domenica 5 luglio 2009

Bari – Multiculturita Summer Jazz Festival: Quitorigo play Charles Mingus un concerto raccontato


Il Multiculturita Summer Jazz Festival, organizzato dall’Associazione Multiculturita J.S. sotto la direzione di Michele Laricchia e con il supporto promozionale di Jazzitalia, si appresta a celebrare la sua settima edizione con un Programma variegato ed eclettico, che abbraccia le molteplici forme del Jazz. Sette esclusivi concerti che animeranno tre diversi centri dell’hinterland barese. Capurso, Valenzano e Casamassima, nell’arco temporale compreso tra Giugno e Luglio 2009.

Anche per questa settima edizione l’incipit della rassegna ha riguardato il jazz pugliese, offrendo per l’overture della rassegna, il recital di uno dei più virtuosi pianisti della scena musicale contemporanea: Livio Minafra. Definito il “nuovo talento nazionale”, così come decretato dal sondaggio indetto dalla storica rivista Musica Jazz. Minafra ha presentato con successo l’11 giugno scorso nel Chiostro della Basilica SS Maria del Pozzo a Capurso, il suo ultimo lavoro La Fiamma e il Cristallo.

Il 2 Luglio la rassegna si è spostata presso la splendida masseria fortificata seicentesca “Tenuta Virgilio” nei pressi di Valenzano (Ba), che ha dato ospitalità ad uno tra i gruppi jazzistici più versatili dello scenario musicale nazionale: I Quintorigo (Andrea Costa al violino, Gionata Costa al violoncello, Stefano Ricci al contrabbasso e valentino Bianchi al sax) con la partecipazione di Luisa Cottifogli.

A 30 anni esatti dalla scomparsa di Charles Mingus avvenuta nel 1979, quando il grande Jazzista afroamericano aveva solo 56 anni ed era all’apice del successo, i Quintorigo hanno riportano sul palcoscenico un grande omaggio al genio dell’impareggiabile compositore statunitense, con cui si sono aggiudicati il prestigioso titolo di “Miglior formazione del 2008” secondo il referendum annuale indetto dalla rivista Musica Jazz.

E’ stato un concerto raccontato, a cominciare dal ricordo condiviso con il pubblico del giornalista Ugo Sbisà, in antefatto all’ esibizione, riguardante il suo indimenticabile incontro con Mingus.
Un maxi schermo posto sullo sfondo, ha fatto rivivere al pubblico, con delle significative immagini in bianco e nero, i momenti più importanti della carriera di Charles Mingus e dell’America di quegli anni.

Una sorta di coinvolgente e poetico dialogo fra Quintorigo e Mingus, fra jazz e contaminazioni, fra musica vecchia e nuova, fra passato e presente, in cui è stato possibile leggere uno spaccato della società americana ante e dopoguerra, con riferimento alle tematiche razziali, politiche e di costume dell’epoca. Il concerto è stato vissuto in varie fasi, gli stacchi musicali sono stati affiancati ai momenti più importanti della vita dell’Artista, introdotti come fossero quadri inscindibili dalla voce di Luisa Cattifogli.

La musica di Mingus è stata vista come la cronaca dell’emarginazione come stato mentale e della lotta impari con l’avverso destino per emanciparsi. Nella sua musica si avverte irrinunciabile la sofferta “missione” di quest’artista nel caricare su di se tutte le ingiustizie e, attraverso essa redimere gli emarginati del mondo. La musica di Mingus, avulsa dal vento rivoluzionario socio-politico e culturale che flagellava allora l’America, si rivelerà con il passare degli anni, soprattutto dopo la sua morte, come l’unico esempio di evangelizzazione dal basso attraverso la musica jazz. Infatti già in Ellington, almeno a partire dalla grande stagione della suite (“Black Brown And Beige” su tutte) ci si era resi conto come il jazz, maturato proprio nelle mani dell’impareggiabile Duke, si proponesse quale veicolo culturale per tutte le istanze di protesta e di volontà di emancipazione del popolo nero d’America; una via senza ritorno come decreteranno Parker e Gillespie.

