sabato 7 novembre 2009

Bari - Così Bari ha partecipato alla Giornata per la Ricerca del Cancro, ospite d'eccezione Piero Angela


Una pubblico di giovani studenti delle scuole medie superiori, stamattina ha riempito la platea del Teatro Petruzzelli, non per assistere ad uno spettacolo ma per ascoltare scienziati, medici e ricercatori che della ricerca hanno fatto la loro ragione di vita, ma indirettamente anche la nostra.

Così Bari ha partecipato alla Giornata per la Ricerca del Cancro, avvicinando i giovani, il nostro futuro, a questo incontro con la ricerca.
A condurre la conferenza il prof. Michele Mirabella, presidente AIRC Comitato Puglia, con un ospite d’eccezione il divulgatore scientifico Piero Angela, che con le sue trasmissioni ha avvicinato e fatto amare alla gente comune scienza, storia e archeologia.

Prima di iniziare all’incontro-dibattito, Mirabella ha premiato la sig.ra Caterina Siletti, chiamandola la “Signora delle Azelee”, per l’impegno che in tutti questi anni l’ha contraddistinta come volontaria, per la consegna delle azalee, in occasione della festa della mamma.

Sul palcoscenico hanno poi preso posto nomi illustri nel mondo scientifico i dottori : Angelo Vacca, dell’Università di Bari, Francesco Lo Coco, dell’Università di Tor Vergata, Roma, Mariano Rocchi, dell’Università di Bari, Addolorata Maria Luce Coluccia, ISUFI Lecce e Vito Racanelli, dell’Università di Bari.

Gli interventi di questi scienziati, grazie all’ausilio di grafica e filmati, hanno spiegato cosa è il tumore, come si riproduce e quale è lo scopo della ricerca. L’obiettivo primario della ricerca è quello di combattere non solo la cellula tumorale ma quello che vi è intorno, tutto il suo microambiente che lo alimenta.

“Scoprire un gene nelle cellule del mieloma, significa avere un programma terapeutico per distruggerlo – interviene Vacca – e importanti sono le ricerche e molte si fanno grazie all’A.I.R.C.”.

“La ricerca traslazionale nelle leucemie – continua Lo Coco – ha dato straordinari successi. Successi dovuti alla ricerca metodologica di italiani che lavorano nel nostro Paese. Con la ricerca abbiamo imparato a discriminare la malattia”.

Perché i tumori? Lo ha spiegato in maniera semplice il Mariano Rocchi “Il tumore è un tipo di invecchiamento. Ogni giorno cellule nel nostro organismo subiscono milioni di danni”.
“Grazie ai bandi dell’A.I.R.C., mirati sul territorio – interviene Coluccia – posso gestire autonomamente il mio progetto di ricerca”.

Poi è toccato ai giovani studenti porre domande come :

-Da che cosa può scaturire un tumore?

-Perché lo Stato non finanzia la ricerca con la stessa efficienza della comunità?

-Quando un tumore è definito benigno o maligno?

Domande che fanno intendere che i giovani ci guardano e ci giudicano.

Con la Giornata per la Ricerca sul Cancro si è voluto far comprendere che il cancro oggi è una malattia e come patologia è curabile se si conosce sempre meglio il gene che lo genera.
L’unico modo è attraverso la ricerca.

Certo, molto resta da capire ed è per questo che occorre continuare a sostenere la ricerca volta alla comprensione dei meccanismi molecolari del cancro: essi rappresentano la sola, reale opportunità di cambiare la prognosi di questa malattia. Ma dobbiamo sapere che una nuova era sta cominciando.

E’ il momento in cui la traduzione dei risultati della ricerca in benefici reali per i pazienti è una possibilità concreta! In questa ottica è fondamentale la formazione di una nuova figura professionale: il clinico/ricercatore, in grado di tradurre in realtà concrete le conoscenze acquisite e, al tempo stesso, di riportare in laboratorio i bisogni del malato.

