PHOTOGALLERY by Egidio Magnani

sabato 22 novembre 2008

Bari – La Puglia ‘tosta’ del film ‘I galantuomini’ di Edoardo Winspeare


Dopo la Bari degli anni ’80, la Lecce degli anni ’90. Così, subito dopo il successo di “Il passato è una terra straniera”, il cinema italiano continua a riempirsi di Puglia con la pellicola “I galantuomini” del regista salentino Edoardo Winspeare (nelle sale dal 21 novembre).

Con un cognome che suona straniero per la sua nascita e la sua discendenza austriaca - la sua famiglia, anticamente originaria dello Yorkshire, si trasferì nel Regno di Napoli a causa delle guerre di religione – ma con un’anima profondamente leccese, essendo cresciuto in una piccola frazione di Tricase, Edoardo Winspeare si dimostra capace di narrare una storia d’amore “credibile” e “universale” su uno sfondo “estremo” e “provinciale” come il Salento della Sacra Corona Unita.

Se gli si chiede, infatti, quale immagine della Puglia emerge dal suo ultimo lavoro, risponde con un sorriso e un gesto quasi di stizza: “un’immagine tosta e difficile, vittima della mafia della Sacra Corona Unita, anche se in Puglia non c’è mai stata la stessa fusione con la politica della mafia siciliana”. E conclude con una sentenza amara: “non è e non era una situazione facile”.

Nel suo quadro alquanto desolante, però, sembra dimenticare la “rivoluzione culturale” pugliese nel cinema, nella letteratura e nella musica, tanto elogiata da Gianrico Carofiglio. Cosa ne pensa, allora, di questo processo in atto?

“Certamente l’elemento culturale dimostra un miglioramento, con artisti come Caparezza, i Negramaro, con il cinema. Poi, c’è l’importante collaborazione tra Bari e Lecce”.

Un passo avanti non da poco. Dimostrato nel film dalla firma nel copione dello scrittore barese Andrea Piva e dalla partecipazione come protagonista maschile dell’attore barese Fabrizio Gifuni, insieme a Beppe Fiorello e Donatella Finocchiaro, vincitrice al Festival del Film di Roma del premio “Marc' Aurelio d'Oro” come Miglior Attrice.

Questo riconoscimento è solo la parte ufficiale di un successo preannunciato anche dall’interesse e dalla partecipazione del pubblico barese alla presentazione de “I galantuomini” nel quarto appuntamento di “Pellicole a colloquio”. Presenti, inoltre, Alessio Boni e Marcello Praya, gli attori protagonisti della rassegna teatrale “Le direzioni del racconto” con “Carne rossa, carne nera” all’auditorium Vallisa di Bari (22-23 novembre).

Conflitti e pregiudizi sportivi tra Bari e Lecce rigorosamente a parte.

Marisa Della Gatta

mercoledì 19 novembre 2008

Bari – L’ eclettica Dobet Gnahoré per la serata finale del festival ‘Soul Makossa’


Partita il primo ottobre con i toni africani della performance
'Kokokynakà' sulle note del musicista eritreo Branè Arefaine al-krar, la nona edizione del festival interetnico di musica e teatro “Soul Makossa” si conclude in bellezza ritornando in Africa, con lo spettacolo dell’eclettica artista Dobet Gnahoré al teatro Royal di Bari.

Con questo ultimo evento e questa protagonista di fama internazionale, il festival – organizzato dall’associazione culturale barese Abusuan con l’assessorato regionale al Mediterraneo e alle attività culturali e quello provinciale e comunale alla cultura della Regione Puglia – oltre allo scopo di unire con le arti sceniche le culture mediterranee e i popoli (vista la partecipazione di un pubblico dalle nazionalità diverse), raggiunge anche quello di fondere insieme il canto, la danza e gli strumenti musicali.

Dobet Gnahoré, infatti, è molto più che la “nuova grande voce dell’Africa” essendo, a poco più di vent’anni, anche ballerina, percussionista e grande comunicatrice sul palco, grazie alla sua grande preparazione teatrale e coreografica.

