PHOTOGALLERY by Egidio Magnani

sabato 31 ottobre 2009

Bari - Dopo 18 anni Uto Ughi realizza un sogno: suonare nel teatro Petruzzelli


Finalmente il sogno del Petruzzelli diventa realtà, per la Camerata musicale barese e per il grande violinista, diciotto anni dopo quel concerto mancato, “andato in fumo” con l’incendio che la notte del 27 ottobre 1991 bruciò il politeama barese, portandosi via tutto.

Le fiamme bruciarono anche la possibilità all’allora Camerata musicale barese di festeggiare il giorno dopo l’inizio della cinquantesima stagione e celebrare così con Uto Ughi i primi cinquant’anni della sua storia. La festa svanì anch’essa nel rogo, tra il fumo e le fiamme. Ed ora dopo 18 lunghi anni il Maestro Uto Ughi, con un Guarnieri del Gesù, scelto appositamente per l’occasione, senza memorabili rimpianti, ma con grande fiducia e speranza per la città ed il suo rinato teatro ha dato il via alla 68° Stagione della Camerata Musicale Barese; come se il tempo da allora si fosse fermato.

Con il suo magico violino e il grande talento che da sempre lo caratterizza e lo ha reso uno dei più grandi interpreti del proprio strumento, contraddistinto anche dalla signorilità con cui interrottamente si porge al suo pubblico e da cui viene da sempre ricambiato con assiduità e simpatia. Il Maestro ha riscoperto la bellezza e l’impareggiabile acustica del Petruzzelli accanto ai Filarmonici di Roma, in un concerto che prevedeva l’esecuzione di un programma colmo di un repertorio vicino ai gusti artistici di Ughi: musiche di Haydn, Beethoven, Paganini e Saint-Saens.

L’attestazione di stima e devozione si è potuta anche attestare dal quasi tutto esaurito del Teatro, gli spettatori pazienti, garbatamente in fila, hanno atteso il tanto sospirato ingresso, avvenuto per tutti dalla porta laterale. Da sottolineare l’encomiabile iniziativa della Camerata, che sempre vicina all’intento di divulgare sul territorio, specie tra i giovani l’incentivo ad avvicinarsi all’ascolto di musica di qualità , ha dato la possibilità agli studenti fino a 25 anni di un abbonamento per le due prime serate al prezzo di 18 euro, dando a questi ultimi l’opportunità di assistere molto probabilmente per la prima volta ad un concerto, di così grande valore, al Petruzzelli.

Dopo l’intervento augurale di Michele Emiliano, sindaco della città di Bari e la proiezione sulla cupola, prima dell’incendio e poi delle immagini dei dipinti andati distrutti con il rogo, il concerto è proceduto al di sopra delle aspettative, con un maestro Ughi sempre pronto e disponibile quasi colloquialmente ad introdurre all’attento pubblico le caratteristiche dei brani eseguiti.

E’ stato un grande successo annunciato, che ha riconsacrato sicuramente il neonato Petruzzelli alla grande musica, ma ha anche premiato la perseveranza e tenacia della Camerata Musicale Barese, nel portare avanti con approvazione di pubblico i suoi progetti.

