PHOTOGALLERY by Egidio Magnani

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domenica 20 gennaio 2008

Bitonto (Bari) - Angela Finocchiaro in 'Miss Universo'


Uno, due, tre ma molto di più i personaggi che la bravissima Angela Finocchiaro porta in scena al Teatro Traetta di Bitonto, Miss Universo per la regia di Cristina Pezzoli, da sola per circa 100 minuti senza interruzione, senza neanche prender fiato con la sola mimica facciale e corporea (che tanto la caratterizza) ed il cambio della tonalità della voce, il tutto per parlare di Laura, donna depressa sull’orlo di una crisi nervosa e fisicamente anche sull’orlo di una finestra che tenta il suicidio.

La Finocchiaro con la sua interpretazione recitativa ma soprattutto con la sua intelligenza ama calcare il palcoscenico portando personaggi disperati e tormentati ma con quel pizzico di autoironia tanto da sdrammatizzare e trascinare lo spettatore alla risata.

Un palcoscenico scarno dove il solo gioco di luci sembra offrire il movimento e lei con pantaloni e casacca sblusata, incarna tutte quelle donne sulla soglia della cinquantina single “per colpa degli altri” ipocondriache, insicure tanto che per paura della disapprovazione preferiscono perdere pezzi di sé stessi, e aumentare sempre più la propria disistima.

Il tutto accade un giorno in uno studio di un dermatologo, medico di Laura che ritarda all’appuntamento con la sua paziente.
Nell’ attesa Laura fa un viaggio imprevisto con la sua mente e scopre con sorpresa che è una donna divisa in due, perche un’altra sé stessa la guarda e la giudica, come se fosse all’esterno del suo corpo, e tenta di smuoverla da quella sua eterna insicurezza, provando a farle capire che le sue non sono malattie ma solo fobie e cerca di spronarla a non trovare scuse per non avere un uomo accanto a sé.
Nel frattempo altri personaggi anche se sembrano non avere niente in comune, ma solo il finale farà vedere il filo conduttore che li lega, si alternando come un caleidoscopio sul palcoscenico e un gioco più grande segnerà per sempre non solo il loro destino, ma anche quello dell’intera Umanità.

Così un medico ”idiota” che tenta inutilmente di mettersi in contatto con l’antennista perché il suo VHS non funziona e non può registrare le puntate di un documentario storico, tarda all’appuntamento con la sua paziente.
L’antennista, che doveva andare dal medico, Davide Moretto di Cesano vince ad un Gratta e Vinci e vuole dare un cambio alla sua vita ma nel frattempo di domanda perché proprio lui ha vinto, lui che non ha fatto proprio niente per meritarlo e rivolge il suo interrogativo, questa sua preghiera a Dio.

Dio incarna non l’essere supremo della creazione ma bensì un manutentore dell’Universo, stanco di correre da una parte all’altra, con le scarpe antinfortunistiche luminose, per aggiustare quello che nel frattempo durante l’eternità si danneggia.
E così mentre una galassia sta per collassare e vanno a lamentarsi da lui gli dei degli universi potenziali, quelli che agiscono con il …si potrebbe fare … si potrebbe desiderare e …si potrebbe dire, Dio sente la voce di Davide Moretto che come un tormentone lo assilla con la sua domanda : “Perché proprio io ho vinto al Gratta e Vinci?”.
Nel frattempo Laura dialoga con sé stessa e scopre forse che la causa della sua vulnerabilità è stata sua nonna che le raccontava, paragonando la sua nipotina alla storia dell’uccellino che non sapeva cantare e veniva allontanato da tutti, l’unico ad apprezzarlo un rospo più stonato di lui.

Ma Laura le chiedeva : “Perché nonna per incoraggiarmi non mi racconti la storia del brutto anatroccolo?” - e lei dal canto suo rispondeva : “A questo mondo c’è posto per tutti ma un conto è generare aspettative”.
Le parole feriscono più di una spada e quelle della nonna ferirono nel profondo l’animo di Laura portandolo in uno stato di angoscia, rendendola vulnerabile e schizofrenica.

Ma grazie agli dei degli universi paralleli che impersonano : il dio dell’occasione da prendere al volo, della verità tutta , dell’indipendenza del parere altrui, del sapersi immaginare un’altra vita e dell’amore ideale, la sua vita prenderà un’altra strada.

Anna deMarzo

domenica 18 novembre 2007

Zucchero Adelmo Fornaciari ha acceso un diavolo in … noi



Il freddo e la pioggia di ieri non ha fatto desistere le migliaia di persone che pazientemente in coda hanno atteso di entrare al Pala San Giacomo di Conversano colmandolo in ogni ordine di posto, per ascoltare uno dei più apprezzati cantanti italiani Adelmo Fornaciari in arte Zucchero.La guest star che ha aperto il concerto è stata Irene Fornaciari, figlia del talentuoso bluesman, che accompagna il padre nei suoi concerti. Una ragazza dai lunghi capelli castani , dal volto semplice e con addosso un nome ingombrante, ma che si è dimostrata all’altezza cantando 5 canzoni con il solo accompagnamento della chitarra acustica suonata da Massimo Bartolino, dimostrando di avere una bella e possente voce.Al termine della sua interpretazione dietro ad un tendaggio argentato che pian piano si è alzato è apparso lui il “re del blues” alias Zucchero e proprio come un re si è presentato seduto su un trono e con chitarra in mano ha iniziato a cantare la canzone di apertura di tutti i suoi concerti “Dune Mosse”, un omaggio a Miles David.Atmosfera ovattata grazie anche al gioco di luci ed ugualmente un gioco la scenografia dove dal soffitto pendevano enormi candelabri di cristallo e in maniera quasi casuale erano disposti antichi grammofoni e voluminosi bauli che raccolgono i ricordi di una lunga vita e che fanno pensare al trascorrere del tempo.Un gioco anche le giacche indossate dai musicisti stile The Beatles in Sargent Peppers.E il concerto di Zucchero è stato proprio questo riproporre le sue canzoni che con il passare del tempo non tramontano mai miscelandole con quelle del suo ultimo album “Fly” ed infatti prosegue con … un viaggio in fondo ai tuoi “Occhi”, “Quanti anni ho” , “Bacco perbacco”, per poi abbandonare il trono invitando a ballare e a cantare con lui con “Kilo”, “Cuba Libre”, “Baila”, “Overdose (d’amore)”, “Il mare impetuoso al tramonto”, “Con le mani” e poi ha saluto i presenti con la sua famosa frase “che Dio vi benedica” e “salutami i tuoi”.Il concerto sembrava essere terminato ma il pubblico non ha lasciato il suo posto e lo ha chiamato invitandolo a ritornare sul palco e lui non si è fatto attendere.Ha voluto omaggiare un amico che non c’è più , un amico che ha cantato e ha lavorato con lui, Luciano Pavorotti, intonando la canzone “Miserere”, mentre sui piccoli schermi venivano trasmesse le immagine del grande big Luciano. Standing ovation da parte di tutti i presenti per onorare un altro grande della musica italiana ed internazionale. Dopo il momento commovente del ricordo, Zucchero ha incalzando il ritmo infiammando gli animi con un “Diavolo in me” per poi scatenarsi e incitando tutti con “Solo una sana e consapevole libidine..” ritornando per magia al suo amato blues con “Hey man”.Saluta di nuovo tutti e va via, ma il pubblico ancora una volta resta incrollabile al suo posto ed è costretto a riuscire per fare il bis del bis proponendo l’ultima canzone “You are so beatiful” e presentando i musicisti che lo hanno accompagnato in questo tour.Il bluesman emiliano schiera alle tastiere David Sancious, alle chitarre il fido Mario Schilirò e Kat Dyson, alla batteria Adriano Molinari, Polo Jones al basso e la potente vocalist Sara Grimaldi, saluta ancora una volta il pubblico con “Che Dio vi benedica” e “Saluta i tuoi”.Due ore di concerto, travolgente ed appassionante, Zucchero non ha concesso soste ai suoi musicisti e al pubblico trascinandolo in un vortice emozionante e toccante.Si accendono le luci nel Pala San Giacomo ad indicare che il concerto è davvero finito.Non posso che concludere con un “Grazie” Zucchero, per la dolcezza che ci hai trasmesso e le emozioni che ci hai donato.
Anna deMarzo

sabato 10 novembre 2007

Bari - La magica alchimia sonora di Teatro Di Cagno - Bari 9 novembre 2007- alla XXII edizione del Time Zones



