PHOTOGALLERY by Egidio Magnani

mercoledì 19 novembre 2008

Bari – L’ eclettica Dobet Gnahoré per la serata finale del festival ‘Soul Makossa’


Partita il primo ottobre con i toni africani della performance
'Kokokynakà' sulle note del musicista eritreo Branè Arefaine al-krar, la nona edizione del festival interetnico di musica e teatro “Soul Makossa” si conclude in bellezza ritornando in Africa, con lo spettacolo dell’eclettica artista Dobet Gnahoré al teatro Royal di Bari.

Con questo ultimo evento e questa protagonista di fama internazionale, il festival – organizzato dall’associazione culturale barese Abusuan con l’assessorato regionale al Mediterraneo e alle attività culturali e quello provinciale e comunale alla cultura della Regione Puglia – oltre allo scopo di unire con le arti sceniche le culture mediterranee e i popoli (vista la partecipazione di un pubblico dalle nazionalità diverse), raggiunge anche quello di fondere insieme il canto, la danza e gli strumenti musicali.

Dobet Gnahoré, infatti, è molto più che la “nuova grande voce dell’Africa” essendo, a poco più di vent’anni, anche ballerina, percussionista e grande comunicatrice sul palco, grazie alla sua grande preparazione teatrale e coreografica.

La sua importante presenza scenica si nota già a prima vista e a primo ascolto dall’ introduzione della performance con l’assolo polifonico, intenso quanto un pianto, e dal suo look eccentrico, fatto di bracciali di legno in stile etnico, trucco “egiziano”, maglia con la cartina geografica dell’Africa e tailleur europeo. Non da meno la scenografia, creata in modo da riprodurre sul palco una piccola savana e una piccola tribù.

L’Europa e l’Africa, dunque, i due elementi in perenne comunicazione nell’arte di Dobet Gnahoré. I ritmi tribali e le melodie funky della band (Colin Laroche de Feline alla chitarra acustica, Boris Tchango alla batteria e Nabil Mehrezy al basso), i dialetti africani e il francese, la danza delle ballate e quella da discoteca interagiscono per trasmettere un unico messaggio: la volontà di un mondo migliore, senza fame e pieno di amore.

È l’amore per il proprio paese e per la famiglia, espresso nei brani intitolati “Pillage”, “Issa” e “Nan” dell’ultimo album “Na Afriki”. Il primo dedicato dalla cantante al suo paese, il secondo al fratello e il terzo alla madre.

Temi importanti e seri con lo scopo di divertire il pubblico e di farlo tornare a casa, magari, con un po’ di mal d’Africa.

Marisa Della Gatta

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