PHOTOGALLERY by Egidio Magnani

lunedì 23 febbraio 2009

Barletta (Bari) - Il concerto Helldorado dei Negrita : suoni semplici ed immediati, parole dirette e metafore esplicite


Se avete voglia di frenesia, divertimento e d’incandescenti balli le nuove sonorità dei Negrita soddisferanno le aspettative..e soddisfate certamente quelle dei fan presenti ieri alla performance dei rockers toscani all’interno del Paladisfida di Barletta.

Infuocare l’atmosfera si può e i Negrita ci riescono da tempi atavici, mantenendo quell’essenza di puro rock italiano alla quale ci hanno abituati.

Inaspettato il numero esiguo di pubblico presente che però inebriato dalla sonorità caratteristiche dei Negrita non ha smesso di entusiasmarsi e di ‘agitarsi’ per l’intero concerto.

Un crescendo di note, di luci e d’energia..perfettamente congeniato con i brani tratti dal nuovo album ‘HELLdorado’ che il gruppo sta presentando nel tour 2009.

I Negrita riprendono le linee guida del loro sound precedente per concentrarsi, nuovamente, sul fascino e la fragilità del Sud America e per sottolineare temi importanti e sociali (Radio Conga, Il ballo decadente, Salvation).

Suoni semplici ed immediati, parole dirette e metafore esplicite (es. ‘Il libro in una mano e la bomba nell’altra’) ma il tutto costruito e variegato; un connubio di sonorità, oltre che di lingue, diverse si ritrovano nei loro pezzi suonati con energia e trasporto.

Ed è proprio ‘Radio Conga’ ad aprire il concerto di Barletta, un susseguirsi di canzoni inarrestabile sino a giungere all’indimenticabile ‘In ogni atomo’ per, poi, esibirsi in ‘L’ uomo sogna di volare e ‘Halleluja’.

25 brani, tra i quali anche le famose ‘Rotolando verso sud’ e ‘Magnolia’, per due ore di concerto dai suoni rock e spesso elettronici, in cui si alternano lingue come il dialetto congolese, il franco-spagnolo e l’inglese.

Il leader Paolo Bruni ‘Pau’ era accompagnato per l’occasione da sei straordinari musicisti, il suono delle chitarre di ‘Drigo’ e ‘Mac’ si fondeva con il basso di ‘Frank’ per poi esplodere grazie alla batteria e alle percussioni che unite al suono elettronico del campionatore creavano una sintesi convincente in grado di rendere ogni brano ‘diverso’ e accattivante, esaltando parole e linee melodiche insieme.

Luana Martino

domenica 22 febbraio 2009

Sannicandro (Bari) - L'anima di Livio Minafra a 'Le Porte dell'Occidente'


Castello Normanno Svevo di Sannicandro - 21 febbraio 2009-

Riaprono i battenti “Le porte dell’ Occidente”, varco immaginario tra oriente ed occidente, possibile punto di congiunzione tra due emisferi cerebrali tesi simbioticamente alla creazione di un essere umano equilibrato.

Il castello Normanno Svevo di Sannicandro, da ottobre scorso residenza teatrale dei Radiodervish (nell’ambito del progetto Teatri Abitati), diventa così centro polifunzionale dedicato alla musica e alle arti, suggestiva location di incontro e dialogo tra culture diverse. Nove appuntamenti per questo secondo ciclo di eventi, nel quale Nabil Salameh e Michele Lobaccaro, hanno scelto i nomi più rappresentativi della musica italiana uniti tra loro da comuni tematiche di confine.

