PHOTOGALLERY by Egidio Magnani

domenica 20 gennaio 2008

Bitonto (Bari) - Angela Finocchiaro in 'Miss Universo'


Uno, due, tre ma molto di più i personaggi che la bravissima Angela Finocchiaro porta in scena al Teatro Traetta di Bitonto, Miss Universo per la regia di Cristina Pezzoli, da sola per circa 100 minuti senza interruzione, senza neanche prender fiato con la sola mimica facciale e corporea (che tanto la caratterizza) ed il cambio della tonalità della voce, il tutto per parlare di Laura, donna depressa sull’orlo di una crisi nervosa e fisicamente anche sull’orlo di una finestra che tenta il suicidio.

La Finocchiaro con la sua interpretazione recitativa ma soprattutto con la sua intelligenza ama calcare il palcoscenico portando personaggi disperati e tormentati ma con quel pizzico di autoironia tanto da sdrammatizzare e trascinare lo spettatore alla risata.

Un palcoscenico scarno dove il solo gioco di luci sembra offrire il movimento e lei con pantaloni e casacca sblusata, incarna tutte quelle donne sulla soglia della cinquantina single “per colpa degli altri” ipocondriache, insicure tanto che per paura della disapprovazione preferiscono perdere pezzi di sé stessi, e aumentare sempre più la propria disistima.

Il tutto accade un giorno in uno studio di un dermatologo, medico di Laura che ritarda all’appuntamento con la sua paziente.
Nell’ attesa Laura fa un viaggio imprevisto con la sua mente e scopre con sorpresa che è una donna divisa in due, perche un’altra sé stessa la guarda e la giudica, come se fosse all’esterno del suo corpo, e tenta di smuoverla da quella sua eterna insicurezza, provando a farle capire che le sue non sono malattie ma solo fobie e cerca di spronarla a non trovare scuse per non avere un uomo accanto a sé.
Nel frattempo altri personaggi anche se sembrano non avere niente in comune, ma solo il finale farà vedere il filo conduttore che li lega, si alternando come un caleidoscopio sul palcoscenico e un gioco più grande segnerà per sempre non solo il loro destino, ma anche quello dell’intera Umanità.

Così un medico ”idiota” che tenta inutilmente di mettersi in contatto con l’antennista perché il suo VHS non funziona e non può registrare le puntate di un documentario storico, tarda all’appuntamento con la sua paziente.
L’antennista, che doveva andare dal medico, Davide Moretto di Cesano vince ad un Gratta e Vinci e vuole dare un cambio alla sua vita ma nel frattempo di domanda perché proprio lui ha vinto, lui che non ha fatto proprio niente per meritarlo e rivolge il suo interrogativo, questa sua preghiera a Dio.

Dio incarna non l’essere supremo della creazione ma bensì un manutentore dell’Universo, stanco di correre da una parte all’altra, con le scarpe antinfortunistiche luminose, per aggiustare quello che nel frattempo durante l’eternità si danneggia.
E così mentre una galassia sta per collassare e vanno a lamentarsi da lui gli dei degli universi potenziali, quelli che agiscono con il …si potrebbe fare … si potrebbe desiderare e …si potrebbe dire, Dio sente la voce di Davide Moretto che come un tormentone lo assilla con la sua domanda : “Perché proprio io ho vinto al Gratta e Vinci?”.
Nel frattempo Laura dialoga con sé stessa e scopre forse che la causa della sua vulnerabilità è stata sua nonna che le raccontava, paragonando la sua nipotina alla storia dell’uccellino che non sapeva cantare e veniva allontanato da tutti, l’unico ad apprezzarlo un rospo più stonato di lui.

Ma Laura le chiedeva : “Perché nonna per incoraggiarmi non mi racconti la storia del brutto anatroccolo?” - e lei dal canto suo rispondeva : “A questo mondo c’è posto per tutti ma un conto è generare aspettative”.
Le parole feriscono più di una spada e quelle della nonna ferirono nel profondo l’animo di Laura portandolo in uno stato di angoscia, rendendola vulnerabile e schizofrenica.

Ma grazie agli dei degli universi paralleli che impersonano : il dio dell’occasione da prendere al volo, della verità tutta , dell’indipendenza del parere altrui, del sapersi immaginare un’altra vita e dell’amore ideale, la sua vita prenderà un’altra strada.

Anna deMarzo

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