La rievocazione del grande genio del jazz fatta dai Quintorigo è risultata davvero emozionante, anche per i particolari meriti dell’estensione vocale e altamente melodica di Luisa Cattifogli.
A conclusione dell’evento una particolare performance di Livio Minafra che ha affiancato i Quintorigo con la fisarmonica, negli ultimi brani del concerto.

Che dire! I Quintorigo al termine della serata si sono sicuramente accreditati per l’ennesima volta il titolo di“Miglior formazione Jazz”

L’8 Luglio il Multiculturita Jazz Festival torna nuovamente a Capurso Chiostro della Basilica SS Maria del Pozzo con MULTICULTURITA JAZZ BAND.

Maria Caravella

domenica 14 giugno 2009

Lecce - G8 - L’importanza del G8 in una città del sud Italia: redatto il cosiddetto 'Lecce Framework'


Si è concluso a Lecce il vertice dei ministri finanziari del G8. In discussione le strategie per uscire dalla crisi. Al termine dei lavori è stato redatto il cosiddetto “Lecce Framework”, regole individuate dai congressisti nei due giorni dei lavori, da portare al G8 dell’Aquila.

Il testo redatto ha avuto il consenso condiviso come vuole l’uso dei G8. Il documento esposto e commentato in Conferenza stampa dal Ministro dell Economia Giulio Tremonti e al Direttore Generale del Tesoro Vittorio Grilli è formato da 15 paragrafi e un allegato e rappresenta la sintesi dei lavori. Oggetto la situazione economica e finanziaria globale.

Il testo è complesso, specie nella prima parte, in cui fa l’analisi della situazione economica e finanziaria attuale. Si evincono i primi segni di stabilizzazione dell’economia mondiale, forse in ripresa, è un contesto di ancora grande incertezza. Faro, il problema disoccupazione conseguenza della crisi. I mercati finanziari pertanto rimangono all’attenzione della politica del lavoro. Non sono stati dimenticati: riciclaggio e lotta al terrorismo e l’importanza di mantenersi vigili verso ogni spinta al protezionismo. Di nota: Incentivi sulla trasparenza del mercato delle materie prime e dell’energia, sicurezza alimentare nei paesi poveri.

La crisi ha colpito tutti, ma più di ogni altro chi è in estrema povertà. Già a metà gennaio a Parigi si era discusso sulla crisi globale. “Noi siamo convinti che le regole sono importanti nella finanza, ma devono essere estese a tutto il sistema dell’economia. All’inizio questo sembrava un’utopia, ma ultimamente il mondo si è molto uniformato nell’economia, ma poco nei principi cardine, si sta cercando di assimilarsi in questo senso, ci vorrà del tempo ma sicuramente questi cinque sei mesi sono stati determinanti.

Considerevole nonostante le diverse culture di provenienza l’uniformità dimostrata dai ministri partecipanti. Lavoro fondamentale per evitare crisi future: si dovranno attuare dei compromessi per mettere insieme numerose legislazioni, punto fondamentale è “che stiamo realizzando le cose giuste nel modo giusto, strada giusta nella direzione giusta e il fatto che tutto questo sia stato realizzato in una città del sud è molto importante”.

“La nostra situazione non è così negativa come crediamo, è finita la velocità di caduta, siamo nella ripresa”. “Ci sono segnali di stabilizzazione nelle nostre economie”, ma “ la situazione rimane incerta e permangono ancora rischi significativi alla stabilità economica e finanziaria”. E’ quanto si legge nel documento al termine del G7 – G8 svoltosi a Lecce, dove i ministri economici hanno fissato la necessità di nuove regole per il sistema finanziario.

Per Tremonti si tratta di “un risultato importante” di “una lunga tappa di un percorso che continuerà”, ma “sarà necessario un compromesso politico per mettere insieme posizioni diverse” Poi: “la speculazione sta tornando”. Il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ritiene che stia ritornando la speculazione sui prezzi. “Non c’è alcun rapporto tra alcuni costi ed economia reale”. Ricorda che siamo in un continente organizzato per escludere gli effetti inflazionistici che vi sia una UE costruita contro l’inflazione, è un dato di fatto positivo ha aggiunto Tremonti.

