PHOTOGALLERY by Egidio Magnani

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domenica 17 giugno 2007

Bari - Tre Due Uno ... ZERO Renato MP tour esplode la Zerofollia


A Bari la stagione 2007 dei grandi concerti negli stadi è stata aperta ufficialmente da un grande della musica italiana, Renato Zero.L’artista 57 enne romano ha iniziato il suo tour il 26 maggio da Padova, proseguendo con due repliche a Roma, poi a Milano e Firenze per arrivare il 16 giugno all’Arena della Vittoria di Bari. Il suo ultimo tour, il 20 giugno prossimo lo vedrà al Velodromo di Palermo.I suoi fan hanno incominciato a riempire lo stadio sin dalle ore pomeridiane, provenendo da varie parti della Puglia ma anche da altre regioni. Imponente lo schieramento di pullman con cui i “sorcini” hanno raggiunto il capoluogo.“Sorcini” che comprendevano almeno tre generazioni, dai sessantenni ai quarantenni e trentenni con figli e passeggini a carico, e quelli dei più giovani che hanno accompagnato i genitori allo spettacolo.Questo per rendere l’dea dell’atmosfera familiare che si respirava allo stadio.Imponente ma allo stesso tempo semplice la scenografia.Un palco enorme dove lateralmente sono state locate due gigantesche casse acustiche di un lettore mp3, da qui il nome del suo tour “MpZerO Tour 2007”. Accanto due schermi giganti, che hanno dato la possibilità a chi ha trovato posto in cima alle gradinate di poter vedere in primo piano il cantante. Al centro un grandissimo megaschermo gigante, un sipario formato da luci led , che ha nascosto parzialmente l’orchestra. Ed infine dal centro del palco una lunga passerella verso il prato dello stadio, passerella che ha avvicinato l’artista ai suoi fan.Lo stadio è gremito si parla di circa 30.000 spettatori, seduti composti e aspettano l’inizio dello spettacolo che non si fa attendere.20.55 le luci si abbassano e un grido di entusiasmo nasce spontaneo da parte degli astanti.Prendono posto i 4 coristi e una band di 8 elementi composta da Giorgio Cocilovo e Luca Meneghello (chitarre), Paolo Costa (basso), Mark Harris (piano), Danilo Madonia (tastiere), Lele Melotti (batteria), Rosario Iermano (percussioni) e Remo Righetti (protools).Fanno il loro ingresso 12 ballerini che oltre a ballare cantano una canzone su Renato Zero, stile vecchio varietà degli anni’70. Al termine della loro esibizione un volo di colombe bianche.Ore 21.00 entra Renato Zero. L’artista non si è fatto attendere, anche questa è professionalità ma soprattutto rispetto verso il suo pubblico che da ore aspetta pazientemente lo spettacolo.Propone 27 canzoni le più famose del suo repertorio che comprende una carriera lunga ben 34 anni, che ha fatto esplodere la Zerofollia.Come buona tradizione di Renatone lo spettacolo ha visto intervallare cambi di scena e di costume supportati dal bravissimo corpo di ballo.Col tempo la voce di Renato è diventata meno stridula, più calda e profonda per meglio sottolineare i testi delle sue canzoni.Si è rivolto poi al pubblico presente e ha spiegato “ che proprio il pubblico è una parte importante del suo successo.” Si è soffermato a guardare la platea cercando di imprimere nella sua memoria e non dimenticare i volti dei presenti , ringraziandoli di essere presenti accanto a lui. Un grido è esploso quando si è rivolto alla città di Bari. “Bari mi piace perché la sua gente lavora sorridendo”.Il concerto è durato quasi tre ore e come il testo della sua canzone “infiniti treni” , lui ha saputo trasportare un treno carico di emozione ed infinite storie.
Anna deMarzo

domenica 6 maggio 2007

Un vento di passione con Pino Daniele


Urlo da stadio all’ingresso del cantautore napoletano Pino Daniele ieri sera sul palco del teatroTeam di Bari, alla presentazione del suo spettacolo “Il mio nome è Pino Daniele e vivo qui”, ennesima tappa del suo tour iniziato il 23 aprile 2007 da Palermo e che toccherà numerose città italiane.Fa da scenografia uno schermo gigante luminoso con un alternanza di luci rosse e bianche e poi azzurre e come ha spiegato il cantante per loro “è un elemento molto importante del nostro concerto perché l’arte della luce rappresenta il simbolo di un portale dove riusciamo a viaggiamo all’interno con le nostre canzoni”.Un concerto dove l’anima di Pino Daniele si lascia scoprire rinunciando alla sua napoletaneità a favore di un suono da lui stesso nominato “Taramblù” dove sapientemente miscela stili musicali che vanno dalla tarantella, rumba e blues, dove non mancano arrangiamenti mediterranei, sia orientaleggianti che spagnoleggianti. E’ solo la sua voce che ci ricorda che lui è uno dei più famosi cantautori italiani-napoletani.Inizia il concerto non rinunciando a “la sua coscienza sociale” con “Pigro” e il pubblico senza sosta lo accompagna battendo le mani e cantando con lui, per poi proseguire con “Anna verrà” e non poteva mancare “Napule è”, “Occhi che sanno parlare” la bellissima “Vento di passioni” per concludere il primo tempo dello spettacolo con due chicche. Pino chiede al pubblico di collocare “in silenzio” con lui perché vuole farci ascoltare due canzoni come sono nate originariamente. Due pezzi il primo suonato con contrabbasso e voce e l’altro con pianoforte e voce. Inizia così a cantare “Je so pazzo” e il pubblico ha faticato a restare in religioso silenzio e quando è arrivato il passo della canzone “je so pazzo non mi scassate u c..o” non è riuscito a trattenersi ed è intervenuto per cantare con Pino. Il secondo pezzo “Quando” è stato bellissimo ascoltarlo con il solo suono del pianoforte lo ha reso ancora più emozionante.Il secondo tempo dello spettacolo dal ritmo e sonorità più caraibiche ha visto l’esibizione di “Rum e Coca (Havana)”, “Back home”, canzone molto gettonata in radio, “A me mi piace ‘o blues” , “Che Dio ti benedica”.Al termine sono stati concessi due bis con “Il blues del peccatore” e “Yes I know my way”. Due ore di spettacolo che ad un certo momento ha visto sorridere di complicità i musicisti e Pino ha spiegato il motivo :”E’ il primo concerto che andiamo a tempo a volte si tende confondere la musica con quello che si suona, stasera c’è la musica, perché non c’è il trattenimento, ma ci siamo solo noi che cantiamo”.E noi siamo qui per ascoltarlo.
Anna deMarzo