La sua importante presenza scenica si nota già a prima vista e a primo ascolto dall’ introduzione della performance con l’assolo polifonico, intenso quanto un pianto, e dal suo look eccentrico, fatto di bracciali di legno in stile etnico, trucco “egiziano”, maglia con la cartina geografica dell’Africa e tailleur europeo. Non da meno la scenografia, creata in modo da riprodurre sul palco una piccola savana e una piccola tribù.

L’Europa e l’Africa, dunque, i due elementi in perenne comunicazione nell’arte di Dobet Gnahoré. I ritmi tribali e le melodie funky della band (Colin Laroche de Feline alla chitarra acustica, Boris Tchango alla batteria e Nabil Mehrezy al basso), i dialetti africani e il francese, la danza delle ballate e quella da discoteca interagiscono per trasmettere un unico messaggio: la volontà di un mondo migliore, senza fame e pieno di amore.

È l’amore per il proprio paese e per la famiglia, espresso nei brani intitolati “Pillage”, “Issa” e “Nan” dell’ultimo album “Na Afriki”. Il primo dedicato dalla cantante al suo paese, il secondo al fratello e il terzo alla madre.

Temi importanti e seri con lo scopo di divertire il pubblico e di farlo tornare a casa, magari, con un po’ di mal d’Africa.

Marisa Della Gatta

sabato 15 novembre 2008

Bari - Arrivano i Lost ... e delirio fu.


E il delirio fu. Il popolo dei fan dei Lost ha vissuto ieri il suo pomeriggio di follia alla Feltrinelli di Bari.

Era infatti una libreria assediata quella che ha fatto da sfondo all’incontro con la band vicentina, capitanata da Walter Fontana. Ed erano emozionati anche loro, i Lost i sei ragazzi rivelazione 2008, diventati cult prima ancora di pubblicare un disco, mentre entravano nella fossa dei leoni. Il pubblico, solo ragazzine, è letteralmente impazzito: c’era addirittura chi piangeva cantando in diretta telefonica con l’amica impossibilitata a partecipare all’evento, causa compito in classe di matematica il giorno dopo a scuola.

L’avveneristica struttura a due piani della Feltrinelli ha retto benissimo l’ondata di un non annunciato delirio (per l’evento nessuno pensava ad un’affluenza così massiccia). Ma si sa che l’importanza di una manifestazione si misura dai numeri dei ritagli di stampa e si spera che la qualità faccia germogliare anche un po’ di quantità. Ma a volte si finisce (spesso aggiungiamo noi) nel privilegiare non il “pregio” di una produzione musicale o cinematografica, bensì i frutti del “divismo” che in genere maturano durante le tournée promozionali degli eventi.

Uno scenario rasente l’inverosimile, l’incredulo, il parossistico, che ha fatto emergere, però, una sostanziale immaturità di fondo. Una moltitudine di ragazzine fra i 12 e 16 anni si è lasciata andare a scene di isterismo, urla, schiamazzi, spinte e quanto altro quest’ultima generazione, che si rifà ai miti-idoli, possa offrirci. Esterrefatti e increduli, noi per primi della stampa, per quello che è accaduto.

I Lost nascono nell'estate 2004 dall'incontro tra il cantante Walter Fontana e il chitarrista Roberto Visentin a loro si aggiungono il batterista Filippo Spezzapria, il bassista Matthew Miller - sostituito poi nel 2006 da Luca Donazzan e il chitarrista Giulio Dalla Stella. In Italia una storia così non c’è mai stata. Mai successo che un gruppo arrivasse a raggiungere un milione di contatti su Myspace a un anno dall’apertura. E' grazie a MySpace che la band riesce a ottenere il primo contratto discografico, dato che la pubblicazione della demo "My (?)" riscuote un buon successo nel sito.