Teatro Di Cagno - Bari 9 novembre 2007- La scena musicale early 80’s, quasi orfana del punk, si affaccia timidamente a un fluido ed ardente movimento nel quale nuove prepotenti correnti espressive, provenienti soprattutto dall’Inghilterra, permearono di rinnovato vigore la scena musicale. Dalle tenebre del dark-rock caratterizzato da linee depresse e suoni claustrofobici, nasce il cosiddetto dream-pop, genere teso alla fusione di sperimentazioni post - punk e linee melodiche, di cui sicuramente Robin Guthrie, insieme all’inimitabile voce di Elizabeth Frazer (di cui si è detto “se Dio avesse una voce, sarebbe la sua) e al basso e alla batteria di Simon Raymonde (che sostituì Will Heggie), è stato il precursore fondatore con il progetto Cocteau Twins.Il trio scozzese, divenne ben presto uno dei maggiori gruppi di culto dell’underground britannico degli Anni ’80. Grazie al loro sound ipnotico e visionario, diedero vita ad album memorabili come “Garlands”, “Head Over Heels”, ”Lullabies”,” Peppermint pig”, “Victorialand ” e “Treasure”. Le sonorità rarefatte della formazione scozzese, caratterizzata da suoni eterei ed onirici ricreati dai morbidi arpeggi della chitarra di Guthrie sui quali magistralmente si poggiava la cristallina voce di Elizabeth Frazer (grande fan di Siouxie), crearono un sound ben presto emulato da molte formazioni dell’epoca, dando così linfa vitale alle produzioni discografiche della mitica 4AD Records, etichetta discografica indipendente britannica fondata nel 1979 da Ivo Watts-Russel e Peter Kent .In molti ne hanno emulato lo stile (Felt, Gun Club, Ian McCulloch, e Lush), ma la tecnica ed il tocco di Robin Guthrie rimangono unici e inimitabili. Ad aprire la ventiduesima edizione del festival Time Zones, con la direzione artistica di Gianluigi Trevisi, è toccato proprio al quarantacinquenne chitarrista e polistrumentista scozzese, in una location alquanto insolita: il Teatro Di Cagno. Purtroppo, per cause indipendenti dalla volontà degli organizzatori, la performance del newyorkese William Basinsky, guru dei loops e delle contaminazioni elettroniche, è stata annullata.Robin Guthrie, da sempre avvezzo alle sperimentazioni musicali più estreme, successivamente allo scioglimento dei Cocteau Twins, ha fondato negli Anni’ 90, insieme all’amico Raymonde, l’etichetta discografica “Bella Union”, con l’intento di promuovere artisti in sintonia con i loro percorsi artistici. Collaboratore di musicisti del calibro di Harold Budd , ha poi inciso due album, molto ben apprezzati dalla critica, con la cantante Siobhan de Marè .Il polistrumentista scozzese, successivamente ha proseguito la sua ricerca sonora spingendosi verso i raffinati ambiti delle soundracks strumentali e landscapes elettronici, pubblicando due album solisti “Imperial” e lo scorso anno “Continental” . A Time Zones Guthrie ha presentato ieri al pubblico accorso numerosissimo ad ascoltarlo, un progetto speciale dal titolo “Lumiere 2007” .Lo spettacolo si basa sulla sonorizzazione di un film d’animazione; una sorta di combinazione di immagini sonore dove si succedono sovrapponendosi ed intersecandosi ora figure geometriche ora fasci di luce o ancora fotografie satellitari, fiamme che bruciano negativi e fotogrammi del passato.Robin Guthrie sale sul palco intorno alle 21, in total black look, circondato solo dal suo prezioso computer e dai suoi effetti, impugnando la sua affezionatissima chitarra Fender.L’emozione tra il pubblico è tanta, e i magici arpeggi di Guthrie sembrano subito portarci indietro nel tempo di vent’anni . Echi e riverberi risuonano nel teatro, a tratti sembra quasi che la chitarra lasci spazio alla voce di Frazer, rievocando le magiche atmosfere dei Cocteau Twins di “ Victorialand” . Pulsioni sonore, suoni rarefatti e mai invadenti, morbide ritmiche quasi ad accennare allo scorrere del tempo. Il live prosegue fluido nel suo incedere onirico, in una sorte di suite elettronica e timidi accenni wave, Guthrie sorride agli applausi del pubblico nostalgico e, acclamato a gran voce si ripropone in un bis, soddisfatto e contento della sua performance.
Claudia Mastrorilli

lunedì 29 ottobre 2007

Bari - Per la rassegna “Soul Makossa” in concerto due belle voci dal Libano : Carla e Carine Ramia



Il festival interetnico di musica e teatro dal titolo “Soul Makossa” giunto ormai alla VIII edizione, ha proposto ieri 28 ottobre, presso la Chiesa di San Marcello di Bari, la performance di Carla e Carine Ramia in una delicatissima esibizione musicale.Libanesi, sorelle, Carla e Carine sono diplomate in canto orientale. Vissute immerse nel clima artistico profuso dal padre, il musicista e compositore Michel Ramia, hanno proposto al nutrito pubblico incuriosito, brani della tradizione della chiesa maronita, elaborati da una morbida ricerca espressiva scaturita dall'esigenza d' interculturalità.Le due delicate voci femminili sono state accompagnate da Rami Maalouf al flauto, Michel El Massih al piano e Milad Nassim al violino.Il concerto si è virtualmente suddiviso in tre parti, la prima dedicata al Signore con i canti della tradizione siro-maronita, in lingua siriana come “Abou dqouchto” e “Choubho Ihaw qolo”, miste ad alcune composizioni nuove di Michel Ramia, la seconda dedicata alla Vergine Maria, sempre con canti significativi del passato e del presente, la terza ed ultima ha compreso le composizioni musicali dedicate ai santi libanesi Charbel, Rafca e Neemtallah. Il concerto si è chiuso con il brano Noussalli che ha dato il titolo al loro ultimo cd, interamente composto da Michel Ramia.I brani accompagnati dal piano, con numerosi ed elaborati interventi di flauto e violino, hanno sicuramente evidenziato la capacità vocale delle due artiste, mettendo in scena la peculiarità tradizionale di canti di Chiesa maronita: è una chiesa cattolica sui iuris, praticamente nella stessa Chiesa cattolica mantiene riti e liturgia della tradizione siro-antiochena, il patriarca dopo l'elezione fa professione di comunione con il pontefice romano.Carla, Carine ed il loro gruppo, hanno condotto il pubblico in una sorta di atmosfera piuttosto rarefatta, tanto che l'impronta musicale del Libano si è sparsa nell'ambiente in maniera leggera e poco invadente, al fine di evidenziare un discorso di mescolanze culturali assolutamente efficaci e decisamente suggestive.
Deborah Brivitello

Andria (Bari) - ‘Dream Theater’ in concerto e si infiammano gli animi



Grande evento quello di ieri sera svoltosi all’interno del Palasport di Andria. Davanti ad un pubblico trepidante ed emozionato si sono, infatti, esibiti i ‘Dream Theater’ una delle icone del Metal Progressive.Il concerto inizia verso le 20.00: aprono la serata i ‘Symphony x’ provenienti dal New Jersey (USA) che subito infiammano gli animi con la loro musica definita progressive-power metal. I loro brani sono un connubio di metal arricchito da arrangiamenti sinfonici che rendono uniche le loro esibizioni…e ne sanno qualcosa gli amanti del genere.Per la serata di ieri non si sono risparmiati nulla e anzi era così alto l’entusiasmo da causare addirittura diversi malesseri nel pubblico assiepato sotto al palco.Tornando ai Symphony x, fondati nel 1994 da Michael Romeo ancora chitarrista della band, oggi si presentano con una formazione di cinque elementi. Oltre al già citato Romeo troviamo: Russel Allen alla voce, Michael Lepond al basso, Michael Pinnella alle tastiere e Jason Rullo alla batteria.Un antipasto davvero gustoso che ha riscaldato l’atmosfera per gli headliner della serata…i Dream Theater. Entrano in scena alle 21 e 15 circa..il boato che accompagna il loro ingresso fa supporre che sarà un concerto formidabile. E, infatti, anche per coloro che non amano questo tipo di sonorità ascoltare dei musicisti di tale livello è sempre davvero emozionante.I Dream Theater, indiscussi leader del metal-progressive statunitense, finalmente tornano in tour per presentare il loro nuovo disco ‘Systematic Chaos’ pubblicato nel 2007. Solo cinque le tappe italiane e unica quella di Andria per il Sud…anche per questo i molti fans presenti ieri provenivano da varie parti del meridione.Gli avevamo visti, l’ultima volta, esibirsi a Milano per il ‘Gods of Metal’ dove il gruppo aveva suonato per intero ‘Images And Words’ per celebrare il 15esimo anniversario del disco, finalmente ieri i fans più accaniti sono stati deliziati dall’ottima esibizione dei loro leader.Il gruppo, fondato a Boston da John Petrucci nel 1985, vanta una carriera trentennale ed oggi il suono e la loro forza prorompente continuano a stupire. James LaBrie – voce e percussioni, John Petrucci - chitarra, Jordan Rudess - tastiere, John Myung – basso e Mike Portonoy – batteria, cinque maestri incredibili. Ipertecnici, in grado di regale degli assolo rapidissimi dove addirittura chitarra e tastiera sembrano andare all’unisono. Aprono il concerto proprio con un brano del nuovo album: ‘Constan Motion’ dove la band esprime una maestria incredibile sino all’arrivo della fantastica voce di LaBrie, pronto a trasformare in pura emozione il brano. I suoi acuti, la sua perfetta estensione vocale che mai ha peccato nell’esibizione, continua a caratterizzare il leader del gruppo. James si muoveva continuamente sul palco dove era riprodotta una strada con tanto di lampione e cartello stradale (ovviamente con disegnato il logo del gruppo!) e abitata da due formiche giganti. Per meglio osservare i movimenti del gruppo, poi, un maxi schermo alle spalle del batterista sul quale venivano proiettate immagini riprese in diretta o altre tratte da alcuni loro video-clip. Un’ evolversi di sonorità tecniche e complesse che ha reso il prog metal del gruppo unico e irripetibile.Un susseguirsi di brani appartenenti all’ultimo lavoro ma anche ad album datati come: ‘The spirit carries on’ inserita in ‘Scenes from a memory’ (1999) o ancora ‘As I’m’ che fa parte di ‘Train of thought’ (2003). Delirio tra il pubblico per l’esecuzione di ‘In the Presence of Enemies pt 2”’ ultimo pezzo del nuovo cd che ha una durata di ben 24 minuti e sintetizza un po’ i pregi e i difetti dell’intero disco. Pregi intesi come fedeltà alla tecnica da loro perseguita da anni. Si tratta di scale iperveloci e rullate fulminanti che sicuramente attirano l’ attenzione di quella fedele nicchia del variegato pubblico ‘metallaro’. Il difetto forse più emblematico è quello di essere, nel suo genere, un disco di routine, dove confermano la loro bravura ma non sorprendono più.Comunque dopo quasi due ore d’intense emozioni…i componenti del gruppo salutano e fugacemente scompaiono…ma per poco, visto l’insistenza del pubblico ancora assetato di musica.Eccoli di nuovo per proporre alcuni brani dell’album ‘Awake’ (1994) caratterizzato da un estremo virtuosismo, l'album ha tinte forti, dure, oscure, sempre in chiave evidentemente progressive.Ed ecco il gran finale..sulle note di ‘Octavarium’ tratto dall’omonimo cd del 2005, gli assolo continuano…i musicisti enfatizzano maggiormente le escursioni di note…l’ugola lirica di James LaBrie chiude il concerto!...
Luana Martino