Dopo l’innagurazione avvenuta lo scorso quattordici febbraio con il concerto del trio formato da Peppe Servillo (voce), Javier Girotto (fiati) e Natalio Mangiavite (pianoforte) ispirato al libro ” Fùtbol-storie di calcio” di Osvaldo Soriano, il secondo evento ha visto ieri come protagonista il venticinquenne pianista pugliese Livio Minafra, figlio d’arte (il padre Pino è un trombettista di notorietà internazionale e sua madre Margherita Porfido è un’apprezzata clavicembalista) con il suo ultimo cd “La fiamma e il cristallo”, prodotto dall’etichetta tedesca Enja. Pianista, fisarmonicista, scrittore e leader della band “Municipale Balcanica”, Minafra sembra ben rappresentare l’essenza dell’artista che attraverso le diverse forme artistiche è alla continua ed instancabile ricerca di comunicare. Vincitore del prestigiosissimo premio Top Jazz 2008, Minafra è giunto al suo secondo progetto discografico dopo ben sei anni dal suo esordio “La dolcezza del grido” inciso per l’etichetta britannica Leo Records.

Dotato di pianismo intenso, fluido e brillante il pianista pugliese ha ieri presentato nella sala interna del Castello di Sannicandro i brani del suo ultimo disco “La fiamma e il Cristallo”, un sottinteso omaggio agli “undici pezzi infantili” di Alfredo Casella. Così come asserisce lo stesso compositore, il titolo tende ad evidenziare l’eterno conflitto tra bene e male, tra caldo e freddo, tra colori diversi dove dalla glacialità del bianco assoluto si può arrivare al tepore di un arancio sulfureo, così come nello stesso essere umano coesistono diverse contraddizioni e tensioni a volte necessarie ed indispensabili per un profondo equilibrio emotivo.

Ad aprire il concerto, dopo una breve presentazione del leader dei Radiodervish Nabil Salameh in veste di direttore artistico della rassegna, il brano “Cerbiatto”, impetuoso fluire di note e cromatismi con un pedale armonico ostinato e certi riferimenti alle atmosfere francesizzanti di primo Novecento. Seguiranno il ludico “Choo Choof”, un omaggio al compositore Casella e un languido ricordo di Prokofiev, per poi giungere a “Rintocchi” dedicato ai tanti immigrati che perdono la loro vita in mare e che a volte trascorrono le loro notti nella sola compagnia di un cielo stellato. Il concerto prosegue, Minafra timidamente presenta al pubblico i brani del suo album, raccontando aneddoti, piccole storie che possono ben spiegare il pensiero del compositore.

Si giunge così al prorompente “La danza del Vulcano”, un evidente omaggio a Strawinsky, con interventi jazzistici e frammenti di melodie che si rincorrono freneticamente, e alla preghiera musulmana “Muezzin” scritto in sette ottavi, dove le sonorità mediorientali ben si sposano alle origini meticce delle nostre culture meridionali. In “Campane”, il profumo dei rintocchi delle campane paesane a volte non ben sincronizzate, sembra ben evidenziarsi in un gioco armonico di scale dal carattere ipnotico ed ossessivo mentre nel penultimo brano in scaletta “ Bulgaria” il pianoforte da strumento occidentale per eccellenza si trasforma, grazie ad alcuni oggetti posti casualmente al suo interno, in un sitar, in un rincorrersi frenetico di melodie ostinate sui bassi e sugli acuti.

Il concerto si conclude con la bellissima ed onirica “Nella notte il cristallo”, dal carattere crepuscolare, costruita su lunghi accordi alla Debussy. La melodia si fa lieve, sostenuta dal canto appena accennato di Minafra a sostenerne la linea, e frammezzata da una languida canzone infantile eseguita su una tastiera giocattolo quasi a rimembrare certi echi giovanili del compositore.

Il pubblico entusiasta applaude timidamente, quasi a non voler interrompere quel magico istante di sospensione emotiva, per poi chiedere a Minafra ancora un suo intervento pianistico che concede generosamente come sempre . Un eccellente prova per il pianista pugliese da annoverare certamente tra i giovani talenti del pianismo internazionale, a fianco di nomi quali Stefano Bollani, Danilo Rea, Cesare Picco e Giovanni Allevi per citarne alcuni, di cui la nostra regione può certamente andarne fiera.

