giovedì 3 dicembre 2009

Bari - 'L'Uomo Nero' poesia in pellicola di Sergio Rubini


Ci sono dentro tante cose che a ripensarle tutte sorprendono. Sarà questo il motivo per cui piace “L’uomo nero”, film presentato questa mattina a Bari dal regista-interprete Sergio Rubini, che ne firma anche la sceneggiatura con Domenico Starnone e Carla Cavalluzzi, e da alcuni attori del cast tra cui Riccardo Scamarcio, Valeria Golino, Vito Signorile e Mariolina de Fano.

Il racconto mette insieme il rapporto tra padre e figlio; la famiglia; il disperato bisogno di un uomo di veder riconosciuta la sua amatoriale vena artistica; il pregiudizio di una comunità gretta e ignorante; l’incapacità di riconoscere i meriti altrui; le paure; il mistero di immagini oniriche che sembrano volerci svelare qualcosa. Il titolo fa riferimento a tutto questo.

L’uomo nero è quel genitore cui il figlio si rifiuta di assomigliare perché imbarazzante, incomprensibile, poco partecipe nel ruolo di padre e marito perché troppo impegnato a fare l’artista. Si fa deridere dal paese, litiga con la moglie, non ha quell’autorevolezza che ogni figlio vorrebbe ritrovare nel proprio genitore. Il tutto ruota attorno a Gabriele, interpretato dal piccolo e spericolato Vito Giaquinto (in conferenza non è stato fermo e zitto un attimo), figlio del capo stazione Gabriele Rossetti (Sergio Rubini) e di un’insegnante (Valeria Golino).

Con loro vive anche lo zio Pinuccio interpretato da un brillante Scamarcio che si è divertito molto a interpretare il ruolo del “viveur di provincia”. La telecamera indugia spesso sul primo piano del bambino, vero autore del film, che con il suo sguardo limpido osserva da un angolo tutto quello che gli capita attorno per poi ritornare a giocare come tutti i bimbi della sua età. Ma l’uomo nero vuole essere anche altro. “Nel film – ha spiegato Rubini – ci preoccupiamo di far vedere l’uomo nero in una luce diversa. Gabriele Rossetti viene rivalutato quando il figlio ormai adulto (la parte viene interpretata da Fabrizio Gifuni, ndr) scopre un segreto che il padre ha tenuto nascosto per tanti anni.

Questo è un punto cruciale perché il silenzio ascetico di quest’uomo, gli conferisce una virilità che sembrava non avesse”. E allora non fa più paura neanche il macchinista del treno che per tutta la durata del film è un mostro spaventoso perché tutto sporco e pieno di fumo. Quando si scopre che è lui a lanciare dal finestrino le caramelle agli orfanelli, l’uomo nero si riempie di luce.

Il film è ambientato in un piccolo paese della provincia. Le scene sono state girate tra Mesagne e San Vito dei Normanni ritornando in quei luoghi che hanno fatto da setting già per “La Terra”. Non si parli però di pugliesità. Sergio Rubini è stato chiaro al riguardo: “La Puglia per me è uno spazio mentale, non è uno spazio geografico. Il film tratta di un provincialismo che tutto trattiene ma non in una dimensione specificatamente pugliese. La dimensione è universale”.

La vicenda si svolge negli anni ’60 quando “subito dopo la guerra – secondo il regista – c’è stata una fioritura di individui che hanno cercato di affrancarsi dalla massa. Purtroppo però non ci sono riusciti perché gli intellettuali non se ne sono occupati e oggi i loro eredi sono quelli che fanno i reality, convinti che meno sai fare, più puoi emergere”. Le musiche del film sono state composte da Nicola Piovani che dà il suo tocco personale a una storia ritenuta “pinocchiesca” per alcuni aspetti.

“C’è lo sguardo del bambino, c’è la figura di Lucignolo, quella del Gatto e la Volpe in cui si possono rivedere i personaggi di Vito Signorile e Maurizio Micheli e poi ci sono tanti punti di contatto tra il mio percorso artistico e quello fatto da Piovani”, ha detto Rubini citando i nomi di Benigni, Fellini e del maestro Nino Rota.

