografie del salentino Fredy Franzutti su musiche del maestro russo Igor Stravinskij.Il primo tempo ha disorientato un po’ lo spettatore perché la compagnia ha presentato una rappresentazione che esulava dal contesto del programma, infatti ha offerto momenti di danza classica e moderna, con rappresentazione di tecniche di pantomima, per omaggiare il coreografo Michel Fokine. Così nell’arco di mezz’ora si è potuto apprezzare il classico balletto con passi a due, o uno dei primi balletti creati dal coreografo russo “Petrouchka” storia di una marionetta, non tanto distante da quella di Pinocchio, con movenze che rivelano la sua natura di burattino, danzate su l’inusuale musica di Giuseppe Verdi “Va pensiero”, al più classico dei balletti “La morte del cigno”.Il secondo tempo ha previsto la rappresentazione del “L’Uccello di Fuoco”, dove il coreografo Franzutti ha immaginato il giovane principe Ivan Tsarevich, interpretato dallo scattante e muscoloso Luca Condello ,ispirandosi al personaggio di Conan il Barbaro, con tanto di elmo con grosse corna.L’Uccello di Fuoco è stato interpretato dalla leggiadria di Daniela Marrone, mentre la principessa da Tsarevna dalla ballerina Iscra Stoyanova.Un cammeo l’interpretazione di Lindsay Kemp che impersonava il perfido mago Katschei, con tanto di unghie lunghe, lingua e occhi rossi e privo di capelli tanto da assomigliare all’agghiacciante vampiro Nosferatu.L’Uccello di Fuoco è una fiaba della tradizione russa che il maestro Igor Stravinskij compose nel 1910 e gli diede una immediata notorietà, reinventando il genere del balletto.Tratta l’avventura del principe Ivan che grazie all’aiuto del magico uccello dalle piume di fuoco, riesce a liberare le 12 principesse prigioniere dell’immortale mago Katshei dalle dite verdi, rompendo lo scrigno-uovo provocando la morte del mago e la fine dell’incantesimo.Il principe così sposò la sua principessa.Da menzionare anche tutti componenti del corpo di ballo da: le principesse: Anna Gaiano, Alessandra Minichini, Juliana Sanvicente, Annalisa Tinessa, Johanna WaldorfI seguaci di Katscheij: Daniele Chiodo, Ignazio Ferracane, Luca Lago, German Marina, Giuseppe RoffoLe streghe: Dalila Tondo, Denis Madaro, Silvia Catalano.Le scene di Francesco Palma, i costumi di Maria Sonia del Pontes, le luci a cura di Sabina Fracassi, Piero Calò
Anna DeMarzo

mercoledì 21 marzo 2007

Il Flamenco Caliente di Antonio Marquez

Marquez porta il Flamenco nella Puglia dal Cuore “caliente”. Due serate all’insegna della famosa danza gitana in programma il 19 e 20 marzo al Teatro Piccinni di Bari all’interno della stagione della Camerata Musicale Barese.Sul palcoscenico la “Compagnia di Danza di Antonio Marquez”. Che ha presentato “Despues de Carmen” di Gorge Bizet, in prima rappresentazione a Bari, “Vida Breve” di Manuel De Falla e “Bolero” di Ravel, tre coreografie che portano la firma di Marquez. E’ lui l’immagine più vera, autentica del Flamenco: Antonio Marquez. E’ lui l’ultimo dei bailaor di Spagna, custode di una tradizione che lega ai passi di una danza coinvolgente e passionale, l’espressione di un popolo, la sua cultura, le sue radici. La Spagna di Antonio Marquez, uno dei più grandi artisti della cultura flamenco, è tutta racchiusa in questo suo ultimo spettacolo. Quarantenne, considerato il “bello” del flamenco per il suo fascino latino. Divo da grandi folle a livello internazionale, Marquez è arrivato a Bari con la compagnia di danza che porta il suo nome composta da 13 ballerini, il cantante Manuel Losada e il chitarrista Antonio Sanchez e un programma straordinariamente sensuale.Dicono le biografie che da bambino, prima di intraprendere gli studi di danza, l’artista Sivigliano, oggi 44enne, volesse diventare un torero.Ed è proprio la danza che ora gli permette di vivere almeno sul palcoscenico il suo sogno infantile.Nella prima parte dello spettacolo l’artista interpreta Escamillo, il torero innamorato di Carmen e da lei ricambiato.Nella seconda parte la trama narrativa di la “Vida Breve” vede ancora protagonista una giovane e bella gitana, che intreccia una storia d’amore con un ingrato signorotto. Per questa composizione di Manuel De Falla divenuto celebre per aver restituito nobiltà alla chitarra come strumento capace di dare anima a qualsiasi brano, Marquez ha realizzato una speciale coreografia rappresentata la prima volta al Teatro Reale di Madrid nel 2001. Il Bolero di Ravel scelto per il gran finale, è l’apoteosi della potenza espressiva, grazie al rapimento ipnotico indotto dal tema ripetuto ossessivamente in crescendo e sempre con maggior presenza di strumenti: fra i diversi gruppi di ballerini spicca un misterioso solista, impersonato da Marquez e circondato da un’aria nebulosa e spettrale.Tre storie, tre opere di grande forza espressiva, dunque, in uno spettacolo di pura danza in cui amore, passione e intensità emotiva celebrano i dieci anni di carriera di Antonio Marquez e della sua compagnia, applauditi nei teatri di mezzo mondo.
Maria Caravella