Claudia Mastrorilli

giovedì 12 febbraio 2009

Bari – Sabina Guzzanti e il ‘Suo canto libero’ con il Vilipendio Tour


Sabina Guzzanti non aveva ancora le idee chiare, come avrebbe potuto denominare il suo tour.

I nomi che le venivano in mente portavano tutte sulla strada politica e non voleva cadere in un’ insidia banale, ma “grazie al cielo le strade del Signore sono infinite” ed in suo soccorso è intervenuto l’ennesima querela : quella di reato di vilipendio nei confronti di un Capo di Stato estero, il Papa.

E così le si è accesa una lampadina.

Il tutto, come spiega la “showgirl o soubrette” (ma lei dichiara di non saper ballare ed è pertanto un “titolo” immeritato), è accaduto alla manifestazione tenutasi a Roma a Piazza Navona e lo spettacolo presentato ieri sera al Teatro Team di Bari è stato per lo più un’arringa difensiva dove ha giustificato quello che voleva dire e di come è stato volutamente travisato.

Dopo che le trasmissioni televisive l’hanno estromessa dai loro programmi, il teatro sembra per la Guzzanti l’unico luogo dove potersi esprimere senza doversi aspettare censure, l’unico luogo e mezzo per essere la portavoce di molti che la pensano allo stesso modo ma non hanno il coraggio di esternarlo.

Non potevano mancare allo spettacolo “Vilipendio tour 2009” i protagonisti che in assoluto e a loro insaputa, producono spunti continui di riflessione morale, ovverossia i personaggi politici.
All’appello pertanto in primis e non per ordine alfabetico, Silvio Berlusconi, la Ministra Carfagna, Fini, D’Alema, Finocchiaro, Montezemolo, Sgarbi, Di Pietro e tanti altri.

La rappresentazione si è avvalsa di un gigante schermo, sul quale sapientemente montate, venivano proiettate immagini per dare più spessore a quello che la Guzzanti esponeva.

Non si è proprio risparmiata Sabina Guzzanti,(ma come definirla : regista, blogger, attrice, comica, ma non certo showgirl), ha anche cantato canzoni in stile rap, con testi forti e molto espliciti, perché come ha detto, il Vilipendio tour è : per chi protesta, per chi alza la testa, per chi ci crede e per chi ha orecchie. E‘ UN GRIDO LIBERO”.

In fin dei conti possiamo sostenere che non essere "arrabbiati" per quello che vediamo succedere ogni giorno attorno a noi è squalificante.

Per opportuna conoscenza:
la Corte di Cassazione si è sentita in dovere di dare una definizione giuridica di cosa debba intendersi per satira:

« È quella manifestazione di pensiero talora di altissimo livello che nei tempi si è addossata il compito di castigare ridendo mores, ovvero di indicare alla pubblica opinione aspetti criticabili o esecrabili di persone, al fine di ottenere, mediante il riso suscitato, un esito finale di carattere etico, correttivo cioè verso il bene. »

(Prima sezione penale della Corte di Cassazione, sentenza n. 9246/2006)

Anna deM

Bari – Antonio Massari - I casi De Magistris e Forleo: chiarezza


In piena discussione sulla riforma della giustizia e delle intercettazioni, ricordare i casi di Luigi De Magistris e Clementina Forleo può aiutare a capire perché il sistema giuridico italiano non funziona. E dove, quindi, va corretto.

Prima di tutto, però, conviene cercare di chiarire le due ingarbugliate vicende in modo sintetico: nel 2007 un magistrato ed un giudice sono messi sotto inchiesta dal Csm per le loro indagini su uomini di potere vicini alla sinistra (allora al governo con il Presidente Romano Prodi) e, poi, discolpati, anche se trasferiti dalle loro sedi e privati dei loro incarichi nel 2008.

