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mercoledì 4 novembre 2009

Bari – Mafia Pulita, il suo destino dipende dai cittadini


Da una parte la “mafia pulita” che non uccide più ma compra e corrompe, si infiltra nelle attività economiche apparentemente lecite e produce 1/3 della ricchezza nazionale pari a un fatturato di 450 miliardi di euro. Dall’altro il richiamo all’impegno della politica e dei magistrati e soprattutto al ruolo dei cittadini, determinanti per contrastare questo grande fenomeno criminale.

Sulla duplice linea del racconto e della riflessione si compone “Mafia pulita”, presentato ieri alla libreria Laterza di Bari in un incontro con gli autori moderato da Alessandro Laterza. Il volume alterna alla prosa di Elio Veltri che narra 5 vicende emblematiche riconducibili alla ‘Ndrangheta, alla Camorra o a Cosa Nostra, le considerazioni più generali sul fenomeno mafioso di Antonio Laudati, procuratore capo della Repubblica di Bari.

Durante la presentazione del volume, cui ha partecipato anche il governatore della Puglia Nichi Vendola, più volte è stato sottolineato il rischio che corre la democrazia.

La mafia SPA è capace di riciclare nell’economia legale i soldi provenienti da traffici illeciti, di entrare nei palazzi del potere (più di 350 Consigli comunali sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose), di pilotare appalti ed elezioni politiche e di decidere cosa e quanto la gente debba sapere. Non sarà un caso che due documenti citati da Veltri nel libro non abbiano avuto alcuna risonanza in Italia. L’uno è un rapporto presentato da John Carry in collaborazione con l’Università di Pittsburgh secondo cui la mafia è la terza potenza al mondo e quella italiana in particolare è stata portatrice del know how presso tutte le altre. Il secondo è un decreto dell’ex presidente degli Usa Bush che definisce la ‘ndrangheta come un fenomeno pericoloso per la democrazia e l’economia americana.

Gli affari illeciti hanno una dimensione globale come l’economia e seguono i maggiori flussi finanziari. “Milano è colonizzata dalla ndrangheta” ha detto Veltri smentendo quanti pensano che la mafia sia un affare esclusivo del Sud. Per combatterla occorre allora una comunità di intenti tra politica, magistratura e comunità civile, aspetto su cui soprattutto Laudati si è soffermato.

“Il ruolo del cittadino è fondamentale – ha detto – la società è permeata dalla rassegnazione e dalla condivisione di tante illegalità che favoriscono la cultura mafiosa. Non bisogna stare zitti perché – citando Martin Luter King - nel III millennio il pericolo è il silenzio degli onesti’”.

Il dibattito su ‘Mafia pulita’ è avvenuto nello stesso giorno in cui a Trani un palazzo delle cosche è stato restituito alla collettività e a Bari si è riunito il Comitato di ordine pubblico nazionale per discutere dell’emergenza pugliese. Gli ultimi episodi di cronaca, dal Gargano fino al capoluogo barese, ci dimostrano che c’è tanto da fare.

A partire dagli errori di valutazione della magistratura: “com’è possibile che i boss ammazzati siano morti da uomini liberi?”, ha chiesto Vendola nel suo intervento finale. La domanda può avere risposta solo nei fatti.

Daniela Vitarelli

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