sabato 28 aprile 2007

Il pianista Giuseppe Albanese ... vitalità sovrana


La stagione dei concerti della Fondazione Petruzzelli si è conclusa ieri sera con un concerto di alto livello. Ad esibirsi è stato il pianista Giuseppe Albanese, ventottenne calabrese vincitore di numerosi concorsi pianistici internazionali fra i quali il “Vendome Prize” del 2003 che ha avuto come presidente di giuria Sir Jeffrey Tate.La sua gioventù traspare con forza sul palcoscenico, Giuseppe Albanese ha una grande energia ed una incredibile vitalità, non si risparmia minimamente e sembra che la musica stessa lo ricarichi di tutta l’energia sprecata.Alla fine della prima parte c’era da chiedersi come Giuseppe avrebbe affrontato la seconda avendo eseguito un pezzo di grande virtuosismo e difficoltà tecnica coronato da una fuga finale per la quale sono necessari non solo buoni muscoli, ma anche ottimo cervello.Il pezzo in questione sono state le Variazioni e Fuga su un Tema di G.P. Telemann op. 134 di Max Reger (1873-1916), compositore tedesco che non può essere paragonato ai grandi compositori ma brano nel quale Giuseppe ha potuto mettere in luce tutte le sue qualità di virtuoso, tant’è che a suonare non sembrava un solo pianoforte ma dieci messi insieme.Per non parlare della velocità del braccio nei ribattuti alternati delle braccia, erano talmente veloci che della mano rimaneva solo la scia come in una fotografia mossa e sfuocata.La seconda parte ha presentato brani dei grandi compositori che il pubblico non si stancarebbe mai di ascoltare:la Polacca-Fantasia op.61 di Chopin (1810-1849), la “morte di Isotta” di Wagner-Liszt (1811-1886), L’isle joyeuse di Debussy ( 1862-1918) e La Valse di Maurice Ravel (1875-1937).L’interpretazione di Chopin molto ispirata nel suono e nel fraseggio è stata coerente e unitaria, Giuseppe Albanese è stato capace di dare una logica consequenziale alla Fantasia che dal punto di vista formale è molto complessa e libera.La “morte di Isotta” è sempre emozionante, i tremoli della mano sinistra sembravano foglie mosse dal vento e con grande temperamento il pubblico ha potuto sentire la tragicità della disperazione dell’amore e della morte.Grande euforia e gioia per Debussy, ricerca timbrica e slancio emotivo. La Valse di Ravel che è uno dei pezzi più virtuosistici del repertorio è stato eseguito in tutto il suo turbinio di danza, con richiami ben evidenti ai timbri orchestrali, cosa c’è di più geniale di una tale composizione?Il pubblico ha acclamato Giuseppe che ha concesso due bis, il sognante Notturno per la mano sinistra di Scriabin e le spiritose Scintille di Moszkovsky-Horowitz. A Giuseppe tutti i nostri auguri per una carriera in crescita.
Viviana Velardi

BARI – Bonnie Prince Billy in concerto


Grande evento nel fortino del borgo antico di Bari all’interno della rassegna Planet of Sound: si è esibito Bonnie ‘Prince’ Billy.Will Oldham (in arte Bonnie Prince Billy) uno dei nomi più emblematici del cantautorato statunitense, la sua, una prolifica carriera suddivisa tra gli pseudonimi Palace Brother, Palace Songs e Palace, assunti soprattutto nel corso degli anni ’90, per poi giungere a lavori di ultima produzione che firma con lo pseudonimo con il quale si è presentato anche all’intimo e caloroso pubblico di Bari. Questo continuo mutamento del nome, certamente ha corrisposto, nel susseguirsi degli anni, alle svariate collaborazioni con artisti più disparati e pertanto ad una sua metamorfosi evolutiva.Oggi Oldham è una certezza, le sue sonorità se pur così frastagliate sono certamente accomunate da un filo conduttore tipicamente folk e country.Il suo rock-folk così spigoloso riesce a cantare la vita, sviscera, nelle sue canzoni-poesie, ogni argomento più intimo e intimista. L’amore, il sesso, la morte e lo stesso cantare sono espressi nei suoi testi in un perfetto connubio di cuore e bile che rendono ogni canzone un capolavoro.Come la sua voce che si spezza e si mostra sempre un po’ stonata ma in grado di ammaliare incantare e produrre ogni volta un’opera di fragilità e dolcezza.La sua musica non è originale, discende, infatti, dalla tradizione americana folk ma la sua forza e la sua empatia certamente lo rendono paragonabile e diretto discendente di Nike Drake, di Cohen, di Johnny Cash. E proprio con quest’ultimo Bonnie Prince Billy ha anche duettato nella canzone ‘I see a Darkness’. Insomma, regalando due ore di continue emozioni, accompagnato solamente dal batterista che sembrava sognare mentre sfiorava leggermente il suo strumento, Oldham, non si è risparmiato, ironico e cordiale ha interagito qualche volta con il pubblico per poi tornare a immergersi nella sua musica. Quasi spiritato e assorto accarezzava dolcemente la sua chitarra, estraniato spesso si lasciava sopraffare dalla sua fisicità che si espletava con tipici movimenti folk e strane espressioni del volto. Insomma una malinconia, quella di Will Oldham, protesa forse verso una certa speranza che continua a mostrare come la propria voce possa cantare la vita, la sua vita.
Luana Martino

