PHOTOGALLERY by Egidio Magnani

sabato 28 novembre 2009

Bari - 'Cado dalle nubi': presentazione del film e incontro con Checco Zalone e Gennaro Nunziante


Uscito nelle sale il 27 novembre, è stato presentato la mattina del 28 novembre al cinema Galleria di Bari, il film "Cado dalle nubi" esordio cinematografico di Checco Zalone, regia di Gennaro Nunziante, prodotto da Pietro Valsecchi.per TAODUE.

Il film racconta le vicissitudini di Checco, un ragazzo che vive a Polignano a Mare (Ba) e vorrebbe fare il musicista (fa il muratore), ma dopo essere stato lasciato dalla fidanzata, non vede un futuro roseo in Puglia e decide di trasferirsi a Milano per cercare la sua strada. Suo cugino Alfredo (Dino Abbrescia) lo ospita in casa sua, solo che Alfredo è gay e vive da 10 anni con il suo compagno (Fabio Troiano), all'insaputa della famiglia e naturalmente anche di Checco.

In questo clima tutto nuovo, il nostro eroe si trova a sgrovigliare situazioni sconosciute e inconsuete, terreno fertile per collezionare un gran numero di gaffes. C'è anche spazio per un nuovo amore, infatti, grazie alla sua straordinaria determinazione Checco riesce a fidanzarsi con Marika (Giulia Michelini), ragazza bella e in gamba, con un solo difetto: il padre leghista (interpretato da Ivano Marescotti). La storia tra i due piccioncini è un pò incerta.... intanto... Checco dopo varie risposte negative a livello professionale trova un discografico (Raul Cremona) con cui inizia a concretizzare qualcosa........! Riuscirà il nostro Checco a realizzare il suo sogro d'amore e a diventare musicista professionista? Andiamo al cinema e lo sapremo!

"Cotto e mangiato", così ha esordito Gennaro Nunziante parlando del film "Cado dalle nubi". Infatti alla conferenza stampa erano presenti Checco Zalone (alias Luca Medici) e appunto Gennaro Nunziante, dopotutto il film è una sorta di esordio per entrambi: Checco come attore cinematografico e Gennaro (ci ha abituato alla sua attività di autore e sceneggiatore - con Cristina Comencini, Alessandro D'Alatri e tanti altri), come regista. Quasi ovvio che il soggetto e la sceneggiatura sono opera di Nunziante e Zalone, (una fucina di genialità e comicità, chi non avrebbe pagato per assistere anche solo a 10 minuti del loro lavoro insieme?)

Gennaro parlando del film dice: "Abbiamo incontrato Pietro Valsecchi a gennaio e a luglio il film era già finito, cotto e mangiato, il produttore non ci ha fatto perdere tempo. Il nostro esordio è stato un gran divertimento, i primi risultati di pubblico ci stanno arrivando e siamo contenti che sta riscuotendo successo. Si tratta di una storia semplice, dopotutto a noi piace che il plot si veda, non c'interessa il plot che soffoca il film. Abbiamo lavorato ad un personaggio senza sovrastrutture, essenzialmente il nostro protagonista è un ragazzo un pò ignorante".

Per quanto riguarda le esigenze di produzione Checco dice: "Il film sta uscendo prima dei cinepanettoni famosi, ci hanno già detto che gli "entrit-poll" sono buoni!"

Gennaro continua dicendo: "Avendo fatto un film con pochi soldi è chiaro che non possiamo competere con i grandissimi, inoltre noi abbiamo giocato al contrario, nel film non ci sono donne nude, anzi nell'unica scena in cui c'è un'attrice nuda, arriva Checco e la copre....! Nel mercato cinematografico attuale ci hanno detto che in un certo senso dobbiamo sostituire Boldi ed i suoi film pre-natalizi. In realtà noi "siamo" un piccolo film, tutto quello che arriverà sarà "grasso che cola".

In conferenza si parla anche dell'ipotesi di un messaggio del film, e dello stereotipo nord-sud, ma Checco dice: "La popolarità me l'ha data la televisione (Zelig), che sta a Milano certo, non in altri luoghi, comunque nel film non c'entra tanto il rapporto tra sud e nord, l'elemento centrale è il personaggio che è un "cozzalo" ignorante ed esalta i nostri difetti. Non voglio dare nessun messaggio nel film, la forza del mio personaggio è l'esportabilità, non uso il dialetto, ci tengo ad essere compreso in tutta Italia"

Gennaro aggiunge: "Luca invece esporta il suo personaggio, stiamo facendo un'operazione importante, abbiamo fatto una scelta di leggerezza, nel film c'è una sorta di leggerezza colta, a noi piace questo tipo di comicità, mi piaceva l'idea di riprendere Peter Sellers in Hollywood Party."

Tra Gennaro e Checco-Luca si è seduto anche Sereno Kanynda, amico di Checco, che interpreta Nicolas nel film, è un piccolo ruolo ma scherzando Gennaro racconta: "Abbiamo chiesto al produttore se c'era un budget per le spese alimentari di Sereno, dopo l'ok l'abbiamo preso, no a parte tutto ho scelto Sereno perchè quando gli ho dato appuntamento per il provino lui mi ha chiesto se poteva spostare l'appuntamento di mezz'ora, allora gli ho domandato come mai e la sua risposta è stata bellissima "per un'effimera comodità", mi sono detto, una persona che mi risponde così è proprio il tipo giusto".
Sereno conferma il suo divertimento nel lavorare con Checco e Gennaro.

Sempre parlando del personaggio di Checco, Gennaro aggiunge: "Checco Zalone è il comico più contemporaneo che c'è, lui ha fatto fuori la satira politica, non si ride di satira politica, si ride del personaggio. Provo fastidio quando sento dire "Checco è un comico che dalla TV passa al cinema", tutti i comici dagli anni '60 in poi sono passati dalla TV al cinema. Sicuramente Checco ha avuto molto successo quest'anno, tanto che quando è arrivato Valsecchi con i finanziamenti, avevamo altri 2 produttori disposti ad investire, sembrava una specie di asta".

Checco: "Il nostro produttore è sanguigno, ci ha dato i consigli giusti, lui ha prodotto i RIS, i NAS (scherzando) e quando dopo 10 minuti non vedeva sparare nessuno diceva "ohh..che state facendo?"

La conferenza si conclude con Checco che parla della sua esperienza a Zelig e dice: "In questi anni di Zelig, Gennaro non è stato il mio autore, però per amicizia, a volte mi chiamava e mi dava l'imput per qualcosa di nuovo, abbiamo un feeling a livello comico! Infatti è difficile inventarsi cose nuove, praticamente ti devi alzare ogni mattina e prendere per il cu.. tutti quanti."