Ci sono dei significativi cambiamenti nell’assetto bancario, pur restando in un clima di incertezza, la liquidità è di nuovo in circolo. Il Ministro annuncia:”Il peggio è passato”. La disoccupazione in Italia è meno grave che in altri paesi, ma resta pur sempre un problema di una certa entità per cui si chiedono delle misure urgenti di risoluzione anche e soprattutto nella ripresa, in particolar modo per il reinserimento degli esclusi.

Maria Caravella

Capurso (Bari) - MULTICULTURITA: non solo Jazz con i d.o.c. Livio Minafra, Huw Warren e Maria Pia De Vito


11 giugno alle ore 21 con una puntualità esemplare è stato dato il via alla 7^ Edizione del “Summer Jazz Festival” a Capurso, nella splendida cornice del chiostro della Basilica di SS. Maria del Pozzo.

Sette edizioni, ma mai un marchio politico, ha evidenziato, non senza polemica, l’organizzatore Michele Laricchia, ad evitare qualsiasi forma di strumentalizzazione da parte di chicchessia. Ma la protagonista indiscussa della serata è stata la musica, quella suonata con il cuore e senza fronzoli, in un doppio concerto il cui unico marchio, questo sì, è stato quello D.O.C.

La prima nota è stata data da Livio Minafra, giovanissimo talento di Ruvo di Puglia, figlio d’arte di papà Pino, trombettista di fama internazionale, giunto al suo secondo cd con la disinvoltura di un genio inconsapevole. Sulla scena c’è spazio solo per lui e il pianoforte a coda. Certamente i concerti per “piano solo” non sono la via più semplice per fare subito presa sul pubblico, specialmente se ci si presenta come jazzisti.

Dopo l’esperienza con la Municipale Balcanica, un gruppo tutto pugliese di cui era il leader, Livio ha scelto un percorso personale, obbedendo ad una esigenza personale e non alla tendenza attuale sul modello di Giovanni Allevi. E se qualcuno ha dei dubbi sulle sue possibilità, aldilà del premio riportato nel Top Jazz 2008, è sufficiente ascoltarlo in uno dei numerosi concerti che sta dando in giro per la Puglia. Ma classificare “jazz” la sua musica è riduttivo. La sua preparazione classica da Conservatorio ci sta tutta con numerosi riferimenti a Debussy, Ravel, ma soprattutto a Prokofiev e Stravinskij, cioè a quelle avanguardie della musica classica che nei primi del ‘900 stabilirono i contatti con il jazz, subendo l’influenza del futurismo.

Come definire diversamente il “Choo Choof”, infantile onomatopea per designare il treno? E l’utilizzo spregiudicato di vari giocattoli lanciati a caso sulle corde del pianoforte da uno spettatore appositamente invitato a farlo? Musica contemporanea sul modello di John Cage? Sicuro? “Musica totale” per usare una definizione di Giorgio Gaslini? Certamente. Ma anche musica minimalista a tratti.

E per il momento mettiamo da parte l’eclettismo, per favore! Forse è solo musica e niente altro, dallo struggente canto di dolore di “Polvere”, dedicata alle vittime delle migrazioni clandestine verso le nostre coste, alla dolcezza della “Ninna per Mimma”, dalla vorticosa “Muezzin” e la vertiginosa “Bulgaria” alla indefinibile “Campane”, capolavoro di intelligenza compositiva e reinterpretazione del suono delle campane in divagazione libera. Sano virtuosismo qua e là, con naturalezza e non per stupire, grande passionalità e padronanza assoluta dello strumento: cosa chiedere ancora ad un artista che può solo crescere?

Nella seconda parte della serata il pianoforte è stato affidato alle mani di Huw Warren, musicista anglosassone, e il microfono alle corde vocali di Maria Pia De Vito, navigata cantante jazz napoletana, che vanta numerose collaborazioni artistiche di livello internazionale. I due si sono conosciuti e hanno fatto amicizia grazie al nuovo grande villaggio globale di Internet. Nata la stima reciproca, è cominciato due anni fa il sodalizio artistico.

