PHOTOGALLERY by Egidio Magnani

sabato 26 settembre 2009

Bari - 'Studi d'estasi' la sublimazione del corpo e dello spirito, con Elisa Barucchieri e Anna Moscatelli


L’estasi, quello stato psichico che porta la mente ad elevarsi, tanto da estraniarsi dal corpo.

Così è stato rappresentato lo spettacolo di danza “Studi d’estasi”, una produzione Res Extensa con Elisa Barucchieri e Anna Moscatelli, dove il corpo umano è l’elemento cardine che si annulla per identificarsi con qualcosa o qualcuno da noi irraggiungibile.

“Studio d’estasi” parte da una osservazione di quadri e sculture del Rinascimento e primo Barocco italiano, periodo che privilegiò il desiderio di estasiarsi, uscendo fuori dai canoni religiosi, per favorire l’armonia e la bellezza, come principale via per raggiungere Dio.
Catturare i gesti, gli sguardi di quel periodo artistico e proporlo in scena, in uno spettacolo di danza e recitazione, dove si riconosce una ricerca anche nei costumi sontuosi dell’epoca è il lavoro presentato al Teatro Duse di Bari.

Lo spettacolo si è distinto in due parti o per meglio dire in due quadri :
“Sine Nomine” e “Erodiade I” , dove la voce recitante di Anna Maria Stasi, ha dato vita alle parole dell’opera del drammaturgo Giovanni Testori.

Il primo quadro viene presentato in prima assoluta è una breve rappresentazione con Anna Moscatelli in “Sine Nomine : Maria di Magdala”. Propone una Maria penitente, dove il rimorso di aver colpa lo evidenzia con il tormentare il suo corpo che a fatica riesce a sollevarsi dal suolo e cela il volto con i folti capelli, come a voler nascondere il suo turbamento.
Solo quando liberata dal peccato raggiunge l’estasi, vibra e si innalza perché ormai riscattata.


Cambio di scena, ed ecco il secondo quadro “Erodiade I” con Elisa Barucchieri e Anna Maria Stasi.

L’ Erodiade portata in scena da Elisa si muove come un mimo, assumendo pose plastiche, per meglio mettere in risalto la tensione dei muscoli, proprio come le sculture del Rinascimento, anche se per tutto l’atto è fasciata da un abito di velluto e broccato impreziosito da perle, elementi che contraddistinguono per l’appunto il periodo rinascimentale.
Accanto al movimento del corpo, la Barucchieri recita alcuni brani attinti dal testo di Giovanni Testori “Erodiade”.

E’ una Erodiade tormentata dai dubbi, dopo aver fatto decapitare Jokanaan ( Giovanni Battista). Un nome che invocherà, spesso come una cantilena, perché lui possa ancora parlargli “… ho desiderato la tua voce riprendesse a urlare, perché quantunque mi umiliasse, era meglio del vuoto che, tacendo aveva creato…”.

Parla con la testa decapitata di Jokanaan, si muove attorno ad essa, la bacia, perché si è accorta di essere innamorata dell’uomo a cui ha tolto la vita. Le parole del Testori assumono forza con il sottofondo musicale di “Requiem for a dream”, che incalza e martella il dramma umano e spirituale che la protagonista sta vivendo.

Ideazione, Coreografia
Regia: Elisa Barucchieri, Francesco Catacchio, Anna Moscatelli

Danza e Recitazione: Elisa Barucchieri

Voce: Anna Maria Stasi

Testi: estratti da Erodiade (I) di Giovanni Testori

Luci e Scene: Francesco Catacchio

Musica: a cura di Elisa Barucchieri, Francesco Catacchio, Anna Moscatelli

Audio: Amedeo Vox

Realizzazione Scene: Francesco Gennaccaro


Costume: confezionato da Accademia di Belle Arti, Napoli curato da Rocca Scarola

Anna deMarzo

Bari - 'Tosca' gelosia e angoscia nel melodramma di Giacomo Puccini


E’ andato in scena ieri sera in un gremito Teatro Piccinni di Bari la prima del melodramma di Giacomo Puccini ‘Tosca’ su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, dal dramma di Victorien Sardou.

Un’ opera lirica ambientata a Roma nell’anno 1800, ma che la regista veneta Elena Barbalich, ha saputo prospettare, con un tocco fresco e del tutto insolito dal taglio più cinematografico piuttosto che teatrale, grazie al gioco di luci e di sipari saliscendi che davano movimento all’ambiente.

Ha creato immagini simili a fotogrammi che andavano a due tempi.
I protagonisti si muovevano in tempo reale, mentre le comparse si spostavano a rallentatore, come se si osservassero alla moviola, dando vita ad una sequenza di immagini di una pellicola cinematografica, che si perfezionava al termine di ogni atto per comporre un quadro di Caravaggio.

Così al termine del primo atto, all’ingresso del Papa, la colonna caravaggesca è protagonista de “la flagellazione di Cristo”; nel secondo torna per la tortura di Cavaradossi e nel terzo raffigura il luogo dove Tosca si lancia per suicidarsi.

Dei fermi immagini che il pubblico ha gradito, sottolineandoli ogni volta con un fragoroso applauso.

La regista si è attenuta allo stile ‘verista’ di Puccini per quanto riguarda i costumi, molto attenta nei particolari.

Pochi elementi ma ben disposti per sottolineare gli ambienti.
Nel primo la Chiesa di Sant’Andrea della Valle è bastato posizionare una statua della Madonna da un lato ed un impalcato sull’altro; nel secondo a rappresentare lo studio di Scarpia a Palazzo Farnese, una imponente scrivania, ed è stato sufficiente un gioco particolare di illuminazione per sottolineare i volumi dei corpi e la drammaticità dell’azione.

Nel terzo atto, nessun elemento fa intravedere Castel Sant’Angelo o Roma in generale, forse perché la regista non ha voluto attribuire al luogo, la drammaticità dell’opera.

Fluido, fresco anche le movenze e la gestualità degli interpreti, dal torturarsi le mani, prima per la gelosia e successivamente dall’angoscia di Tosca, all’incontro-scontro corporeo di Tosca e Scarpia.

Imperiosa la bella voce del soprano ucraino Maria Guleghina, che ha interpretato una moderna Tosca, pulita quella del tenore spagnolo Alejandro Roy (Mario Cavaradosssi), convincente quella del baritono Marco De Felice (Barone Scarpia).

Altri interpreti sono stati :

Pietro Naviglio (Cesare Angelotti), Leonardo Caimi (Spoletta), Gianfranco Cappelluti (sagrestano) Antonio Muserra (Sciarrone).
Le scene hanno la firma di Tommaso Lagattolla, le luci di Giuseppe Ruggiero, i movimenti scenici di Danilo Rubeca. Il coro della Fondazione Petruzzelli è diretto dal maestro Franco Sebastiani, il coro delle voci bianche del Conservatorio Nicolò Piccinni è stato guidato da Emanuela Aymone.

Il Maestro Renato Palumbo ha diretto l’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari.

Anna deMarzo