Anna deMarzo

mercoledì 4 novembre 2009

Bari – Mafia Pulita, il suo destino dipende dai cittadini


Da una parte la “mafia pulita” che non uccide più ma compra e corrompe, si infiltra nelle attività economiche apparentemente lecite e produce 1/3 della ricchezza nazionale pari a un fatturato di 450 miliardi di euro. Dall’altro il richiamo all’impegno della politica e dei magistrati e soprattutto al ruolo dei cittadini, determinanti per contrastare questo grande fenomeno criminale.

Sulla duplice linea del racconto e della riflessione si compone “Mafia pulita”, presentato ieri alla libreria Laterza di Bari in un incontro con gli autori moderato da Alessandro Laterza. Il volume alterna alla prosa di Elio Veltri che narra 5 vicende emblematiche riconducibili alla ‘Ndrangheta, alla Camorra o a Cosa Nostra, le considerazioni più generali sul fenomeno mafioso di Antonio Laudati, procuratore capo della Repubblica di Bari.

Durante la presentazione del volume, cui ha partecipato anche il governatore della Puglia Nichi Vendola, più volte è stato sottolineato il rischio che corre la democrazia.

La mafia SPA è capace di riciclare nell’economia legale i soldi provenienti da traffici illeciti, di entrare nei palazzi del potere (più di 350 Consigli comunali sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose), di pilotare appalti ed elezioni politiche e di decidere cosa e quanto la gente debba sapere. Non sarà un caso che due documenti citati da Veltri nel libro non abbiano avuto alcuna risonanza in Italia. L’uno è un rapporto presentato da John Carry in collaborazione con l’Università di Pittsburgh secondo cui la mafia è la terza potenza al mondo e quella italiana in particolare è stata portatrice del know how presso tutte le altre. Il secondo è un decreto dell’ex presidente degli Usa Bush che definisce la ‘ndrangheta come un fenomeno pericoloso per la democrazia e l’economia americana.

Gli affari illeciti hanno una dimensione globale come l’economia e seguono i maggiori flussi finanziari. “Milano è colonizzata dalla ndrangheta” ha detto Veltri smentendo quanti pensano che la mafia sia un affare esclusivo del Sud. Per combatterla occorre allora una comunità di intenti tra politica, magistratura e comunità civile, aspetto su cui soprattutto Laudati si è soffermato.

“Il ruolo del cittadino è fondamentale – ha detto – la società è permeata dalla rassegnazione e dalla condivisione di tante illegalità che favoriscono la cultura mafiosa. Non bisogna stare zitti perché – citando Martin Luter King - nel III millennio il pericolo è il silenzio degli onesti’”.

Il dibattito su ‘Mafia pulita’ è avvenuto nello stesso giorno in cui a Trani un palazzo delle cosche è stato restituito alla collettività e a Bari si è riunito il Comitato di ordine pubblico nazionale per discutere dell’emergenza pugliese. Gli ultimi episodi di cronaca, dal Gargano fino al capoluogo barese, ci dimostrano che c’è tanto da fare.

A partire dagli errori di valutazione della magistratura: “com’è possibile che i boss ammazzati siano morti da uomini liberi?”, ha chiesto Vendola nel suo intervento finale. La domanda può avere risposta solo nei fatti.

Daniela Vitarelli

Bari - 'Il Manifesto Abusivo' di Samuele Bersani incanta il pubblico barese


Sono passati ben diciotto lunghi anni dal debutto di Samuele Bersani, che supporter del tour “Cambio” di Lucio Dalla, iniziò a farsi conoscere su e giù per l’Italia incantando il pubblico con una versione “piano e voce” della canzone “Il mostro”.
Bastarono appena cinque minuti, per poter comprendere il talento del cantautore romagnolo, ed il ritornello ipnotico e un po’ buffo del “ mostro a sei zampe” diventò ben presto un vero e proprio tormentone.

L’anno successivo Samuele Bersani decise di lasciare la sua amata Rimini per trasferirsi a Bologna, la città che lo ha accolto e nella quale ha prodotto il suo primo album “C’hanno preso tutto”, presentato da una canzone-polaroid, “Chicco e Spillo”, diventato in poche settimane un “caso radiofonico”.