Finalmente un incontro divertente, con 2 dei nostri (inteso come pugliesi) artisti più grandi, a fine conferenza c'è stato il tempo per un paio di domande al regista Gennaro Nunziante.

D: "Tu e Luca avete detto più volte che il lavoro è stato facile grazie al vostro feeling professionale, ma c'è stata qualche difficoltà?"

R: "Solitamente le difficoltà le trovavamo nelle scene con tante comparse, erano problematiche sia per il mio approccio registico, sia perchè c'era una macchina un pò più complessa da tenere a bada, per il resto no, siamo andati avanti divertendoci tanto!"

D: "Avete girato delle scene basandovi sull'improvvisazione o avete preparato tutto "a tavolino" come si suol dire?"

R: "Abbiamo preparato tutto "a tavolino", per improvvisare devi organizzare dei copioni molto rigidi, in genere si pensa che da una traccia si può improvvisare, io non credo in questo, anzi penso sia un errore perchè in quel caso non si fa improvvisazione ma "si mette una pezza", invece nel nostro caso sapevamo molto bene dove volevamo arrivare e abbiamo lavorato di conseguenza!"

Deborah Brivitello

martedì 24 novembre 2009

Binetto (Bari) - 21° TROFEO INVERNO VELOCITA', ospite d'eccezione il tre volte Campione Italia Michele Pirro


Si è chiuso domenica 22 Novembre all'Autodromo del Levante il 21° TROFEO INVERNO VELOCITA', chiusura strepitosa con l'ospite d'eccezione il tre volte Campione Italiano Velocità e reduce da mondiale Supersport Michele Pirro che ha appena firmato un contratto con il Team Honda Ten Kate per gareggiare come pilota ufficiale nel Mondiale Supersport 2010.

Le sorprese non sono finite, infatti nella gara delle Super Bikers ha gareggiato Domenico Colucci terzo posto nel campionato Italiano Superstok e Coppa del Mondo FIM su Ducati, ancora nella 600 aperta partecipazione di "Nuccio" Sebastiano Zerbo il Pilota che ha vinto quasi tutti i trofei che si potevano vincere in Italia nel 2009, e per chiudere con le star per il paddock si aggirava anche Flavio Gentile reduce dal Mondiale SuperBike, quindi in autodromo, tra il paddock e la pista, domenica si aggirava una bella fetta di piloti Mondiali.

Nella finale del Trofeo si sono disputate anche delle gare di MiniGP, nel 2010 l'autodromo del Levante ospiterà alcune prove del campionato Italiano MiniGP.

Passiamo ora al 21° Trofeo Inverno Velocità, gara 125 vinta da Ciro Pizzo NMC Napoli su Aprilia, seconda piazza per Giovanni Santonicola Team Piccole Pesti Aprilia, terzo Lorenzo Apollonio MC. Ivan Palazzese su Aprilia.

Nella classe 600 non sono mancate le cadute, per fortuna senza gravi conseguenze, pareva che non si riuscisse a completare il primo giro e per ben tre volte si è dovuto dare bandiera rossa con conseguente sospensione della gara, alla quarta partenza finalmente tutto è filato liscio e a podio in prima posizione è andato Sergio Russo Team Pocoli Tosti su Aprilia seguito da Massimiliano Iannone Team Gentelmen's su Yamaha terzo Alessandro Colatosti Team Velletri su Honda. Categoria Open gradino più alto del podio per Cosimo Diviccaro MC.Sport su Yamaha, secondo Nicola Spalierno MC. Bari su Suzuki, terzo Giuseppe Oliva Matera racing su Suzuki.

Passiamo alla classe Super Bikers che purtroppo ha visto nelle prove ufficiali un incidente che ha coinvolto diversi piloti tra cui Enzo Gnerre, decano del motociclismo, Gnerre è stato ricoverato all'ospedale Di Venere e subito un delicato intervento chirurgico, a Enzo Gnerre va il saluto della redazione di LSD MAGAZINE che presto lo vuole nuovamente in pista. Vittoria nella Super Bikers a Domenico Colucci Matera Corse su Honda, secondo Michele Giordano Team Piccole Pesti su KTM, terzo Vincenzo Di Penta Team Napoli su Aprilia.

Alla fine della terza e ultima prova del 21° TROFEO INVERNO VELOCITA' nella classe regina, la Open, si aggiudica il Trofeo Cosimo Diviccaro, secondo Giuseppe Oliva, terzo Nicola Spalierno, nella 600 il Trofeo è andato a Massimiliano Iannone, secondo Alessandro Colatosti, terzo Muzio Fumai, nella 125 Trofeo a Ciro Pizzo, secondo Fabio D'andrea, terzo Marco De Luca. Nella MiniGP Senior 50 vittoria di Stefano Manzi su Honda MC. R. Pasolini, secondo Lorenzo Gabellini Honda MC.R. Pasolini, terzo Alessandro Zaccone sempre su Honda MC. R. Pasolini.
La photogallery è di Egidio Magnani

http://puglialive.net/home/galleria.php?nid=26055

domenica 22 novembre 2009

Binetto (Bari) – Intervista a Michele Pirro pilota della Ten Kate Honda team ufficiale Campionato Mondiale Supersport


Michele Pirro, il giovane motociclista pugliese che ha appena firmato il contratto con la squadra “Hannspree Ten Kate Honda” (team ufficiale nel Campionato Mondiale Supersport), è stato presente come ospite all’Autodromo del Levante per il Trofeo Inverno Velocità.

Com’è ritornare nel luogo dell’esordio?

Molto emozionante: stamattina sono arrivato qui e mi sono ricordato gli inizi della mia carriera, quando arrivavo qui con mio padre e i tanti sacrifici. Molto bello.

Senti maggiore interesse nei tuoi confronti da parte delle istituzioni e dei media pugliesi?

Sicuramente. Ho visto che le cose si stanno piano piano evolvendo, anche se spero che ci possa essere sempre maggiore interesse. Attualmente sono uno degli sportivi che sta più in alto, però faccio una disciplina non proprio popolarissima. Nonostante questo, abbiamo visto proprio negli ultimi giorni che Valentino Rossi è la star dei bambini e credo che sia un bell’esempio.

A proposito, sei stato recentemente in due scuole superiori. Cosa hai detto ai giovani? C’è qualcuno che vuole intraprendere la strada del motociclismo?

Gli interventi nelle scuole sono serviti, più che altro, non a indirizzare i ragazzi verso questo sport, ma verso lo sport in generale. Perché lo sport è cultura, lo sport è vita e distoglie da altre distrazioni come alcool e droga. E, poi, soprattutto, detto da un coetaneo, può rimanere più impresso.