Nel settembre 2006 quindi i Lost firmano per la Bass Department, mentre nell'estate 2007 il gruppo si iscrive al "Cornetto Free Music Audition" e viene selezionato per la diretta del programma musicale "TRL extra live" di Bari. Il 7 novembre è uscito “LOST live @ mtv.it”, un imperdibile cd + dvd dedicato al mondo dei Lost. Il cofanetto è la prima produzione targata mtv.it e si può considerare come una precisa indicazione della community del sito Mtv Italia che, da oltre un anno, supporta la musica di qualità con performance esclusive girate in spazi intimi e avvolgenti.

“LOST live @ mtv.it” è stato realizzato da 360° Playmaker per Carosello Records: è ricco di immagini esclusive e situazioni rubate, sfacciate e montate freneticamente in pure stile Mtv. Oltre all’incredibile ‘live @ mtv.it’ realizzato sulla prua di una nave ancorata nel Porto Antico di Genova, il cd-dvd “LOST live @ mtv.it” raccoglie i momenti più importanti di un anno di successi della band targati MTV e sarà disponibile al prezzo speciale di € 14,90.

Anna Furlan

Bari - 'Salomè', voluttuosa, erotica, capricciosa incanta Erode e cattura il pubblico


Voluttuosa, erotica, ma anche infantile e capricciosa come solo una principessa viziata può esserlo, è la Salomè che Vito Signorile ha presentato ieri sera in prima nazionale al Teatro Abeliano di Bari.

‘Salomè – l’ultima tentazione’ , ripropone la vicenda narrata nel Vangelo di San Marco, della figlia di Erodiade e di come convinse il tetrarca, suo patrigno e zio, a consegnargli la testa di San Giovanni Battista.

La tentazione è ben rappresentata dalla voglia di possedere, dalla curiosità e dal desiderio dei tre personaggi, Erode, Erodiade e Salomè che si muovono sul palcoscenico, chi in preda alla brama, chi dalla angoscia di perdere quello che possiede e chi dalla eccentricità e indifferenza che la circonda.
Si immobilizzano solo quando sentono la voce ammonitrice di Giovanni, che rinchiuso nelle segrete, continua a condannare pubblicamente la condotta del Tetrarca e della sua “prostituta” e preannuncia anche l’arrivo di un nuovo Regno e di Colui che viene dopo di lui, ma loro non intendono il suo parlare.

La tentazione la vera protagonista della serata, mostra un Erode, interpretato da Vito Signorile, avido, famelico e voglioso che ama collezionare e circondarsi da ciò che è bello e raro.
Per questo non esita ad uccidere il fratello per possedere la sua bella moglie, Erodiade. Per il suo palato regale, fa giungere i vini più pregiati dalle terre allora conosciute e nei suoi scrigni si possono trovare gioielli di incomparabile bellezza.
Ma chi possiede vuole sempre ottenere di più e non riesce a frenare questa sua corruzione materiale, si guarda attorno con la brama di afferrare quello che ancora non ha.

Così quando lo sguardo di Erode cade sull’avvenenza appena sbocciata della figliastra Salomè, la vuole possedere, perché non si può vincere alla tentazione.

Lo sanno bene anche le due donne.

Erodiade (interpretata da Antonella Racanelli) teme che la figlia subentri nelle grazie di suo marito e a lei nei migliori dei casi spetti un ruolo marginale, se non addirittura la morte.
A nulla valgono le sue danze per distogliere lo sguardo e i pensieri di Erode, da sua figlia.

Serena Ventrella, che interpreta Salomè, una erotica quanto sanguinaria fanciulla, sa bene di possedere un corpo che vale più della parola, e con le sue movenze sinuose e accattivanti, riesce persino ad intimorire il Tetrarca, che non esita, pur di vederla ballare a cedere metà del suo regno.


Lo sa bene Salomè che senza esitare danza sul pavimento sporco del sangue del capitano delle guardie, innamorato della principessa e che per lei si è tolto la vita.