Da allora i successi non si contano più, ogni suo brano scritto con perizia sartoriale diventa quasi un ritratto generazionale, e canzoni come “Spaccacuore”, “Cado giù”, “Cosa vuoi da me” ed il capolavoro “Giudizi Universali” sono annoverati tra le migliori scritture della musica italiana degli ultimi tempi . In una Feltrinelli gremita di fans ed appassionati, Samuele Bersani introdotto dal giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno Francesco Costantini, ha illustrato il contenuto del suo ultimo progetto discografico dal titolo “Manifesto Abusivo”(Fuori Classifica/Rca), l’ottavo della sua carriera discografica, scritto con la collaborazione musicale di Giampiero Grani e Davide Beatrino.

Ma quello che colpisce ascoltando “Manifesto Abusivo” è che ogni brano rappresenta l’esatta fotografia della realtà quotidiana, un piccolo affresco dove le parole dipingono il vivere di ogni giorno, in un paese “narcotizzato” dove si sta tutto” televotizzando”. La copertina del disco sembra infatti ben rappresentare il momento che stiamo vivendo e l’urlo che Bersani lancia al mondo è un grido di autentica disperazione, quasi a squarciare il silenzio nella quale ogni uomo è isolato, dove “comunicare” diventa sempre più difficile, come nell’amata Bologna, città adottiva alla quale è dedicato l’omonimo brano.

“In effetti quella foto è stata scattata all’interno di un noiosissimo servizio fotografico e corrisponde esattamente ai contenuti presenti nel disco “ dice Bersani. “ Manifesto abusivo” rappresenta quasi un legame nascosto tra gli universitari che la notte affiggono i bigliettini sui muri di Bologna e la scrittura solitaria nella quale sono state concepite le canzoni .

L’ autore romagnolo scherza con il pubblico barese, instaurando un dialogo fresco ed inusuale, raccontando piccoli aneddoti ma anche cercando di rispondere con attenzione alle mille quesiti che i fan gli propongono. Alla domanda “ come nasce una canzone”, Bersani spiega l’importanza che ha per lui la scrittura musicale quasi sempre anteposta alla stesura del testo, e della difficoltà che spesso hanno le parole con una propria metrica, ad inserirsi nei tempi e nelle armonie proprie della musica.

“Ogni brano del disco rappresenta una fotografia di un momento autobiografico della mia vita” dice il cantautore, come in “ Ferragosto”, versione inedita del brano scritto nel 2004 con e per Sergio Cammariere, ma soprattutto in “ Un periodo pieno di sorprese” in cui narra del dolore di un amore ormai finito in cui solo il tempo e la forza di ritrovarsi, può aiutare ad “ ingiallire il nero del livido”.

”Manifesto abusivo” per le sue sonorità e per gli arrangiamenti di chiara matrice anglosassone si presenta come un prodotto internazionale, raffinato ed impreziosito dalla presenza di musicisti del calibro di Stefano Bollani ( al piano ne “Il bombarolo” di Fabrizio De Andrè, brano contenuto nell’edizione speciale dell’album disponibile su I Tunes), Ferruccio Spinetti, Tayone Dj, Bruno Mariani, Jimmy Villotti, Mauro Malavasi, Lucio Dalla e Pacifico.

Senza mai trascurare la poesia e l’ironia dei testi, Bersani ha realizzato un piccolo capolavoro di confessioni personali, dove ogni brano rappresenta uno scrigno di emozioni capace di racchiudere in un sapiente gioco di parole e note il cuore di un musicista .

