PHOTOGALLERY by Egidio Magnani

mercoledì 21 marzo 2007

Il Flamenco Caliente di Antonio Marquez

Marquez porta il Flamenco nella Puglia dal Cuore “caliente”. Due serate all’insegna della famosa danza gitana in programma il 19 e 20 marzo al Teatro Piccinni di Bari all’interno della stagione della Camerata Musicale Barese.Sul palcoscenico la “Compagnia di Danza di Antonio Marquez”. Che ha presentato “Despues de Carmen” di Gorge Bizet, in prima rappresentazione a Bari, “Vida Breve” di Manuel De Falla e “Bolero” di Ravel, tre coreografie che portano la firma di Marquez. E’ lui l’immagine più vera, autentica del Flamenco: Antonio Marquez. E’ lui l’ultimo dei bailaor di Spagna, custode di una tradizione che lega ai passi di una danza coinvolgente e passionale, l’espressione di un popolo, la sua cultura, le sue radici. La Spagna di Antonio Marquez, uno dei più grandi artisti della cultura flamenco, è tutta racchiusa in questo suo ultimo spettacolo. Quarantenne, considerato il “bello” del flamenco per il suo fascino latino. Divo da grandi folle a livello internazionale, Marquez è arrivato a Bari con la compagnia di danza che porta il suo nome composta da 13 ballerini, il cantante Manuel Losada e il chitarrista Antonio Sanchez e un programma straordinariamente sensuale.Dicono le biografie che da bambino, prima di intraprendere gli studi di danza, l’artista Sivigliano, oggi 44enne, volesse diventare un torero.Ed è proprio la danza che ora gli permette di vivere almeno sul palcoscenico il suo sogno infantile.Nella prima parte dello spettacolo l’artista interpreta Escamillo, il torero innamorato di Carmen e da lei ricambiato.Nella seconda parte la trama narrativa di la “Vida Breve” vede ancora protagonista una giovane e bella gitana, che intreccia una storia d’amore con un ingrato signorotto. Per questa composizione di Manuel De Falla divenuto celebre per aver restituito nobiltà alla chitarra come strumento capace di dare anima a qualsiasi brano, Marquez ha realizzato una speciale coreografia rappresentata la prima volta al Teatro Reale di Madrid nel 2001. Il Bolero di Ravel scelto per il gran finale, è l’apoteosi della potenza espressiva, grazie al rapimento ipnotico indotto dal tema ripetuto ossessivamente in crescendo e sempre con maggior presenza di strumenti: fra i diversi gruppi di ballerini spicca un misterioso solista, impersonato da Marquez e circondato da un’aria nebulosa e spettrale.Tre storie, tre opere di grande forza espressiva, dunque, in uno spettacolo di pura danza in cui amore, passione e intensità emotiva celebrano i dieci anni di carriera di Antonio Marquez e della sua compagnia, applauditi nei teatri di mezzo mondo.
Maria Caravella

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