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giovedì 12 febbraio 2009

Bari – Antonio Massari - I casi De Magistris e Forleo: chiarezza


In piena discussione sulla riforma della giustizia e delle intercettazioni, ricordare i casi di Luigi De Magistris e Clementina Forleo può aiutare a capire perché il sistema giuridico italiano non funziona. E dove, quindi, va corretto.

Prima di tutto, però, conviene cercare di chiarire le due ingarbugliate vicende in modo sintetico: nel 2007 un magistrato ed un giudice sono messi sotto inchiesta dal Csm per le loro indagini su uomini di potere vicini alla sinistra (allora al governo con il Presidente Romano Prodi) e, poi, discolpati, anche se trasferiti dalle loro sedi e privati dei loro incarichi nel 2008.

In quella circostanza, De Magistris è stato accusato di abuso d’ufficio e trasferito a Napoli dal Consiglio Superiore della Magistratura per essersi occupato, come sostituto procuratore di Catanzaro, dell’inchiesta “Why not” sui finanziamenti europei, nazionali e regionali destinati alle società di Antonio Saladino per mezzo di un presunto “comitato d’affari” (come intitolato dagli inquirenti), e dell’inchiesta “Poseidone” su una possibile gestione illecita di fondi pubblici per opere ambientali.

Nel caso della Forleo, invece, in discussione erano le intercettazioni, svolte dal Gip di Milano, di alcuni esponenti del governo, tra cui Massimo d’Alema.

Di entrambi questi episodi molto complessi , in quanto riguardanti in primo piano i rapporti della giustizia con la politica e l’informazione, si è occupato Antonio Massari, giornalista barese attualmente collaboratore per il quotidiano “La stampa”, con due saggi, dai titoli “Clementina Forleo, un giudice contro” e “Il caso De Magistris”.

Anche se nei libri cerca – come da lui stesso affermato – di “presentare i fatti, con i documenti”, Antonio Massari analizza e critica alcuni aspetti della giustizia italiana: “i giudici del Csm sono come giudici politici e formano loro partiti, così che le decisioni si prendono per correnti” e, ancora, “i due casi mettono il dito nella piaga su quanto la magistratura sia collisa con i poteri forti; e questo ha generato l’isolamento di De Magistris e Forleo”.

Giunge, quindi, alla conclusione che “il Csm sarebbe da riformare”.

Così come, da giornalista, ritiene da curare il “rapporto gravemente malato” tra giustizia e informazione, poiché “lo stato di autonomia e indipendenza della stampa è in caduta vertiginosa e l’esercizio della critica sempre minore”.

Nessun accenno al tipo di cura. Del resto, la diagnosi pubblica dei mali è già un grande passo.

Marisa Della Gatta

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