Maria Caravella

mercoledì 28 ottobre 2009

Bari – Recensione dell’ultimo album dei Radiodervish: il mare e l’Oud


La nuova avventura dei Radiodervish comincia da Gerusalemme per tuffarsi nel profondo del mare: il loro ultimo album “Beyond the sea” (“Oltre il mare”), da domani in concerto al castello di Sannicandro (27, 28 e 29 novembre), vuole essere una svolta, un nuovo inizio dall’elemento primario per eccellenza, l’acqua.
“Con il settimo cd si è compiuta un’ottava musicale, adesso ricominciamo: come l’acqua che ha la capacità di trasformarsi e penetrare in ogni angolo, anche noi ci siamo trasformati e abbiamo cercato vie nuove, angoli nuovi per la nostra musica”, ha dichiarato Michele Lobaccaro, uno dei membri del gruppo formato da Nabil Salameh e Alessandro Pipino.
In effetti, esclusa la cifra stilistica comune e coerente a tutti i lavori del Radiodervish (cioè la loro capacità di esprimersi in molte lingue come l’inglese, lo spagnolo, il francese, l’arabo e la loro propensione alla multiculturalità e a certe particolari melodie), si tratta di un album ricco di novità rispetto ai precedenti.
Il mare, innanzitutto. In questo caso, è, senza dubbio, il Mediterraneo, con la sua capacità di unire Oriente ad Occidente, con le sue rotte di migranti e viaggiatori, con il suo essere “centro del mondo”, così come desiderano fare i Radiodervish.
La loro nuova musica, infatti, vuole costruire un universo, sia marino che terreno, con storie antichissime -come quella di Tancredi e Clorinda nella “Gerusalemme liberata” di Tasso rivisitata nel sesto brano, o racconti attuali e d’amore nel pezzo dal titolo “you are my world”.
Il picco di intensità, però, viene raggiunto nella penultima canzone “Deep blue”, capace di restituire e ricreare in sottofondo la voce del mare d’inverno, la solitudine di quel paesaggio, in cui si pronunciano sottovoce promesse e dediche tra innamorati.
Dopo questo assaggio, i Radiodervish proseguiranno il tour per il nuovo album con l’obiettivo di restituire le emozioni provate durante l’incisione del disco anche al di fuori dei confini pugliesi, a Roma e a Firenze.
In città non bagnate dal mare, per alcuni istanti risuoneranno le voci delle onde come in una conchiglia a forma di Oud.
Marisa Della Gatta

lunedì 26 ottobre 2009


All'Autodromo del Levante il fine settimana non prevedeva nulla di buono sotto il profilo meteorologico, un sabato di prove ufficiali sotto una pioggia insistente non permetteva ai piloti di esprimere al meglio le proprie potenzialità, ma nel pomeriggio la pioggia si è allontanata e una leggera brezza ha asciugato la pista; secondo turno di prove ufficiali con tempi decisamente migliorati.

Bari si sa è una città di mare e domenica mattina si è levato un vento di maestrale che ha spazzato via le nubi regalando alle gare una giornata piacevole e solare. Buona affluenza di pubblico, oltre 55 piloti iscritti provenienti da tutta Italia, alle 12,00 partenza della prima gara del 21° TROFEO INVERNO VELOCITA' in griglia la classe 125 Sport che vede schizzare come missili Ciro Pizzo e Marco De Luca seguiti da Daniele Scagnetti, gara a tre tra Pizzo De luca e Scagnetti che portano a 7 secondi il distacco dal resto del gruppo, tagliano il traguardo primo Ciro Pizzo team NMC Napoli su Aprila, secondo Marco De Napoli MC. Taranto su Aprilia e terzo Daniele Scagnetti Team Campi Racing.

Alle 13,00 parte la prima gara della finale del I° LEVANTE ROOKIE'S CUP categoria 600Aperta, partenza tirata e bella gara fino alla fine, taglia il traguardo primo Pasquale Di Meo MC. Sport Puglia su Yamaha seguito da Sante Annichiarico MC.Grottaglie su Honda, terzo Pietro Micelli MC. San Pietro Vernotico su Kawasaki. Nel primo pomeriggio al via la classe 600 Aperta del 21° TROFEO INVERNO VELOCITA' che vede in un solo secondo racchiusi i primi tre nell'ordine Massimiliano Iannone su Yamaha MC. Gentlemen's, secondo Muzio Fumai MC.Levante su Yamaha, terzo Alessandro Colatosti MC. Velletri su Honda.

Il I° LEVANTE ROOKIE'S CUP si chiude con la classe regina la Open, anche in questa gara partenza tesa e veloce che purtroppo vede, al secondo giro, una caduta spettacolare alla prima staccata della curva Gargano, fortunatamente senza danni ai piloti ma tolgono dalla gara due protagonisti Vitale De Rosa e Michele Paccione, bandiera rossa sospensione della gara che rivedrà una seconda partenza, ha la meglio su tutti Alessandro Cervino MC. Diabolik su Yamaha, seconda piazza per Giandomenico Montrone MC. Ruote Rampanti su Suzuki, terzo Domenico Nitti MC. Sport Puglia su Kawaski.

La giornata di gare si chiude con la classe Open del 21° TROFEO INVERNO VELOCITA', in pista veterani come Cosimo Diviccaro, Nicola Spalierno, Giuseppe Oliva e Nicola Nocera danno spettacolo con sorpassi al limite, non da meno il Materano Angelo Raffaele Rubino. Partenza in pole per Diviccaro seguito da Rubino, Andriotta e Oliva, Spalierno è 6° in Pole, la gara si chiude con la vittoria di Nicola Spalierno MC. Bari su Suzuki dopo una serie di sorpassi spettacolari e una lotta carena su carena con Cosimo Diviccaro MC. Sport Puglia su Yamaha che si piazza secondo a 5 centesimi di secondo dal primo, terzo Giuseppe (alias Spinotto) Oliva Matera Racing su Suzuki.