Daniela Vitarelli

sabato 28 novembre 2009

Bari - 'Cado dalle nubi': presentazione del film e incontro con Checco Zalone e Gennaro Nunziante


Uscito nelle sale il 27 novembre, è stato presentato la mattina del 28 novembre al cinema Galleria di Bari, il film "Cado dalle nubi" esordio cinematografico di Checco Zalone, regia di Gennaro Nunziante, prodotto da Pietro Valsecchi.per TAODUE.

Il film racconta le vicissitudini di Checco, un ragazzo che vive a Polignano a Mare (Ba) e vorrebbe fare il musicista (fa il muratore), ma dopo essere stato lasciato dalla fidanzata, non vede un futuro roseo in Puglia e decide di trasferirsi a Milano per cercare la sua strada. Suo cugino Alfredo (Dino Abbrescia) lo ospita in casa sua, solo che Alfredo è gay e vive da 10 anni con il suo compagno (Fabio Troiano), all'insaputa della famiglia e naturalmente anche di Checco.

In questo clima tutto nuovo, il nostro eroe si trova a sgrovigliare situazioni sconosciute e inconsuete, terreno fertile per collezionare un gran numero di gaffes. C'è anche spazio per un nuovo amore, infatti, grazie alla sua straordinaria determinazione Checco riesce a fidanzarsi con Marika (Giulia Michelini), ragazza bella e in gamba, con un solo difetto: il padre leghista (interpretato da Ivano Marescotti). La storia tra i due piccioncini è un pò incerta.... intanto... Checco dopo varie risposte negative a livello professionale trova un discografico (Raul Cremona) con cui inizia a concretizzare qualcosa........! Riuscirà il nostro Checco a realizzare il suo sogro d'amore e a diventare musicista professionista? Andiamo al cinema e lo sapremo!

"Cotto e mangiato", così ha esordito Gennaro Nunziante parlando del film "Cado dalle nubi". Infatti alla conferenza stampa erano presenti Checco Zalone (alias Luca Medici) e appunto Gennaro Nunziante, dopotutto il film è una sorta di esordio per entrambi: Checco come attore cinematografico e Gennaro (ci ha abituato alla sua attività di autore e sceneggiatore - con Cristina Comencini, Alessandro D'Alatri e tanti altri), come regista. Quasi ovvio che il soggetto e la sceneggiatura sono opera di Nunziante e Zalone, (una fucina di genialità e comicità, chi non avrebbe pagato per assistere anche solo a 10 minuti del loro lavoro insieme?)

Gennaro parlando del film dice: "Abbiamo incontrato Pietro Valsecchi a gennaio e a luglio il film era già finito, cotto e mangiato, il produttore non ci ha fatto perdere tempo. Il nostro esordio è stato un gran divertimento, i primi risultati di pubblico ci stanno arrivando e siamo contenti che sta riscuotendo successo. Si tratta di una storia semplice, dopotutto a noi piace che il plot si veda, non c'interessa il plot che soffoca il film. Abbiamo lavorato ad un personaggio senza sovrastrutture, essenzialmente il nostro protagonista è un ragazzo un pò ignorante".

Per quanto riguarda le esigenze di produzione Checco dice: "Il film sta uscendo prima dei cinepanettoni famosi, ci hanno già detto che gli "entrit-poll" sono buoni!"

Gennaro continua dicendo: "Avendo fatto un film con pochi soldi è chiaro che non possiamo competere con i grandissimi, inoltre noi abbiamo giocato al contrario, nel film non ci sono donne nude, anzi nell'unica scena in cui c'è un'attrice nuda, arriva Checco e la copre....! Nel mercato cinematografico attuale ci hanno detto che in un certo senso dobbiamo sostituire Boldi ed i suoi film pre-natalizi. In realtà noi "siamo" un piccolo film, tutto quello che arriverà sarà "grasso che cola".

In conferenza si parla anche dell'ipotesi di un messaggio del film, e dello stereotipo nord-sud, ma Checco dice: "La popolarità me l'ha data la televisione (Zelig), che sta a Milano certo, non in altri luoghi, comunque nel film non c'entra tanto il rapporto tra sud e nord, l'elemento centrale è il personaggio che è un "cozzalo" ignorante ed esalta i nostri difetti. Non voglio dare nessun messaggio nel film, la forza del mio personaggio è l'esportabilità, non uso il dialetto, ci tengo ad essere compreso in tutta Italia"

Gennaro aggiunge: "Luca invece esporta il suo personaggio, stiamo facendo un'operazione importante, abbiamo fatto una scelta di leggerezza, nel film c'è una sorta di leggerezza colta, a noi piace questo tipo di comicità, mi piaceva l'idea di riprendere Peter Sellers in Hollywood Party."

