PHOTOGALLERY by Egidio Magnani

martedì 23 gennaio 2007

“Danzando” a due pianoforti


Serata inusuale al Teatro Piccinni per la stagione della Camerata Musicale Barese.E’ da tempo che non si vedevano due pianoforti sullo stesso palco a Bari. I protagonisti della serata sono stati due pugliesi doc: il barese Emanuele Arciuli ed il leccese Francesco Libetta; entrambi tengono alto l’onore della Puglia rappresentandola nel mondo concertistico.Arciuli e Libetta sono senz’altro due virtuosi con personalità distinte e ben definite.Particolare è stata la scelta dei brani eseguiti: una versione per due pianoforti dell’ “Andante e Variazioni” in si bem. magg. op. 46 è stato l’aperitivo: uno Schumann piuttosto salottiero elegante e raffinato, a dire il vero poco convincente non per l’esecuzione dei pianisti ma per la trascrizione del brano e per la composizione in sè. Anche i grandi non sempre scrivevano capolavori.La versione di Gershwin della Rapsodie in Blue (1924) per due pianoforti ha ravvivato la serata. Emanuele Arciuli ha intellegentemente messo in rilievo le caratteristiche della musica di Gershwin: il ritmo colto con le giuste attese ed i giusti respiri, le inflessioni delle “blue notes”, queste note malinconiche che riportano nell’atmosfera americana degli anni ’20. Il tutto in uno scambio tra i due pianisti che richiama la volontà del compositore di fondere elementi jazz ed elementi di musica colta. Quello che salta agli occhi di Libetta è la velocità del rimbalzo del braccio e del polso sulla tastiera messi in evidenza dalla reiterazione degli accordi tematici.Scaramouche di D. Milhaud era d’obbligo; è il frutto di una commissione di Ida Jankélévitch e Marcelle Meyer, lavoro che Milhaud riprese da una musica di scena che aveva composto nel 1937 per alcune rappresentazioni del Médecin volant di Molière. Milhaud creò una composizione in tre movimenti piena di fascino e di allegria. I due pianoforti sono trattati con pari dignità con ritmo molto marcato. Il secondo movimento sviluppa un tema espressivo su un blues dondolante. Il finale, particolarmente coinvolgente, è una samba di Brazileira che costituisce un finale indiavolato ed infuocato. Accanto alle classiche composizioni per due pianoforti, i due pianisti hanno pensato di unire brani meno non appartenenti al repertorio della musica d’arte. Sono stati eseguiti Metamorfosi di L. Einaudi e Coro di F. Battiato: due brani di non grande interesse musicale, resi comunque vivi dalla maestria dei pianisti.Ad un altro pianeta appartiene la Valse di Ravel “poema coreografico” -commissionato da Diaghilev- fu composto tra il dicembre del 1919 e l’aprile del 1920. Già dalle prime note si nota l’interesse di Ravel nell’allargare lo spettro sonoro dello strumento. I due virtuosi sono stati abili nella condotta del discorso musicale , nella precisione del disegno e nel controllo del virtuosismo, mantendo vivo il senso irrevocabile della fatalità che permea tutto il brano.Due tanghi di Bormioli hanno reso, insieme a Ravel, la seconda parte della serata completamente danzante e piacevole. La sensualità del tango, il ritmo ternario del valzer hanno reso i due pianoforti ed i due pianisti “ballerini”. Il pubblico entusiasmato ha richiesto due bis, anche stavolta un tango di Bormioli ed un Valzer di Poulenc.Arciuli e Libetta sono senz’altro due interessanti personalità che grazie al connaturato virtuosismo riescono a servire il senso della musica.
Viviana Velardi

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