Il I° LEVANTE ROOKIE'S CUP con questa quarta gara è arrivato alla fine, il trofeo ha visto piloti alla prima esperienza dei gara, lo staff dell'autodromo del Levante diretto dalla Dott.ssa Ileana De giosa, ha curato la crescita dei piloti preparandoli prima delle gare con una serie di briefing che li hanno introdotti al mondo sportivo, sono stati preparati in pista, sui regolamenti, sulle tecniche di partenza, insomma a questi giovani amatori delle moto da competizione sono state date tutte le indicazioni teorico/pratiche per poter essere competitivi e i tempi realizzati e le gare sono state il risultato eccellente di questo lavoro.

Il I° LEVANTE ROOKIE'S CUP nella classe 600 Aperta è stato vinto da Vincenzo LagonigroMC. Centaurus punti 66 a pari punti 2° Vito Dalessio MC. Dei Trulli la differenza è stata data dalle pole, su quattro gare 3 pole sono andate a Lagonigro, 3° Sante Annichiarico MC. Grottaglie p.60, 4° Piero Micelli MC. San Pietro p.54, 5° Oronzo Guarini MC. Sport Puglia p.50. La categoria Open è stata vinta da Domenico Nitti MC. Sport Puglia punti 92, 2° Nicola De Liso MC. Sport Puglia p.70, 3° Giandomenico Montrone MC. Ruote Rampanti p.64, 4° Alessandro Cervino MC. Diabolik p.52, 5° Sante Leontino Sport Puglia p. 38.

Possiamo anticipare che il 2° LEVANTE ROOKIE'S CUP vedrà sicuramente un incremento dei piloti, per giunta già notevole oltre 40 iscritti, novità interessanti nella formula e nei premi.

Il 21° TROFEO INVERNO VELOCITA' torna con la seconda prova all'Autodromo del Levante di Binetto-Ba l'8 Novembre.

domenica 25 ottobre 2009

Bitritto (Bari) - 'Sunshine – The musical show' tutti per uno, uno per tre musical !!!


Presentato dall’Associazione Culturale Tin Pan Alley, ieri sera al Palatour di Bitritto, il Musical “Sunshine – The musical show”, con la regia di Antonella Sallustio.

Ma quello che si è visto ieri non era un musical, ma bensì tre musical in uno. No, non era un offerta promozionale a saldo (prendi tre paghi uno), ma un progetto ambizioso, dove i protagonisti, tutti giovani pugliesi (dagli artisti alla produzione) hanno voluto portare sulle scene una passione che in questi ultimi anni si sta diffondendo in Italia, per l’appunto il “Musical”.

Per la riuscita di un musical occorrono un insieme di elementi che debbono essere ben amalgamati tra loro.
E’ questo quello che si è potuto vedere ieri sera, dove recitazione, canto, danza, costumi hanno contribuito alla visione di uno spettacolo, della durata di due ore, piacevole e che ha avuto un alto consenso di pubblico.

Lo spettacolo ha proposto, in forma compendiata, tre musical noti sulla scena nazionale da “The Rocky horror show” a “ Muolin Rouge” e “Hair”, musical che per alcuni versi hanno in comune la triste fine dei personaggi e la trasgressione sessuale, sia essa etero o bisessuale e travestitismo.

Ma come fanno tre musical, così diversi tra loro, a fare un unico spettacolo, senza sovrapporsi e dare un senso logico alla trama?
La genialità è stata quello di non farlo partire immediatamente come un musical, ma da un incontro, non tanto fortuito, di un gruppo di giovani attori che grazie all’invito di uno sconosciuto si ritrovano, dopo cinque anni dal loro ultimo spettacolo in un magazzino abbandonato.
Un meeting che origina ricordi piacevoli e dissapori mai risolti del passato.

Ma la curiosità di quella misteriosa riunione prende il sopravvento e spaziando nel magazzino ritrovano gli abiti di scena smessi del loro ultimo spettacolo “The Rocky horror show”.
Così per gioco indossano di nuovo quei vestiti e nell’attesa di incontrare il misterioso personaggio che li ha invitati, iniziano a reinterpretare quello che era stato il loro canto del cigno.
Prendono vita : il trasgressivo dottor Frank Further, i fidanzatini d’America Brad e Janet , gli inquietanti maggiordomi, Riff Raff e Magenta e il robot Rocky, l’incarnazione dell’amante perfetto.