mercoledì 25 aprile 2007

Bari - Il pianista Andrea Lucchesini , chiarezza di pensiero e di suono


La stagione della Camerata Musicale Barese prosegue con gli appuntamenti pianistici. Ad essere ospite della città di Bari è stato il toscano Andrea Lucchesini, anch’egli frutto della scuola pianistica di Maria Tipo che vanta numerosi artisti in carriera tra i suoi allievi.Il concerto di ieri sera ha visto eseguite due opere che possono essere considerate tra le più belle pagine della letteratura pianistica: gli Improvvisi op. 90 di Schubert ed i Preludi op.28 di Chopin.Per completare il già prezioso programma, agli Improvvisi di Schubert sono state affiancate tre Sonate di Scarlatti. La chiarezza è stata sovrana per le esecuzioni di tutti i brani.A volte il pianista Lucchesini è stato discusso perché ritenuto freddo. Io credo che non si possa parlare di freddezza ma di zelo, poiché la chiarezza non si riferisce solo al suono, ma al pensiero musicale in genere tanto che i fraseggi stessi sono stati spiegati e sottolineati sempre con molta cura. La qual cosa potrebbe aver provocato in alcuni momenti una sensazione di appesantimento, che io non ritengo tale, anzi dal mio punto di vista ha dimostrato quello che Lucchesini è, un pianista dal cervello vivido.Anche dal punto di vista tecnico nulla da eccepire, tutta la esecuzione è stata sempre incentrata alla pulizia del suono e se una facilità di mano è evidente Lucchesini non l’ha usata per mostrarsi ma piuttosto per trasmettere il senso musicale che in queste pagine di estrema difficoltà tecnica è sempre il primo ad emergere. Così la musica di Chopin si è espressa in tutta la sua drammaticità, balenante, tragica, drammatica: il preludio in si bemolle minore, quello in re minore sono capolavori musicali concentrati di estrema difficoltà tecnica e capaci di contenere in pochi minuti significati eterni. In essi è presente tutta l’angoscia di Chopin per la sua condizione di malato di tisi; ricordiamo che quest’opera è stata scritta in gran parte alle Baleari dove egli si era recato con Gorge Sand proprio per il clima più favorevole alla sua cagionevole salute. Ed il senso della morte invade anche Schubert seppur in questi eterei improvvisi, una morte più sublimata che tragica che si ravvisa laddove Schubert usa il doppio punto, la cellula ritmica propria della morte.Anche nei bis ancora presente Chopin, ma quello dipinto da Schumann nel suo Carnaval ed un momento musicale di Schubert. Anche questi segni della coerenza di un interprete di pensiero.
Viviana Velardi

mercoledì 28 marzo 2007

Il "Divenire" di Ludovico Einaudi a Bari


“ Divenire tour”- Teatroteam di Bari - martedì 27 marzo ore 21-Il “divenire” di Ludovico Einaudi si è manifestato a Bari. E’ stata la seconda tappa, quella di ieri al Teatroteam, del tour internazionale che il pianista e compositore torinese (è nato a Torino nel 1955), tra i più apprezzati di musica contemporanea in Europa, ha avviato per presentare il suo nuovo lavoro discografico “Divenire”. Un titolo importante per un album dalla lunga gestazione iniziata nel 2002 quando Einaudi è stato invitato per scrivere una composizione da eseguire su un altipiano a 2000 metri, davanti alle Pale di San Martino al Festival”, nell’ambito del festival “I Suoni delle Dolomiti”. In quell’occasione presentò una suite per pianoforte, due arpe e orchestra d’archi, ispirandosi al ciclo di tre quadri del pittore Segantini (“La vita, la natura, la morte”), che, durante l’esecuzione, assunse una dimensione assolutamente unica dinanzi ad uno scenario naturalistico così spettacolare. “Divenire” è stato il titolo che Einaudi ha dato a quel brano in cui è rappresentato il ciclo vitale del fluire spazio-temporale che bene si esprime anche nella natura (il giorno che diventa notte, il fiume che diventa mare….). Da quell’esperienza dolomitica, è nata l’idea del nuovo disco del compositore torinese, pubblicato lo scorso anno per la prestigiosa etichetta britannica “Decca Records”, dopo che la sua suite “Divenire” entrò a sorpresa nella playlist dell’emittente radiofonica inglese ” Classical Fm”, nota al pubblico anglosassone per la grande propensione a trasmettere sia brani di musica classica, sia di autori contemporanei. Il fluire del tempo, inesorabile ed incessante nel suo procedere, sembra essere il comune denominatore dei brani dell’album, caratterizzati da un minimalismo che da sempre rappresenta il pianismo di Einaudi, costruito su brevi frasi che si ripetono incessantemente quasi a sottolinearne la linea melodica, in un ciclico susseguirsi senza fine, capaci di trasportare l’ascoltatore in una dimensione spazio-temporale difficilmente definibile. Nello stile di Einaudi, infatti, ben si percepisce lo scopo che si vuole ottenere: ricavare uno spazio meditativo nel quale l’ascoltatore venga posto al centro, e la musica sia solo il mezzo per poter intraprendere un viaggio spirituale all’interno del proprio sé. Novità assoluta dell’album, l’introduzione di brevi e discreti loops elettronici e la presenza di un sestetto d’archi capace di arricchire magistralmente il suono del solo pianoforte e ampliare così, lo spettro armonico complessivo. L’elettronica, come asserisce Einaudi, è uno “strumento duttile ed aperto a più soluzioni, un contenitore accessibile a tutti che permette di andare in tutte le direzioni possibili”. Nelle composizioni di “ Divenire”, ben si evidenzia l’appartenenza alla corrente minimalista di Philip Glass, Michael Nyman, Steve Reich, Yann Tiersen e Wim Mertens, ma si prosegue oltre, attraverso la ricerca della melodia tradizionale italiana, senza rinnegare l’influsso della musica classica e da camera. Compagni di viaggio del compositore torinese per l’intero tour saranno : Robert Lippok (live electronics) ed il sestetto d’archi formato da Marco Decimo (violoncello), Thomas Schrott, Laura Ricciardi e Svetlana Fomina (violini), Antonio Leofreddi (viola) e Franco Feruglio(contrabbasso). Sono circa le ventuno quando Ludovico Einaudi, impeccabile come sempre, comincia la sua attesa esibizione dinanzi al suo immancabile pianoforte Steinway Gran Coda della collezione Fabbrini .Ad aprire il concerto il brano” Svanire”, con un’imponente intro di archi di otto minuti, che richiama certe ambientazioni morriconiane. L’atmosfera del Teatroteam comincia ad assumere una dimensione difficilmente definibile, senza spazio né tempo, mentre il suono delle corde del pianoforte sembra giungere direttamente alla nostra anima. I brani si susseguono come in un film immaginario, il pianismo di Ludovico Einaudi, lento e sinuoso, costruito su lunghe pause dove viene evidenziato il “valore delle note”, così come egli stesso ama definirlo, diventa l’essenza più pura di un vero e proprio viaggio metafisico. Seguono “Uno” e “ Divenire “, che nella sua dimensione live sa richiamare, in un sapiente gioco di spazi e vuoti e nell’intreccio armonico degli archi, la grandiosità dell bellezze naturali . La musica di Einaudi è poesia in musica. E’ respiro, soffio vitale . Il concerto prosegue tra l’entusiasmo del pubblico con “Rose”, “Ascolta” e “Oltremare”, per poi riproporre brani dei suoi precedenti album come la dolcissima “ La nascita delle cose segrete”, l’evocativa “ Le onde” ed infine una particolarissima versione di “Eden Roc”, brano in cui si evidenzia maggiormente l’uso dell’elettronica, in un trascinante crescendo ritmico, tra chitarre campionate ed un magistrale intreccio di archi .Ludovico Einaudi, visibilmente commosso, saluta e ringrazia tutti gli organizzatori, concedendo al pubblico, letteralmente in delirio, ben tre bis tra cui il brano” Luce” tratto dalla colonna sonora del film di Giuseppe Piccioni ”Luce dei miei occhi” e “Giorni dispari” tratto dall’ album Eden Roc.
Claudia Mastrorilli