Considerata la tua carriera, cosa consiglieresti ad un ragazzo che voglia seguire le tue orme?

Sicuramente è molto difficile, però volere e potere e bisogna, per lo meno, provarci. Riuscirci è sempre complicato, però io credo che con il tempo ci si possa arrivare. È normale volere tutto e subito, però io ci ho messo parecchio ad arrivare ai miei obiettivi. Ci vuole tanta determinazione e bisogna crederci fino in fondo.

Sacrifici e difficoltà. Le prime per te cominciano in 125 (moto GP).

Sì, anche se le prime difficoltà sono proprio gli esordi: essere a duecento chilometri da qui è stato già molto impegnativo per me; poi, andare via di casa e trasferirmi a Cesena. Però, ho trovato gente che ha creduto subito in me e ora dovrò confermare la mia qualità anche a livello mondiale. Adesso ho la squadra e spero di farcela.

Adesso che il motociclismo a due tempi è al tramonto, tu, dopo la 125, la Superbike e adesso la Supersport, quale categoria o cilindrata senti più cucita alla tua sella?

I due tempi oramai sono sicuramente un capitolo chiuso, il futuro è quattro tempi. Per quanto riguarda me, io non sono legato particolarmente ad una moto, mi basta avere un mezzo competitivo quanto quello degli altri per essere a posto e farmi piacere a tutte le moto.

La tua ultima (la moto Honda ufficiale) sicuramente hai avuto modo di testarla. È all’altezza del tuo ambizioso obiettivo, cioè vincere il mondiale?

L’obiettivo per l’anno prossimo è fare bene: a vincere siamo in tanti a volerlo. La mia squadra è sette volte campione del mondo e il mio compagno di box, già una volta campione del mondo, deve vincere a tutti i costi. Io dovrò fare del mio meglio per entrare nei primi cinque, ma di sicuro parto per vincere, anche se sarà dura.

Qual è (se c’è) il circuito che preferisci e in cui ti senti imbattibile?

Non ce ne è uno in particolare, anche se mi piace molto l’Australia per com’è fatto, il Portogallo, il Mugello. Mi piacciono tutti, soprattutto se hai il mezzo uguale agli altri e devi solo concentrarti su te stesso.

Un pilota modello per te?

Michele Pirro. Se proprio devo fare un nome è Valentino, però credo che ognuno abbia la sua personalità e debba seguire il suo istinto.

Marisa Della Gatta

venerdì 20 novembre 2009

Bari – 'I nuovi mostri' di Oliviero Beha, il quadro desolante di un’Italia senza pensieri né parole


E’ una vera e propria invasione che priva il nostro Paese del pensiero e della parola.

Secondo il giornalista Oliviero Beha, ieri alla libreria Laterza di Bari per parlare del suo libro, “I nuovi mostri” (questo il titolo) sono ovunque. Il quadro d’insieme è desolante: l’Italia è in preda a una profonda crisi culturale di cui sono complici il sistema mediatico e l’assenza di intellettuali. Stimolato dalle domande del giornalista Lino Patruno, Beha è un fiume in piena.

Non c’è spazio per compiacimenti o riduzioni di colpe. In modo chiaro e spesso crudo, traccia il disegno di un paese in cui “l’opinione pubblica è imbalsamata, la democrazia svenuta, l’informazione truccata”. Ma perché avviene questo? Beha non ha dubbi: in Italia manca l’uso e il rispetto della parola che è il principale elemento del pensiero. Non c’è confronto, non c’è dialogo, la gente non si “appropria di sé” maturando un pensiero critico nei confronti della realtà. Di conseguenza tutto ciò che i media ci propongono, giusto o sbagliato che sia, viene ingoiato senza resistenze.

I maggiori responsabili di questo imbarbarimento culturale sono i giornalisti che da tempo hanno rinunciato al loro compito di dire la verità. Seppur Oliviero Beha riconosca che “la libertà di stampa non esiste in senso assoluto” tuttavia negli anni ’70-’80 individua degli “interstizi di libertà in tv e sui giornali” Le cose sono poi precipitate quando sulla scena politica si è affacciato Berlusconi. “I giornalisti si sono distribuiti tra Berlusconiani e anti-Berlusconiani come se l’informazione potesse dividersi in due condizionando fortemente opinioni e notizie”. Non c’è differenza tra destra e sinistra, nel calderone finiscono tutti, indistintamente.


Che fare allora? L’invito è a una resistenza attiva per riportare la cultura e gli intellettuali al proprio posto. Per fortuna molti sono i cittadini che si muovono in tal senso. In appendice al libro c’è una lunga lista di associazioni che senza partire da posizioni preconcette promuovono riflessioni sul nostro Paese per uscire da questa crisi. Il sito di riferimento per iscriversi è[url] www.inuovimostri.it. [/url]

“E’ un tentativo di tenere insieme partigiani di valori scomparsi – si legge nel testo – purtroppo imprescindibili per dare una svolta alla peggiore Italia del dopoguerra, l’Italia berlusconizzata nell’idea di società anche in larghissimi settori della sinistra. Il voto ne è poi solo una conseguenza”.

Daniela Vitarelli

giovedì 19 novembre 2009

Bari - ‘Scintille’ viaggio di Gad Lerner nel suo Gigul personale


In edicola da solo una settimana , Gad Lerner ha presentato il suo libro ‘Scintille’ alla libreria Feltrinelli di Bari.

Chi si aspettava di trovare un Gad Lerner agguerrito come di solito lo vediamo in televisione, sarà sicuramente rimasto sorpreso nell’incontrare un giornalista che ha raccontato la sua storia con la voce ancora impregnata da un dolore interiore, difficile da mascherare.

Il titolo del libro può portare all’inganno , perché le scintille non si riferiscono agli scontri televisivi a cui ci ha abituato a vedere, ma è legato a qualcosa di più profondo e religioso.

“Scintille” sono le anime vagabonde che nello scontrarsi danno origine per l'appunto a delle scintille. Queste anime ruotano intorno a noi quando la separazione dal corpo è dovuta a circostanze dolorose o traumatiche e nel Gigul della Qabbalah ebraica, reclamano di essere perpetuate nel riconoscimento senza il quale la serenità è insopportabile.

Gad Lerner si è così avventurato nel suo Gigul personale e familiare.

Ha ricostruito la vicenda censurata della sua famiglia.

“In ogni famiglia ci sono dei non detti – afferma Lerner – Nasce quando ci si deve confrontare con il dolore, con le guerre conseguenze che portano i nostri parenti a nascondere le motivazioni perché quel parente lo disprezziamo o non lo vediamo o sentiamo da anni”.
“Quando di colpo scompare la tua famiglia – prosegue Lerner – e non si è capace di raccontare a tuo figlio (in questo casa a mio padre) il perché e far finta che nulla fosse accaduto al solo scopo di proteggerlo, porta come effetto alla privazione della confidenza con i genitori”.

