PHOTOGALLERY by Egidio Magnani

giovedì 19 aprile 2007

“La voix humaine” di Francis Poulenc e “Gianni Schicchi” di Giacomo Puccini.


Il 13, 15 e 17 aprile, per la Nuova Produzione della Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli, sono andate in scena al teatro Piccinni di Bari le opere “La voix humaine” di Francis Poulenc e “Gianni Schicchi” di Giacomo Puccini. Con l’orchestra sinfonica della provincia di Bari diretta da Antonino Fogliani.Una serata fortemente disgiunta in due parti, con un’apertura molto interessante: “La Voix Humaine”, tragedia lirica in un atto di F. Poulenc, dalla tragedia omonima di Jean Cocteau, interpretata da Blancas Angeles Gulin.“La trasposizione musicale di un testo poetico dev’essere un atto d’amore e mai un matrimonio della ragione”, questo sosteneva Poulenc. Francis Poulenc (Parigi 7 gennaio 1899 - 30 gennaio 1963), compositore e musicista francese, fu precocemente affascinato dalla musica grazie alla madre musicista che l’avviò allo studio del pianoforte. L’amore per la sua città, Parigi, lo porta a rappresentare in musica sia la classe che la verve di questa capitale. La musica di Poulenc è “antiromantica” ed “anti-impressionista”, realizza un’altra versione dell’arte musicale, fa riferimento ad uno stile più popolare e vivace del music-hall e del cabaret, come anche all'estetica di Satie e di Cocteau.Ispirato dalla poesia, decide di scrivere musica anche per alcuni poemi. L’arte di Poulanc è impregnata di brio ed invenzione, ma ha anche un lato amaro, in cui si esprime un penetrante senso tragico. Numerose e varie le sue opere, tra cui La Voix Humaine, un atto unico di J. Cocteau in cui si racconta di un lungo e tragico addio per telefono, tra una donna ed il suo amante che l’ha lasciata per un’altra donna. La protagonista, qui interpretata splendidamente da Blancas Angeles Gulin, è a casa sola dopo un tentativo di suicidio, si lacera nella sua disperazione, attendendo una telefonata promessa da lui. La telefonata arriva, viene interrotta più volte per problemi di linea, ed è una sorta di smembramento angoscioso di una donna debole, completamente dilaniata dal dolore, che prima mente fingendo leggerezza, poi nello sconforto più totale, implora il suo amante perché “senza di lui la vita è inutile”. Durante la lunga e angosciante telefonata la donna continua a crogiolarsi liricamente nel suo tormento psicologico, forse troppo enfatico per i nostri giorni, ma appunto per questo interessante, dato l’aspetto storico e artistico. Il debutto assoluto de “La Voix Humaine”, tragedia lirica in un atto per soprano e piccola orchestra, su libretto di Jean Cocteau, risale al 6 febbraio 1959, presso il Teatro dell’Opéra-Comique di Parigi con la regia dello stesso Cocteau. Nell’allestimento della Fondazione Petruzzelli, si è dato giustamente ampio spazio e attenzione alla meritevole protagonista, la sua bravura ha soppesato sulla prevedibile costruzione scenica e scenografica. Tutt’altro genere di componimento ha appassionato il numeroso pubblico di melomani del Piccinni, nella seconda parte della serata. Infatti dopo un lungo intervallo distensivo è andata in scena “Gianni Schicchi”, divertente opera in un atto di Giacomo Puccini (libretto di Giovacchino Forzano).Gianni Schicchi è un personaggio storico del Duecento, che troviamo tra i personaggi dell’Inferno dantesco (Canto XXX). Fu condannato nella bolgia dei falsari per la falsificazione di persona, imbrogliando certa gente in quanto prese il posto di Buoso Donati il Vecchio. La faccenda anche se con alcune differenze è stata ripresa da Giacomo Puccini (Lucca, 22 dicembre 1858 – Bruxelles, 29 novembre 1924) e si narra la vicenda del ricchissimo Buoso Donati, morto lasciando tutto in eredità ai frati. La delusione dei parenti che desideravano la propria parte di eredità, li porta ad affidarsi al furbo Gianni Schicchi, che con uno stratagemma s’intrufola nel letto del Buoso e fingendosi lui, detta al notaio le proprie volontà testamentarie, accontentando dapprima tutti i congiunti del defunto e poi anche se stesso con un’amara sorpresa agli avidi parenti. L’opera fu rappresentata per la prima volta nel 1918 al Metropolitan Opera House di New York, la prima italiana invece risale al 1919, presso il Teatro Costanzi di Roma. Nella messinscena della Fondazione Petruzzelli, l’aspetto burlesco risalta in maniera giustamente eccezionale, di grande talento l’intero cast, che ha generosamente elargito esperienza e note divine al pubblico rapito ed estremamente divertito. Di grande emozione la musica di Puccini ha trovato nel giovanissimo maestro Fogliani un attento esecutore-direttore. Curato l’allestimento scenico ad opera di Walter Pagliaro, anche se con ovvie parti teatrali e scenografiche, si è avvalso di grandi interpreti, molto impegnati anche dal punto stilistico e recitativo. Straordinario perfino il ruolo del defunto Buoso, interpretato da uno snodabilissimo Renato Curci, …certo non canta, ma si fa notare ugualmente!
Deborah Brivitello

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