sabato 17 marzo 2007

Il viaggio nel tempo di Luca Carboni


“Le band si sciolgono tour 2007” – Teatroteam di Bari-venerdi’ 16 marzo- ore 21 Dopo cinque anni di assenza dal mercato discografico, Luca Carboni è pronto a rimettersi in gioco. Il suo nuovo attesissimo album, interamente prodotto ed arrangiato dall’artista, dal titolo “Le band si sciolgono”(pubblicato il 29 settembre da “Sony Bmg Music Entartainment”), sembra riportare il cantautore bolognese classe 1962, all’energia di fine anni ’80 quando con le hit estive “Mare mare” e “Ci vuole un fisico bestiale” raggiunse la sua più alta popolarità. Un disco nato dall’esigenza profonda di creare un rapporto più diretto con l’ascoltatore, registrato in studio dallo stesso autore senza l’ausilio, almeno in fase di preproduzione, di musicisti esterni, proprio per ricreare uno spirito più intimista e riflessivo sul tema che si vuole raccontare: il trascorrere del tempo .In ogni brano c’è infatti un riferimento preciso alle cose che cambiano, che si trasformano in un ciclico ripetersi senza fine, ma che restano nella memoria di ognuno di noi, in un percorso di conoscenza individuale teso alla ricerca dell’ equilibrio .Un lavoro importante, che vanta anche collaborazioni illustri quali l’amico di sempre Gaetano Curreri, coproduttore del suo album d’esordio “Intanto Dustin Hoffmann non sbaglia un film” , che firma la musica di “Lampo di Vita”, Pino Daniele coinvolto musicalmente in “La mia Isola” con la sua chitarra latineggiante ed infine Tiziano Ferro, in uno toccante duetto vocale nel brano “Pensieri al tramonto” . Per la tappa pugliese di presentazione del tour “Le band si sciolgono”, Luca Carboni ha regalato al pubblico, accorso numeroso ad ascoltarlo ieri al Teatroteam di Bari, momenti di intensa emozione. Oltre due ore di concerto, per complessivi venticinque brani arrangiati in chiave decisamente rock e con un sound, che sembra riportarci, per l’uso massiccio dell’ elettronica, a certe sonorità degli anni ottanta. Ad accompagnarlo sul palco un organico di eccellenti musicisti quali Antonello Giorni alla batteria, Ignazio Orlando al basso, Mauro Patelli e Vincenzo Pastano alle chitarre e Fabio Inastasi al pianoforte e tastiere. Supporter di tutto rispetto per l’intera tournee, il cantautore catanese Rosario Di Bella, che ha presentato tre brani tratti dal suo nuovo progetto discografico “ Il negozio della solitudine”, disco che sembra respirare una tematica affine a quella dell’ artista bolognese, incentrata sui dubbi del tempo che passa, sul viaggio interiore che ognuno di noi deve intraprendere per poter vivere al meglio il proprio tempo. Ma ecco che all’ apertura del sipario, si presenta al pubblico la scenografia ideata dallo stesso cantautore, che sembra richiamare nei tre archi, all’interno dei quali sono allestiti tre schermi sui quali vengono proiettati disegni e i videoclip d’animazione realizzati dal regista Marco Pavone su ispirazione del disegnatore Hugo Pratt, i portici caratteristici dell’amata Bologna . Primo brano in scaletta “ Segni del tempo”,” Sarà un uomo” cantata a gran voce dal pubblico e “ Giovani disponibili ”, vero e proprio inno generazionale. Luca Carboni, visibilmente emozionato e sorpreso per la calorosa accoglienza dei suoi fans , saluta il pubblico , per poi proseguire il concerto con la romantica “ Sto pensando” , la melodica ed onirica “ Settembre” e “ La mia città” , idealmente dedicata ad ogni città ma che, in questo caso, ama dedicare a Bari, città che lo ha sempre accolto con grande energia .Seguiranno l’ironica “Sexy”, “ Lampo di vita” cantata a squarciagola dal pubblico e “La mia isola”, ispirata alle bellezze dell’ Isola d’ Elba, ma anche, nei contenuti, un inno meraviglioso alla vita .Una breve pausa, per poi riprendere il live, con un set interamente acustico a cui seguiranno “Farfallina “, e i due fortunati singoli tratti dall’ultimo album: “Le band”,con il suo testo ironico ed amaro, e “Malinconia”,che fa parte della colonna sonora del film “Notte prima degli esami oggi”. Toni decisamente più’ rock con “Inno nazionale” ,“ Pensieri al tramonto”, cantata in duetto sul palco con l’amico Rosario Di Bella e la trascinante “Ci vuole un fisico bestiale” .Applaudito dal pubblico Luca Carboni non si risparmia, concedendo ben tre bis: “Vieni a vivere con me”,” L’amore che cos’è” e “ Mare mare “ .
Claudia Mastrorilli