Una censura familiare che è proseguita anche tra lui e i suoi genitori, arrecandogli tanta sofferenza.

Così dopo tanti anni ha deciso di intraprendere un viaggio , un cammino personale ed è nato questo libro con lo scopo di scrivere e portare alla luce una storia volutamente nascosta.

“Questo cammino mi ha imposto delle riflessioni di carattere storico, che ho scritto più per me che per i miei lettori, con l’interrogativo se consegnare queste memorie dolorose ai miei genitori o aspettare la pubblicazione dopo la loro morte. Ho deciso di consegnarlo”.

Le memorie scritte nel libro non sono mai state raccontate dai genitori di Lerner e nemmeno le foto pubblicate appartengono alla sua famiglia. Sono il risultato di una indagine personale, una ricerca che lo ha portato in varie parti del mondo, perché le sue origini sono multietniche.
I suoi nonni materni sono nati a Tel Aviv sotto l’impero Ottomano e i loro documenti erano scritti in turco.
I suoi nonni paterni sono nati sotto l’impero Austro-Ungarico con il dominio degli Asburgo.
Due imperi scomparsi. Così come tutte e due le sue discendenze.

Un viaggio doloroso che lo ha portato a pregare e poggiare tante pietre su tombe di familiari ed amici.

“Nella mappa mentale che mi sono predisposto – continua Lerner – Beirut è mia madre, Boryslaw è mio padre. Ma io sono italiano, anche se nato a Beirut, e ci tengo alla mia italianità, solo che è un po’ complicata. Ho scritto questa libro nella lingua italiana non avrei saputo scriverlo altrimenti. Ho potuto intraprendere questi viaggi ed entrare in Libano, dopo 50 anni da infiltrato, solo perché in possesso del passaporto italiano”.

Un libro che è un reportage storico e geografico di grande intensità, un libro che serve a dar serenità alle anime vagabonde della sua famiglia.

Anna deMarzo

Bari - 'Mafiopoli' - Resistere al potere della mafia, l’esempio di Peppino Impastato


“Mafiopoli” è una parola che ha coniato Peppino Impastato, giovane siciliano ucciso dalla malavita organizzata il 9 maggio 1978.

Chissà quante volte l’avrà ripetuta dalle frequenze di radio “Aut” quando sferzava una violenta satira nei confronti della criminalità locale. Lui era così: coraggioso, assetato di giustizia e libertà, fiducioso in un mondo diverso. Il suo esempio è ben impresso in “Resistere a Mafiopoli”, libro che Giovanni Impastato ha scritto con il giornalista Franco Vassia raccontando la storia di suo fratello. Lo ha presentato ieri alla libreria Laterza di Bari in un incontro moderato dal giornalista Roberto Leone cui ha partecipato anche Alessandro Cobianchi dell’associazione “Libera” di Bari.

C’è bisogno di rinnovare sempre la memoria di figure come Peppino Impastato. La sua voglia di partecipare, discutere e lottare contro la mafia contiene un messaggio di grande attualità.

“La vicenda di Peppino – ha detto il fratello – è un caso di rottura vera e propria perché lui si è ribellato alla criminalità organizzata all’interno della sua stessa famiglia”.

Il libro inquadra il contesto di quegli anni: quello piccolo di Cinisi, paese in provincia di Palermo, con le sue logiche mafiose e quello più vasto del rock e delle lotte pacifiste, dei grandi ideali, delle contestazioni studentesche e operaie, dei primi raduni musicali. Un punto di svolta nella vita di Peppino è rappresentato dalla morte dello zio Cesare Manzella, ucciso dalla prima autobomba nella storia della mafia. Da lì “finisce per me l’infanzia e per mio fratello l’adolescenza – ha aggiunto Giovanni Impstato - la nostra vita familiare serena e tranquilla cambia d’improvviso e inizia il dramma umano”.

Il rifiuto che oppongono alla mafia spacca dall’interno la loro famiglia e conduce Peppino verso un tragico destino.

Nonostante siano passati 30 anni dalla sua uccisione, la criminalità si è evoluta ma esiste ancora, l’informazione non può dirsi libera e con la politica è difficile dialogare. Basti pensare al difficile percorso per ricostruire la morte di Peppino Impastato e individuare in Tano Badalamenti il responsabile dell’omicidio.

“Non ci siamo mai arresi ma abbiamo continuato a cercare la verità nonostante i depistaggi e le notevoli difficoltà”. Sono stati tutti uccisi i magistrati che hanno indagato su questa vicenda, da Gaetano Costa a Rocco Chinnici fino a Giovanni Falcone. “Hanno invece fatto una carriera d’oro tutti quelli che al contrario hanno ostacolato l’inchiesta” ha aggiunto amaramente Giovanni Impastato.

Ma esempi di “ambiguità” politica sono anche più recenti. Due i casi su tutti: la decisione della giunta comunale di Ponteranica in provincia di Bergamo di togliere l’intitolazione della biblioteca a Peppino Impastato (“un crimine politico perché proprio del progetto leghista, reazionario e razzista” secondo Giovanni Impastato) e l’emendamento alla finanziaria approvato qualche giorno fa che stabilisce la possibilità di vendere all’asta i beni confiscati ai mafiosi (norma contro cui, come dichiarato da Alessandro Cobianchi, l’associazione Libera ha intenzione di intervenire).






Al grande pubblico la figura di Peppino Impastato è arrivata grazie a “I cento passi”, film straordinario di Marco Tullio Giordana. Il libro, sotto forma di intervista, ripercorre tutta la vicenda del giovane siciliano, gli anni di forte cambiamento e di grandi ideali in cui è vissuto, la sua partecipazione

Daniela Vitarelli

sabato 14 novembre 2009

Bari - Ottavia Piccolo racconta Anna Politkovskaja una giornalista scomoda per le sue verità


Donna non rieducabile, dramma di una giornalista di Stefano Massini, è la rappresentazione teatrale portata in scena dalla bravissima Ottavia Piccolo, al Teatro Piccinni di Bari e che ha dato il via alla stagione teatrale 2009/2010 del Teatro Abeliano.

Scritto da Massini in memoria della giornalista russa, Anna Politkovskaja, assassinata nell’androne del suo portone il 7 ottobre 2006,mentre stava rincasando.