Claudia Mastrorilli

martedì 3 novembre 2009

Bari – Incontro con Federico Moccia e i protagonisti del film ‘Amore 14’


E’ uscito nelle sale cinematografiche il 30 ottobre l’ultimo lavoro cinematografico di Federico Moccia , tratto dal suo omonimo romanzo “Amore 14” .
Lo abbiamo incontrato a Bari assieme a Veronica Olivier (Carolina), Giuseppe Maggio (Massi) e Raniero Monaco di Lapio (Rusty James), i tre giovani protagonisti non professionisti, che hanno dato vita ai personaggi adolescenziali, alle prese dei loro primi amori, del loro primo bacio dei loro batticuori e delle loro prime e “insormontabili” delusioni.

Così la prima domanda sorge spontanea.

D.: Moccia, parli dei giovani, di quella fascia dì età che disorienta sia i genitori che gli stessi protagonisti.
Quando parli di loro fai riferimento ai tuoi trascorsi personali o dai voce ai giovani che ti raccontano i loro problemi?

R.: E’ sicuramente un mix. Nel mio blog, mi scrivono tanti giovani. Le loro storie mi appaiono come piccole finestre ricche di avvenimenti, da cui attingo anche i miei racconti.
A volte le loro esposizioni mi preoccupano e in questo modo torno indietro con la mente.
Cerco di ricordare com’ero io a 13 e 14 anni, rileggo i miei diari, le lettere che ho scritto e che non ho mai consegnato e noto che a quella età i problemi si affrontavano in maniera differente, sembrano invalicabili, perché si ha una purezza diversa.
Oggi che sono più maturo, mi rendo conto che tutto può essere preso con più leggerezza e che fa parte di un percorso che più o meno tutti abbiamo passato.

D.: Visto che hai fatto un percorso di un’autoanalisi, hai notato differenze del rapporto che i giovani hanno con la società e con le loro emozioni?

R.: Rispetto allo spaccato degli anni ’70 le inquietudini sono sempre le stesse.
Diverso è il rapporto che hanno con la società.
Noi venivamo da un successivo evolversi generazionale. Si è vissuto con più libertà quello che è visto oggi in una chiave ridicola. Ma questo non sempre è positivo, perché ritengo che alcune cose devono restare stabili, devono essere punti fermi della nostra vita, prendo ad esempio la figura del professore.

D.: Fra poco sarai anche tu padre. Che genitore sarai?

R.: Nei rapporti con mio padre ho sempre avuto un moto di ribellione, è questo l’ho messo in conto, è un passaggio che mi toccherà. Oggi posso dire che mi piacerà trasmettere tutto quello che mio padre mi ha consegnato. Sicuramente il rapporto con mio figlio sarò una grande incognita ma è sicuramente una grande gioia.

D.: Per questo film hai scelto “attori” non conosciuti, privi di esperienza, come mai?

R.: Ho scelto questi tre ragazzi perché giusti per questi ruoli e soprattutto non sono raccomandati.
Per il regista è sicuramente un lavoro più impegnativo, perché deve insegnare a queste giovani leve, come trasmettere le emozioni per essere credibili, non sovrapporsi alla battute con gli altri attori, insomma deve spiegare ogni volta le tecniche di lavorazione.

“E’ vero – interviene Veronica Olivier – per me è stato difficile, ma Federico mi ha dato molto coraggio. E’ stato difficile concentrarsi e lavorare con tante persone che non conosci, mi sono sentita spesso a disagio.
Avevo la paura di essere sempre giudicata, ma per fortuna quando mi sentivo spiazzata chiedevo aiuto a Moccia”.

D.: L’attore protagonista Giuseppe Maggio assomiglia a Riccardo Scamarcio, scelta voluta o pura casualità?

R.: Al momento che mi è stato presentato non li avevo associati, anche se dopo me lo hanno fatto notare.
Io volevo che il personaggio avesse delle caratteristiche fisiche diversa dalla protagonista (Veronica) e da suo fratello (Raniero).
“Assomigliare a Riccardo Scamarcio non è un peso - si interpone Giuseppe Maggio – è sicuramente un elogio. E’ un attore affermato , bravo e che ha studiato recitazione. Penso che ogni personaggio abbia un racconto a sé. Spero di avere fortuna percorrendo la mia strada, così come Riccardo ha avuto la sua”.