Il gioco è riuscito, i giovani attori si sono divertiti e si accorgono che non avevano dimenticato le loro parti e pian piano anche le loro divergenze si appianano.
Ritrovano altri abiti quello del loro spettacolo Moulin Rouge e perché non giocare ancora?
Ci riprovano e l’amore della bella cortigiana Satine e dello scrittore squattrinato Christian, un amore osteggiato dal gestore del teatro Zidler e dal Duca, ritorna ad emozionare i presenti.

Al termine di questa rappresentazione fa il suo ingresso il loro produttore (Franco Blasi) che li aveva abbandonati cinque anni prima e che è il mandante misterioso degli inviti.

Spiega loro che è in grado di produrli di nuovo grazie all’incontro di un nuovo produttore che nascosto nel magazzino li ha visti recitare, cantare e danzare e vuole aiutarli per farli ritornare sulle scene.
I ragazzi accettano e danno vita agli hippies dell’età dell’”Aquario” dello spettacolo “Hair”, show che li portò al successo.

E con un travolgente finale, gli attori e i musicisti, coinvolgono il pubblico a cantare insieme a loro il brano “Let the sun shine in“.
IL musical “Sunshine” è stato un ritornare indietro nel tempo non soltanto nella finzione da parte degli attori, ma anche per tutti gli astanti, dove canzoni di oltre quaranta anni sembrano ancora attuali e col passare del tempo non hanno subito alcun tipo di deterioramento.

Ma parliamo dei protagonisti.
Non ci sono stati dei primi attori, lo erano un po’ tutti, ma non possiamo non menzionare Giordano Cozzoli, che ha interpretato il travestito dott. Frank Further, la brava Marianna Spaccavento (Janet), il bravissimo Pierluigi Capurso (Brad e Christian), la dolce Antonella Sallustio (Satine).

Gli attori hanno cantato tutti dal vivo e sono stati accompagnati da bravi musicisti sotto la direzione musicale di Giovanni Astorino (bassista dei Caparezza).

Le coreografie a cura di Antonella Battista coadiuvato dal corpo di ballo della Dance Company.

La scenografia è risultata un po’ spartana, dove solo dei simboli come il Mulino, dei candelabri o un bidone riproducevano il luogo del racconto, mentre i costumi di scena, provenienti da Londra, sono stati all’altezza dello spettacolo.

Unico difetto che si è riscontrato è stato il suono a volte troppo alto che sovrastava la voce dei cantanti e dei microfoni archetto degli attori mal funzionanti.

Ma possiamo concludere un risultato ben riuscito dove trentacinque artisti pugliesi hanno dato vita ad uno show senza precedenti nel Sud Italia, spettacolo che potrebbe assurgere a palcoscenici più vasti.

Anna deMarzo

sabato 24 ottobre 2009

Bari - 'La principessa Sirena' di Teresa Ludovico, un viaggio fantastico tra musica, danza, luci, trasparenze e colori


Debutto nazionale ieri sera al Teatro Kismet Opera di Bari dello spettacolo “La principessa Sirena” a cura di Teresa Ludovico.
E’ questa la versione italiana dell’omonimo spettacolo presentato in Giappone dal Setagaya Public theatre di Tokyo, sempre con la regia della stessa Ludovico.

Con questa rappresentazione si chiude la trilogia dedicata alla fiaba iniziata l’anno scorso con “Bella e Bestia “ e “La regina delle nevi”, favole solo apparentemente destinate al pubblico dei più piccoli, perché piacciano e sono seguiti dagli adulti.

Scordati la versione mielata disneyliana, dove tutto finisce “… e vissero tutti felici e contenti”, perché la regia segue il finale proposto dal favolista danese Hans Christian Andersen, raccontando un amore impossibile.

Il lavoro proposto punta su una scrittura che arriva alla estrema sintesi del racconto, orientando la sua attenzione più sulle emozioni e all’incanto che la favola può trasmettere.

Per rafforzare questa magia anche la scenografia risulta molta spartana, proprio per non distrarre lo spettatore.
L’ambiente marino è stato rappresentato solo da un grande superficie riflettente di forma quadra, dove solo un leggerissimo velo posto sul davanti crea un’immagine evanescente e rarefatta. A completare l’habitat acquatico i suoni del mare.