In quella circostanza, De Magistris è stato accusato di abuso d’ufficio e trasferito a Napoli dal Consiglio Superiore della Magistratura per essersi occupato, come sostituto procuratore di Catanzaro, dell’inchiesta “Why not” sui finanziamenti europei, nazionali e regionali destinati alle società di Antonio Saladino per mezzo di un presunto “comitato d’affari” (come intitolato dagli inquirenti), e dell’inchiesta “Poseidone” su una possibile gestione illecita di fondi pubblici per opere ambientali.

Nel caso della Forleo, invece, in discussione erano le intercettazioni, svolte dal Gip di Milano, di alcuni esponenti del governo, tra cui Massimo d’Alema.

Di entrambi questi episodi molto complessi , in quanto riguardanti in primo piano i rapporti della giustizia con la politica e l’informazione, si è occupato Antonio Massari, giornalista barese attualmente collaboratore per il quotidiano “La stampa”, con due saggi, dai titoli “Clementina Forleo, un giudice contro” e “Il caso De Magistris”.

Anche se nei libri cerca – come da lui stesso affermato – di “presentare i fatti, con i documenti”, Antonio Massari analizza e critica alcuni aspetti della giustizia italiana: “i giudici del Csm sono come giudici politici e formano loro partiti, così che le decisioni si prendono per correnti” e, ancora, “i due casi mettono il dito nella piaga su quanto la magistratura sia collisa con i poteri forti; e questo ha generato l’isolamento di De Magistris e Forleo”.

Giunge, quindi, alla conclusione che “il Csm sarebbe da riformare”.

Così come, da giornalista, ritiene da curare il “rapporto gravemente malato” tra giustizia e informazione, poiché “lo stato di autonomia e indipendenza della stampa è in caduta vertiginosa e l’esercizio della critica sempre minore”.

Nessun accenno al tipo di cura. Del resto, la diagnosi pubblica dei mali è già un grande passo.

Marisa Della Gatta

martedì 10 febbraio 2009

Monopoli (Bari) - La Puglia per una sera cuore pulsante dell’Alta Moda internazionale.


Alba Parietti e Manuel Casella a Porto Giardino Alpitour Word Hotel & Resort hanno presentato F A S H I O N & F L O W E R S, regalandoci una intensa serata di moda.

Sul palco, dominato da un immenso cuore di 4 metri per 3 tutto realizzato di fiori rosa e bianchi, ha preso vita la sfilata che la Butterfly Agency ha voluto dedicare all’integrazione ed alla pace.

Si inizia subito con le creazioni orafe di Domenico Burdi che ci riporta agli anni ’50. Le modelle in minimali tubini neri fanno esaltare la bellezza dei preziosi gioielli, pezzi unici realizzati in oro e pietre dure. Collane, orecchini, anelli e spille da indossare per sentirsi finalmente diverse da tutte le altre.

Subito dopo sfilano gli abiti del nuovo architetto della moda Michele Gaudiomonte. Donna forte la sua, una amazzone che incede spavalda con creazioni dai colori decisi il rosso e il nero. Nei suoi abiti la ricercatezza del particolare si diverte a giocare con la malizia e a sedurre con profondi e inaspettati spacchi, econ trasparenze che evidenziano tagli fatti a laser sull'abito.

Quando arrivano sul palco le donne di Jamal Taslaq, l’atmosfera si tinge di mistero e di magia. Ogni suo abito è un inno alla femminilità, tanti i colori dal crema al turchese, passando per il rosa e per gli inarrivabili abiti neri che lasciando scoperta la schiena emanano seduzione. Creazioni intarsiate e ricamate da abili mani, che racchiudono quasi sempre al loro interno un secondo colore come l’audace abito verde muschio la cui gonna svela un’anima rosso fuoco. Mise ricche, ricchissime, quelle dello stilista di origine palestinese, impreziosite da mosaici di pietre e scarpe disegnate appositamente per ogni abito. Patty Pravo lo ha scelto per curare la sua immagine al prossimo Festival di Sanremo.