mercoledì 14 marzo 2007

Ragazzi terribili ... la forza e l'energia dei Deep Purple


Andria – Palasport – Deep Purple in concertoGremito di fans il palazzetto dello sport di Andria per l’ultima data, organizzata da Delta Concerti, del tour italiano dei Deep Purple prima di approdare in Europa. Il Rapture of the Deep tour di uno dei gruppi più importanti ed influenti, secondo forse solo ai Led Zeppelin, dell’Hard Rock anni ’70, approda in Puglia acclamato e quasi venerato dal pubblico presente. Le prime note ad aprire il concerto sono quelle di ‘Picture of Home’ brano appartenente ad uno degli album ormai leggendari: ‘Machine Head’ del 1972. La formazione, si sa, non è più quella di ‘Made in Japan’ e gli appassionati conoscono le ‘peripezie’ che il gruppo ha subito e soprattutto è a conoscenza delle perdite degli elementi fondamentali che avevano reso inconfondibili le sonorità dei Deep Purple, come il chitarrista Ritchie Blackmore e il tastierista John Lorde. Oggi comunque si presentano ugualmente degni del nome Deep Purple. E’ la stessa che gli ha visti esibirsi alla giornata Live 8 del 2005, organizzata per chiedere al G8 la cancellazione del debito dei paesi africani; una strepitosa voce quella di Ian Gillan accompagnato dall’unico pezzo originale rimasto, il batterista Ian Paice, circondato da Roger Glover al basso, Steve Morse alla chitarra e Don Airey alle tastiere. Dopo i primi pezzi hanno letteralmente infiammato il pubblico che ipnotizzato ha seguito le evoluzioni dei 5 che sembravano muoversi con energia straordinaria nonostante possano vantare una carriera alquanto vetusta.Un virtuosismo, una capacità e pulizia tecniche che, se in ‘illo tempore’ hanno rappresentato una delle più importanti evoluzioni nella storia della musica, oggi continuano ad incantare i fans.Il pubblico presente ad Andria, proveniente da più parti della Puglia, si è trovato davanti ad un Gillan che sa bene come tenere in pugno la platea, con un’ugola ancora squarciante anche se certamente più tranquilla e regolare. Ancora in grado di sorprendere con i suoi acuti anche se di durata inferiore. A metà concerto il chitarrista Morse si è esibito in un assolo, proponendo un medley che ha toccato stili diversi, dai Led Zeppelin a Jimmy Hendrix. E’ stata poi la volta di Airey che ha divertito il pubblico con sonorità quasi elettroniche passando inseguito ad un breve accenno della ‘Cavalcata delle Valchirie’ per poi omaggiare la Puglia con le note di un brano popolare (‘Abbasce a la marine se venne u’ pesce’). Non si sono certamente risparmiati il bassista Glover che si muoveva sul palco e il batterista Paice che continua ad ammaliare con le sue evoluzioni.La loro genialità e l’abilità tecnica rende i Deep Purple non facilmente ascrivibili al solo Hard Rock, infatti, l’approccio a sonorità classiche gli avvicina al ritmo tipico del Blues e del Rock and Roll. Quasi a fine dell’esibizione poi, un pezzo cult e leggendario ‘Smoke on the Water’ che basterebbe per ricordare i Deep Purple fino ai giorni dell’apocalisse del Rock. Ovviamente sulle famose note il numeroso pubblico è impazzito intonando le parole a squarcia gola e sventolando accendini creando un’atmosfera suggestiva. Pronti a rimettersi in gioco con questo nuovo tour la band, che ha vissuto più vite di un gatto, si ritrova con progressioni irresistibili che hanno attraversato il tempo e ripropone quegli accordi sin dal lontano ’68.Insomma un gruppo che potrebbe ancora insegnare molto ai tanti ‘figli adottivi’ di oggi che continuano ad acclamarlo e ad emozionarsi con le note di questo storico ‘fenomeno porpora’.
Luana Martino