Tra Gennaro e Checco-Luca si è seduto anche Sereno Kanynda, amico di Checco, che interpreta Nicolas nel film, è un piccolo ruolo ma scherzando Gennaro racconta: "Abbiamo chiesto al produttore se c'era un budget per le spese alimentari di Sereno, dopo l'ok l'abbiamo preso, no a parte tutto ho scelto Sereno perchè quando gli ho dato appuntamento per il provino lui mi ha chiesto se poteva spostare l'appuntamento di mezz'ora, allora gli ho domandato come mai e la sua risposta è stata bellissima "per un'effimera comodità", mi sono detto, una persona che mi risponde così è proprio il tipo giusto".
Sereno conferma il suo divertimento nel lavorare con Checco e Gennaro.

Sempre parlando del personaggio di Checco, Gennaro aggiunge: "Checco Zalone è il comico più contemporaneo che c'è, lui ha fatto fuori la satira politica, non si ride di satira politica, si ride del personaggio. Provo fastidio quando sento dire "Checco è un comico che dalla TV passa al cinema", tutti i comici dagli anni '60 in poi sono passati dalla TV al cinema. Sicuramente Checco ha avuto molto successo quest'anno, tanto che quando è arrivato Valsecchi con i finanziamenti, avevamo altri 2 produttori disposti ad investire, sembrava una specie di asta".

Checco: "Il nostro produttore è sanguigno, ci ha dato i consigli giusti, lui ha prodotto i RIS, i NAS (scherzando) e quando dopo 10 minuti non vedeva sparare nessuno diceva "ohh..che state facendo?"

La conferenza si conclude con Checco che parla della sua esperienza a Zelig e dice: "In questi anni di Zelig, Gennaro non è stato il mio autore, però per amicizia, a volte mi chiamava e mi dava l'imput per qualcosa di nuovo, abbiamo un feeling a livello comico! Infatti è difficile inventarsi cose nuove, praticamente ti devi alzare ogni mattina e prendere per il cu.. tutti quanti."

Finalmente un incontro divertente, con 2 dei nostri (inteso come pugliesi) artisti più grandi, a fine conferenza c'è stato il tempo per un paio di domande al regista Gennaro Nunziante.

D: "Tu e Luca avete detto più volte che il lavoro è stato facile grazie al vostro feeling professionale, ma c'è stata qualche difficoltà?"

R: "Solitamente le difficoltà le trovavamo nelle scene con tante comparse, erano problematiche sia per il mio approccio registico, sia perchè c'era una macchina un pò più complessa da tenere a bada, per il resto no, siamo andati avanti divertendoci tanto!"

D: "Avete girato delle scene basandovi sull'improvvisazione o avete preparato tutto "a tavolino" come si suol dire?"

R: "Abbiamo preparato tutto "a tavolino", per improvvisare devi organizzare dei copioni molto rigidi, in genere si pensa che da una traccia si può improvvisare, io non credo in questo, anzi penso sia un errore perchè in quel caso non si fa improvvisazione ma "si mette una pezza", invece nel nostro caso sapevamo molto bene dove volevamo arrivare e abbiamo lavorato di conseguenza!"

Deborah Brivitello

martedì 24 novembre 2009

Binetto (Bari) - 21° TROFEO INVERNO VELOCITA', ospite d'eccezione il tre volte Campione Italia Michele Pirro


Si è chiuso domenica 22 Novembre all'Autodromo del Levante il 21° TROFEO INVERNO VELOCITA', chiusura strepitosa con l'ospite d'eccezione il tre volte Campione Italiano Velocità e reduce da mondiale Supersport Michele Pirro che ha appena firmato un contratto con il Team Honda Ten Kate per gareggiare come pilota ufficiale nel Mondiale Supersport 2010.

Le sorprese non sono finite, infatti nella gara delle Super Bikers ha gareggiato Domenico Colucci terzo posto nel campionato Italiano Superstok e Coppa del Mondo FIM su Ducati, ancora nella 600 aperta partecipazione di "Nuccio" Sebastiano Zerbo il Pilota che ha vinto quasi tutti i trofei che si potevano vincere in Italia nel 2009, e per chiudere con le star per il paddock si aggirava anche Flavio Gentile reduce dal Mondiale SuperBike, quindi in autodromo, tra il paddock e la pista, domenica si aggirava una bella fetta di piloti Mondiali.