Hana Sadiq, stilista di origine irachena che vive in Giordania, grazie ai suoi abiti ci conduce in un harem. Ha vestito regine e principesse arabe e la sua sfilata da mille e una notte ci ha regalato un’emozione unica. Specializzata nella integrazione fra l’arte araba con il meglio dell'arte contemporanea, è molto impegnata in ambito sociale e si batte per dare dignità al lavoro delle donne in medio oriente. La sua collezione è un vero fenomeno culturale ricca di colori vivaci e sorprendenti; gli abiti sono realizzati con fibre naturali: il Broccato di Damasco si alterna alla mussola irachena, e a cotone e lino da Egitto e Sudan. Per la prima volta in Puglia.

Hana Sadiq e Jamal Taslaq sono stati premiati dalla Butterfly Agency di Antonella Parziale e dal Presidente della Provincia Vincenzo Divella per l’impegno profuso nel Rispetto delle Diversità.
In ultimo sulla passerella sfilano le creazioni sposa di Alessandro Couture. Abiti dal look innovativo e dall'impeccabile sartorialità, realizzati in splendidi pizzi e sete. Meravigliosi e audaci gli abiti con la gonna in tulle che, per le più spregiudicate, potrà essere invece che candidamente bianco, spavaldamente rosso.

Spose dal glamour inconfondibile, carismatiche ed eleganti, inquiete e misteriose. La forza di Alessandro Couture è legata all'intuito dello stilista per ciò che veramente piace alle spose. Giocata molto su preziosi bustini e ampie gonne, la collezione è rivolta ad una donna sexy e romantica. Un mix tra richiami al passato e tocchi di modernità con un coraggioso utilizzo del colore. Un cocktail vincente!

L’evento moda è stato arricchito dalla calda esibizione dei Ballerini di Juego Gitano.

Scommessa riuscita per Butterfly Agency di Antonella Parziale che con questo ennesimo successo permette alla Puglia di candidarsi quale nuovo palcoscenico italiano per la moda internazionale.

sabato 7 febbraio 2009

Bari - RAF e la sua Metamorfosi


Seconda tappa del tour ‘Metamorfosi 2009’ del cantante pugliese Raf, ieri sera al TeatroTeam di Bari, dove ha registrato il tutto esaurito.

Raffaele Riefoli, ovvero Raf, ritorna dopo due anni dal suo ultimo lavoro “Passegeri distratti”, anticipato con l’uscita del singolo “Ossigeno” che già dalla fine dell’estate scorsa lo si è potuto ascoltare più volte in radio.

Cantante schivo alla performance televisiva, dove veramente lo si vede di raro, ma grazie alla sua bravura riesce sempre a fare colpo.

Ogni suo lavoro è sempre contrassegnato da un successo, questo a dimostrazione che il pubblico non si lascia manipolare dai media che sono spesso causa di un successo “meritato o meno” di un cantante grazie alla sua sovraesposizione, ma se un musicista è bravo il pubblico lo sa riconoscere e lo premia.

Non a caso ogni sua partecipazione a Sanremo sia come autore (Si può dare di più) che come cantante (Cosa resterà degli anni 80) è stato sempre premiato, lo stesso dicasi per il Festivalbar (Ti pretendo – Il battito animale).

Lo spettacolo di ieri sera “Metamorfosi” è stato un risultato positivo, piacevole sia da vedere che da ascoltare.

Sul palco cinque grandi ‘bozzoli’ che hanno celato per le due prime canzoni in repertorio, i musicisti, mentre scorrevano delle luci che potevano a volte sembrare lucciole che danzavano nella notte e a volte stelle di un firmamento.

Bello l’effetto dicotomico dei musicisti che si riflettevano su questi ‘bozzoli’.

Raf da il via al concerto con un brano del 2001 ‘Iperbole’ e questo fa già capire che il concerto sarà un piacevole andare anche a ritroso nel tempo per riascoltare il lavoro di circa venti anni di carriera.