domenica 18 febbraio 2007

Il Pop sinfonico di Dalla e dell’Orchestra della Provincia di Bari


E’ stata una grande emozione per il pubblico barese convenuto al Teatroteam ieri sera il concerto di Lucio Dalla con l’Orchestra sinfonica della Provincia di Bari.La serata ha aperto il cartellone 2007 dell’orchestra sinfonica che ospiterà una serie di eventi tra cui la voce di Ute Lemper, la bacchetta di Zoltan Pesko, un omaggio a Gershwin dei pianisti Iannone-Bruni: certamente molta vivacità che la città di Bari desidera ricevere e vivere, perché Bari è si città mercantile, ma anche città assetata di cultura.E’ di Dalla l’idea di affidare ad un’orchestra sinfonica le sue più celebri canzoni perché, dice il cantautore, “ciò che non muta è destinato a morire”.La commistione tra musica leggera e orchestra sinfonica è un esperimento che permette ai successi di Dalla di rivivere. Spaziando in 40 anni di storia della sua canzone il cantautore ha regalato al pubblico la memoria che supera i limiti del tempo ed è fissata nella storia personale di ognuno con sentimenti ed emozioni indelebili. Questo è stato il merito di Lucio Dalla: artista che vede “oltre”, oltre la quotidianità, oltre il piacere effimero, oltre la caducità, un artista la cui forza risiede nella grande comunicatività.Il concerto è stato, infatti, arricchito da dialoghi e racconti: condivisione di esperienze e di pensieri.“Io credo nell’intelligenza, nell’arte, in Dio, credo nelle cose che non si vedono, credo nell’impossibile, in un angelo mediano che sta tra la terra e il cielo”- queste sono alcune della parole che Dalla ha regalato al pubblico prima di cantare “Se io fossi un angelo”, e poi ha incominciato a volare perché la musica è come l’anima: libera.Non sono mancate riflessioni sui grandi temi dell’umanità; ha raccontato di una canzone nata nel mare delle Tremiti: “mi trovavo quietamente in mare, sopra il cielo suono di aerei, racconto di guerra, al di là la morte”. Sono poesie le sue canzoni, per questo sono state recitate sensibilmente dall’attore Marco Alemanno. Ammirevole il lavoro dell’orchestra sinfonica e del direttore Paolo Quadrini. Un artista consumato come Dalla è abituato a sguazzare come un pesce su un palcoscenico, può decidere quanto allungare un suono, quanto tenere una pausa, quanto modificare un ritmo all’interno di un regolare beat.Certo è che non è solo, c’è un orchestra intera alle sue spalle che ha seguito con grande attenzione e professionalità tutti i suoi capricci musicali rappresentando un eccellente supporto alla sua voce in qualche passaggio lievemente appannata.Il connubio tra l’orchestra ed il cantante ha fatto in modo che l’uno esaltasse l’altro, non ultimo ad essere esaltato il pubblico che ha cantato insieme a Dalla “Piazza Grande”, “Anna e Marco”, “La notte dei miracoli”, “Caro amico ti scrivo”.La serata si è conclusa con i doverosi ringraziamenti del Presidente della Provincia Divella e dell’assessore Curci, cui va il merito di una simbiosi perfetta nello scegliere le performance da offrire al gusto e alla sensibilità dei baresi.Il presidente Divella è apparso come un buon padre che ha promesso di lanciare la sua “creatura”, l’orchestra sinfonica della Provincia di Bari, su palcoscenici internazionali.Prendiamo questo auspicio come un impegno!
Viviana Velardi

domenica 11 febbraio 2007

Nessuno è solo con Tiziano Ferro


Ed eccolo Tiziano Ferro dopo tre anni di silenzio, (ma non troppo, perché alla radio si ascoltano piacevolmente le sue canzoni tratti dai suoi primi CD “Rosso relativo” e “111”), con il suo nuovo album “Nessuno è solo” che ha dato il via al tour iniziato ad Ancona e che ieri è approdato ad Andria.Puntuale come un orologio svizzero il concerto è iniziato allo scoccare delle ore 21.00 lasciando impreparati i soliti ritardatari.Il palco una metafora della solitudine di chi si crede solo o abbandonato, anche se circondato da gente, tutto dipende dal proprio stato d’animo, perché in un certo momento della propria vita c’è chi vuole restare solo per metabolizzare un dolore o un abbandono o chi non riesce a vedere attorno a lui persone che possono aiutarlo, poiché nessuno è solo se non vuole restare solo.Ed è questo il messaggio che l’artista in più riprese ha voluto inviare al suo pubblico, un messaggio di speranza , ognuno può trovare in ben 11 motivi, quanti sono le tracce di questo CD.Schermi velati circondano il palcoscenico dove all’interno trovano posto la sua band, la coppia di ballerini che hanno accompagnato con danze alcuni brani e Tiziano, mentre sulla loro superficie trasparente scorrono delle immagini.Per il primo brano “La tarantola d’Africa” grandi occhi sembrano guardarci e ci esaminano con attenzione, come per l’appunto sembrerebbe faccia la tarantola nella sua scatola di plexiglas, sembra domandarsi se è stata messa lì per essere protetta dall’uomo o difendere l’uomo dal suo veleno, ma quale sia la risposta è bene sopravvivere.Cambiano le immagini e scorrono quelle di una nevicata, dando l’impressione che tutto il palcoscenico sia una palla di vetro che se si scuote si vede scendere la neve, il tutto per cantare “Ti scatterò una foto”. Anche in questa canzone si conferma il dolore e la paura dell’abbandono una preoccupazione tale da fargli scattare una foto per fissare i ricordi prima che possono svanire come neve al sole.Abbandono e ricordi fanno eco anche nella canzone “E fuori è buio” che evidenziano come può far male la mancanza di un sorriso, e se si è soli il buio non è solo fuori dalla nostra porta ma anche nei nostri cuori.Così la memoria, “la sola memoria per la stessa storia” si frammenta ad arte nelle altre dieci canzoni con frequenti inserimenti di archi e qualche sorpresa come "Baciano le donne "in duetto con Biagio Antonacci.Tiziano Ferro ha ringraziato tutti i presenti perché non da poco era già stato ad Andria assieme a Gianni Morandi e non si aspettava di vedere un’affluenza e partecipazione di pubblico così consistente che senza sosta ha cantato a squarciagola tutte le sue canzoni sostenendolo ed incoraggiandolo anche se ha avuto momenti di cedimento vocale a causa dell’influenza che da alcuni giorni lo assilla.E come a dimostrare l’inattendibile eccolo cantare con tutta la sua voce “E Raffaella è mia” dove non si è risparmiato coinvolgendo tutto il pubblico non solo a cantare ma a ballare con lui.Ma di questo ragazzo di Latina che nel giro di pochi anni è diventato una star nel campo internazionale, tutto si può dire tranne che non sia una voce.Una voce che ha reso più belli ed emozionanti i brani ascoltati dal vivo, con le nuove sonorità con atmosfere più elettroniche, con una spolverata di successione di suoni melodici, che sembra racchiudere come in un album di fotografie le esperienze di un lungo viaggio di tre anni, fatto attorno al mondo, che lo hanno maturato e questo stato di grazia lo si intravede con l’ultimo brano del CD “Mio fratello” che sembra catapultarlo in un nuovo modo di scrivere ed interpretare la musica e i testi. Lo spettacolo non poteva che concludersi con un bis con i brani che lo hanno reso celebre da “xdono” , “Rosso relativo” e “Stop! dimentica”
Anna deMarzo