venerdì 5 gennaio 2007

Sutra Natianjali, la danza indiana incontra la Puglia


Che la Puglia è considerata la regione che funge da ponte tra Occidente e Oriente, lo si è potuto tastare con mano ieri sera 4 gennaio, al secondo appuntamento della seconda edizione “di Suoni e di Danze” presso l’Auditorium Diocesano Vallisa, con lo spettacolo “SUTRA Natianjali” con Luisa Spagna e Paolo Pacciolla.Sutra è un’associazione artistica con la quale i due artisti presentano i loro lavori concentrando in maniera armonica la cultura dell’arte indiana, quella dell’arte occidentale completandola con le proprie creazioni artistiche.Sutra è una breve massima che esprime una norma di vita o una sentenza filosofica ed è il filo conduttore dello spettacolo che racchiude il sacro ed elementi di vita quotidiana.Lo spettacolo ha visto la raffigurazione di due stili rappresentativi dell’arte indiana : la danza chhau di Sereikella ed il dhrupad pakhawaj.Seraikella è un distretto dell’India centro-orientale nello stato di Jahrkhand, mentre la danza chhaud (significa ombra, maschera), è una danza caratterizzata per l’appunto dall’uso di maschere che variano a secondo dello stato d’animo che si vuole esprimere o dai personaggi che si vogliono interpretare, maschere abbellite da perle e strass, ma è anche una danza che comprende esercizi di arte marziale e che richiede pertanto molta energia ed autocontrollo del corpo. Il tutto ben interpretato da Luisa Spagna che da anni si dedica allo studio e alla ricerca di questa danza, lavorando con i maestri indiani per apprendere sempre più le varie tecniche interpretative.La seconda parte dello spettacolo ha visto l’artista Paolo Pacciolla suonare vari strumenti a percussione che uniscono l’arte indiana e quella persiana.Il pakhawaj assiema alla cetra vina è il tamburo principale della musica devozionale indiana usato nel dhrupad che è il genere più antico della musica colta dell’India, influenzato dalle pratiche dello yoga del suono.L’ascolto di questa musica riesce a trascendere l’aspetto terreno fino a raggiungere quello introspettivo e meditativo, il tutto alternato da mantra tantrici che invocano gli dei per attingere il loro potere magico come il dio Ganesh e Shiva.Spettacolo interessante che ha permesso ai presenti di conoscere un’arte così lontana dal nostro stile come è stato molto apprezzato la lezione pubblica e gratuita di danza indiana tenuta da Luisa Spagna nello Spazio Giovani a Bari, prima della rappresentazione.
Anna DeMarzo

domenica 31 dicembre 2006

Reperto #01


In scena il 29 dicembre ore 21.00 nell’Auditorium della Cittadella della Cultura – Archivio di Stato – a Bari, lo spettacolo di teatro-danza dal titolo “Reperto #01” una produzione Kataklisma Teatro (Roma), di e con Elvira Frosini e con Giacomo Calabrese.Lo spettacolo “Reperto #01” è sorretto dalla regia di Elvira Frosini. Coreografa e danzatrice, regista e performer, Elvira ha intrapreso una suo viaggio all’interno di policromi linguaggi del teatro-danza giungendo ad un suo personalissimo lavoro del corpo quasi monocromatico per la pulizia nuda e rigorosa della rappresentazione. Portare il corpo in scena come pulizia e linearità, questa la sperimentazione del teatro della Frosoni. Così si legge che il lavoro da lei collaudato “attraversa e utilizza vari generi e sfugge programmaticamente ad una classificazione. Si concentra di volta in volta su linee e campi di ricerca, con il denominatore comune di una riflessione sulla comunicazione, sulla distruzione e ricostruzione temporanea del contesto, sulla fluttuazione del senso.” E poi ancora: “il lavoro sul corpo è nella direzione di un’ abbandono di schemi fissi, potenziale punto di deflagrazione”. Interessante produzione di una precisa elaborazione scenica “concettuale”. Giacomo Calabrese invece, coreografo e videomaker, forte della sua mimica facciale (oltre che del corpo), interpreta perfettamente la “fluttuazione del senso” sostenuta dalla regista. Interessante il quadro scenico di una plausibile fretta cosmica, avvalorata anche verbalmente con il ripetuto “E’ tardi adesso vado”. Lo spettacolo ben si integra nella location della Cittadella della Cultura di Bari, dove l’arte concettuale è espressione in tutte le sue convenzioni e aspetti. La rappresentazione peculiare e straordinaria dal punto di vista dell’intento, è risultata forse molto più apprezzabile dal punto di vista fotografico che dal vivo. Il cellophane in cui si è inglobati è assolutamente puro e schietto, la contaminazione umana e materiale è fotograficamente riuscita. Ottime luci ed ombre hanno completato la sostanzialità fisica ed allo stesso tempo astratta.Perfettamente assorbiti dal luogo notevolmente interessante, dove trova consenso il generoso bluff artistico-sperimentale, non è mancata la parte di pubblico arrivata con il solito ritardo “concettuale”, entrando anche a spettacolo già iniziato. Probabilmente sono concettuali anche le ridicole suonerie dei telefoni che squillano durante lo spettacolo. Dopotutto vista anche la gratuità (giusta) dell’evento, s’intuisce che questo progetto fa parte di un disegno culturale sostanziale finanziato da soluzioni concrete e tangibili. Allora appuntamento alla Cittadella della Cultura per altri eventi interessanti di arte concettuale. Il concetto di qualità però a volte si perde in qualche cartone, lasciato fuori, altrove.
Deborah Brivitello