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sabato 26 aprile 2008

Bari - Trio ‘ Giuseppe Russo Rossi, Angelo Montanaro, Viviana Velardi ’: Un successo tutto pugliese


Appuntamento di successo quello di martedì 22 aprile nell’ambito della 66° stagione della Camerata Musicale Barese. Di scena presso il Nuovo Palazzo di Bari il Trio formato dal violista Giuseppe Russo Rossi, dal clarinettista Angelo Montanaro e dalla pianista Viviana Velardi, tutti talentuosi musicisti della nostra terra pugliese.

Articolato e impegnativo il programma della serata che ha i visto i tre interpreti alternarsi sia in formazione di duo che di trio.

Il concerto si è aperto con la Rapsodia per clarinetto e pianoforte (1911) di Claude Debussy, opera scritta nel 1909 per un concorso bandito dal Conservatorio di Parigi e subito dopo orchestrata dallo stesso compositore. Opera testimonianza del periodo più fiorente dell’impressionismo musicale articolata in un unico movimento nel quale il clarinetto è trattato con un estrema varietà di movenze ritmiche e melodiche ed è impegnato in cadenze altamente virtuosistiche.

Elegante, ben calibrata e timbricamente carica di sensualità l’interpretazione del duo Montanaro – Velardi.
Una prima esecuzione per la Camerata Barese quella del Concertstück (1906) per viola e pianoforte del compositore rumeno George Enescu eseguito dal violista Giuseppe Russo Rossi. Più conosciuto per le sonate per violino, Enescu appartiene a quella schiera di compositori nei quali si fonde mirabilmente l’amore per la musica popolare del proprio paese con la grande tradizione musicale occidentale.

Intensa e trascinante l’esecuzione del duo Russo Rossi –Velardi i quali hanno poi proposto con deciso piglio la celeberrima Sonata in fa maggiore op.11 n.4 (1919) per viola e pianoforte di Paul Hindemit, compositore con una particolare predilezione per la viola e appassionato studioso delle opere di Claude Debussy. Innegabile il tipico colore ‘impressionista’ di questa partitura, dalla struttura formale particolarmente interessante. Concepiti senza soluzione di continuità, i tre tempi della Sonata in fa maggiore si configurano infatti come una fantasia, una serie di variazioni ed un movimento in forma sonata. La Fantasia iniziale fu concepita in principio come movimento autonomo. In una successiva elaborazione il compositore creò un collegamento diretto tra il primo ed il secondo movimento, prescrivendo, per il tema di quest’ultimo, la ‘semplicità’ «di un canto popolare».

Ma è il movimento conclusivo, con il suo duplice aspetto di forma-sonata e serie di variazioni, a costituire la sezione più ‘anomala’ della partitura, con la beffarda prescrizione, nel fugato della sesta variazione, di eseguire il tema con «bizzarra pesantezza».
A conclusione della prima parte ancora una prima esecuzione per il pubblico della Camerata Barese, i Tre Pezzi op.83 per viola, clarinetto e pianoforte di Max Bruch, brani dal carattere espressivo oltre che tecnicamente molto impegnativi.

Di diverso respiro la seconda parte del concerto che si è aperta con l’accesa e trascinante esecuzione del trio Märchenerzählungen (Narrazioni di Fiabe) op.132 (1853) di Robert Schumann, quattro deliziose “miniature” intrise di mistero, poeticità e slancio romantico.
Conclusione della serata con il brioso Kegelstatt-Trio K498 di W.A.Mozart. Il nome “Trio dei Birilli” sarebbe da attribuirsi ad una testimonianza secondo la quale il brano sarebbe stato composto durante una partita a birilli. È certo comunque che il Trio abbia visto la luce per un’esecuzione privata in casa della famiglia Jacquin; ne sarebbero stati esecutori la giovane Franziska (allieva di Mozart) al pianoforte, il virtuoso Anton Stadler al clarinetto e lo stesso Mozart alla viola.

I tre musicisti hanno raggiunto un grado di impeccabile fusione sul piano sonoro e ancor più su quello interpretativo regalando al pubblico presente in sala una serata di grande emozione.
Calorosissimo successo e un bis.

Alessandra Stallone

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