Nelle raffinate composizioni del pianista trovano spazio i testi di Maria Pia, la quale, nei momenti più delicati e intimi fa valere la sua napoletaneità ora ispirandosi a “Jesce sole” (una canzone del 1200 riscoperta dal M° De Simone e portata al successo dalla Nuova Compagnia Popolare), ora ripescando integralmente una poesia di Totò, “Si fosse n’auciello”. Non sono mancati brani in stile brasiliano, “Miguilì” di Rita Marcotulli, e “Beatriz” di Chico Barque De Hollanda, una ballata delicatissima nella sua vena triste, accorata e profondamente intima, l’unica capace di regalare quel guizzo di brivido nella schiena.

Per il resto Maria Pia ha dato un saggio della sua straordinaria voce e dello splendido utilizzo che ne fa, lanciandosi in lunghi e difficili vocalizzi, salendo e scendendo sulle note con una rapidità impressionante. La “mano” esperta di Warren ha fatto il resto: ci sarebbe stato bene qualche suo assolo, anche per fare tirare il fiato alla cantante, ma il concerto non ne ha risentito.

In chiusura è stato eseguito “Diàlektos”, parola che sta per dialetto, ma anche per dialogo; per i due musicisti è canto articolato e improvvisazione, un’idea che si fa musica liquida e canto evocativo, puro lirismo nell’atmosfera gradevole della sera.

La luna, grande e magnifica, stava ad ascoltare ammirata.

Gianfranco Morisco

sabato 30 maggio 2009

BARI – La voce profondamente black di ‘Mario Biondi sings Carlo Alberto Rossi’


Un susseguirsi d’artisti e musicisti eccellenti accompagnati da una strepitosa orchestra di quaranta elementi il tutto perfettamente amalgamato alla voce di Mario Biondi che da showman si destreggiava tra le varie performance.

E’accaduto ieri al Teatro Team di Bari dove Mario Biondi si è esibito per cantare Carlo Alberto Rossi rielaborando un repertorio originale di alta qualità che il maestro Rossi ha generato in anni di carriera.

Grande autore di classici come “E se domani”, “Le mille bolle blu”, interpretati da Mina, e scopritore della prima Mia Martini nel periodo ye-ye come Mimì Bertè.
Le sue sono diventate musiche senza tempo, che hanno valicato i confini italici, scelte da artisti stranieri quali Dalida, Tom Jones, Nat King Cole. Melodie indimenticabili, da “Amore baciami” a “Nun è peccato”, che hanno saputo conquistare un posto nel cuore della gente e nell’immaginario collettivo.

Il Maestro in persona ha designato l’artista catanese come l’uomo giusto in grado di reinterpretare e ri-arrangiare con il suo particolarissimo stile tali successi intramontabili.
Ed ecco dar vita ad un’incontro artistico unico ed irripetibile realizzato grazie alla collaborazione della Regione Puglia (Assessorato al Turismo e Industria Alberghiera), la Provincia e il Comune di Bari, a sostegno delle popolazioni dell’Abruzzo colpite dal terremoto.

Dopo le due date di Milano, Biondi approda in Puglia per regale un’emozione travolgente al pubblico presente che attonito seguiva lo spettacolo, così vario e denso di emozioni, e dove il leader Biondi, con la sua assoluta naturalezza espositiva e la sua voce, è riuscito a scomporre e ricomporre in archetipi black particolarmente accattivanti pietre miliari della musica italiana.

Sul palco insieme a Mario Biondi gli High Five Quintet (Fabrizio Bosso, Daniele Scannapieco, Luca Mannutza e Lorenzo Tucci con Rosario Bonaccorso) una delle realtà più stimate nel mondo jazz ed un’orchestra di 43 elementi diretta dal Maestro Peppe Vessicchio che è stato per Biondi –così come lui stesso afferma- un preziosissimo collaboratore grazie al quale è stato possibile riorchestrare le opere del Maestro avendo cura di rispettare le melodie, gli arrangiamenti e le armonizzazioni originali.