Bari - L’ ESCARGOT PRESENTANO L’ALBUM D’ESORDIO “CORRI”


Corrono come una lumaca per apprezzare meglio i suoni. Le tradizioni della musica popolare, i valzer francesi dal sapore retrò, le musiche irlandesi e ballate del Nord Europa, sono gli ingredienti del progetto musicale “L’Escargot”. Un sogno, quello di Alessandro Pipino (organetti diatonici, fisarmonica, concertina, piano, percussioni, glockenspiel, kalimba, bulbul tarang, harmonium indiano), Massimo La Zazzera (flauto, chalumeau, bansuri, sansula, percussioni). Stefania Ladisa (violino e viola) ed Adolfo La Volpe (chitarra acustica e classica, banjo, chitarra portoghese, basso acustico), che finalmente si realizza con l’album d’esordio autoprodotto intitolato “Corri”. I quattro noti musicisti pugliesi, provenienti ognuno da esperienze artistiche diverse, hanno dato vita a questo nuovo progetto - laboratorio con l’obiettivo di esprimere e fondere l’amore per la ricerca con l’utilizzo di strumenti squisitamente tradizionali e antichi.Alessandro Pipino, autore tra l’altro di tutte le composizioni contenute nell’album, tranne che per “Norma” a firma di Massimo La Zazzera , “Mauve” di Adolfo La Volpe e la title track “Corri” composta con Stefania Ladisa, è arrangiatore e musicista a fianco di prestigiose ensemble quali Radiodervish e Naracàuli. Non sono da meno certamente il coetaneo Massimo La Zazzera, ricercatore di musica antica e popolare a fianco di gruppi pugliesi noti della musica etnica (Ziringaglia, Radicanto, Calixtinus, Musica Officinalis) e formazioni di musica celtica (The Charmin’ Elf, No Man’s Land, Kilartan e Compagnia Gegè); Adolfo La Volpe, chitarrista poliedrico partito dal jazz per poi giungere allo studio delle tradizioni musicali arabe, ebraico-sefardite e celtiche; Stefania Ladisa (diplomata in violino), compositrice di musiche da film e teatro danza. In un’epoca di suoni iperprodotti e di progetti discografici caratterizzati dal barocco elettronico, la formazione barese propone undici brani inediti dal sapore arcaico, in cui si respira il profumo d’Irlanda e di Provenza. La musica giunge lieve, sapientemente costruita intorno a linee melodiche semplici ed ipnotiche, nelle quali si fondono magistralmente, ora intersecandosi ora rincorrendosi giocosamente, i vari strumenti acustici, trasportando l’ascoltatore in una dimensione spazio- temporale difficilmente definibile.Ad aprire l’album è il dolcissimo valzer “Magida”, cui seguono “Desert”, in cui emerge il pianismo minimale di Pipino in un sapiente articolato di gioco di trasporti tonali, e l’antica melodia di “Vecchia Singer”, caratterizzata da un introduzione di chalumeau (strumento predecessore dell’attuale clarinetto), dal timbro affascinante e bucolico. In questa atmosfera onirica si intersecano perfettamente gli interventi del banjo di La Volpe che ben sostenere la linea dell’organetto di Pipino. “Corri”, brano che da’ il titolo al lavoro, rappresenta invece una sorta di incedere ritmico, ancora una volta ben rappresentato dalla suggestiva introduzione di bansuri (antico strumento a fiato, simile al flauto utilizzato nella musica classica indiana), dalla chitarra acustica di La Volpe e con interventi progressivi e ben misurati del violino e delle percussioni etniche. L’ascolto del disco prosegue fluido e distensivo, con ballate caratterizzate da accordi ad ampio respiro sostenute dai tappeti sonori appena accennati dal violino. L’ottimo disco d’esordio de “L’Escargot”, si chiude con “Das Ende Der Dinge”, brano nel quale Pipino sembra davvero esprimere al meglio le sue notevoli potenzialità espressive di pianista: un brano onirico e malinconico, ben adattabile alle immagini di un film.
Claudia Mastrorilli

Bari - Uto Ughi: violino diabolico




Si è aperta ieri sera la stagione concertistica della Camerata Musicale Barese con il concerto di Uto Ughi ed Alessandro Specchi all’Auditorium della Guardia di Finanza.La stagione della Camerata sarà fitta di eventi diversi che si svolgeranno nel corso dell’anno e che spazieranno dalla musica classica al jazz, alla danza, fino al musical dando vivacità alla vita culturale della città di Bari e offrendo varietà.Non è la prima volta che Ughi è ospite della Camerata, evidentemente il pubblico barese lo ama e lo attende senza stancarsi di riascoltarlo più volte. E’ ammirevole il fatto che ogni volta che un nome di tale rilievo come Ughi o Accardo, per non citarne troppi, visitino il giorno dopo il Concerto il Conservatorio di Musica. Ciò denota da parte di due istituzioni importanti come una associazione concertistica e una istituzione educativa senso di collaborazione e devozione alla musica. Dopo i saluti iniziali di benvenuto da parte delle personalità che portano avanti il lavoro della Camerata, Ughi stesso ha continuato a tenere il microfono per avere un rapporto diretto con il pubblico e spiegargli le caratteristiche dei pezzi che avrebbe suonato. Il primo brano in programma è stato il Preludio ed Allegro nello stile di Pugnani in mi minore di Pugnani-Kreisler. Pugnani, insieme a Tartini è stato colui che ha gettato le basi della scuola violinistica italiana dandole onore e riconoscimento in tutta Europa. Il tema iniziale declamato dal violino è imponente e grandioso e fa da preludio alle agilità virtuosistiche dell’ Allegro nelle quali Ughi sguazza nell’agio più assoluto.Seguiva la sonata in do minore op.30 n.2 di Beethoven (1770-1827).Il do minore, tonalità tragica per Beethoven, è la tonalità della V sinfonia. Composta, appunto, in un periodo tragico poiché Beethoven apprendeva della sua sordità. Nel testamento di Heilingenstadt Beethoven diceva di essere in preda ad una tale disperazione che sarebbe giunto al suicidio se non avesse avuto fede nella missione profonda che l’artista deve avere per il suo pubblico. Fortunati noi a non perdere questo genio che ha continuato ha comporre capolavori che vengono ascoltati e goduri ancora oggi. Per Beethoven, come scelta di suono e come tipo di fraseggio, Ughi ha dato una interpretazione molto romantica alla sonata. Forse, talvolta, un suono più classico non sarebbe stata una cattiva idea. Nella seconda parte si sono avvicendati due compositori: H. Wieniawsky (Lublino 1835-Mosca 1880) e Ravel (Ciboure Bassi Pirenei 1875-Parigi 1937). Wieniawsky è per i polacchi quello che Paganini era per gli italiani.Tre brani virtuostici ma ricchi di malinconia sono stati la Legende op. 17, la Polonaise de concert op.4 e Scherzo e Tarantella op.16.Tutti brani di un repertorio da violinista virtuoso qual Ughi è.La Tzigane di Ravel ha concluso il programma. Il brano in questione è originale per violino ed orchestra e mostra le grandi capacità di Ravel, quelle di creare sonorità talmente differenti e varie usando un unico strumento. Ughi ha concesso un bis al pubblico, il terzo tempo del concerto di Paganini ed ha rimandato l’appuntamente al giorno successivo al Conservatorio di Bari ed ha ribadito il ruolo fondamentale che la musica ha e che dovrebbe avere nella scuola italiana come materia fondamentale per la formazione dell’uomo.Arrivederci al prossimo appuntamento con il suo affezionatissimo pubblico.
Viviana Velardi

lunedì 22 ottobre 2007

Bari - La seducente danza di LAMIA SAFIEDDINE : un omaggio alle donne del Maghreb