Per ogni personaggio si è avuta una grande cura nella scelta dei costumi, che andava dall’elegante abito della principessa, allo sfarzoso della strega e dei suoi mostri marini, al gusto un po’ retrò delle principesse che si presentano alla corte del principe, per combinare un matrimonio.

Insolita ma piacevole la scelta musicale, che si muoveva su una vasta gamma sonora, dove si è potuto ascoltare anche un brano di Britney Spears “Baby one more time”.

Bravi tutti gli attori che hanno interpretato anche più personaggi, e che si muovevano con azioni danzate e con capriole circensi ed hanno recitato un po’ in francese ma anche con varie inflessioni regionali.

Un insieme di musica, danza, luci, trasparenze che hanno dato vita ad uno spettacolo che ha lo scopo di far sognare e proprio come il finale della favola ci porta su in alto come il vapore acqueo.

In scena Eugenia Amisano, Raffaella Gardon, Daria Menichetti, Paolo Summaria, Valerio Tambone.

Scenografia di Luca Ruzza
Luci di Vincent Longuemare
Costumi di Luigi Spezzacatene.

Anna deMarzo

venerdì 23 ottobre 2009

Bari - 'Oggi Sposi' intervista a Luca Argentero e Moran Atias


Oggi in 400 cinema italiani esce il nuovo film del regista Luca Lucini “Oggi Sposi”, interpretato da Luca Argentero, Filippo Nigro, Gabriella Pession, Francesco Montanari, Moran Atias, Dario Bandiera, Isabella Ragonese, Carolina Crescentini, Michele Placido, Lunetta Savino, Francesco Pannofino e Renato Pozzetto, distribuito da Universal Pictures Italia.

A presentarlo in anteprima a Bari due dei protagonisti Luca Argentero e Moran Atias che ho avuto il piacere di incontrare ed intervistare presso la libreria Feltrinelli di Bari.

D.: Luca, stamattina quando ho visto il film, mi hai sconvolta. Il primo fotogramma appari rasato e con un accento fortemente pugliese, un Argentero diverso da come ti conosciamo.

R.: Il regista ha voluto dei personaggi molto caratterizzati, non solo nel look, ma soprattutto nella loro tipizzazione. Per il dialetto mi sono fatto aiutare da un vostro corregionale e mio amico, Nicola Scorza che è di Foggia.

D.: Luca Lucini ti ha diretto anche nel film “Solo un padre”, ambientato in Puglia, Michele Placido in “Il grande sogno” con una location nel Salento, insomma possiamo dire che il binomio Argentero- Lucini, Argentero – Placido e Argentero – Puglia funziona.

R.: Con Luca ormai si è instaurato un rapporto che va oltre quello lavorativo, è un amico. Sul set riesce a creare un ambiente divertente e in questo film posso dire che più che lavorare mi sono divertito anzi ci siamo tutti divertiti.
Michele come regista invece è il tipo del rapporto gerarchico. Forse questo rapporto l’ho creato io, perché mi sono posto nei suoi confronti in modo adorante. Poi come collega è molto divertente, nella vita si presta a giocare.

D.: Il tuo personaggio, un agente di polizia pugliese che vive a Roma e con un passato da don Giovanni e si innamora della figlia di un ambasciatore indiano, interpretato da Moran Atias, che vogliono sposarsi.

R.: Uno scontro titanico tra due tradizioni e culture diverse affrontato con grande ironia. Una chiave di comunicazione che unisce e aiuta, si scherza su problemi odierni, dove si ha la presunzione di saperne di più.

D.: Due mesi fa ti sei sposato (25/09/2009), come è stato preparare il matrimonio?

R.: Un incubo. Per fortuna suocera, madre e moglie se la sono vista per tutti i preparativi. Per gli uomini si tratta di passare e pagare.
Il giorno del matrimonio è stato molto poetico, proprio come la fine di questo film.


D.: Moran, sei una modella, conduttrice, attrice israeliana, che lavora da tanti anni in Germania, negli Stati Uniti in Italia,, ma la tua casa dov’è?

R.: La casa è sempre qui con me, nel mio cuore. Sono sempre felice in qualsiasi luogo mi trovo, perché traduco in positivo la realtà.

D.: Interpreti sempre ruoli di ragazze di nazionalità diverse.

R.: E’ una fortuna perché in questo modo viaggio senza partire. Studio con attenzioni le loro tradizioni, il modo di parlare e di muoversi e questo mi diverte.

D.: Cosa rappresenta per te il matrimonio?