Nella finale del Trofeo si sono disputate anche delle gare di MiniGP, nel 2010 l'autodromo del Levante ospiterà alcune prove del campionato Italiano MiniGP.

Passiamo ora al 21° Trofeo Inverno Velocità, gara 125 vinta da Ciro Pizzo NMC Napoli su Aprilia, seconda piazza per Giovanni Santonicola Team Piccole Pesti Aprilia, terzo Lorenzo Apollonio MC. Ivan Palazzese su Aprilia.

Nella classe 600 non sono mancate le cadute, per fortuna senza gravi conseguenze, pareva che non si riuscisse a completare il primo giro e per ben tre volte si è dovuto dare bandiera rossa con conseguente sospensione della gara, alla quarta partenza finalmente tutto è filato liscio e a podio in prima posizione è andato Sergio Russo Team Pocoli Tosti su Aprilia seguito da Massimiliano Iannone Team Gentelmen's su Yamaha terzo Alessandro Colatosti Team Velletri su Honda. Categoria Open gradino più alto del podio per Cosimo Diviccaro MC.Sport su Yamaha, secondo Nicola Spalierno MC. Bari su Suzuki, terzo Giuseppe Oliva Matera racing su Suzuki.

Passiamo alla classe Super Bikers che purtroppo ha visto nelle prove ufficiali un incidente che ha coinvolto diversi piloti tra cui Enzo Gnerre, decano del motociclismo, Gnerre è stato ricoverato all'ospedale Di Venere e subito un delicato intervento chirurgico, a Enzo Gnerre va il saluto della redazione di LSD MAGAZINE che presto lo vuole nuovamente in pista. Vittoria nella Super Bikers a Domenico Colucci Matera Corse su Honda, secondo Michele Giordano Team Piccole Pesti su KTM, terzo Vincenzo Di Penta Team Napoli su Aprilia.

Alla fine della terza e ultima prova del 21° TROFEO INVERNO VELOCITA' nella classe regina, la Open, si aggiudica il Trofeo Cosimo Diviccaro, secondo Giuseppe Oliva, terzo Nicola Spalierno, nella 600 il Trofeo è andato a Massimiliano Iannone, secondo Alessandro Colatosti, terzo Muzio Fumai, nella 125 Trofeo a Ciro Pizzo, secondo Fabio D'andrea, terzo Marco De Luca. Nella MiniGP Senior 50 vittoria di Stefano Manzi su Honda MC. R. Pasolini, secondo Lorenzo Gabellini Honda MC.R. Pasolini, terzo Alessandro Zaccone sempre su Honda MC. R. Pasolini.
La photogallery è di Egidio Magnani

http://puglialive.net/home/galleria.php?nid=26055

domenica 22 novembre 2009

Binetto (Bari) – Intervista a Michele Pirro pilota della Ten Kate Honda team ufficiale Campionato Mondiale Supersport


Michele Pirro, il giovane motociclista pugliese che ha appena firmato il contratto con la squadra “Hannspree Ten Kate Honda” (team ufficiale nel Campionato Mondiale Supersport), è stato presente come ospite all’Autodromo del Levante per il Trofeo Inverno Velocità.

Com’è ritornare nel luogo dell’esordio?

Molto emozionante: stamattina sono arrivato qui e mi sono ricordato gli inizi della mia carriera, quando arrivavo qui con mio padre e i tanti sacrifici. Molto bello.

Senti maggiore interesse nei tuoi confronti da parte delle istituzioni e dei media pugliesi?

Sicuramente. Ho visto che le cose si stanno piano piano evolvendo, anche se spero che ci possa essere sempre maggiore interesse. Attualmente sono uno degli sportivi che sta più in alto, però faccio una disciplina non proprio popolarissima. Nonostante questo, abbiamo visto proprio negli ultimi giorni che Valentino Rossi è la star dei bambini e credo che sia un bell’esempio.

A proposito, sei stato recentemente in due scuole superiori. Cosa hai detto ai giovani? C’è qualcuno che vuole intraprendere la strada del motociclismo?