Così lo spettacolo ha inizio..ed ecco che Mario Biondi viene presto affiancato da ospiti d’eccezione, primo tra i quali Fausto Cigliano che con voce calda ed un sound tipicamente riconducibile agl’anni ’50, interpreta ‘E se domani’, per poi regalare un inedito della stessa in versione napoletana.
Si susseguono i cambi di stile..dalla voce bassa e calda di Biondi al jazz di Stefano di Battista in una personalissima versione di ‘Mille bolle blu’.

Ma Biondi non è solamente un nuovo jazz crooner tra i più richiesti del momento, è anche dotato di verve ed ironia che sul palco traspirano continuamente, concedendo al pubblico momenti d’ilarità e di svago continuo.

Si respira poi un momento romantico e sexy insieme, dopo qualche passo di danza Mario e Italia (questo il nome della giovane cantante) si lasciano trasportare dalle note di una canzone portoghese ritmicamente avvolgente.

Le sorprese non finiscono…e l’esibizione del primo violino di Gennaro Desiderio accompagnato al piano da Pino Perris lo dimostra; ma ecco cambiare toni con l’arrivo di Michael Baker batterista, arrangiatore e producer di livello internazionale che ha lavorato con artisti del calibro di Missy Elliott, Sting, Christina Aguilera, James Taylor, Elton John, Shaggy, Wycliffe Jean, Aretha Franklin, Mary J. Blige, Ricky Martin, Usher, Luther Vandross e Ray Charles, solo per citarne alcuni e tutt’ora scrittore, arrangiatore e produttore per Giorgia.

Uno spettacolo irripetibile dove il mondo black, jazz, concertistico e popolare si fondono completamente e dove la voce di Mario Biondi rimane indiscutibilmente un’esplosione di colore che invade l’anima e la mente.

Luana Martino

Bari - Devi augurarti che la strada sia lunga di Fausto Bertinotti un racconto di educazione intellettuale


Con una falce e un martello Fausto Bertinotti ha intarsiato le lettere per il suo nuovo libro: “Devi augurarti che la strada sia lunga” (Edizioni Ponte delle Grazie, pag. 230, euro 14).

Un saggio che non vuole essere un’autobiografia, bensì il racconto di un’educazione intellettuale.

Con un evento-incontro al mediastore Feltrinelli di Bari, l’ex presidente della Camera dei deputati (2006-2008) ha risposto così alla domanda postagli all’ingresso della libreria, durante un afoso pomeriggio barese, circa il motivo di questo suo libro: “è un tentativo, fatto insieme ad una comunità di donne e uomini che hanno vissuto in rifondazione comunista, per un grande rinnovamento dopo la rottura dentro quella storia e, per costruire una nuova sinistra. E per dar conto a questo tentativo si è provato ad indicare un’educazione sentimentale”.

Quindi nelle pagine si dovrebbe ritrovare la sinistra di oggi.

“La sinistra di oggi- ha continuato l’ex deputato- dovrebbe ritrovare la voglia di ricominciare. Come dico amaramente nel libro avevamo due sinistre, ora, non ne abbiamo nessuna e c’è tanto bisogno di sinistra. Bisogna ricominciare.

La lezione che io traggo da una lunga vicenda fatta anche di grandi passioni e di grandi speranze ma anche di sconfitte brucianti ma in questa crisi così drammatica, che la globalizzazione capitalistica ha messo di fronte al mondo che colpisce ancora una volta gli stati popolari dice quanto è grande il bisogno di sinistra, in Italia in Europa e nel mondo”.

In verità “Devi augurarti che la strada sia lunga” è un libro scritto a sei mani, quelle del politico, di Ritanna Armeni (opinionista sul quotidiano “Il Riformista”) e Rina Gagliardi (ex direttore de “Il manifesto” e condirettore di “Liberazione”).

In questo saggio Bertinotti si prende delle pause e l’uomo Bertinotti riflette sul passato di Fausto, ma soprattutto sulle possibilità di un ennesimo slancio in avanti.