R.: Il matrimonio è la festa dell’amore e penso che ad organizzarlo sarà mia madre.

D.: Quali sono i tuoi prossimi impegni?

R.: Sto girando in America una serie televisiva “Crash” con Dennis Hopper, che presta vedrete in Italia.

Il film “Oggi Sposi” parla di quattro matrimoni, del momento più critico e meno romantico di due giovani che vanno a suggellare il loro amore sull’altare, quello dei preparativi : ricerca sala per la cerimonia, Chiesa disponibile, bomboniere e il fatidico invito ai parenti (chi eliminare e chi invitare).

Il film è una commedia, ma non immaginatela come un classico cinepattone che non si vende all’estero, lo dimostra la collaborazione tra Universal e Cattleya.

E’ una commedia che ben funziona, dove non trapela nessun tipo di volgarità, con un montaggio rapido e con una storia piena di ritmo, scritto da sceneggiatori tra i più richiesti al momento come Bonifacci, Brizzi e Martani, con una bella scenografia e fotografia e un'accurata scelta dei costumi.

“Oggi Sposi”, quattro matrimoni che si intersecano e con un finale “bollywoodiano” che mette tutti di buon umore.

Anna deMarzo

Bari - Un successo annunciato per “Molto rumore per nulla” con la regia di Gabriele Lavia


Dal 21 al 25 Ottobre va in scena al Teatro Piccinni di Bari “Molto rumore per nulla” di William Shakespeare, traduzione di Chiara De Marchi con Lorenzo Lavia, Giorgia Salari, Pietro Biondi, Francesco Bonomo, Salvatore Palombi, Andrei Nicolini, Gianni De Lellis, Alessandro Riceci, Luca Fagioli.

Regia di Gabriele Lavia.

La storia di “Molto rumore per nulla”, che ha ispirato anche molte grandi firme a livello internazionale è ambientata nella solare Messina, in un’atmosfera tipica dell’estate mediterranea, che fa da sfondo agli amori tra il giovane Claudio e la dolce Ero e tra i litigiosi Beatrice e Benedetto, personaggio quest’ultimo interpretato da Lorenzo Lavia, figlio del grande Gabriele, che in quest’occasione ha curato la regia.

Riflettori su Shakespeare quindi anche al Piccinni per l’avvio della Stagione del Teatro Pubblico Pugliese. Autore che riconsacrerà domenica 25 Ottobre 2009 il neo rinato Teatro Petruzzelli alla lirica con “Sogno di una notte di mezza estate”.

“Molto rumore per nulla”, nel particolare allestimento nato e sviluppatosi egregiamente nel laboratorio condotto da Gabriele Lavia, primo appuntamento di un ciclo dedicato a Shakespeare ,che si completerà entro la fine dell’anno con Otello e La Tempesta, è stato davvero un incipit interessante per la nuova Stagione 2009/2010.

In “Molto rumore per nulla”, di ritorno in Puglia dopo il tour dello scorso anno, Lavia dirige un gruppo di giovani interpreti cercando di svincolare il teatro scespiriano da un’interpretazione eccessivamente psicologica, infatti pur facendo rimanere intatti i temi chiave del teatro del famoso drammaturgo inglese: il dilemma esistenziale tra l’essere e l’apparire, il tema del doppio e la maschera, ha la capacità di renderlo “meno catastrofico”.

Con Lavia dunque si ride molto, grazie anche alla freschezza degli attori della compagnia Lavia Anagni, che riprende con un tono leggero le passioni, gli intrighi, la gelosia e l’invidia prodotti dall’amore di due coppie all’interno del più classico schema del teatro scespiriano, dove le vicende si sviluppano tra finte morti e macchinazioni, schermaglie appassionati e scambi di persona.

Un successo annunciato quello del Piccinni, con una scenografia dai toni semplici, capace di mettere in rilievo le straordinarie capacità dei giovani attori, valorizzate anche da una “regia leggiadra” favorevole alla riflessione ma soprattutto al sorriso degli spettatori.

Maria Caravella

mercoledì 21 ottobre 2009

Barletta (Bat) - Un successo senza età per Renato Zero interprete della musica italiana


Se qualcuno dei vecchi fan pensava ancora di vederlo sul palco versione anni Settanta – Ottanta, “sculettante e glam”come agli esordi della sua carriera, ha invece scoperto che quell’epoca è davvero finita! Ora sul palco dei concerti, partiti dal palasport di Acireale, davanti ad un pubblico di fan entusiasti, c’è solo un artista-uomo che ha il coraggio di denunciare i suoi 59 anni.