Gli interventi nelle scuole sono serviti, più che altro, non a indirizzare i ragazzi verso questo sport, ma verso lo sport in generale. Perché lo sport è cultura, lo sport è vita e distoglie da altre distrazioni come alcool e droga. E, poi, soprattutto, detto da un coetaneo, può rimanere più impresso.

Considerata la tua carriera, cosa consiglieresti ad un ragazzo che voglia seguire le tue orme?

Sicuramente è molto difficile, però volere e potere e bisogna, per lo meno, provarci. Riuscirci è sempre complicato, però io credo che con il tempo ci si possa arrivare. È normale volere tutto e subito, però io ci ho messo parecchio ad arrivare ai miei obiettivi. Ci vuole tanta determinazione e bisogna crederci fino in fondo.

Sacrifici e difficoltà. Le prime per te cominciano in 125 (moto GP).

Sì, anche se le prime difficoltà sono proprio gli esordi: essere a duecento chilometri da qui è stato già molto impegnativo per me; poi, andare via di casa e trasferirmi a Cesena. Però, ho trovato gente che ha creduto subito in me e ora dovrò confermare la mia qualità anche a livello mondiale. Adesso ho la squadra e spero di farcela.

Adesso che il motociclismo a due tempi è al tramonto, tu, dopo la 125, la Superbike e adesso la Supersport, quale categoria o cilindrata senti più cucita alla tua sella?

I due tempi oramai sono sicuramente un capitolo chiuso, il futuro è quattro tempi. Per quanto riguarda me, io non sono legato particolarmente ad una moto, mi basta avere un mezzo competitivo quanto quello degli altri per essere a posto e farmi piacere a tutte le moto.

La tua ultima (la moto Honda ufficiale) sicuramente hai avuto modo di testarla. È all’altezza del tuo ambizioso obiettivo, cioè vincere il mondiale?

L’obiettivo per l’anno prossimo è fare bene: a vincere siamo in tanti a volerlo. La mia squadra è sette volte campione del mondo e il mio compagno di box, già una volta campione del mondo, deve vincere a tutti i costi. Io dovrò fare del mio meglio per entrare nei primi cinque, ma di sicuro parto per vincere, anche se sarà dura.

Qual è (se c’è) il circuito che preferisci e in cui ti senti imbattibile?

Non ce ne è uno in particolare, anche se mi piace molto l’Australia per com’è fatto, il Portogallo, il Mugello. Mi piacciono tutti, soprattutto se hai il mezzo uguale agli altri e devi solo concentrarti su te stesso.

Un pilota modello per te?

Michele Pirro. Se proprio devo fare un nome è Valentino, però credo che ognuno abbia la sua personalità e debba seguire il suo istinto.

Marisa Della Gatta

venerdì 20 novembre 2009

Bari – 'I nuovi mostri' di Oliviero Beha, il quadro desolante di un’Italia senza pensieri né parole


E’ una vera e propria invasione che priva il nostro Paese del pensiero e della parola.

Secondo il giornalista Oliviero Beha, ieri alla libreria Laterza di Bari per parlare del suo libro, “I nuovi mostri” (questo il titolo) sono ovunque. Il quadro d’insieme è desolante: l’Italia è in preda a una profonda crisi culturale di cui sono complici il sistema mediatico e l’assenza di intellettuali. Stimolato dalle domande del giornalista Lino Patruno, Beha è un fiume in piena.

Non c’è spazio per compiacimenti o riduzioni di colpe. In modo chiaro e spesso crudo, traccia il disegno di un paese in cui “l’opinione pubblica è imbalsamata, la democrazia svenuta, l’informazione truccata”. Ma perché avviene questo? Beha non ha dubbi: in Italia manca l’uso e il rispetto della parola che è il principale elemento del pensiero. Non c’è confronto, non c’è dialogo, la gente non si “appropria di sé” maturando un pensiero critico nei confronti della realtà. Di conseguenza tutto ciò che i media ci propongono, giusto o sbagliato che sia, viene ingoiato senza resistenze.