Ad officiare l’incontro il sociologo Franco Cassano che ha presentato il libro con molta enfasi e rimpianto di un partito che fu, partendo da una Torino operai, Torino sindacalista. Trovando in questa città la grande capacità di una Nazione come ha dichiarato durante la presentazione.

Guest star, il Governatore della Puglia: Nichi Vendola. Sull’immaginario della cultura della sinistra del ‘900 è stato l’inizio del discorso di Vendola con una Milano della liberazione e una Torino della vicenda degli anni ’60, la quale ha costruito un valore nazionale e generale, della trasformazione fino ai giorni della sconfitta.

“Devi augurarti che la strada sia lunga” è un genere non auto celebrativo. Le pagine che ha trovato più dolentemente stimolanti sono quelle del tentativo di costruire l’ipotesi della Rifondazione del comunismo.
“Un’ambizione che se non ci dovesse essere non ci sarebbe vita, speranza, ideali, mondo”.

Anna Furlan

domenica 24 maggio 2009

Bari - Edith Bruck con 'Quanta stella c’è nel cielo' vincitrice del Premio Letterario Città di Bari


Serata conclusiva ieri sera al Teatro Piccinni, del Premio Letterario Città di Bari, giunto alla sua XII edizione.

Svoltasi in una location diversa rispetto agli ultimi anni, che hanno visto il Parco 2 Giugno, il luogo di cultura e aggregazione, avvicinando a questa manifestazione sia curiosi che appassionati di libri, quest’anno, si è svolta in un teatro.

Un teatro gremito di gente , che a dispetto di quanto si potesse pensare, ha preferito trascorrere una serata di un sabato afoso, in un luogo chiuso per sentire parlare di libri.

Come ogni manifestazione che l’ha preceduta, di libri si è parlato in tutto il periodo che anticipava questa premiazione, proprio con gli autori finalisti, attraverso gli incontri “Scritture al Fortino”, che ha visto una notevole partecipazione di un pubblico eterogeneo.

La serata di ieri sera è stata condotta dalla brava conduttrice della Rai, Serena Dandini , coadiuvata dal regista-attore pugliese Sergio Rubini, (presente nella nostra regione, perché sta ultimando il suo lavoro “L’uomo nero” ) che ha prestato la sua voce per leggere i vari incipit dei romanzi ammessi alla finale.

In contemporanea alla presentazione dei cinque finalisti, si è provveduto allo spoglio di 346 schede-voto, della giura popolare, composta da studenti provenienti dalle scuole medie superiori e dalla facoltà di lettere dell’Ateneo di Bari, che hanno decretato il vincitore.

E’ questa proprio la caratteristica principale di questo premio, che vede il coinvolgimento di giovani e non di esperti e critici del settore, che premiano un romanzo se è stato gradito nella stesura e se l’argomento trattato li hanno coinvolti emotivamente. Sono stati premiati cinque ragazzi che hanno eseguito la migliore recensione.


A vincere il premio è stata la scrittrice e poetessa ungherese Edith Bruck, con il suo lavoro “Quanta stella c’è nel cielo” (edizione Garzanti).
Il titolo del libro non è errato, ma è il primo verso di una ballata del ricordo dell’infanzia della protagonista, Anita, una sedicenne sopravvissuta al campo di concentramento.

Un libro da parole forti, di argomenti che feriscono l’animo. Si parla della storia del “male” nella storia dell’”uomo”.
E come sottolinea la scrittrice “io vivo per ricordare e ricordo per vivere, perché negare la shoa è come uccidere di nuovo milioni di ebrei”.


Commossa dalla inaspettata premiazione la scrittrice ha esordito dicendo : “E’ tempo che io restituisco qualcosa a questo Paese, l’Italia, che mi ha accolta, mi ha insegnato la sua lingua, mi ha dato un marito, una casa e anche se non sono ricca il premio in denaro lo devolvo ai terremotati della regione Abruzzo”.




Gli altri finalisti sono stati :

Il tarantino Cosimo Argentina con “Maschio adulto solitario”, ed. Manni un libro ambientato nella città di Taranto, dove un maschio adulto solitario si regge sull’orlo dell’abisso grazie a sé stesso. Una scrittura con cui Argentina tenta di rimarginare le ferite dell’animo, perché la vita non ha mai un percorso lineare e nulla si deve dare per scontato.