D.: Hai iniziato negli anni 80 come sceneggiatore assieme a Castellano, poi come autore di testi di famose trasmissioni televisive (Ciao Darwin – Chi ha incastrato Peter Pan ed altre ancora), poi come scrittore e regista.
Ma Moccia in realtà quale figura più lo rappresenta?

R.: Un po’ tutte queste ed altre ancora. Sono anche pittore, ho fatto una mostra ma non ho mai messo in vendita i miei quadri. Ho scritto poesie che non ho mai pubblicato.

D.: Il tuo prossimo libro quale generazione rappresenterà?

R.: Forse il periodo universitario, periodo che mi ha riguardato e che sento più vicino a livello generazionale. Cercherò di trattare anche dei problemi dei genitori che sono sempre presenti nella vita dei giovani.

Dopo il successo del libro è prevedibile il successo nelle sale cinematografiche.
Moccia è bravo a rivolgersi a quella generazione con il loro linguaggio e poi parlare d’amore si sa non fa mai male, perché è bello credere nei propri sogni.

Anna deMarzo

sabato 31 ottobre 2009

Bari - Dopo 18 anni Uto Ughi realizza un sogno: suonare nel teatro Petruzzelli


Finalmente il sogno del Petruzzelli diventa realtà, per la Camerata musicale barese e per il grande violinista, diciotto anni dopo quel concerto mancato, “andato in fumo” con l’incendio che la notte del 27 ottobre 1991 bruciò il politeama barese, portandosi via tutto.

Le fiamme bruciarono anche la possibilità all’allora Camerata musicale barese di festeggiare il giorno dopo l’inizio della cinquantesima stagione e celebrare così con Uto Ughi i primi cinquant’anni della sua storia. La festa svanì anch’essa nel rogo, tra il fumo e le fiamme. Ed ora dopo 18 lunghi anni il Maestro Uto Ughi, con un Guarnieri del Gesù, scelto appositamente per l’occasione, senza memorabili rimpianti, ma con grande fiducia e speranza per la città ed il suo rinato teatro ha dato il via alla 68° Stagione della Camerata Musicale Barese; come se il tempo da allora si fosse fermato.

Con il suo magico violino e il grande talento che da sempre lo caratterizza e lo ha reso uno dei più grandi interpreti del proprio strumento, contraddistinto anche dalla signorilità con cui interrottamente si porge al suo pubblico e da cui viene da sempre ricambiato con assiduità e simpatia. Il Maestro ha riscoperto la bellezza e l’impareggiabile acustica del Petruzzelli accanto ai Filarmonici di Roma, in un concerto che prevedeva l’esecuzione di un programma colmo di un repertorio vicino ai gusti artistici di Ughi: musiche di Haydn, Beethoven, Paganini e Saint-Saens.

L’attestazione di stima e devozione si è potuta anche attestare dal quasi tutto esaurito del Teatro, gli spettatori pazienti, garbatamente in fila, hanno atteso il tanto sospirato ingresso, avvenuto per tutti dalla porta laterale. Da sottolineare l’encomiabile iniziativa della Camerata, che sempre vicina all’intento di divulgare sul territorio, specie tra i giovani l’incentivo ad avvicinarsi all’ascolto di musica di qualità , ha dato la possibilità agli studenti fino a 25 anni di un abbonamento per le due prime serate al prezzo di 18 euro, dando a questi ultimi l’opportunità di assistere molto probabilmente per la prima volta ad un concerto, di così grande valore, al Petruzzelli.

Dopo l’intervento augurale di Michele Emiliano, sindaco della città di Bari e la proiezione sulla cupola, prima dell’incendio e poi delle immagini dei dipinti andati distrutti con il rogo, il concerto è proceduto al di sopra delle aspettative, con un maestro Ughi sempre pronto e disponibile quasi colloquialmente ad introdurre all’attento pubblico le caratteristiche dei brani eseguiti.

E’ stato un grande successo annunciato, che ha riconsacrato sicuramente il neonato Petruzzelli alla grande musica, ma ha anche premiato la perseveranza e tenacia della Camerata Musicale Barese, nel portare avanti con approvazione di pubblico i suoi progetti.