La ‘Metamorfosi’ che Raf presenta non è trasformazione musicale, ma fa riferimento alla vita che ci circonda sia quello dell’ambiente che della vita politica.

A rimarcare questo sono stati gli unici suoi due interventi uno riguardante l’effetto serra, e fa rilevare che: “già nell’89 nel brano “Cosa resterà” cantavo del problema climatico e ad oggi al di la delle teorie nessun rimedio si sta attuando”.

Parla della mancanza di comunicazione, che al giorno d’oggi dovrebbe essere più semplice, grazie ad internet, ma “vedo che aumentano le incomprensioni, i divorzi ed è sempre più difficile avere rapporti con altre persone che hanno culture differenti dalla nostra”, parla della mancanza di ideali, grazie ad una classe politica che ce ne priva ma “finché c’è la musica avremo speranza nelle emozioni delle canzoni”.

Il concerto è stato sapientemente miscelato da un groove che dal melodico, passa al rock e al pop con disinvoltura e vivacità.

21 canzone presentate e un medley di 7 brani dove tutti i musicisti seduti in semicerchio hanno suonato e cantato per ripercorre la vita artistica del cantante.

Non sono mancati un bis ed anche un tris.

Ed il pubblico è andato via con la consapevolezza che “ogni giorno è il giorno migliore …”

Nel tour Raf (voce e chitarra) è stato accompagnato da Simone Papi (piano e tastiere), Diego Corradin (batteria), Cesare Chiodo (basso) e da Adriano Viterbini (chitarra).

Anna deMarzo

Bari – 'L’Istruttoria' … cronaca di una morte annunciata


Prosegue al Teatro Kursaal il Programma del Teatro Pubblico Pugliese, con la messa in scena di uno straordinario dramma umano, che dagli anno ’80 ancora ci lascia interdetti e ci fa riflettere sugli avvenimenti , sulla cronaca di una morte annunciata che si sarebbe potuta evitare, se l’omertà non avesse preso il sopravvento.

Si tratta de “l’Istruttoria” regia di Ninni Bruschetta con Claudio Gioè e Donatella Finocchiaro, con musiche composte ed eseguite dal vivo dai DOUNIA (Giovanni Arena al contrabbasso, Vincenzo Gang alla chitarra, Riccardo Gerbino alle percussioni e alla voce Faisal Taher).

Tutto muove e prende forma, dagli atti del processo per l’assassinio del giornalista Giuseppe Fava e precisamente da un testo scritto dal figlio di quest’ultimo, Claudio. Qui gli atti del processo sono ricostruiti e drammatizzati in una sceneggiatura teatrale in sintonia e fedeltà con la realtà del processo. In uno spazio e un tempo alquanto limitati sono capaci di celebrare un intero universo, quello del nostro Sud e in genere dei Sud del mondo, quasi sempre con la testa china pronti a sopportare, tranne qualche “atto di eroismo” come quello di Fava.

Tutto ciò è in perfetta sintonia con le musiche e i canti proposti e le scenografie scarne ma simboliche, che rivelano sicuramente l’arcano mistero dell’anima della gente del Sud. Qui la mafia agisce con tutta la sua ferocia, vengono messi in evidenza la passività e l’accettazione incondizionata dei protagonisti che considerano “questa entità superiore” un qualcosa di connaturato con l’essenza stessa di quella terra e di quella gente, violenza giustificata, quasi razionalizzata, per non parlare della viltà dei complici omertosi che ormai da millenni l’alimentano. E… per finire la rabbia dei sopravvissuti che con forza cercano di porsi quale “sfida civile e culturale”.