Zero in questo concerto abbandona per sempre, la fisicità del suo pop tradizionale. Dopo quell’incidente in scena a Verona nel 2000 in cui si era massacrato una gamba, Renato Zero in maniera intelligente ha il coraggio di comprendere che forse “non ha più l’età”oppure che finalmente è arrivato il momento di farsi apprezzare solo per le sue doti canore. E’ proprio lui infatti, negli ultimi tempi ad affermare soddisfatto: “Le facce del pubblico ora guardano le mie labbra”, “Ho imparato a cantare, non ero all’altezza di quel che scrivevo”.

Quello di Zero è un abbandono compiuto e intenzionale, di un mondo che era punto di riferimento della sua estetica, che viene sostituito con una scelta sontuosa e inedita nella musica italiana. Soprattutto ora, Renato Zero è finalmente padrone di se stesso, redento dalla discografia tradizionale, che aveva voluto ingabbiarlo in una icona, modello di un certo target di riferimento. In questo concerto non c’è spazio per i suoi vecchi successi, tranne che per “Ancora qui” con cui rivendica l’onestà del suo percorso, le notevoli “Inventi” e “Salvami del ’76, per spingersi fino al 1974 con una rara interpretazione di “113”, dove sfoggia un poncho alla Inti Illimani.

Siamo a Barletta in provincia di Bari: un numero illimitato di sorcini di ogni età donne, uomini, giovani vecchi e bambini ha invaso il Paladisfida di Barletta per incontrare nel suo tour che tocca per due giorni la Puglia l’ormai mitico Renato Zero. Una serata da non dimenticare, quella di Barletta, replicata in seconda serata per poter così accontentare le numerosissime richieste di partecipazione dei fan pugliesi e delle regioni confinanti. Un momento in cui il pubblico ha riconsacrato con affetto e simpatia una delle icone della musica italiana nel mondo.

Tutto qui parla del suo ultimo album “Presente”, 300 mila copie vendute a quello stesso “popolo esultante”che lo seguirà in un tour da qui al 22 Dicembre per tutta l’Italia, tanto vicino nel cuore e nell’anima ai fan accorsi a Barletta. Sul vasto palco, sormontato da sequenze argentee e sprazzi di luce cadenzati dal ritmo della musica incalzante con i musicisti all’opera, Renato non sa, però rinunciare ai suoi proverbiali completino glamour, ma questa volta “da mezza età”: giacche lunghe e bombetta coordinata, che ricordano i suoi esordi quando le indossava accanto alla Martini e alla Bertè: nero, bianco, perfino rosso sgargiante e grigio con paillettes nel finale, mentre con un pubblico in delirio canta: “I migliori anni della nostra vita”.

Le nostalgie sono ricorrenti per tutto il concerto anche se non apertamente declamate. Al termine di ogni canzone Renato Zero riappare dal centro del palcoscenico, dopo il rituale cambio di costume, che la gente piacevolmente si aspetta. Zero finisce per prenderci gusto e completa con l’osare anche con una tunica bianca alla Ratzinger, per “Il sole che non vedi”dedicata alla fede.

Per l’intero spettacolo, circa due ore e mezza, continua a sfilare grandissima parte di “Presente”, l’ultimo lavoro, che comprende anche una “dedica un pò così” su “Professore”, dove rivendica di essersi fatto da solo fuori dalla scuola, soprattutto rivolgendosi ai giovani di cui dichiara di apprezzare creatività e spirito innovativo.

A coadiuvare il lavoro di Renato Zero sul palco c’è l’ottima band di 7 autentici numeri uno della vecchia guardia (come Mark Harris alle tastiere, Melotti alla batteria, Iermano alle percussioni), si aggiunge una mega orchestra di 26 elementi, la Prato Ensemble diretta dal maestro Renato Serio.

Insomma Zero non ha badato sicuramente a spese, se lo paragoniamo ad alcuni suoi colleghi che l’orchestra l’hanno presentata solo in video.

Rosa Colombo

domenica 18 ottobre 2009

Bari - Oltre il mare dell'anima con 'Beyond the sea' dei Radiodervish


Feltrinelli Libri & Musica di Bari – 16 ottobre 2009 – ore 18
Presenta Fabrizio Versienti


Il mare come metafora dell’esistenza umana, infinito come il percorso che ogni uomo compie alla ricerca della propria identità, scrigno e prezioso contenitore di quei viaggi immaginari che solcano le memorie di antichi naviganti,tra conflitti e dialoghi in perenne contraddizione. Oltre il mare.