Maria Caravella

mercoledì 28 ottobre 2009

Bari – Recensione dell’ultimo album dei Radiodervish: il mare e l’Oud


La nuova avventura dei Radiodervish comincia da Gerusalemme per tuffarsi nel profondo del mare: il loro ultimo album “Beyond the sea” (“Oltre il mare”), da domani in concerto al castello di Sannicandro (27, 28 e 29 novembre), vuole essere una svolta, un nuovo inizio dall’elemento primario per eccellenza, l’acqua.
“Con il settimo cd si è compiuta un’ottava musicale, adesso ricominciamo: come l’acqua che ha la capacità di trasformarsi e penetrare in ogni angolo, anche noi ci siamo trasformati e abbiamo cercato vie nuove, angoli nuovi per la nostra musica”, ha dichiarato Michele Lobaccaro, uno dei membri del gruppo formato da Nabil Salameh e Alessandro Pipino.
In effetti, esclusa la cifra stilistica comune e coerente a tutti i lavori del Radiodervish (cioè la loro capacità di esprimersi in molte lingue come l’inglese, lo spagnolo, il francese, l’arabo e la loro propensione alla multiculturalità e a certe particolari melodie), si tratta di un album ricco di novità rispetto ai precedenti.
Il mare, innanzitutto. In questo caso, è, senza dubbio, il Mediterraneo, con la sua capacità di unire Oriente ad Occidente, con le sue rotte di migranti e viaggiatori, con il suo essere “centro del mondo”, così come desiderano fare i Radiodervish.
La loro nuova musica, infatti, vuole costruire un universo, sia marino che terreno, con storie antichissime -come quella di Tancredi e Clorinda nella “Gerusalemme liberata” di Tasso rivisitata nel sesto brano, o racconti attuali e d’amore nel pezzo dal titolo “you are my world”.
Il picco di intensità, però, viene raggiunto nella penultima canzone “Deep blue”, capace di restituire e ricreare in sottofondo la voce del mare d’inverno, la solitudine di quel paesaggio, in cui si pronunciano sottovoce promesse e dediche tra innamorati.
Dopo questo assaggio, i Radiodervish proseguiranno il tour per il nuovo album con l’obiettivo di restituire le emozioni provate durante l’incisione del disco anche al di fuori dei confini pugliesi, a Roma e a Firenze.
In città non bagnate dal mare, per alcuni istanti risuoneranno le voci delle onde come in una conchiglia a forma di Oud.
Marisa Della Gatta

lunedì 26 ottobre 2009


All'Autodromo del Levante il fine settimana non prevedeva nulla di buono sotto il profilo meteorologico, un sabato di prove ufficiali sotto una pioggia insistente non permetteva ai piloti di esprimere al meglio le proprie potenzialità, ma nel pomeriggio la pioggia si è allontanata e una leggera brezza ha asciugato la pista; secondo turno di prove ufficiali con tempi decisamente migliorati.

Bari si sa è una città di mare e domenica mattina si è levato un vento di maestrale che ha spazzato via le nubi regalando alle gare una giornata piacevole e solare. Buona affluenza di pubblico, oltre 55 piloti iscritti provenienti da tutta Italia, alle 12,00 partenza della prima gara del 21° TROFEO INVERNO VELOCITA' in griglia la classe 125 Sport che vede schizzare come missili Ciro Pizzo e Marco De Luca seguiti da Daniele Scagnetti, gara a tre tra Pizzo De luca e Scagnetti che portano a 7 secondi il distacco dal resto del gruppo, tagliano il traguardo primo Ciro Pizzo team NMC Napoli su Aprila, secondo Marco De Napoli MC. Taranto su Aprilia e terzo Daniele Scagnetti Team Campi Racing.