Una morte annunciata, una morte violenta che la stessa Anna, sapeva di andare incontro ogni giorno della sua vita, solo per aver svolto bene il suo lavoro, tanto che in una conferenza a Vienna nel 2005, denunciò il diritto di libertà di stampa negato e la paura per molti di scrivere la verità “Certe volte, le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano. Infatti, una persona può perfino essere uccisa semplicemente per avermi dato una informazione. Non sono la sola ad essere in pericolo e ho esempi che lo possono provare”.

Massini in questo lavoro non vuole raccontare la storia di Anna, ma ha voluto trasportare con immediatezza e ferocia, il pubblico nei luoghi dove Anna è stata, come a seguir con lei un reportage fotografico ed osservare quello che lei ha realmente visto. Perché lei era lì.
Così lo spettacolo si compone di vari fotogrammi, relativi a periodi e luoghi diversi, ma con lo stesso filo conduttore comune, l’odio, sentimento tale da annullare il proprio nemico, non vedendolo più come razza umana.

Il palcoscenico è scarno vi è solo una piccola scrivania ed una panca, niente ornamenti superflui, non occorrono, perché il protagonista assoluto a cui il pubblico deve concentrare la sua attenzione è la “Parola” o meglio le parole scritte da Anna Politkovskaja e pubblicate sul giornale Novaja Gazeta, quotidiano russo di ispirazione liberale.

Ad accompagnare il monologo realizzato con il coordinamento artistico di Silvano Piccardi, Floraleda Sacchi, che ha eseguito musiche dal vivo suonando l’arpa, strumento tanto melodioso ma pizzicandolo nel modo giusto, ha dato la sensazione di essere a volte una raffica di mitra, il gocciolare del sangue, l’ansimare di una persona.
Il Memorandum teatrale su Anna Politkovskaja, inizia con la descrizione agghiacciante di una testa mozzata penzolante in una piazza e che gocciola, gocciola e... . E’ la testa di un Ceceno mozzata dalle guardie russe, messa in mostra come ammonimento.

Racconta di come i russi assoldano giovani per inviarli in Cecenia, con l’obbligo da parte loro di uccidere 3 0 4 ceceni al giorno. E loro eseguono, giustificandosi “non sono mica uomini, sono ceceni”.
Gli appunti di Anna, sono molto dettagliati.

Ama descrivere quello che vede, senza esprimere opinioni e lo fa prima rappresentando lo scenario, dai palazzi grigi, ricoperti di neve, per poi entrare nei dettagli. Dettagli sconcertanti che sembrano appartenere ad un mondo non nostro, eppure il primo pensiero che scaturisce è “l’olocausto del secolo scorso non ha insegnato proprio niente al genere umano”.

“Nella Cecenia la morte è talmente presente che dopo un po’ non ci fai più caso. E’ una terra di nessuno dove tutto è sospeso , la gente non esiste, appaiono come corpi che camminano senza nulla dentro” è questo che Anna avverte attraversando quei territori, è questo quello che ieri sera abbiamo potuto “vedere” con le sue parole.

Anna deMarzo

Bari - Dietro le quinte di ‘Donna non rieducabile’ con Ottavia Piccolo


Manca poco più di un’ora allo spettacolo. Sul palcoscenico del teatro Piccinni di Bari i tecnici stanno provando le luci e il suono.

Ottavia Piccolo è già nel suo camerino. “E’ stata la prima ad arrivare” ci dicono. “Possiamo farle qualche domanda?” chiediamo. Nessun problema. Non passa neanche un minuto che la porta della suo camerino si apre.

Dentro ci sono poche cose. Davanti allo specchio, il copione aperto dello spettacolo “Donna non più rieducabile”, memorandum sulla giornalista russa Anna Politkovskaja uccisa il 7 ottobre del 2006.

“La conoscevo già prima che morisse, ne avevo sentito parlare – ci dice - e avevo letto un libro sulla Cecenia scritto da lei. Ovviamente per prepararmi alla parte mi sono documentata leggendo tutto ciò che è stato pubblicato in Italia. Mi è stato di supporto soprattutto il testo di Stefano Massini (autore e regista del monologo teatrale, ndr) che ha riscritto e reinterpretato i pezzi della giornalista russa in modo molto esauriente”.

Quegli articoli sono stati una condanna a morte per la Politkovskaja che ha pagato con la vita la volontà di fare semplicemente il proprio lavoro. E’ stata ammazzata pochi giorni prima che pubblicasse un'inchiesta sulle torture in Cecenia da parte dei russi. Verità scomode. “Anna diceva di essere una reporter – continua Ottavia Piccolo - voleva raccontare i fatti senza commenti, senza giudizi.

Aveva una scrittura forte, senza fronzoli, secca, diretta, ironica. Per lei la libertà di espressione e di informazione era fondamentale e tutto ciò infastidiva parecchio i poteri forti. Prima di lei e anche dopo tanti giornalisti e attivisti di organizzazioni per i diritti umanitari sono morti in Russia così come nel nostro paese e in altre parti del mondo. E’ per questo motivo che il suo ricordo oggi è necessario”. Ottavia Piccolo le conosce bene queste cose. Fa parte dell’associazione Articolo 21, ha un marito giornalista e spesso le capita di guardarsi intorno e di commentare “tante cose che non funzionano”.

Il suo compito in questo caso però è di fare l’attrice. Lo spettacolo che porta sulle scene non è un documentario, è una storia come ce ne potrebbero essere tante a questo mondo. Raccontarla tuttavia attraverso il linguaggio scenico le fa assumere un valore più grande. “Il senso del teatro sta proprio nel rendere tutto un po’ più universale attraverso l’emozione e la focalizzazione su un problema.

Una storia unica è capace di sollecitare riflessioni e sensazioni di carattere ampio e generale”. Qual è allora il messaggio della vicenda di Anna Politkovskaja? “Non abbassare la guardia – risponde asciutta Ottava Piccolo - Lei è quello che ha fatto. Anche se avesse voluto, non avrebbe più potuto smettere di raccontare quello che vedeva.

Era diventata un simbolo per le persone oppresse in Russia e in Cecenia che le andavano a raccontare ciò che accadeva quindi vedevano in lei la possibilità che queste realtà venissero alla luce”.

Daniela Vitarelli

mercoledì 11 novembre 2009

Barletta (Bat) - Gigi D’Alessio … grande show e ‘caloroso successo’


Sono le 21’00 in punto. Tutti da un napoletano doc ci saremmo per stereotipo aspettati un ritardo e invece no! Gigi D’Alessio è puntualissimo e all’orario stabilito è al centro del palcoscenico del Paladisfida di Barletta, annunciato da una scia di fuochi modello natalizio. Acclamatissimo da un numero considerevole di fan di tutte le età inizia il concerto: Superamore, Brividi d’amore, Nessuno te lo ha detto mai, Un pugno nel cuore …… questi i brani che danno l’incipit alla tanto attesa serata.