Il 4° appuntamento del Festival Interetnico di musica e teatro “Soul Makossa” si è tenuto domenica 21 ottobre 2007 presso il teatro Kismet di Bari, in collaborazione con l’Associazione algerina Feda. Protagonisti Lamia Safieddine con le sue danze e coreografie e l’Ensemble Assil: voce, qanoun, percussioni.Lo spettacolo ha rappresentato un “omaggio alla donna del Maghreb e del mondo arabo attraverso le danze e i ritmi ancestrali che vengono da una tradizione antichissima” .Si pensa che l’origine di queste danze si trovi nei riti di fertilità, che sia associata alla religione come anche all’esoterismo; è per questo, probabilmente che non ha importanza il fisico della donna, quanto la sua capacità di esprimere sensualità, vitalità, femminilità.Esistono diversi stili, che cambiano in base al paese d’origine e che Lamia Safieddine è riuscita a mescolare: la danza andalouse, sviluppatasi nelle città, sinuosa e antica; la danza Chaabi, più popolare, nata nei centri rurali; la danza araba classica, più comune nel Marocco; la danza saharienne del sud Maghreb, tutte con lo scopo di dare libero sfogo all’espressività, all’emozione durante eventi importanti quali la nascita, la semina, il raccolto, il matrimonio…Nata nella ex Guinea francese, ha vissuto tra Marocco, Libano, Costa d’Avorio, Belgio, Brasile, finchè si è stabilita in Francia nel 1990, dove insegna teatro danza.Oggi mette in scena uno stile particolare “La Danza Araba Contemporanea”, di elegante gestualità e seducente comunicatività del viso.Accanto a lei L’Ensemble Assil: Miloudi Ben Sliman, voce e percussioni (la Tabla egiziana o Darbuka, a forma di calice, solitamente in terracotta, legno o metallo), è direttore dell’associazione Bled – Arts, orientata a preservare il patrimonio musicale e tradizionale orientale; Hend Zouari, voce e qanoun (strumento a corda fatto di ottone e legno, di forma trapezoidale); Fairouz Dahmani, la voce principale.
Diana Rodi

venerdì 19 ottobre 2007

Bari - LA NUOVA IMMAGINE DEI RADIODERVISH


Presentazione nuovo album”L’immagine di te” Feltrinelli Libri & Musica di Bari - 18 ottobre 2007Presenta Francesco CostantiniLa nuova musica italiana apre i suoi confini ai Radiodervish .La formazione, nata nel 1997 dal sodalizio artistico tra il neo cittadinoitaliano Nabil Salameh (voce e chitarra acustica) e Michele Lobaccaro (basso elettrico e chitarra acustica), già assieme negli Al Darawish, a distanza di un solo anno dal precedente lavoro discografico dal titolo“Amara Terra mia”(testimonianza audio e video dello spettacolo teatrale omonimo con l’attore Giuseppe Battiston), ha presentato ieri alla Feltrinelli Libri & Musica di Bari, in uno speciale notturno, il nuovo album intitolato “L’immagine di te”.Un progetto discografico ambizioso prodotto come il precedente dalla prestigiosa Radiofandango (distr.Edel) ma con la produzione artistica del maestro Franco Battiato, già regista del videoclip “Amara Terra mia” realizzato la scorsa primavera in Salento, coadiuvato nei missaggi e nella programmazione dei suoni dal guru della musica pop italiana Pino Pinaxa Pischetola .“L’ immagine di te” contiene nove brani inediti scritti dai Radiodervish con la collaborazione di Alessandro Pipino (coautore della parte musicale di tutti i brani), e rappresenta un po’ il punto di raccordo con “Centro del Mundo”, terzo cd del gruppo, per certe sonorità decisamente pop (“popular”come ama definirle lo stesso Nabil) , ma non per queste prive di quel sound caratterizzante la formazione nostrana.Un linguaggio musicale originale ed innovativo nel quale la raffinatezza e l’ampiezza delle melodie orientali, unite ai testi multilingue cantati in italiano,arabo,inglese e francese, si fondono magistralmente in un’alchimia sonora unica ed inconfondibile. Ad accompagnare i Radiodervish oltre ad Alessandro Pipino alle tastiere,Anila Bodini al violino e Antonio Marra alla batteria. Brano d’apertura dell’album, la title-track, singolo in programmazione radiofonica già dal 5 ottobre sulle principali emittenti italiane, che rappresenta una sorta di ballata dalla linea melodica larga, sostenuta dagli accordi della chitarra acustica e dai tappeti sonori appena accennati del violino.Un brano “radiofonico”, con un ritornello decisamente accattivante, trasportato dalle parole e dalla voce sensuale di Nabil, il cui testo sembra ben rappresentare il comune denominatore dell’intero cd: il tema della peculiarità e del “doppio”, del desiderio, dell’assenza e del ricercarsi .Un disco che scorre fluido all’ascolto, privo di quei suoni iperprodotti che sembrano caratterizzare le produzioni più attuali. La musica giunge lieve, in un sapiente equilibro di pieni e di vuoti, dando così respiro alle linee melodiche dei testi e delle parti musicali. Decisamente marcata, soprattutto nella scelta di alcune sonorità elettroniche e negli arrangiamenti orchestrali, la presenza del maestro Battiato, resa maggiormente evidente nel secondo brano” Tutto quel che ho” sia nella costruzione letteraria che in quella musicale vera e propria.Il lirismo, tipico della musica dei Radiodervish, ben si evidenzia nel brano “Se vinci tu”, vera e propria gemma dell’album, e in “Yara” dove la voce di Nabil ben si intreccia al griko della giovanissima Alessia Tondo. Molto particolare “Avatar”, caratterizzata da un sound tipico da disco music anni Settanta e dai suoni elettronici dei primi synth anni ’80 mentre “Sama Beirut”, ennesimo omaggio di Nabil alla terra natale, sembra riportarci con il suo incedere ritmico ai brani dei primi Al Darawish (la parte iniziale del brano è infatti un vecchio nastro risalente al periodo Al Darawish) .Completano il cd “Milioni di promesse (con i “bambini di Beirut che giocheranno a Tel Aviv”), ”Babel” in duetto con il molfettese Michele Salvemini, in arte Caparezza, e “Stella briciola di campo”(antico nome della città di Babilonia) .Prossimo appuntamento con i Radiodervish, il 3 novembre al Teatro Kismet Opera di Bari, per lo spettacolo teatrale “In Search of Simurgh”, realizzato con Teresa Ludovico, ispirato al testo classico della letteratura Sufi “Il verbo degli uccelli”, scritto nel XII secolo dal mistico persiano Farid ad din Attar, e tema conduttore del concept album omonimo pubblicato nel 2004 dall’etichetta Il Manifesto .
Claudia Mastrorilli

martedì 2 ottobre 2007

Bari - Fiori e parole. Alla Vallisa Paolo Panaro interpreta “Un amore di Swann”


Un testo al profumo di cattleya! Fiori e parole, par quasi di sentirne il profumo: cattleya, myosotis ed altre piante. Lo spettacolo “Un amore di Swann” di Marcel Proust, in scena all'Auditorium Vallisa di Bari il 28, 29 e 30 settembre, ad opera del Centro Diaghilev, fa parte di una trilogia di rappresentazioni teatrali dedicate a Proust, ideate ed interpretate da Paolo Panaro. Tratto dall'opera “Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust (Parigi 1871-1922), il racconto “Un amore di Swann” riesce ad intrufolarsi nella borghesia della Francia di fine '800, retoricamente intellettuale, quella borghesia che si fa notare per le numerose conoscenze di pittori, musicisti, nobildonne e nobiluomini vari. Il romanzo contiene al suo interno un altro romanzo. E' necessario percorrerlo per l'intera traiettoria, anche quando si scopre una sorta di punto di non ritorno. Il Narratore descrive una storia d'amore, quella di Swann appunto, e lo fa con la maestria di un floricoltore, raccontando in maniera sottile come un amore fiorisce, cresce e poi s'inaridisce, proprio come fosse uno dei bellissimi fiori più volte nominati nel testo.Il giovane Swann, persegue gli ideali della libertà, brillante borghese, decide di frequentare il salotto dei Verdurin, anche se è al di sotto del suo livello sociale. Qui conosce la demi-mondaine Odette De Crecy, con cui instaura un rapporto sempre più stretto, dapprima si sente poco attratto da lei, ma poco dopo il legame diventa per lui una sorta di ossessione. Proust analizza il racconto fin quasi a parcellizzarlo, per addentrarsi nelle viscere dell'uomo, con il suo amore e la sua gelosia. L'ossessione per Odette lo fa precipitare in una sensazione patetica, delle peggiori, una vera malattia, ma dopo la convalescenza il sentimento che la donna aveva instillato in lui svanisce, ed uno Swann libero, ritorna in società, come l'uomo elegante e brillante di sempre.Il nostro Narratore, Paolo Panaro, riesce quasi ad incollarsi addosso i diversi personaggi del testo, si muove su uno spazio piccolo e scarno, qualche divano ed una chaise longue coperti da bianche lenzuola, bastano a rendere credibile le avventure del giovane Swann. Accurato e meticoloso, Panaro riesce a perseguire il suo progetto di attore-narratore con evidente continuità professionale, il testo di Proust diventa per lui una sorta di match amichevole di parole e pause (poche), esaminate minuziosamente, come fossero delicatissimi fiori.I prossimi appuntamenti della trilogia curata da Panaro, sono previsti per i giorni 1, 2, 3 (ore 21.00) e 7 ottobre (ore 19.30) con “Il tempo perduto” ed il 4, 5, 6 e 7 ottobre (ore 21.00) con “Il tempo ritrovato”.
Deborah Brivitello

BARI – Elio e le storie tese alla ‘Notte Metropolitana’