mercoledì 7 febbraio 2007

La musica vive con Accardo, Giuseppe Russo Rossi e l’Orchestra di Padova


Grande affluenza di pubblico ieri sera all’Auditorium della Guardia di Finanza per il concerto Evento della Camerata Musicale Barese: ospite il maestro Salvatore Accardo che ha diretto l’Orchestra da Camera di Padova e del Veneto in un programma tutto classico dedicato a Mozart e a Beethoven. Il Maestro Accardo ha indossato la doppia veste di direttore e di solista. Il fiore all’occhiello della serata è stata senz’altro la Sinfonia Concertante in mi bem. maggiore K. 364 (1779) per violino, viola ed orchestra di W.A. Mozart. Il violista che ha affiancato Accardo è un giovanissimo promettente talento barese: Giuseppe Russo-Rossi. Incominciare a soli 23 anni una carriera al fianco di una personalità musicale come quella di Accardo è quanto dire.Di altissimo livello artistico tutti i componenti della serata, l’Orchestra di Padova e del Veneto è ed è stata una tra le migliori orchestre in Italia i direi d’Europa. Gli strumentisti che ne fanno parte sono fior di musicisti; non dimentichiamo le esecuzioni beethoveniane del gruppo diretto dal grande Peter Maag che continuano ad essere trasmesse sulle emittenti radiofoniche. Peter Maag è uno dei nomi che compongono la rosa dei celebri nomi che si sono avvicendati alla guida dell’orchestra. Colpisce la fusione del suono: compatto, sempre amalgamato sia tra gli archi che tra gli archi ed i fiati.Salvatore Accardo e Giuseppe Russo Rossi sono entrati sul palcoscenico con una grande serenità trasmessa anche musicalmente. I tempi scelti per la Sinfonia non sono stati troppo veloci, più tranquilli rispetto alle altre esecuzioni. Credo che la scelta sia stata quella di mettere in evidenza tutti i portamenti mozartiani che gli strumenti ad arco possono valorizzare. Colpisce la professionalità del giovane violista che sembra essere nato su un palcoscenico: affronta il pubblico senza il minimo timore, con grande sicurezza ed agio.Ciò che colpisce di Giuseppe è la maturità tecnica e musicale: dal punto di vista strumentale la maturità gli consente di affrontare le difficoltà tecnichecon facilità grazie ad una ottima padronanza della mano sinistra; dal punto di vista musicale la maturità gli consente di suonare a 23 anni come se ne avesse 40, da artista consumato. Il nostro più caloroso augurio a questo giovane barese che farà certamente parlare di sè.Ammirevole la figura di Salvatore Accardo che ha voluto con sè Giuseppe Russo Rossi e l’Orchestra di Padova e del Veneto per questa lunga tourneè che si svolge nelle principali città italiane: una personalità artistica del suo livello che si mette al servizio della musica, che promuove i giovani musicisti e dà il braccio ad una storica orchestra. Lo Stradivari di Salvatore Accardo ha fatto cantare le note della famosa Romanza in fa magg. per violino ed orchestra op. 50, raggiungendo attimi di grande cantabilità e commozione e mostrando quelle che sono le eccezionali qualità di questo artista, controllo perfetto dell’intonazione, controllo saldo dei nervi. Lo stesso Accardo racconta di essere stato già un violinista, probabilmente in una vita precedente. A 4 anni suonava il concerto di Beethoven per violino e orchestra per grazia divina ricevuta, come se qualcun’altro dentro di sè lo stesse suonando al suo posto. Speriamo che nel futuro continuino a nascere queste personalità per il mondo, per gli uomini e per la musica.
Viviana Velardi