Alle 13,00 parte la prima gara della finale del I° LEVANTE ROOKIE'S CUP categoria 600Aperta, partenza tirata e bella gara fino alla fine, taglia il traguardo primo Pasquale Di Meo MC. Sport Puglia su Yamaha seguito da Sante Annichiarico MC.Grottaglie su Honda, terzo Pietro Micelli MC. San Pietro Vernotico su Kawasaki. Nel primo pomeriggio al via la classe 600 Aperta del 21° TROFEO INVERNO VELOCITA' che vede in un solo secondo racchiusi i primi tre nell'ordine Massimiliano Iannone su Yamaha MC. Gentlemen's, secondo Muzio Fumai MC.Levante su Yamaha, terzo Alessandro Colatosti MC. Velletri su Honda.

Il I° LEVANTE ROOKIE'S CUP si chiude con la classe regina la Open, anche in questa gara partenza tesa e veloce che purtroppo vede, al secondo giro, una caduta spettacolare alla prima staccata della curva Gargano, fortunatamente senza danni ai piloti ma tolgono dalla gara due protagonisti Vitale De Rosa e Michele Paccione, bandiera rossa sospensione della gara che rivedrà una seconda partenza, ha la meglio su tutti Alessandro Cervino MC. Diabolik su Yamaha, seconda piazza per Giandomenico Montrone MC. Ruote Rampanti su Suzuki, terzo Domenico Nitti MC. Sport Puglia su Kawaski.

La giornata di gare si chiude con la classe Open del 21° TROFEO INVERNO VELOCITA', in pista veterani come Cosimo Diviccaro, Nicola Spalierno, Giuseppe Oliva e Nicola Nocera danno spettacolo con sorpassi al limite, non da meno il Materano Angelo Raffaele Rubino. Partenza in pole per Diviccaro seguito da Rubino, Andriotta e Oliva, Spalierno è 6° in Pole, la gara si chiude con la vittoria di Nicola Spalierno MC. Bari su Suzuki dopo una serie di sorpassi spettacolari e una lotta carena su carena con Cosimo Diviccaro MC. Sport Puglia su Yamaha che si piazza secondo a 5 centesimi di secondo dal primo, terzo Giuseppe (alias Spinotto) Oliva Matera Racing su Suzuki.

Il I° LEVANTE ROOKIE'S CUP con questa quarta gara è arrivato alla fine, il trofeo ha visto piloti alla prima esperienza dei gara, lo staff dell'autodromo del Levante diretto dalla Dott.ssa Ileana De giosa, ha curato la crescita dei piloti preparandoli prima delle gare con una serie di briefing che li hanno introdotti al mondo sportivo, sono stati preparati in pista, sui regolamenti, sulle tecniche di partenza, insomma a questi giovani amatori delle moto da competizione sono state date tutte le indicazioni teorico/pratiche per poter essere competitivi e i tempi realizzati e le gare sono state il risultato eccellente di questo lavoro.

Il I° LEVANTE ROOKIE'S CUP nella classe 600 Aperta è stato vinto da Vincenzo LagonigroMC. Centaurus punti 66 a pari punti 2° Vito Dalessio MC. Dei Trulli la differenza è stata data dalle pole, su quattro gare 3 pole sono andate a Lagonigro, 3° Sante Annichiarico MC. Grottaglie p.60, 4° Piero Micelli MC. San Pietro p.54, 5° Oronzo Guarini MC. Sport Puglia p.50. La categoria Open è stata vinta da Domenico Nitti MC. Sport Puglia punti 92, 2° Nicola De Liso MC. Sport Puglia p.70, 3° Giandomenico Montrone MC. Ruote Rampanti p.64, 4° Alessandro Cervino MC. Diabolik p.52, 5° Sante Leontino Sport Puglia p. 38.

Possiamo anticipare che il 2° LEVANTE ROOKIE'S CUP vedrà sicuramente un incremento dei piloti, per giunta già notevole oltre 40 iscritti, novità interessanti nella formula e nei premi.

Il 21° TROFEO INVERNO VELOCITA' torna con la seconda prova all'Autodromo del Levante di Binetto-Ba l'8 Novembre.