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venerdì 23 novembre 2007

Bari - Luca De Filippo ci conduce ad ascoltare 'Le voci di dentro', quelle della nostra coscienza


Le voci di dentro

Si tratta di un racconto fantastico sospeso tra sogno e realtà, incentrato dal grande Eduardo De Filippo per condurre ogni essere umano ad ascoltare la “voce di dentro”, quella della propria coscienza.

E’ infatti proprio “le voci di dentro” il titolo della commedia in scena fino a domenica 25 novembre al Teatro Piccinni, per il cartellone del Comune di Bari e Teatro pubblico pugliese. Protagonisti assoluti, l’uno sulla scena, l’altro dietro le quinte. Luca De Filippo, figlio dello stesso Eduardo, autore dell’opera e il regista Franco Rosi. Quello rappresentato è “un testo che si inserisce nel filone del fantastico eduardiano, sono dichiarazioni dell’attore e del regista”, con l’ambiguo rapporto sogno – realtà, ed esprime profondamente i sentimenti, le ansie e le paure degli uomini del suo tempo; di un Paese, l’Italia del dopoguerra, indebolita soprattutto nel sistema di valori e poco fiduciosa verso una rinascita, come se gli orrori della guerra, continuassero a contagiare la coscienza delle persone. Dopo il successo di Napoli milionaria, De Filippo e Rosi proseguono insieme nell’esplorazione della drammaturgia di Eduardo, scegliendo un testo consecutivo al precedente.

Scritto nel 1948, Le voci di dentro racconta la vicenda di Alberto Saporito e di un suo strano sogno: un omicidio commesso dai suoi vicini di casa. Partendo da questo avvenimento: è realtà? O Fantasia? Si innesca un’amara riflessione sulla malvagità umana, provocata soprattutto dalle offese vicendevoli che i sospettati si rivolgono l’uno contro l’altro. I comportamenti degli accusati stimolano i dubbi del protagonista Alberto e, soprattutto lo inducono a vergognarsi nell’ appartenere al genere umano. Egli si trova ormai, di fronte ad una umanità, che non è più capace di ascoltare “Le voci di dentro”, quelle della coscienza, A questo punto sembra quasi naturale condividere l’atteggiamento dello zio Nicola, un anziano parente che vive con Alberto: nonostante non sia muto, ha deciso di non parlare più, perché ritiene che l’umanità abbia perduto ogni ritegno”.

“Napoli milionaria e Le voci di dentro, scrive nelle note Luca De Filippo”, segnano il momento di passaggio da un Eduardo nel quale è ancora viva la speranza nei grandi cambiamenti e nel recupero dei valori fondamentali, dopo il terribile dramma della guerra, ad un Eduardo in cui la disillusione e il pessimismo prevalgono in misura crescente: Si tratta del momento in cui Eduardo passa dalla riflessione sulla società all’approfondimento dei rapporti all’interno della famiglia sempre più espressione di ipocrisia, tornaconto personale e sempre meno permeata di quei grandi valori universali, quali la fraternità, la solidarietà, la pietà, che avrebbero dovuto segnare il rinnovamento sociale ed individuale”.

Il titolo dunque torna ad essere emblematico e, come tale è entrato nel linguaggio quotidiano: le voci di dentro non corrispondono più alle voci di fuori, Eduardo intende comunicare che a causa di falsità, diffidenze reciproche e ipocrisie, si può giungere a conseguenze inimmaginabili, addirittura alla negazione della comunicazione e della stima reciproca, rivelando così aree insospettabili di una umanità smarrita.

Tutto questo è metaforicamente rappresentato dalle scenografie, grigie e ferrigne, quasi espressione di quel plumbeo dell’anima, che fuoriesce senza posa dalla psiche dei protagonisti.

Maria Caravella

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