Arriva così in Puglia il “Gigi D’Alessio World tour 2009” , partito a Roma dal Palalottomatica, che nel 2010 proseguirà in tutto il mondo per chiudersi in primavera a Dubai.

A differenza dei precedenti tour, quest’ultimo è debuttato come un grande show con originalità ed eventi imprevedibili. Al centro di tutto, c’è il pianoforte nero a coda e poi intorno tutto il resto.
Sullo sfondo c’è un maxischermo che occupa gran parte della scena, che durante tutto il concerto detiene un ruolo da protagonista, su di esso vengono proiettate immagini di repertorio, documenti, stralci di film, esecuzioni orchestrali e persino lo stesso pubblico ripreso dalle telecamere.

La scelta della scaletta di Gigi D’Alessio può ritenersi una mossa vincente, infatti il cantautore per non venir meno alle richieste dei suoi numerosi fan, ha proposto successi di ieri e di oggi, spesso rimaneggiati negli arrangiamenti o completamente rinnovati.

Il “medley napoletano” di D’Alessio è stato associato ad immagini suggestive della capitale partenopea, con i suoi incantevoli vicoli dei quartieri spagnoli, fonte di ispirazione dello stesso artista per i brani proposti. Coprotagonisti i ricordi, vigili e presenti per tutto il corso del concerto, che hanno reso il tutto un “concerto raccontato”. Nella ricca scenografia, un corpo di ballo che ha eseguito coreografie di Maura Paparo, spesso in simultanea o prevedendo movimenti interattivi con i filmati di volta in volta proposti sullo schermo.

Hanno accompagnato D’Alessio i musicisti di sempre con la presenza di qualche nuovo elemento: Alfredo Golin alla batteria, Kekko D’Alessio e Roberto Della Vecchia alle tastiere, Maurizio Fiordiliso e Pippo Seno alle chitarre, Daniele Bonaviri alla chitarra classica, Arnaldo Vacca alle percussioni, Roberto D’Aquino al basso, Fabrizio Palma, Claudia Arvati e Giulia Fasolino ai cori.

Una delle novità di questo tour è la presenza dei talent Scout, l’equipe D’Alessio infatti in questi mesi ha selezionato circa 2700 ragazzi, fan aspiranti cantanti che seguiranno il loro idolo in una giornata tour, per salire sul palco e interpretare un brano con lui. A calcare le scene del Paladisfida di Barletta insieme a Gigi D’Alessio c’era Gaetano uno dei ragazzi selezionati, che ha interpretato insieme al suo idolo la canzone “Liberi da noi”.

Forte ed intensa è stata la partecipazione del pubblico, che per l’intero concerto ha sempre partecipato interattivamente allo spettacolo e…… per finire una sorpresa davvero inaspettata, l’intervento straordinario dell’amatissima Valeria Marini, che per pochi minuti sul palco ha sorpreso piacevolmente tutti i presenti.

A concludere la serata sono stati brani storici come: Un cuore malato, solo lei, Como suena el corazon, mon amour, giorni e gente come noi…..

La presenza di D’Alessio in Puglia è stato sicuramente un successo, come egli stesso ha affermato “un calore come questo si può trovare solo dalle nostre parti”.

Maria Caravella

sabato 7 novembre 2009

Bari - Così Bari ha partecipato alla Giornata per la Ricerca del Cancro, ospite d'eccezione Piero Angela


Una pubblico di giovani studenti delle scuole medie superiori, stamattina ha riempito la platea del Teatro Petruzzelli, non per assistere ad uno spettacolo ma per ascoltare scienziati, medici e ricercatori che della ricerca hanno fatto la loro ragione di vita, ma indirettamente anche la nostra.

Così Bari ha partecipato alla Giornata per la Ricerca del Cancro, avvicinando i giovani, il nostro futuro, a questo incontro con la ricerca.
A condurre la conferenza il prof. Michele Mirabella, presidente AIRC Comitato Puglia, con un ospite d’eccezione il divulgatore scientifico Piero Angela, che con le sue trasmissioni ha avvicinato e fatto amare alla gente comune scienza, storia e archeologia.

Prima di iniziare all’incontro-dibattito, Mirabella ha premiato la sig.ra Caterina Siletti, chiamandola la “Signora delle Azelee”, per l’impegno che in tutti questi anni l’ha contraddistinta come volontaria, per la consegna delle azalee, in occasione della festa della mamma.

Sul palcoscenico hanno poi preso posto nomi illustri nel mondo scientifico i dottori : Angelo Vacca, dell’Università di Bari, Francesco Lo Coco, dell’Università di Tor Vergata, Roma, Mariano Rocchi, dell’Università di Bari, Addolorata Maria Luce Coluccia, ISUFI Lecce e Vito Racanelli, dell’Università di Bari.

Gli interventi di questi scienziati, grazie all’ausilio di grafica e filmati, hanno spiegato cosa è il tumore, come si riproduce e quale è lo scopo della ricerca. L’obiettivo primario della ricerca è quello di combattere non solo la cellula tumorale ma quello che vi è intorno, tutto il suo microambiente che lo alimenta.

“Scoprire un gene nelle cellule del mieloma, significa avere un programma terapeutico per distruggerlo – interviene Vacca – e importanti sono le ricerche e molte si fanno grazie all’A.I.R.C.”.

“La ricerca traslazionale nelle leucemie – continua Lo Coco – ha dato straordinari successi. Successi dovuti alla ricerca metodologica di italiani che lavorano nel nostro Paese. Con la ricerca abbiamo imparato a discriminare la malattia”.

Perché i tumori? Lo ha spiegato in maniera semplice il Mariano Rocchi “Il tumore è un tipo di invecchiamento. Ogni giorno cellule nel nostro organismo subiscono milioni di danni”.
“Grazie ai bandi dell’A.I.R.C., mirati sul territorio – interviene Coluccia – posso gestire autonomamente il mio progetto di ricerca”.

Poi è toccato ai giovani studenti porre domande come :

-Da che cosa può scaturire un tumore?

-Perché lo Stato non finanzia la ricerca con la stessa efficienza della comunità?

-Quando un tumore è definito benigno o maligno?

Domande che fanno intendere che i giovani ci guardano e ci giudicano.

Con la Giornata per la Ricerca sul Cancro si è voluto far comprendere che il cancro oggi è una malattia e come patologia è curabile se si conosce sempre meglio il gene che lo genera.
L’unico modo è attraverso la ricerca.

Certo, molto resta da capire ed è per questo che occorre continuare a sostenere la ricerca volta alla comprensione dei meccanismi molecolari del cancro: essi rappresentano la sola, reale opportunità di cambiare la prognosi di questa malattia. Ma dobbiamo sapere che una nuova era sta cominciando.