‘Notte Metropolitana dei Castelli: la Terra di Bari tra passato e futuro’…questo il nome dato alla notte del 29 settembre…unico evento italiano. Una notte all’insegna della cultura, della musica della festa, organizzata nella giornata europea della tutela del patrimonio artistico. I comuni interessati, oltre al capoluogo, sono stati quelli di Bitonto, Conversano, Gioia del Colle, Mola di Bari e Sannicandro tutti uniti in un susseguirsi di grandi e piccoli eventi nelle cornici più suggestive delle città e nei castelli normanno-svevo-angioini. E’ la prima volta che Bari ci prova…ed è la prima volta che condivide una serata con altri cinque comuni. Una scommessa vinta quella di ieri sera che ha visto riversarsi nella parte antica della città davvero un’infinità di persone. Per sovvenzionare la serata sono stati utilizzati i fondi europei del Pis (destinati alla valorizzazione del patrimonio culturale) con i quali si è potuto organizzare una notte davvero particolare e colma di eventi.Le iniziative principali hanno catalizzato l’attenzione del pubblico nella zona di Bari-vecchia a partire dal Castello Svevo, concesso dalla direzione regionale per i Beni culturali, alle 19 si sono inaugurate due mostre: «Servo di Federico e cavalieri raggianti», collezione di 38 vassoi intarsiati e di lampade scultura di Paolo De Santoli, e quella sulla «Rinascita del parlamento. Cambiando genere, alle 21 l’Orchestra sinfonica della Provincia ha regalato un inedito Omaggio a Nino Rota al Piccinni e dalle 20 si ritorna al Castello Svevo per immergersi in una notte di jazz. Si è continuato con ensamble Cappella Augustana nella sala inferiore del Fortino Sant’Antonio che ha avuto inizio intorno alle 20 e 30. Ma non è stata soltanto una notte di musica. Infatti, in piazza Chiurlia alle 20 si sono potuti ammirare le vecchie glorie del Bari degli anni Ottanta. Nella sala Murat, invece, è stata riproposta la «Notte dei pubblivori». Una notte importante anche per la possibilità di visitare monumenti spesso chiusi o comunque poco noti.Ma le attrazioni principali sono state certamente quelle svoltesi in piazza Mercantile con l’esibizione di Elio e Le Storie Tese e, a seguire, in piazza Prefettura il ritorno di Emilio Solfrizzi e Antonio Stornaiolo che in veste di presentatori hanno re-interpretato i panni di Toti e Tata; è stata, poi, la volta di Renzo Arbore e la sua orchestra. Infine, alle 2 circa si è esibito Nicola Conte in piazza del Ferrarese.…Ed ecco che alle 20 circa (con una mezz’ora di ritardo) inizia il concerto di Elio e Le Storie Tese…ad attenderli una miriade di fans.Finalmente Elio sale sul palco e immancabilmente si presenta con uno strano costume. Per la serata barese sceglie un autentico completino da boy-scout e appena tocca il microfono inizia a sfoderare la sua solita ironia. Si scusa, infatti, con il pubblico per il ritardo causato dal suo gruppo scout che purtroppo era accampato fuori Bari (a Bitonto precisamente!!). Insomma inizia l’esilarante concerto che contraddistingue l’atavico gruppo Milanese.E così Elio, Faso, Cesareo, Tanica, Christian Meyer, Jantoman e Clayderman Viganò con il loro rock ‘demenziale’ hanno infiammato il pubblico. Ogni esibizione è densa di colpi di scena e i testi dei loro brani utilizzano ampiamente espressioni gergali umorismo e nonsense, passando dai riferimenti a sfondo sessuale e di scurrilità "gratuita", fino a livelli di surrealismo e decostruzione linguistica che presto entrano nell’immaginario comune…o almeno in quello dei seguaci del gruppo.Tra camicie paiettate (il chitarrista ieri ne ha esibito una davvero grandiosa!) e strani personaggi che si aggirano sul palco le loro esibizioni sono sempre esilaranti e grandiose.Anche al pubblico barese hanno regalato uno spettacolo divertente e surreale…un susseguirsi di canzoni che appartengono a qualche anno fa ma che continuano ad essere strepitose. Amate dagli affezionati e ascoltate almeno una volta da coloro che non condividono molto l’eccentricità del gruppo. Il concerto, infatti, è iniziato con John Holmes, che risale addirittura ai tempi del loro album d'esordio "Elio samaga Hukapan karjiana turu", per proseguire con altri classici quali: Servi della gleba, Discomusic, Il Vitello Dai piedi di Balsa, Rock'n'roll, Cara ti amo, Essere donna oggi, Ragazza che limoni sola. Si è continuato con una canzone dedicata al Parco Sempione di Milano(recentemente smantellato, cosa contro cui si erano mobilitati oltre a vari cittadini anche molti artisti milanesi) e altre che dovrebbero entrare nel nuovo album.Divertente come gli Elii abbiano sfruttato la voce secondo cui Rocco Tanica, tastierista storico della band, non si sarebbe presentato al concerto in quanto impegnato nella realizzazione del gruppo atteso ormai da anni.Tanica c'era ma è stato presentato come tale Kleisterman Viganò, operaio in pensione di un paesino vicino Voghera e musicista dilettante(anzi, stà studiando lo strumento per corrispondenza grazie a scuola Radio elettra), incontrato casualmente dal gruppo venti minuti prima del concerto e reclutato per sostituire Tanica.Un momento tipico di un loro concerto si ha quando compare sul palco Mangoni, solitamente durante il secondo o terzo pezzo e ovviamente anche ieri non poteva mancare con le sue assurde esibizioni con i costumi più disparati. Per il pubblico del capoluogo pugliese ha sfoggiato un costume da zorro..da folletto.. sempre pronto a stupire e a iniziare un litigio con Elio che si mostra offeso con il pubblico perché acclama a gran voce Mangoni!!Ma le sorprese continuavano a susseguirsi, sul palco c’era un tastierista misterioso nascosto da un separè e presentato al pubblico incappucciato, che altri non era se non l’artista tuttofare degli Elii, ovvero Jantoman.Uno serata divertente, appassionante e che ha davvero accontentato tutti..anche i più esigenti…per questo si spera che si possa presto riproporre…ma per ora attendiamo con pazienza quella del 2008!!
Luana Martino

Bari - Renzo Arbore è il grande mattatore della Notte delle Metropoli


L’anchorman Renzo Arbore ha preso posto assieme alla sua Orchestra Italiana alle 22.45 sul palco allestito in Piazza Prefettura a Bari per la festa della “Notte Metropolitana”, che ha visto la presenza di una folla oceanica lungo tutto Corso Vittorio Emanuele.Indossava uno dei suoi famosi gilet paillettati e l’ha voluto di colore rosso per comunicare che voleva esprimere la sua solidarietà al popolo birmano, come hanno fatto ieri i baresi in occasione della “notte dei ricercatori”.La sua orchestra nata ben 18 anni fa, ha due grandi ispiratori della musica italiana : Roberto Murolo e Renato Carosone che hanno rinnovato e decodificato la musica napoletana, e con brani di questi autori ha iniziato lo spettacolo, proponendoli con nuove sonorità, in chiave country, blues e swing.Così hanno incominciato il loro concerto con il brano “O Sarracino”.Non potevano mancare ritmi di divagazione esotica latino americani, e non si poteva non omaggiare Totò e Domenico Modugno,altro pugliese DOC, e Renzo ha fatto notare che “è dispiaciuto che questo autore che ha rinnovato la musica del’900, sia stato dimenticato, ed è mia intenzione far rivalutare questo cantautore dedicandogli uno spettacolo,interpretando le sue canzoni”.Uno spettacolo che ha divertito i presenti non solo per la bella musica ascoltata ma per gli interventi ironici riguardanti la sua vita giovanile e la sua famiglia, tutti figli della “zolla”,che amavano lavorare la terra del tavoliere di Puglia, e delle leccornie regionali “lampascioni” di cui ha provveduto a farne una scorta, ed ha amabilmente intrattenuto il pubblico raccontando aneddoti esilaranti riferiti ai membri della sua Orchestra e di come li avesse reclutati.Il pubblico presente non si è sottratto alla richiesta del mattatore di cantare con lui la canzoni più belle della musica italiana come : Malafemmina, Reginella, e poi con il suo inseparabile clarinetto intona Smorza 'e llights e poi ancora Luna rossa, Pecchè nun ce ne jammo in America?, Voce 'e notte, Dicitencello vuje, Por dos besos, Com'è bello fa' l'amore quanno è sera.Stornelli improvvisati Comme facette mammeta; Aummo… aummo. Medley: Everybody's talking – 'O surdato 'nnammurato, Ma la notte no, Medley: Vengo dopo il Tiggì – Tanto pe' canta' – Dove sta Zazà, Il clarinetto, Il materasso, Meno siamo meglio stiamo.Bravissimi i componenti dell’Orchestra Italiana dal nuovo elemento aggiunto Mariano Cariano che ha sostituito il compianto amico Gennaro Petrone, i cantanti Barbara Bonaiuto e Gianni Conte, i maestri Mario e Michele Montefusco, Massimo Volpe, tutti i mandolinisti e percussionisti, per terminare con l’altro amico Gege Telesforo .
Anna DeMarzo

sabato 22 settembre 2007

Bari - Notre Dame de Paris, il gobbo della cattedrale e la bella Esmeralda emozionano il pubblico.