La musica prende il ritmo e Salomè balla la danza dei sette veli e come un incantatore di serpenti incanta lo sguardo del re, e non solo … affascina i presenti in sala.


Ma i re non dovrebbero mai giurare, perché sono costretti a mantenere quello che dichiarano.
Così quando la fanciulla, non gli chiede di avere in dono metà del suo regno, o pavoni bianchi dai becchi dorati, o diademi e collane di perle, ma gli chiede come offerta la testa di Giovanni Battista su un vassoio d’argento, non sa che sta decretando anche la sua messa a morte.

Lo spettacolo, prodotto dal Centro Polivalente di Cultura Gruppo Abeliano, è interpretato da Vito Signorile (Erode) Massimo Triggiani (Giovanni), Enzo Sarcina (Giullare), Ivan Dell’Edera (Capitano), Antonella Racanelli (Erodiade), Serena Ventrella (Salomè), Fonte Fantasia (Schiava) e Patrizio Altieri, Sergio Antonacci e Vincenzo M. De Sario (soldati).

Lo spettacolo si avvale anche della partecipazione di Sabrina Speranza (coreografie), Michele Iannone (direttore di scena), Ottavia Dattolo, Vincenzo Mascoli, Michele Sivo e Angela Varvara (costumi) e Alessandro Amato (musiche originali).

Si replica venerdì, sabato e domenica.

Anna deMarzo

giovedì 6 novembre 2008

Bari - Gianrico Carofiglio 'Né qui né altrove. Una notte a Bari' scorci, colori e gli odori della nostra città


Ogni qualvolta qualche casa editrice manda in libreria un libro di Gianrico Carofiglio viene voglia di stappare una bottiglia.

I romanzi dello scrittore-senatore barese sono infatti merce rara, nel panorama noioso e inutilmente caotico dell’editoria italiana, dominata per lo più dalle peggiori sciocchezze americane.

L’ultimo volume arrivato in libreria nei primi giorni del mese di novembre si intitola: “Né qui né altrove. Una notte a Bari” (edizioni Laterza, pp.160, euro 10) ed è, per il lettore italiano, di particolare interesse, trattandosi della continuazione di quello che la casa editrice Laterza per la collana Contromano da anni ha promosso con alcuni scrittori che hanno fatto delle proprie città una guida letteraria.

Così per Carofiglio ci ritroviamo ancora una volta nel suggestivo panorama barese, una città da un clima di effervescenza e miseria ancora incombente. Una città in qualche modo giovane, piena di progetti astrusi e di segreti allegramente sbandierati. E per festeggiare questo feeling particolare fra Carofiglio e Bari la libreria Laterza ha organizzato una festa di lancio, in una notte lunga quanto una vigilia. Fuori un temporale si abbatteva fin dalle prime ore della sera, una pioggia attesa da mesi, la stessa attesa che si celava dietro l’evento dell’anno, il sesto libro di Carofiglio.

A far da padrone di casa in questa lunga notte, Alessandro Laterza: “ho desiderato la penna di Carofiglio perché ero sicuro della totale veridicità che lo scrittore avrebbe dato attraverso lo sguardo e la capacità di scrittura e di scorcio con delle rappresentazioni molto particolari degli ambienti in cui ci muoviamo quotidianamente. Una rappresentazione della città non persuasiva ma efficace nel dare i colori e gli odori della nostra città”.

A onor del vero, per questa prima, il pienone, come fu nel lontano 8 settembre 2006 alla libreria Feltrinelli, in occasione dell’uscita del suo terzo volume: “Ragionevoli dubbi”, non c’è stato, diciamo in fin dei conti che il tempo non è che sia stato tanto clemente con questa prima di “Né qui né altrove”. A far da sfondo a questa serata tutta barese-Carofiglio la proiezione del video del regista Mezzapesa, il quale mirabilmente in due minuti di proiezione è riuscito a riassumere mirabilmente il senso di questa città.

Anna Furlan