sabato 27 gennaio 2007

La passione per il Brasile cavalca "L'Onda Tropicale" di Fiorella Mannoia


Venerdì 26 gennaio 2007- Teatroteam di Bari- ore 21 Uno spettacolo di grandi emozioni, quello che Fiorella Mannoia, una delle voci italiane più sensuali ed originali di sempre , ha presentato ieri al Teatroteam di Bari dopo l’esordio a Cremona, per la promozione del suo nuovo lavoro discografico “Onda Tropicale”. L’interesse per il Brasile, terra di forti contrasti, di malinconia e di allegria, di spiritualità ma anche di materialismo, ha spinto l’interprete romana ad incidere un disco che rende omaggio alla musica ”carioca”. “Onda Tropicale” è la realizzazione di un sogno che la Mannoia accarezzava da tempo, un disco dettato da una grande passione che risale a qualche anno fa dopo l’incontro con Chico Buarque De Hollanda di cui interpretò il brano “ Oh che sarà” tradotto in italiano e cantato con Ivano Fossati. Di qui le collaborazioni con altri importanti artisti brasiliani quali Jorge Ben Jor, Gilberto Gil e Caetano Veloso.Un viaggio all’interno di un universo sonoro che sembra appartenere all’anima musicale di Fiorella Mannoia, capace di affrontare con sensibilità e grandi doti interpretative il repertorio più vasto della poesia brasiliana. Con l’album “ Onda Tropicale”, contenente undici brani selezionati minuziosamente dal vasto repertorio brasiliano, ciascuno cantato a due voci insieme ad un grande artista del luogo, la Mannoia ha concretizzato la sua grande passione.Ma ecco che si apre il sipario, in un teatro completamente esaurito, dinanzi a più di duemila persone, Fiorella Mannoia fa ingresso sull’imponente palco vestita completamente di nero, mentre sullo sfondo scorrono immagini di nuvole. Sul palco con lei ad accompagnarla nel lungo tour, l’immancabile Piero Fabrizi alle chitarre, ideatore del progetto discografico ma anche arrangiatore e produttore artistico dell’intero concerto, Elio Rivagli (batteria e percussioni), Luca Scarpa (pianoforte e tastiere), Dario Deidda (bassi elettrici, contrabbasso ed armonica), Diego Borotti(sax e flauti), Marco Brioschi (tromba e flicorno), Carlo Di Francesco (percussioni), Bruno Giorda:na (sax, fisarmonica e tastiere), Isabella Casucci e Roberta Granà (cori) .Prima canzone in scaletta è “Aguaplano”, brano di Paolo Conte, per poi proseguire con due brani del suo ultimo lavoro discografico : “ Cravo e Canela” di Milton Nascimento e “ 13 di Maggio 1988” di Caetano Veloso . Questa canzone fu scritta dall’artista brasiliano proprio per celebrare la ricorrenza della fine della schiavitù, condizione questa, come asserisce la Mannoia, non ancora debellata nel nostro paese, basti pensare alle condizioni disumane di molti lavoratori, costretti a lavorare nei campi di raccolta o nelle fabbriche, per salari poverissimi e senza alcuna tutela o ancora alle donna spesso vittime di soprusi.Alle “ donne in difficoltà” Fiorella Mannoia dedica “ Caterina e coraggio” , tra atmosfere latineggianti e venature jazz, per poi proseguire con “Senza Paura”, omaggio alla grande Ornella Vanoni. Il concerto prosegue in un crescendo di emozioni, tra bossanova, fiati r & blues e samba, con “Oh che sarà”, “ Panama” arrangiata in versione reggae ,” I treni a vapore” e la toccante e malinconica ” C’è tempo”, omaggio al grande cantautore e amico di sempre Ivano Fossati, a chiusura della prima parte del concerto. Si riprende poi, con altri due brani tratti dall’ ultimo album con ritmiche latineggianti e samba: “Kabula le le” nel quale si evocano certe atmosfere del carnevale bahiano e “ Mama Africa” di Chico César. Bellissima la versione di “ Io che amo solo te” di Sergio Endrigo, cantautore anch’egli appassionato al mondo musicale brasiliano e di “ Canzoni e momenti”, il cui testo di Milton Nascimento, tradotto poi italiano, sembra esprimere al massimo il magico rapporto che si instaura tra i musicisti ed il pubblico durante le performance live.La dolcezza della voce della Mannoia, sembra trasportare l’ascoltatore in una dimensione surreale, la platea si scalda, a volte ballando sui ritmi caraibici, a volte duettando con la stessa Mannoia, acclamando ben tre bis nei quali l’artista romana renderà omaggio a tre grandi cantautori italiani, interpretando magistralmente “ Sally” (Vasco Rossi), “Il cielo d’Irlanda”(I.Fossati) e “Quello che le donne non dicono” (Enrico Ruggieri), sventolando la bandiera della pace.
Claudia Mastrorilli

martedì 23 gennaio 2007

“Danzando” a due pianoforti


Serata inusuale al Teatro Piccinni per la stagione della Camerata Musicale Barese.E’ da tempo che non si vedevano due pianoforti sullo stesso palco a Bari. I protagonisti della serata sono stati due pugliesi doc: il barese Emanuele Arciuli ed il leccese Francesco Libetta; entrambi tengono alto l’onore della Puglia rappresentandola nel mondo concertistico.Arciuli e Libetta sono senz’altro due virtuosi con personalità distinte e ben definite.Particolare è stata la scelta dei brani eseguiti: una versione per due pianoforti dell’ “Andante e Variazioni” in si bem. magg. op. 46 è stato l’aperitivo: uno Schumann piuttosto salottiero elegante e raffinato, a dire il vero poco convincente non per l’esecuzione dei pianisti ma per la trascrizione del brano e per la composizione in sè. Anche i grandi non sempre scrivevano capolavori.La versione di Gershwin della Rapsodie in Blue (1924) per due pianoforti ha ravvivato la serata. Emanuele Arciuli ha intellegentemente messo in rilievo le caratteristiche della musica di Gershwin: il ritmo colto con le giuste attese ed i giusti respiri, le inflessioni delle “blue notes”, queste note malinconiche che riportano nell’atmosfera americana degli anni ’20. Il tutto in uno scambio tra i due pianisti che richiama la volontà del compositore di fondere elementi jazz ed elementi di musica colta. Quello che salta agli occhi di Libetta è la velocità del rimbalzo del braccio e del polso sulla tastiera messi in evidenza dalla reiterazione degli accordi tematici.Scaramouche di D. Milhaud era d’obbligo; è il frutto di una commissione di Ida Jankélévitch e Marcelle Meyer, lavoro che Milhaud riprese da una musica di scena che aveva composto nel 1937 per alcune rappresentazioni del Médecin volant di Molière. Milhaud creò una composizione in tre movimenti piena di fascino e di allegria. I due pianoforti sono trattati con pari dignità con ritmo molto marcato. Il secondo movimento sviluppa un tema espressivo su un blues dondolante. Il finale, particolarmente coinvolgente, è una samba di Brazileira che costituisce un finale indiavolato ed infuocato. Accanto alle classiche composizioni per due pianoforti, i due pianisti hanno pensato di unire brani meno non appartenenti al repertorio della musica d’arte. Sono stati eseguiti Metamorfosi di L. Einaudi e Coro di F. Battiato: due brani di non grande interesse musicale, resi comunque vivi dalla maestria dei pianisti.Ad un altro pianeta appartiene la Valse di Ravel “poema coreografico” -commissionato da Diaghilev- fu composto tra il dicembre del 1919 e l’aprile del 1920. Già dalle prime note si nota l’interesse di Ravel nell’allargare lo spettro sonoro dello strumento. I due virtuosi sono stati abili nella condotta del discorso musicale , nella precisione del disegno e nel controllo del virtuosismo, mantendo vivo il senso irrevocabile della fatalità che permea tutto il brano.Due tanghi di Bormioli hanno reso, insieme a Ravel, la seconda parte della serata completamente danzante e piacevole. La sensualità del tango, il ritmo ternario del valzer hanno reso i due pianoforti ed i due pianisti “ballerini”. Il pubblico entusiasmato ha richiesto due bis, anche stavolta un tango di Bormioli ed un Valzer di Poulenc.Arciuli e Libetta sono senz’altro due interessanti personalità che grazie al connaturato virtuosismo riescono a servire il senso della musica.
Viviana Velardi