Giorgio Montefoschi “Le due ragazze con gli occhi verdi”, ed. Rizzoli , storia familiare che dura cinquanta anni ambiento in una magica Roma, dove il protagonista è fedele ad un grande amore.

Piersandro Pallavicini “African inferno”, ed. Feltrinelli un romanzo che parla di una storia di migrazione integrata e di un razzismo visto all’incontrario, perché in fin dei conti i pregiudizi sono reciproci.

Walter Siti “Il contagio”, ed. Mondadori un libro dai toni crudi che descrive e ci trascina nell’orrore della vita di borgata di Roma, che genera non un mondo borghese, ma un appiattimento di menti umani fatto da “borgatari”. Dove riscontra un’inversione antropologica, un ritorno alle repulsioni primitive.

Nel corso della serata Serena Dandini ha consegnato il Premio speciale della Giuria al croato Predrag Matvejevic con la motivazione “per le sue profonde riflessioni sul destino dei popoli del Mediterraneo, e per il contributo dato alla diffusione della cultura del suo Paese nel mondo”.

Il vincitore del premio saggistica è stato consegnato ad Antonio Pascale con il suo libro “Scienza e Sentimento”.

La serata si è conclusa con un omaggio al cantore recentemente scomparso, della città di Bari, Vito Maurogiovanni, ricordato dalle due figlie; un uomo che con il suo lavoro ha dato dignità al dialetto barese.

La parte musicale è stata affidata al gruppo Rosa Paeda.

Anna deMarzo

sabato 23 maggio 2009

Barletta (Bari) – Dall’Olimpo della musica le note cantate dello Spirito Libero di Giorgia


Tutto esaurito ieri sera al Paladisfida di Barletta, una grande Giorgia ha ripercorso i suoi più grandi successi che in quindici anni di carriera le hanno regalato una popolarità a livello mondiale.

Giorgia Todrani, conosciuta al grande pubblico solo come Giorgia, ‘voce’ indiscussa del panorama della musica italiana e internazionale è salita sul grande palco quasi teatrale, accompagnata in scena dall’inseparabile band composta da : Sonny T (direzione musicale e basso), Alessandro Centofanti (tastiere), Claudio Storniolo (tastiere), Marco Rinalduzzi (chitarre), Mike Scott (chitarre), Marcello Surace (batteria), Diana Winter (voce).

Il concerto incomincia quasi in un sussurro con la canzone Senza Segreti per salire vertiginosamente nell’esplosione vocale che la contraddistingue, una sua peculiarità che continua a tutt’oggi sorprenderci, esibendo un dominio totale sulla voce.

Prosegue con Nessun dolore, Un amore da favola, Un ora sola ti vorrei, canzoni dalle vocalità più profonde per poi proseguire in un crescendo che sembra non avere limiti, lei così minuta, tanto da sembrare fragile, mostra tutta la natura della sua forza vocale per arrivare sempre più in alto e più lontano, per raggiungere tutti e tutto.

Continua con L’eternità, Strano il mio destino, Infinite volte, Dimmi dove sei, che appaiano come palpabili turbamenti, l’amore lo si legge nei suoi occhi, nella sua voce.

Si emoziona Giorgia, si ferma, si perde per un attimo nei suoi pensieri, riprende fiato e continua ad emozionarci.

Alcuni brani hanno visto l’accompagnamento sul palco di tre bravi e scatenati ballerini di break dance in una sfida a evoluzioni sempre più complesse e pericolose, tra salti e roteazioni quasi a sfidare qualsiasi legge di gravità, Etienne Cacciari, Riccardo Benetazzo, e il b-boy, Armando Bardino.

Il pubblico riesce per un istante a stupire Giorgia sovrastando di gran lunga la sua potente voce, rimane ad ascoltare, sorride, riprende con il suo repertorio fino a Poche parole Parlo con te, Gocce di memoria e Girasole, serata quasi intima e di grande grande musica.