Dopo l’enorme successo delle date romane è tornato in Puglia lo spettacolo con le musiche di Riccardo Cocciante, Testi di Luc Plamondon, versione italiana di Pasquale Panella, Regia di Gilles Maheu, Coreografie di Martino Müller, Scenografie di Christian Rätz, Costumi di Fred Sathal, Light Designer Alain Lortie, Arrangiamenti musicali di Iannick Top, Riccardo Cocciante, Serge Perathoner Suono Manu Guiot , che ha battuto ogni record: Notre Dame de Paris è tornato nel capoluogo pugliese nell’amatissima versione del primo cast storico. Si tratta dello spettacolo più applaudito del mondo che racconta tutta la poesia della storia di Quasimodo, il gobbo della cattedrale di Notre Dame e del suo amore impossibile e tragico per Esmeralda.Stiamo parlando di uno spettacolo che dal 2002 ad oggi oltre 2 milioni di spettatori hanno visionato in 49 tappe in tutta Italia, 631 repliche complessive con un grandioso allestimento. Si tratta di un musical del tutto inconsueto, un’opera musicale moderna che ha superato ogni aspettativa, un trionfo che dura nel tempo. “Lo spettacolo più applaudito in tutto il mondo!” E’ tornato a clamorosa richiesta manifestando tutto il suo splendore, in una Arena della Vittoria gremita di pubblico di ogni età, in particolare, con una notevole presenza di giovani. In una serata fredda e ventosa, inconsueta per il nostro clima di mezzo settembre, abbiamo rivissuto insieme agli attori, cantanti e ballerini protagonisti di una storia ricca di passioni dell’anima, le emozioni procurate dai grandi sentimenti che caratterizzano le storie d’amore senza età. Una marea di colori e di personaggi sulla scena, che hanno tenuto gli occhi degli spettatori incollati al palcoscenico intenti a seguirne i variegati movimenti. Spesso si è trattato di scene dentro la scena, il gioco di luci intenso e policromo con il solo cambiare dei colori è riuscito a proporre quasi idealmente un ambiente differente per ogni scena e per ogni passaggio di sentimenti ed emozioni nuove. Pur mantenendo la stessa configurazione stabile, per tutto lo spettacolo tranne che per l’avvicendarsi di simboli scenici in movimento, la scenografia è riuscita, su una parete a ricreare ambienti solo con “l’apertura di finestre”, con giochi di luce e con la maestria del corpo di ballo che ha saputo con il solo movimento del corpo perfettamente calibrato con le musiche e con le voci dei cantanti a diventare scena dentro la scena.L’autore ispiratosi al romanzo di Victor Hugo, narra la storia di Quasimodo, il campanaro gobbo della cattedrale di Notre Dame e del suo amore tanto impossibile quanto tragico per Esmeralda, la bella gitana. Un amore condannato dall'ingiustizia e dall'ipocrisia del mondo, su cui lo sfortunato protagonista trarrà le conclusioni e le sue considerazioni nell’ultima scena in monologo cantato di fronte ad un pubblico talmente compenetrato da cui Quasimodo sembra attendere una risposta. Purtroppo come spesso accade l’amore della protagonista viene diretto verso colui che non ama e non merita, in questo caso Febo, il bel capitano delle guardie del Re, a sua volta fidanzato di Fiordaliso. Il quale prima si finge innamorato ma poi per paura delle ripercussioni sociali e del perbenismo borghese, con l’inganno fa condannare Esmeralda a morte, accusandola di stregoneria per poter finalmente sposare la sua ricca fidanzata. Quasimodo, dopo aver assistito all'impiccagione della sua amata, resosi conto del tradimento di Febo e dell'arcidiacono, folle di rabbia, getta Frollo dalla torre. Così distrutto dal dolore, il gobbo conduce il corpo dell'amata alla fossa comune dove si lascerà morire al suo fianco. L’amore finisce così in una tragedia, le cui vittime divengono proprio coloro che hanno sinceramente amato.
Rosa Colombo

venerdì 17 agosto 2007

'SoundTrack'96 - 06', 10 anni con Elisa


Con un ritardo di 45 minuti, dovuto ad uno spettacolo pirotecnico che coincideva con l’inizio del suo concerto è salita sul palco allestito nel Fossato del Castello di Barletta, Elisa, una delle artiste più amate dal pubblico italiano, per presentare il suo “Tour Soundtrack ’96 - 06”, una raccolta di brani più rappresentativi che racchiudono i suoi dieci anni di carriera.Ebbene si, sono passati dieci anni dal suo debutto con l’album “Pipes&flower”, dove la piccola, timida e fragile cantante friulana, ma dalla voce inconfondibile e con una estensione vocale non indifferente, si è fatta conoscere nell’ambiente musicale e nonostante la sua giovane età il suo lavoro musicale è di tutto rispetto con ben 7 album pubblicati (per citarli tutti Lotus – Elisa – Asile’ Word – Then comes the sun – Pearl Days) e l’ultimo “Cartepillar” , la versione internazionale del “SoundTrack ’96-06” pronto per essere immesso sul mercato Europeo e Americano.Tornando allo spettacolo di ieri sera, la scenografia ha rispecchiato molto il carattere della cantante, amante dell’arte orientale. Infatti il palco era una metafora di un giardino giapponese.Fronde di alberi facevano da sfondo ad un palcoscenico, dove si respirava gusto e raffinatezza, nel frattempo i quindici musicisti e i due coristi, tutti rigorosamente vestiti di bianco, hanno trovato posto su pedane asimmetriche costruite con canne di bambù, mentre pietre bianche (tanto per restare in tema con il giardino Zen), sapientemente collocate, si illuminavano a suon di musica.Tre sedie etniche al centro del palco dove sono rimasti seduti per la maggior parte del tempo i coristi ed Elisa.Il gioco di luci ha completato a rendere l’atmosfera magica ed onirica.Uno spettacolo da guardare oltre che da ascoltare, quello presentato da Elisa, che ha fatto, come i precedenti concerti, il tutto esaurito, distinto in due parti. La prima più dolce e sognante, dove è rimasta sempre seduta, proponendo come prima canzone Stay, Gli ostacoli del cuore, (la parte cantata da Ligabue è stata interpretata dal pubblico), Broken, Eppure sentire (un senso di te). Da un concerto statico si è passato gradatamente ad uno in movimento, e lo si è capito quando Elisa e la corista (Nicole Pellicani), sedute sulla stessa sedia, una di spalle all’altra hanno iniziato a muoversi come se fossero una sola persona che si rifletteva davanti ad uno specchio e poi con la canzone “Heaven out of hell” il pubblico incitati dai musicisti hanno cantato a squarciagola, alzandosi in piedi per ballare e partecipare attivamente allo spettacolo.Così da un’atmosfera ovattata, si è passati ad una più rock e non si può far a meno di pensare come questa cantante musicalmente sia poliedrica.Dalla timida personalità evidenziata in concerto, l’unica cosa che riusciva a dire al pubblico al termine di ogni canzone è stato solo “Grazie”, all’anima rock che di colpo la rapisce e la fa saltare a suon di musica, proponendo così due Elisa quella romantica e quella rockettara.Si comprende bene che durante la sua carriera ha subito influenze culturali musicali che vanno dalla cantante islandese Bjork, ad Aretha Franklin, e per sua stessa ammissione piace muoversi e giocare con i vari generi musicali, perché la musica per essere amata deve essere sperimentata in tutta la sua totalità.Ed è con questa considerazione che questa straordinaria artista ha giocato ieri sera con la musica, interpretando magicamente le sue canzoni, permanendo attenta nella ricercatezza e raffinatezza musicale.
Anna deMarzo

venerdì 20 luglio 2007

Bari - Fiorello si racconta ... la risata è garantita


Garanzia di ridere sino alle lacrime con il suo nuovo spettacolo “Volevofare il ballerino … e non solo” dove racconta episodi di vita quotidianache tanto lo avvicinano al pubblico, con la sua leggerezza e la sua nonvolgarità, da far sembrare uno show unico e quasi, quasi improvvisato al momento solo per i presenti .L’Arena della Vittoria di Bari ha visto il pienone anche se i prezzi nonerano per niente competitivi, tanto che lo stesso Fiorello scherzandoci su ha detto “visto il costo dei biglietti al termine dello spettacolo potete portare a casa le poltroncine o qualsiasi souvenir dello stadio”Il colpo d’occhio dello stadio in ogni modo è fantastico, sconcertante.Spettacolo che inizia alle 21.45 non per ritardo dell’artista, ma per colpa dell’organizzazione che doveva prevedere, visto il numeroimpressionante di persone che dovevano assistere allo show o che si erano accreditate, più box a disposizione e non solo una roulotte con due ragazze, che dovevano svolgere da solo tutta quella mole di lavoro e con il passare delle ore erano ormai entrate nel pallone e la fila di persone anziché diminuire aumentava sempre di più.Nell’attesa che la gente prendesse posto, in quei 45 minuti Fiorello, haintrattenuto il pubblico da dietro le quinte e con microfono in mano egrazie ad una telecamera esterna ha fatto riprendere gli spettatoriridendo di loro e con loro.Un’orchestra di 14 elementi diretta sapientemente dal direttore musicale e amico di sempre, Enrico Cremonesi inizia a suonare e comincia lo show.Un boato misto ad applausi annunciano l’ entrata di Fiorello sul grandepalco che come scenografia ha visto due grandi mega schermi posti ailati del palcoscenico (fondamentali per chi ha trovato posto in gradinata per poter assistere allo spettacolo) e altri video-synch che hanno interagito con l’artista, con proiezioni di filmati di ballerini da dare l’impressione che danzassero con lui.Chi si aspettava un Fiorello che proponesse qualche gag della fortunata trasmissione radiofonica Via Radio 2, come il barese Antonio Cassano e la sua Ferrari è rimasto un po’ deluso.L’artista siciliano si è fatto perdonare amando ricordare come la città’di Bari gli è molto cara, perché ha svolto il servizio militare presso laCaserma Rossani. Ha ricordato le sue (vasche) passeggiate in Via Sparano, e gli amici di Carbonara e Modugno, intercalando il suo monologo con frasi in dialetto barese.Lo spettacolo è imperniato per l’appunto sul titolo “Volevo fare ilballerino … e non solo” dove racconta quando nell’età adolescenzialeaveva l’intenzione di fare il ballerino e si esercitava di nascosto inbagno, ma era anche arrivato il momento di esternare questo sua passione al padre (siculo a 360°) che come risposta gli ribatte “ non puoi andare a fare gli scippi come tutti gli altri?”.E da qui inizia anche il perchè dell’aggiunta al titolo … e non solo.Volevo fare … il cantante lirico e Fiorello si cimenta a cantare unfantomatico “Otello” impersonando sia il tenore che il soprano.Volevo fare … il papà e racconta episodi della sua vita quotidiana con sua moglie Susanna e la sua piccola di appena un anno.Volevo fare … la radio e ci è riuscito benissimo, tanto è vero che squadra che vince non si cambia, gli autori di questo spettacolo sono gli stessi che collaborano con Fiorello e Marco Baldini nella trasmissione radiofonica Via Radio 2 : Francesco Bozzi, Riccardo Cassini, Alberto Di Risio e Federico Taddia. .Mister Fiorello non si è risparmiato.Ha proposto uno spettacolo di due ore senza mai concedersi una pausa se non sorseggiando un paio di volte un po’ d’acqua, necessaria visto l’ afosa serata tanto che ha avvalorato “non ho mai sentito tanto caldo all’aperto” e ha terminato giocando con il pubblico in un botta e risposta canora.Spettacolo divertente che ha fatto dimenticare ai tanti che si lamentavano il caro prezzo del biglietto, in fin dei conti sono stati soldi ben spesi.
Anna deMarzo

sabato 7 luglio 2007

Conversano (Bari) - ' L’Orizzonte sonoro delle COCOROSIE al PRIMITIVO FESTIVAL '