I maggiori responsabili di questo imbarbarimento culturale sono i giornalisti che da tempo hanno rinunciato al loro compito di dire la verità. Seppur Oliviero Beha riconosca che “la libertà di stampa non esiste in senso assoluto” tuttavia negli anni ’70-’80 individua degli “interstizi di libertà in tv e sui giornali” Le cose sono poi precipitate quando sulla scena politica si è affacciato Berlusconi. “I giornalisti si sono distribuiti tra Berlusconiani e anti-Berlusconiani come se l’informazione potesse dividersi in due condizionando fortemente opinioni e notizie”. Non c’è differenza tra destra e sinistra, nel calderone finiscono tutti, indistintamente.


Che fare allora? L’invito è a una resistenza attiva per riportare la cultura e gli intellettuali al proprio posto. Per fortuna molti sono i cittadini che si muovono in tal senso. In appendice al libro c’è una lunga lista di associazioni che senza partire da posizioni preconcette promuovono riflessioni sul nostro Paese per uscire da questa crisi. Il sito di riferimento per iscriversi è[url] www.inuovimostri.it. [/url]

“E’ un tentativo di tenere insieme partigiani di valori scomparsi – si legge nel testo – purtroppo imprescindibili per dare una svolta alla peggiore Italia del dopoguerra, l’Italia berlusconizzata nell’idea di società anche in larghissimi settori della sinistra. Il voto ne è poi solo una conseguenza”.

Daniela Vitarelli

giovedì 19 novembre 2009

Bari - ‘Scintille’ viaggio di Gad Lerner nel suo Gigul personale


In edicola da solo una settimana , Gad Lerner ha presentato il suo libro ‘Scintille’ alla libreria Feltrinelli di Bari.

Chi si aspettava di trovare un Gad Lerner agguerrito come di solito lo vediamo in televisione, sarà sicuramente rimasto sorpreso nell’incontrare un giornalista che ha raccontato la sua storia con la voce ancora impregnata da un dolore interiore, difficile da mascherare.

Il titolo del libro può portare all’inganno , perché le scintille non si riferiscono agli scontri televisivi a cui ci ha abituato a vedere, ma è legato a qualcosa di più profondo e religioso.

“Scintille” sono le anime vagabonde che nello scontrarsi danno origine per l'appunto a delle scintille. Queste anime ruotano intorno a noi quando la separazione dal corpo è dovuta a circostanze dolorose o traumatiche e nel Gigul della Qabbalah ebraica, reclamano di essere perpetuate nel riconoscimento senza il quale la serenità è insopportabile.

Gad Lerner si è così avventurato nel suo Gigul personale e familiare.

Ha ricostruito la vicenda censurata della sua famiglia.

“In ogni famiglia ci sono dei non detti – afferma Lerner – Nasce quando ci si deve confrontare con il dolore, con le guerre conseguenze che portano i nostri parenti a nascondere le motivazioni perché quel parente lo disprezziamo o non lo vediamo o sentiamo da anni”.
“Quando di colpo scompare la tua famiglia – prosegue Lerner – e non si è capace di raccontare a tuo figlio (in questo casa a mio padre) il perché e far finta che nulla fosse accaduto al solo scopo di proteggerlo, porta come effetto alla privazione della confidenza con i genitori”.

Una censura familiare che è proseguita anche tra lui e i suoi genitori, arrecandogli tanta sofferenza.

Così dopo tanti anni ha deciso di intraprendere un viaggio , un cammino personale ed è nato questo libro con lo scopo di scrivere e portare alla luce una storia volutamente nascosta.

“Questo cammino mi ha imposto delle riflessioni di carattere storico, che ho scritto più per me che per i miei lettori, con l’interrogativo se consegnare queste memorie dolorose ai miei genitori o aspettare la pubblicazione dopo la loro morte. Ho deciso di consegnarlo”.

Le memorie scritte nel libro non sono mai state raccontate dai genitori di Lerner e nemmeno le foto pubblicate appartengono alla sua famiglia. Sono il risultato di una indagine personale, una ricerca che lo ha portato in varie parti del mondo, perché le sue origini sono multietniche.
I suoi nonni materni sono nati a Tel Aviv sotto l’impero Ottomano e i loro documenti erano scritti in turco.
I suoi nonni paterni sono nati sotto l’impero Austro-Ungarico con il dominio degli Asburgo.
Due imperi scomparsi. Così come tutte e due le sue discendenze.

Un viaggio doloroso che lo ha portato a pregare e poggiare tante pietre su tombe di familiari ed amici.