Per il regista “Ogni processo è un palcoscenico irripetibile”. E’ questo infatti ciò che intende portare in scena con “l’Istruttoria”, un atto unico dalla durata di circa un’ora, in cui sulla scena si incrociano discorsi che a volte appaiono sconnessi, destini e follia dei protagonisti, nel monitorare la realtà dal proprio punto di vista. Spesso viene data vita anche ai pensieri oltre che ai fatti, mescolando menzogne e verità. Il processo a Giuseppe Fava rivela un’umanità malata: mafiosi insolenti, testimoni vigliacchi, e investigatori indolenti, incapaci di sradicarsi da una cultura inferma.

Accanto a questi ignavi, il regista intende porre tutti coloro che non si piegarono, che conservarono intatta la memoria dell’accaduto e soprattutto del perché. Il testo di Claudio Fava va oltre ciò che è stato, i verbali, le udienze, va a scavare tra le carte trovando così le ragioni di un delitto e quelle più gravi dell’oblio.

Dietro un verdetto di condanna c’è sempre tanto, che gli atti processuali non riescono pienamente a rivelare soprattutto la rabbia di chi sopravvive, che non riesce mai a sviscerare del tutto la verità.
Un testo e una regia indovinati, apprezzabile la scelta musicale e scenografica per un “teatro-verità” realizzato con estrema fedeltà con tempi scenici adeguati.

Efficace ed incisiva la recitazione che ha tenuto il pubblico avvinto al palcoscenico per l’intera durata dello spettacolo.

Maria Caravella

BARI – Marlene Kuntz ... il teatro come scenografia


Proprio un anno fa ci avevano regalato una performance intima e avvolgente, oggi i Marlene Kuntz ritornano in tour per ammaliare ancora e sempre il pubblico.

Un tour introspettivo ospitato da vari teatri d’Italia: il Teatro Royal scelto per il concerto nel capoluogo pugliese.

I Marlene Kuntz, dopo il successo dello scorso anno, tornano a promuovere il loro ultimo album ‘Uno’:il settimo capitolo della loro storia che riesce a conciliare le diverse anime del gruppo convogliandole con naturalezza verso nuovi traguardi artistici.

Le strutture sonore sono ridotte profondamente e si lascia molto più spazio alla voce profonda, intensa e vibrante di Godano che sa spaziare tra suoni romantici (111, Canto, Canzone sensuale), per poi portarci in situazioni ipnotiche che si avvertono con le note di ‘Musa’ e di ‘Stato d’anima’ . Non mancano certo suoni cupi e quasi inquietanti come si avverte in ‘Fantasmi’ ma, comunque, Graziano sembra trasformarsi in un poeta-profeta che divulga le sue liriche e la scelta di proporre il concerto in un teatro, quindi di assistervi seduti, certamente coadiuvava questo intento diverso che i Marlene Kuntz propongono con il nuovo tour.

E’ certo, quindi, che Graziano Godano con Luca Bergia, Riccardo Tesio, Davide Arneodo e Luca Saporiti abbia, per il concerto di ieri, saputo giocare con le note dando vita ad una musica quasi ‘discreta’ studiata e ormai giunta ad una maturità profonda.

Un susseguirsi di pezzi molto incisivi come ‘111’ carico di pathos e di cambi, dotato di una struttura capace di variare timbri e stili e, ancora, ‘Siberia’, ‘Amen’, ‘Bellezza’, ‘Canzone ecologica’ che si presenta come un raffinato pop d’autore fresco e trasognante.

Un’esecuzione impeccabile la loro, una staticità ‘attonita’, un minimalismo scenico ma sopperito dall’evoluzionismo musicale.
Il pubblico incantato e assorto non ha esitato a chiedere il ‘bis’…i Marlene sono tornati sul palco pronti a regalare ancora forti emozioni iniziando con ‘La Canzone che scrivo per te’ sino a dar vita a sonorità quasi elettroniche e psichedeliche.

Quando tutto sembrava ormai giunto al termine i 5 musicisti emozionano ancora concludendo, la già emozionante performance, sulle note in acustico di ‘Nuotando nell’aria’.

Luana Martino