E’ il momento in cui la traduzione dei risultati della ricerca in benefici reali per i pazienti è una possibilità concreta! In questa ottica è fondamentale la formazione di una nuova figura professionale: il clinico/ricercatore, in grado di tradurre in realtà concrete le conoscenze acquisite e, al tempo stesso, di riportare in laboratorio i bisogni del malato.

Anna deMarzo

mercoledì 4 novembre 2009

Bari – Mafia Pulita, il suo destino dipende dai cittadini


Da una parte la “mafia pulita” che non uccide più ma compra e corrompe, si infiltra nelle attività economiche apparentemente lecite e produce 1/3 della ricchezza nazionale pari a un fatturato di 450 miliardi di euro. Dall’altro il richiamo all’impegno della politica e dei magistrati e soprattutto al ruolo dei cittadini, determinanti per contrastare questo grande fenomeno criminale.

Sulla duplice linea del racconto e della riflessione si compone “Mafia pulita”, presentato ieri alla libreria Laterza di Bari in un incontro con gli autori moderato da Alessandro Laterza. Il volume alterna alla prosa di Elio Veltri che narra 5 vicende emblematiche riconducibili alla ‘Ndrangheta, alla Camorra o a Cosa Nostra, le considerazioni più generali sul fenomeno mafioso di Antonio Laudati, procuratore capo della Repubblica di Bari.

Durante la presentazione del volume, cui ha partecipato anche il governatore della Puglia Nichi Vendola, più volte è stato sottolineato il rischio che corre la democrazia.

La mafia SPA è capace di riciclare nell’economia legale i soldi provenienti da traffici illeciti, di entrare nei palazzi del potere (più di 350 Consigli comunali sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose), di pilotare appalti ed elezioni politiche e di decidere cosa e quanto la gente debba sapere. Non sarà un caso che due documenti citati da Veltri nel libro non abbiano avuto alcuna risonanza in Italia. L’uno è un rapporto presentato da John Carry in collaborazione con l’Università di Pittsburgh secondo cui la mafia è la terza potenza al mondo e quella italiana in particolare è stata portatrice del know how presso tutte le altre. Il secondo è un decreto dell’ex presidente degli Usa Bush che definisce la ‘ndrangheta come un fenomeno pericoloso per la democrazia e l’economia americana.

Gli affari illeciti hanno una dimensione globale come l’economia e seguono i maggiori flussi finanziari. “Milano è colonizzata dalla ndrangheta” ha detto Veltri smentendo quanti pensano che la mafia sia un affare esclusivo del Sud. Per combatterla occorre allora una comunità di intenti tra politica, magistratura e comunità civile, aspetto su cui soprattutto Laudati si è soffermato.

“Il ruolo del cittadino è fondamentale – ha detto – la società è permeata dalla rassegnazione e dalla condivisione di tante illegalità che favoriscono la cultura mafiosa. Non bisogna stare zitti perché – citando Martin Luter King - nel III millennio il pericolo è il silenzio degli onesti’”.

Il dibattito su ‘Mafia pulita’ è avvenuto nello stesso giorno in cui a Trani un palazzo delle cosche è stato restituito alla collettività e a Bari si è riunito il Comitato di ordine pubblico nazionale per discutere dell’emergenza pugliese. Gli ultimi episodi di cronaca, dal Gargano fino al capoluogo barese, ci dimostrano che c’è tanto da fare.

A partire dagli errori di valutazione della magistratura: “com’è possibile che i boss ammazzati siano morti da uomini liberi?”, ha chiesto Vendola nel suo intervento finale. La domanda può avere risposta solo nei fatti.

Daniela Vitarelli

Bari - 'Il Manifesto Abusivo' di Samuele Bersani incanta il pubblico barese


Sono passati ben diciotto lunghi anni dal debutto di Samuele Bersani, che supporter del tour “Cambio” di Lucio Dalla, iniziò a farsi conoscere su e giù per l’Italia incantando il pubblico con una versione “piano e voce” della canzone “Il mostro”.
Bastarono appena cinque minuti, per poter comprendere il talento del cantautore romagnolo, ed il ritornello ipnotico e un po’ buffo del “ mostro a sei zampe” diventò ben presto un vero e proprio tormentone.

L’anno successivo Samuele Bersani decise di lasciare la sua amata Rimini per trasferirsi a Bologna, la città che lo ha accolto e nella quale ha prodotto il suo primo album “C’hanno preso tutto”, presentato da una canzone-polaroid, “Chicco e Spillo”, diventato in poche settimane un “caso radiofonico”.

Da allora i successi non si contano più, ogni suo brano scritto con perizia sartoriale diventa quasi un ritratto generazionale, e canzoni come “Spaccacuore”, “Cado giù”, “Cosa vuoi da me” ed il capolavoro “Giudizi Universali” sono annoverati tra le migliori scritture della musica italiana degli ultimi tempi . In una Feltrinelli gremita di fans ed appassionati, Samuele Bersani introdotto dal giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno Francesco Costantini, ha illustrato il contenuto del suo ultimo progetto discografico dal titolo “Manifesto Abusivo”(Fuori Classifica/Rca), l’ottavo della sua carriera discografica, scritto con la collaborazione musicale di Giampiero Grani e Davide Beatrino.

Ma quello che colpisce ascoltando “Manifesto Abusivo” è che ogni brano rappresenta l’esatta fotografia della realtà quotidiana, un piccolo affresco dove le parole dipingono il vivere di ogni giorno, in un paese “narcotizzato” dove si sta tutto” televotizzando”. La copertina del disco sembra infatti ben rappresentare il momento che stiamo vivendo e l’urlo che Bersani lancia al mondo è un grido di autentica disperazione, quasi a squarciare il silenzio nella quale ogni uomo è isolato, dove “comunicare” diventa sempre più difficile, come nell’amata Bologna, città adottiva alla quale è dedicato l’omonimo brano.

“In effetti quella foto è stata scattata all’interno di un noiosissimo servizio fotografico e corrisponde esattamente ai contenuti presenti nel disco “ dice Bersani. “ Manifesto abusivo” rappresenta quasi un legame nascosto tra gli universitari che la notte affiggono i bigliettini sui muri di Bologna e la scrittura solitaria nella quale sono state concepite le canzoni .

L’ autore romagnolo scherza con il pubblico barese, instaurando un dialogo fresco ed inusuale, raccontando piccoli aneddoti ma anche cercando di rispondere con attenzione alle mille quesiti che i fan gli propongono. Alla domanda “ come nasce una canzone”, Bersani spiega l’importanza che ha per lui la scrittura musicale quasi sempre anteposta alla stesura del testo, e della difficoltà che spesso hanno le parole con una propria metrica, ad inserirsi nei tempi e nelle armonie proprie della musica.