Conversano (Bari) - Piazza Castello, h.21.30 - unica data italiana – Un’ esplosione di suoni, di sacro e profano, di voci angeliche alternate a gospel, elettronica, hip hop e rumoristica ma anche soluzioni sonore del tutto originali come l’utilizzo di strumenti-giocattolo, carillon, musiche ed antiche orchestre . Tutto questo caratterizza l’originalissimo sound del duetto americano delle Cocorosie, formatosi nel 2003 dalle sorelle Sierra e Bianca Casady, artefici di un’alchimia sonora caratterizzata da un mix di sonorità acustiche (chitarre e pianoforte) e disturbi sonori.Dopo due anni dall’esilarante esibizione avvenuta nell’ambito del festival Time Zones, l’eclettica formazione newyorkese è tornata ad esibirsi ieri sera, in esclusiva nazionale, in una gremita Piazza Castello a Conversano, nella rassegna “Primitivo” organizzata dalla Provincia di Bari con la direzione artistica di Gianluigi Trevisi.Il percorso artistico personale delle due sorelle, caratterizzato da una decisa predisposizione per le arti visive e la scrittura di Bianca e dalla passione per l’opera concretizzatosi negli studi al Conservatorio di Parigi di Sierra , ben si evidenzia nella formazione delle Cocorosie, il cui nome è l’unione dei due soprannomi dato loro dalla madre in tenera età.Un’infanzia vissuta tra i numerosi viaggi compiuti da uno stato all’altro dell’America al seguito della madre e del padre, la prima insegnante ed artista, il secondo appassionato di sciamanesimo , accumulando così variegate esperienze ed assaporando la libertà di una vita nomade che le accompagnerà anche una volta cresciute.Ancora in tenerissima età i genitori divorziano , e all’età di soli quattordici anni Sierra viene mandata in collegio dal padre allontanandosi così dalla sorella ed inseguendo il suo grande sogno di diventare cantante d’opera nella capitale francese. Sarà solo nel 2003, dopo ben dieci anni, che le due sorelle si rincontreranno dando così forma al progetto Cocorosie .In brevissimo tempo registrereranno due album : “Word to the crow”, decisamente dalle connotazioni hip hop e mai distribuito, ed il vero e proprio album di debutto “La Maison de Mon Reve”, che nel 2004 viene distribuito in tutto il mondo dall’etichetta indipendente Touch and Go Records . Da questo momento in poi, come in una favola, le sorelle Casady diventeranno praticamente inseparabili .Nel 2005, Sierra e Bianca giungono alla realizzazione del loro effettivo secondo album intitolato “Noah’s Ark” (L’Arca di Noè) ancora caratterizzato da spiccate contaminazioni country-folk, intrise di elementi blues, il tutto condito da miagolii, suonerie telefoniche e vecchi ed ingialliti spartiti gospel .Un viaggio nel passato, teso a recuperare forse i ricordi di un’infanzia perduta , dove il suono scordato di un pianoforte (The Sea is Calm) si alterna magistralmente al trip-hop e a fiabesche filastrocche folk. Il 2007 vede così la pubblicazione del terzo capitolo della produzione del duo americano, dal titolo” The Adventures of Ghosthorse & Stillborn “, registrato a Reykjavik , con la preziosa collaborazione del produttore islandese Valgeir Sigurdsson, noto per essere il principale collaboratore di Bjork in studio.Qui a Conversano le Cocorosie sono giunte proprio per promuovere in anteprima nazionale il loro nuovo lavoro discografico regalando ancora una volta al pubblico accorso numerosissimo per l’evento, uno spettacolo di grande impatto emotivo. Accompagnate nella loro performance da musicisti del calibro di Gael Rakotondrabe al beat box, Danielle Stech-Homsy alla chitarra, Benjamin Molinaro al basso ed infine dal pianista Vincent Garletezec , le terribili sorelline hanno saputo trascinare i loro fans in una spirale di delirio collettivo, alternando un sapiente gioco di elettronica con basi rap e hip-hop e chincaglierie di ogni tipo, a momenti più intimi e delicati come le dolcissime ballate dal sapore retrò.Da segnalare fra tutti i brani, la particolarissima “Japan”, marcetta a passo di carillon-carosello che procede per tapping sul tasto del ritmo in scatola ed Animals, ballad urbana per piano ed effetti, a dimostrazione , se ancora ce ne fosse bisogno, del grande talento delle sorelle Casady .
Claudia Mastrorilli

Bari – Mario Monicelli inaugura la III edizione di ‘Cinemadamare2007’


Il più grande raduno di giovani registi provenienti da circa 30 Paesi di tutto il mondo, organizzato dalla più imponente manifestazione Europea “Cinemadamare”, giunta alla sua III edizione, ha visto ieri pomeriggio la presenza di uno dei più grandi interpreti della commedia italiana, il regista Mario Monicelli.Un uomo che rappresenta e ha rappresentato la storia d’Italia, contribuendo con i suoi numerosi film ad uno dei periodi più felici della filmografia del nostro Paese.Non c’era da meravigliarsi se già dalle ore 17.00 il Fortino di Sant’Antonio di Bari era gremito di pubblico in attesa dell’arrivo del regista che non si è fatto attendere ed è stato sempre disponibile con tutti i convenuti.Accompagnato dall’assessore alla cultura del Comune di Bari, Nicola Laforgia, dal direttore di Cinemadamare Franco Rina, hanno inaugurato l’edizione dell’evento. A sorpresa sono sopraggiunti il sindaco Emiliano e l’assessore Silvia Godelli che non volevano perdere l’occasione per omaggiare il grande regista.Quello che ha sorpreso è stato osservare un uomo di 92 anni, ben portati, entusiasta e commosso della partecipazione giovanile, soddisfatto del luogo dove si svolgeva la manifestazione, seccato se lo chiamavano “Maestro”, tanto che Laforgia ha detto che lo avrebbe chiamato dottore, per la sua laurea in Storia e Filosofia. Ma Monicelli ha subito ribattuto che la sua è una laurea ad honoris causa.E’ stato senz’altro una emozione stare di fronte ad un uomo che ha vinto numerosi premi dal Leone d’oro a Venezia, alle varie nomination agli Oscar, che ha sfornato non film ma capolavori, che hanno fatto riflettere, ridere e sorridere, gli italiani e non solo.Monicelli ha ringraziato gli organizzatori per tutto quello che stanno facendo per il cinema e per i giovani, venuti da tutta Europa, per un’arte sorta un secolo fa, perché è raro vedere una manifestazione di così ampia grandezza. Ma ha ribadito con molta forza che se in Italia ci sono tanti giovani che vogliono cimentarsi in quest’arte, che non è altro che espressione di immagini in movimento, troveranno senz’altro difficoltà, perché nel cinema non basta avere idee, ma occorre che alle spalle ci sia una distribuzione, dei produttori che intendono investire.Ha ricordato che anche lui per il suo ultimo film “Le Rose nel deserto”ambientato in Libia, ha avuto problemi con la produzione che ritardava i pagamenti e la troupe non veniva pagata, ma che hanno preferito lavorare ugualmente, anziché imbracciare le braccia e restare in attesa del pagamento. E su questa motivazione hanno contato molto i produttori.A chi gli ha chiesto della crisi del cinema italiano, Monicelli ribadisce con forza e più volte lo ripete, che i giovani cineasti sono costretti a proporre storie poco onerose, quasi minimaliste e così poco competitive sul mercato mondiale, questo non perché il cinema italiano sia peggiore ma è una conseguenza della poca solidità che hanno alle spalle e diventa difficile per loro raccontare quello che intendono realmente trasmettere.Ad ogni sua frase la platea applaude e lui di rimando applaude i giovani presenti, il futuro, si spera, del nostro cinema.
Anna deMarzo