“Nella mappa mentale che mi sono predisposto – continua Lerner – Beirut è mia madre, Boryslaw è mio padre. Ma io sono italiano, anche se nato a Beirut, e ci tengo alla mia italianità, solo che è un po’ complicata. Ho scritto questa libro nella lingua italiana non avrei saputo scriverlo altrimenti. Ho potuto intraprendere questi viaggi ed entrare in Libano, dopo 50 anni da infiltrato, solo perché in possesso del passaporto italiano”.

Un libro che è un reportage storico e geografico di grande intensità, un libro che serve a dar serenità alle anime vagabonde della sua famiglia.

Anna deMarzo

Bari - 'Mafiopoli' - Resistere al potere della mafia, l’esempio di Peppino Impastato


“Mafiopoli” è una parola che ha coniato Peppino Impastato, giovane siciliano ucciso dalla malavita organizzata il 9 maggio 1978.

Chissà quante volte l’avrà ripetuta dalle frequenze di radio “Aut” quando sferzava una violenta satira nei confronti della criminalità locale. Lui era così: coraggioso, assetato di giustizia e libertà, fiducioso in un mondo diverso. Il suo esempio è ben impresso in “Resistere a Mafiopoli”, libro che Giovanni Impastato ha scritto con il giornalista Franco Vassia raccontando la storia di suo fratello. Lo ha presentato ieri alla libreria Laterza di Bari in un incontro moderato dal giornalista Roberto Leone cui ha partecipato anche Alessandro Cobianchi dell’associazione “Libera” di Bari.

C’è bisogno di rinnovare sempre la memoria di figure come Peppino Impastato. La sua voglia di partecipare, discutere e lottare contro la mafia contiene un messaggio di grande attualità.

“La vicenda di Peppino – ha detto il fratello – è un caso di rottura vera e propria perché lui si è ribellato alla criminalità organizzata all’interno della sua stessa famiglia”.

Il libro inquadra il contesto di quegli anni: quello piccolo di Cinisi, paese in provincia di Palermo, con le sue logiche mafiose e quello più vasto del rock e delle lotte pacifiste, dei grandi ideali, delle contestazioni studentesche e operaie, dei primi raduni musicali. Un punto di svolta nella vita di Peppino è rappresentato dalla morte dello zio Cesare Manzella, ucciso dalla prima autobomba nella storia della mafia. Da lì “finisce per me l’infanzia e per mio fratello l’adolescenza – ha aggiunto Giovanni Impstato - la nostra vita familiare serena e tranquilla cambia d’improvviso e inizia il dramma umano”.

Il rifiuto che oppongono alla mafia spacca dall’interno la loro famiglia e conduce Peppino verso un tragico destino.

Nonostante siano passati 30 anni dalla sua uccisione, la criminalità si è evoluta ma esiste ancora, l’informazione non può dirsi libera e con la politica è difficile dialogare. Basti pensare al difficile percorso per ricostruire la morte di Peppino Impastato e individuare in Tano Badalamenti il responsabile dell’omicidio.

“Non ci siamo mai arresi ma abbiamo continuato a cercare la verità nonostante i depistaggi e le notevoli difficoltà”. Sono stati tutti uccisi i magistrati che hanno indagato su questa vicenda, da Gaetano Costa a Rocco Chinnici fino a Giovanni Falcone. “Hanno invece fatto una carriera d’oro tutti quelli che al contrario hanno ostacolato l’inchiesta” ha aggiunto amaramente Giovanni Impastato.

Ma esempi di “ambiguità” politica sono anche più recenti. Due i casi su tutti: la decisione della giunta comunale di Ponteranica in provincia di Bergamo di togliere l’intitolazione della biblioteca a Peppino Impastato (“un crimine politico perché proprio del progetto leghista, reazionario e razzista” secondo Giovanni Impastato) e l’emendamento alla finanziaria approvato qualche giorno fa che stabilisce la possibilità di vendere all’asta i beni confiscati ai mafiosi (norma contro cui, come dichiarato da Alessandro Cobianchi, l’associazione Libera ha intenzione di intervenire).






Al grande pubblico la figura di Peppino Impastato è arrivata grazie a “I cento passi”, film straordinario di Marco Tullio Giordana. Il libro, sotto forma di intervista, ripercorre tutta la vicenda del giovane siciliano, gli anni di forte cambiamento e di grandi ideali in cui è vissuto, la sua partecipazione

Daniela Vitarelli