“Ogni brano del disco rappresenta una fotografia di un momento autobiografico della mia vita” dice il cantautore, come in “ Ferragosto”, versione inedita del brano scritto nel 2004 con e per Sergio Cammariere, ma soprattutto in “ Un periodo pieno di sorprese” in cui narra del dolore di un amore ormai finito in cui solo il tempo e la forza di ritrovarsi, può aiutare ad “ ingiallire il nero del livido”.

”Manifesto abusivo” per le sue sonorità e per gli arrangiamenti di chiara matrice anglosassone si presenta come un prodotto internazionale, raffinato ed impreziosito dalla presenza di musicisti del calibro di Stefano Bollani ( al piano ne “Il bombarolo” di Fabrizio De Andrè, brano contenuto nell’edizione speciale dell’album disponibile su I Tunes), Ferruccio Spinetti, Tayone Dj, Bruno Mariani, Jimmy Villotti, Mauro Malavasi, Lucio Dalla e Pacifico.

Senza mai trascurare la poesia e l’ironia dei testi, Bersani ha realizzato un piccolo capolavoro di confessioni personali, dove ogni brano rappresenta uno scrigno di emozioni capace di racchiudere in un sapiente gioco di parole e note il cuore di un musicista .

Claudia Mastrorilli

martedì 3 novembre 2009

Bari – Incontro con Federico Moccia e i protagonisti del film ‘Amore 14’


E’ uscito nelle sale cinematografiche il 30 ottobre l’ultimo lavoro cinematografico di Federico Moccia , tratto dal suo omonimo romanzo “Amore 14” .
Lo abbiamo incontrato a Bari assieme a Veronica Olivier (Carolina), Giuseppe Maggio (Massi) e Raniero Monaco di Lapio (Rusty James), i tre giovani protagonisti non professionisti, che hanno dato vita ai personaggi adolescenziali, alle prese dei loro primi amori, del loro primo bacio dei loro batticuori e delle loro prime e “insormontabili” delusioni.

Così la prima domanda sorge spontanea.

D.: Moccia, parli dei giovani, di quella fascia dì età che disorienta sia i genitori che gli stessi protagonisti.
Quando parli di loro fai riferimento ai tuoi trascorsi personali o dai voce ai giovani che ti raccontano i loro problemi?

R.: E’ sicuramente un mix. Nel mio blog, mi scrivono tanti giovani. Le loro storie mi appaiono come piccole finestre ricche di avvenimenti, da cui attingo anche i miei racconti.
A volte le loro esposizioni mi preoccupano e in questo modo torno indietro con la mente.
Cerco di ricordare com’ero io a 13 e 14 anni, rileggo i miei diari, le lettere che ho scritto e che non ho mai consegnato e noto che a quella età i problemi si affrontavano in maniera differente, sembrano invalicabili, perché si ha una purezza diversa.
Oggi che sono più maturo, mi rendo conto che tutto può essere preso con più leggerezza e che fa parte di un percorso che più o meno tutti abbiamo passato.

D.: Visto che hai fatto un percorso di un’autoanalisi, hai notato differenze del rapporto che i giovani hanno con la società e con le loro emozioni?

R.: Rispetto allo spaccato degli anni ’70 le inquietudini sono sempre le stesse.
Diverso è il rapporto che hanno con la società.
Noi venivamo da un successivo evolversi generazionale. Si è vissuto con più libertà quello che è visto oggi in una chiave ridicola. Ma questo non sempre è positivo, perché ritengo che alcune cose devono restare stabili, devono essere punti fermi della nostra vita, prendo ad esempio la figura del professore.

D.: Fra poco sarai anche tu padre. Che genitore sarai?

R.: Nei rapporti con mio padre ho sempre avuto un moto di ribellione, è questo l’ho messo in conto, è un passaggio che mi toccherà. Oggi posso dire che mi piacerà trasmettere tutto quello che mio padre mi ha consegnato. Sicuramente il rapporto con mio figlio sarò una grande incognita ma è sicuramente una grande gioia.

D.: Per questo film hai scelto “attori” non conosciuti, privi di esperienza, come mai?

R.: Ho scelto questi tre ragazzi perché giusti per questi ruoli e soprattutto non sono raccomandati.
Per il regista è sicuramente un lavoro più impegnativo, perché deve insegnare a queste giovani leve, come trasmettere le emozioni per essere credibili, non sovrapporsi alla battute con gli altri attori, insomma deve spiegare ogni volta le tecniche di lavorazione.

“E’ vero – interviene Veronica Olivier – per me è stato difficile, ma Federico mi ha dato molto coraggio. E’ stato difficile concentrarsi e lavorare con tante persone che non conosci, mi sono sentita spesso a disagio.
Avevo la paura di essere sempre giudicata, ma per fortuna quando mi sentivo spiazzata chiedevo aiuto a Moccia”.

D.: L’attore protagonista Giuseppe Maggio assomiglia a Riccardo Scamarcio, scelta voluta o pura casualità?

R.: Al momento che mi è stato presentato non li avevo associati, anche se dopo me lo hanno fatto notare.
Io volevo che il personaggio avesse delle caratteristiche fisiche diversa dalla protagonista (Veronica) e da suo fratello (Raniero).
“Assomigliare a Riccardo Scamarcio non è un peso - si interpone Giuseppe Maggio – è sicuramente un elogio. E’ un attore affermato , bravo e che ha studiato recitazione. Penso che ogni personaggio abbia un racconto a sé. Spero di avere fortuna percorrendo la mia strada, così come Riccardo ha avuto la sua”.

D.: Hai iniziato negli anni 80 come sceneggiatore assieme a Castellano, poi come autore di testi di famose trasmissioni televisive (Ciao Darwin – Chi ha incastrato Peter Pan ed altre ancora), poi come scrittore e regista.
Ma Moccia in realtà quale figura più lo rappresenta?

R.: Un po’ tutte queste ed altre ancora. Sono anche pittore, ho fatto una mostra ma non ho mai messo in vendita i miei quadri. Ho scritto poesie che non ho mai pubblicato.

D.: Il tuo prossimo libro quale generazione rappresenterà?

R.: Forse il periodo universitario, periodo che mi ha riguardato e che sento più vicino a livello generazionale. Cercherò di trattare anche dei problemi dei genitori che sono sempre presenti nella vita dei giovani.

Dopo il successo del libro è prevedibile il successo nelle sale cinematografiche.
Moccia è bravo a rivolgersi a quella generazione con il loro linguaggio e poi parlare d’amore si sa non fa mai male, perché è bello credere nei propri sogni.

Anna deMarzo