domenica 17 giugno 2007

Bari - Tre Due Uno ... ZERO Renato MP tour esplode la Zerofollia


A Bari la stagione 2007 dei grandi concerti negli stadi è stata aperta ufficialmente da un grande della musica italiana, Renato Zero.L’artista 57 enne romano ha iniziato il suo tour il 26 maggio da Padova, proseguendo con due repliche a Roma, poi a Milano e Firenze per arrivare il 16 giugno all’Arena della Vittoria di Bari. Il suo ultimo tour, il 20 giugno prossimo lo vedrà al Velodromo di Palermo.I suoi fan hanno incominciato a riempire lo stadio sin dalle ore pomeridiane, provenendo da varie parti della Puglia ma anche da altre regioni. Imponente lo schieramento di pullman con cui i “sorcini” hanno raggiunto il capoluogo.“Sorcini” che comprendevano almeno tre generazioni, dai sessantenni ai quarantenni e trentenni con figli e passeggini a carico, e quelli dei più giovani che hanno accompagnato i genitori allo spettacolo.Questo per rendere l’dea dell’atmosfera familiare che si respirava allo stadio.Imponente ma allo stesso tempo semplice la scenografia.Un palco enorme dove lateralmente sono state locate due gigantesche casse acustiche di un lettore mp3, da qui il nome del suo tour “MpZerO Tour 2007”. Accanto due schermi giganti, che hanno dato la possibilità a chi ha trovato posto in cima alle gradinate di poter vedere in primo piano il cantante. Al centro un grandissimo megaschermo gigante, un sipario formato da luci led , che ha nascosto parzialmente l’orchestra. Ed infine dal centro del palco una lunga passerella verso il prato dello stadio, passerella che ha avvicinato l’artista ai suoi fan.Lo stadio è gremito si parla di circa 30.000 spettatori, seduti composti e aspettano l’inizio dello spettacolo che non si fa attendere.20.55 le luci si abbassano e un grido di entusiasmo nasce spontaneo da parte degli astanti.Prendono posto i 4 coristi e una band di 8 elementi composta da Giorgio Cocilovo e Luca Meneghello (chitarre), Paolo Costa (basso), Mark Harris (piano), Danilo Madonia (tastiere), Lele Melotti (batteria), Rosario Iermano (percussioni) e Remo Righetti (protools).Fanno il loro ingresso 12 ballerini che oltre a ballare cantano una canzone su Renato Zero, stile vecchio varietà degli anni’70. Al termine della loro esibizione un volo di colombe bianche.Ore 21.00 entra Renato Zero. L’artista non si è fatto attendere, anche questa è professionalità ma soprattutto rispetto verso il suo pubblico che da ore aspetta pazientemente lo spettacolo.Propone 27 canzoni le più famose del suo repertorio che comprende una carriera lunga ben 34 anni, che ha fatto esplodere la Zerofollia.Come buona tradizione di Renatone lo spettacolo ha visto intervallare cambi di scena e di costume supportati dal bravissimo corpo di ballo.Col tempo la voce di Renato è diventata meno stridula, più calda e profonda per meglio sottolineare i testi delle sue canzoni.Si è rivolto poi al pubblico presente e ha spiegato “ che proprio il pubblico è una parte importante del suo successo.” Si è soffermato a guardare la platea cercando di imprimere nella sua memoria e non dimenticare i volti dei presenti , ringraziandoli di essere presenti accanto a lui. Un grido è esploso quando si è rivolto alla città di Bari. “Bari mi piace perché la sua gente lavora sorridendo”.Il concerto è durato quasi tre ore e come il testo della sua canzone “infiniti treni” , lui ha saputo trasportare un treno carico di emozione ed infinite storie.
Anna deMarzo

martedì 29 maggio 2007

Carolina Cutolo presenta senza falso moralismo il suo libro 'Pornoromantica'


“Amore, pane e … giocosità”Questa sembra essere la formula vincente di Carolina Cutolo, giovane trentenne con laurea in sociologia, ma che preferisce lavorare come barmaid, in un noto jazz club romano, perché le piace indovinare i cocktail miscelando colori e sapori che possono essere graditi ai suoi clienti, ma soprattutto scambiare con questi frequentatori opinioni e pareri su ogni argomento, soprattutto sesso.Da qui nasce l’idea di aprire nel 2003 un blog www.pornoromantica.splinder.com, uno dei siti più cliccati del momento, dove in maniera diretta, chiara, leggera senza alcuna difficoltà parla di sesso, abbattendo i tabù dell’ipocrisia.Per tre anni affronta le basi della sessualità grazie all’interazione con i suoi lettori, che domandano, si informano o la bacchettano se non sono d’accordo con lei. Ma Carolina Cutolo ama scontrarsi con loro, dialogare e relazionarsi con chi è curioso e vuole imparare a scoprire e lo fa con un piglio leggero e gioioso, ma soprattutto intelligente con lo scopo di far vivere ad ognuno la propria sessualità a 360°.Sboccia in seguito l’idea dell’espediente letterario, così decide di trasformare le “chiacchiere” di un blog in un libro “Pornoromantica” edito da Fazi.La troviamo a promuovere il libro alla Feltrinelli di Bari e con aria sbarazzina spiega le sue motivazioni e i suoi obiettivi: salvare il mondo dai tabù e pregiudizi, salvarlo con la gioia del sesso tramite la sua conoscenza.Certo dopo la fortunate serie televisiva “Sex and the city”, trasmessa nella fascia dopo serale di una TV commerciale, dove quattro donne parlano e analizzano il sesso, come se fossero uomini, canzonando la puritana America,mancava in Italia un libro sul sesso, dove non lo spiega con termini medici, ma con una terminologia più vicina alla gente comune. La paladina del sesso, promuove il Movimento Pornoromanticismo, dove ha una visione illuminata: conservare la sua dignità nella sua sessualità.Si considera un integralista romantica dove ama mescolare l’integralismo sessuale con il sesso sublime. Solo un signore presente alla Feltrinelli si è domandato : ma chi comprerebbe questo libro osceno? Perché del sesso secondo lui non occorre parlerne.Certamente il libro “Pornoromantica” non sarà un classico della letteratura, infatti ben 20 case editrici a cui la scrittrice romana aveva inviato il manoscritto lo hanno rigettato e solo la Fazi ha avuto una visione lunga.Ha intravisto in questa giovane un forte potenziale che tratta un argomento che incuriosisce sia i giovani alle prime armi, imbranati nei loro primi approcci amorosi, sia i meno giovani, che credono di sapere tutto sul sesso (come il signore di cui sopra) ma ignorano la sessualità.
Anna DeMarzo

domenica 27 maggio 2007

Come combattere la zanzara tigre


Incalza ormai la stagione estiva, ed assieme alle vacanze agognate arrivano anche le zanzare, ma non quelle attive nelle ore crepuscolare, ma bensì la “Zanzara Tigre” stabilitasi nel nostro territorio da una decina di anni e che ama pungere pure di giorno anche attraverso i vestiti o qualsiasi protezione.Le segnalazioni arrivano da parte dei cittadini e il ricordo cade agli anni passati, quando ai vari pronto soccorso si recavano bambini e adulti punti in differenti parte del corpo, tanto da destare preoccupazione.Una battaglia difficile ma non impossibile che questa amministrazione nella persona dell’assessore all’ambiente del Comune di Bari Maria Maugeri, assieme al presidente dell’AMIU Bari Giuseppe Savino e al presidente di Federfarma Bari Arnaldo Tempesta, stanno intraprendendo. Ha spiegato Maugeri, che assieme all’Università di Veterinaria hanno effettuato una mappatura del territorio della città per monitorare le zone a rischio relative alla “questione delle acque” habitat di zanzare, blatte e ratti, quest’ultimi si adattano facilmente a qualsiasi situazione.La zanzara tigre è una zanzara particolare – asserisce Tempesta – che ama muoversi in sciami e che depone le uova all’asciutto sulle pareti verticali ed interne di balconi, sottovasi, tombini e qualsiasi tipo di contenitore. Già dal mese di marzo, l’AMIU si è attivata – sostiene Savino – affrontando per tempo una lotta organica. Tutti i quartieri una volta al mese sono toccati con un operazione di disinfestazione sui tombini dove vengono inserite esche contro i ratti. Ad oggi è stata fatta questa operazione per ben sei volte e proseguiremo fino ad Ottobre.Questo impegno ha permesso di avere un lavoro sotto controllo e contenere il fenomeno.L’Amiu questo lavoro può effettuarlo sui suoli pubblici- continua Maugeri - ma le zanzare depongono le loro uova anche in territori privati, come giardini, ville e balconi con la presenza dei sottovasi, occorre per questo motivo sensibilizzare i cittadini a fare la loro parte.Così sarà in commercio la settimana prossima presso tutte la farmacie un farmaco biologico per il controllo larvicida il VectoBac ad un costo politico di euro 2.50Ad illustrare le caratteristiche del farmaco il dott. Enzo Buono che ha spiegato che si è optato per questo prodotto perché è un insetticida biologico, garantisce un’elevata attività larvicida, non altera la catena alimentare acquatica e agisce contro tutte le specie di zanzareLa Maugeri ha ricordato poi che gli agenti di Polizia Municipale vigileranno sul rispetto dell’ordinanza in vigore dal settembre 2005 e annunciato la volontà dell’amministrazione di emetterne una nuova destinata ai responsabili di cantieri edili affinché siano obbligati ad effettuare interventi di disinfestazione prima degli scavi o dello sbancamento dei suoli.Di seguito riepiloghiamo principali accorgimenti per combattere la proliferazione della zanzare tigre :- evitare l’abbandono di materiali in cumuli all’aperto che possano raccogliere l’acqua piovana - eliminare l’acqua dai sottovasi, dagli annaffiatoi, dai bidoni, dai copertoni - innaffiare direttamente con le pompe gli orti e i giardini, senza mantenere riserve di acqua a cielo aperto - eventualmente, se necessario l’uso di recipienti per la raccolta dell’acqua, cercare di tenerli coperti e provvisti di zanzariera, ben fissata e tesa introdurre pesci rossi, grandi predatori delle larve, nelle vasche e nelle fontane dei giardini
Anna deMarzo