“ Beyond the sea “, questo è il titolo del nuovo concept album dei Radiodervish, il settimo della loro carriera musicale, uscito a distanza di due anni dal precedente “L’immagine di Te” prodotto da Franco Battiato per l’etichetta di Domenico Procacci, Radiofandango . “Beyond the sea”, rappresenta il ritorno della formazione italo palestinese all’etichetta indipendente Il Manifesto, con un revival di quelle sonorità malinconiche ed oniriche presenti nel fortunato cd “Centro del Mundo”, che ha consacrato i Radiodervish come formazione di punta nel panorama world italiano ed internazionale, con un forte successo di pubblico e critica.

Presentato ieri alla Feltrinelli Libri & Musica di Bari, dal giornalista e critico musicale Fabrizio Versienti, Nabil Salameh e Michele Lobaccaro, accompagnati alle tastiere dall’ormai “terzo” Radiodervish Alessandro Pipino, hanno presentato alcuni brani di cui sono autori, tratti dall’ultimo ambizioso progetto discografico. Il disco, nasce dall’esperienza umana e culturale de “ Le Porte dell’Occidente”, il progetto di residenza teatrale ubicato nel Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari, nella quale l’attività dei Radiodervish ben si è integrata ed arricchita di nuovi stimoli creativi , attraverso i numerosi incontri avvenuti con artisti nazionali ed internazionali, creando così un prezioso contenitore culturale nel quale l’attività di scrittura di “ Beyond the sea “ ha trovato terreno fertile.

Il disco, concepito tra la Puglia e Gerusalemme, rappresenta così una nuova fase di quella Babilonia dell’anima nella quale i Radiodervish provengono e alla quale continuamente si riferiscono. Raffinate trame sonore, con testi volutamente multilingue (arabo, inglese, francese, spagnolo ed italiano) per sognare mondi possibili tra echi del passato e proiezioni future, racconti di balene e tempeste, di un amore impossibile tra un pescatore ed una sirena, ma anche di vecchi saggi leoni che parlano ai figli dell’Africa che si accingono a lasciare la propria terra.

Ad aprire lo show case, in una Feltrinelli gremita di fans ed appassionati, il primo brano composto in assoluto nel nuovo disco, come asserisce l’elegantissimo Nabil in total black look, dal titolo “ You are my world” il cui testo scritto in arabo classico ed inglese, narra della magica alchimia che si viene a creare quando due “mondi” apparente disgiunti vengono a sfiorarsi, così come nell’amore la ricerca dell’altro finisce per diventare consapevolezza della parte mancante del proprio sé.

L’acqua, elemento primordiale di vita, diventa così il leit motiv dell’ intero album la cui copertina blu cobalto ben rappresenta la profondità marina quasi a rimembrare la copertina degli antichi diari di bordo utilizzati dai marinai in viaggio. Sulla voce sempre evocativa di Nabil, si giunge così ad “ Ainaki” ispirata alla città di Gerusalemme con i suoi palazzi di pietra bianca così come impose una legge del colonialismo inglese, nella quale convergono le appartenenze e le differenze più antiche. Ospiti d’eccezione del progetto discografico, Saro Cosentino (chitarre, produzione ed arrangiamenti), Zohar Fresco (percussioni), alcuni solisti dell’Orchestra Araba di Nazareth ed il quartetto d’archi i Suoni del Sud.

A chiudere la performance la title track “Beyond the sea”, perfettamente arrangiata in chiave acustica dall’ inossidabile trio, le cui atmosfere sognanti e delicate nonché le soluzioni armoniche rimandano ad “ Habibi” di Centro del Mundo. Il pubblico appare soddisfatto e chiede a gran voce un altro brano, le note di “ Rosa di Turi” ispirata alla lettera del 1° luglio del 1929 di Antonio Gramsci, colmano di poesia i cuori degli ascoltatori, ricreando quell’atmosfera intima e raccolta di cui solo i Radiodervish sono capaci.

Prossimi appuntamenti ad iniziare da Sannicandro di Bari (27,28,29 ottobre nel Castello Normanno Svevo), Milano (7 novembre Blue Note), Lecce (20 novembre ), Roma (25 novembre Auditorium Parco della Musica) e Firenze ( 27 novembre ).

Claudia Mastrorilli