PHOTOGALLERY by Egidio Magnani

sabato 27 gennaio 2007

L’INFAME. Luigi Credendino interpreta il ruolo di un piccolo camorrista


Ieri 26 gennaio il sipario del Teatro Royal di Bari, si è aperto sullo spettacolo-monologo “L’INFAME”, scritto e diretto da Giovanni Meola, interpretato magistralmente da Luigi Credendino. Voce fuori campo del giornalista RAI Luciano Scateni. Ottimizzazione scenografia e costumi di Annalisa Ciaramella.Ordini, comandi, pistole, spedizioni punitive. In scena un ragazzo, solo, non un ragazzo che vive la sua età spensieratamente, in scena c’è un ragazzo maturato troppo in fretta, che vive il dramma delle sue scelte sbagliate, pericolose, tragiche. Un ragazzo che decide dolorosamente di diventare un pentito di camorra, un “infame”, Mazza ‘e ‘Scopa questo il soprannome o meglio “nu’ contranomme” che gli è stato affibbiato, e di cui va fiero. Il “contranomme” è personale, tanti si chiamano Mario, Pino, ecc. ma solo lui si chiama “Mazza ‘e ‘Scopa. Un pesce piccolo, un camorrista poco importante, si pente e decide di parlare, confessare tutte le trame malavitose della criminalità. Diventa “infame” non una, ma ben due volte. La prima quando ha deciso di cambiare clan, una scelta quasi al limite dell’audacia, passando così dal clan Cardillo a quello dei Portuallo, proprio dopo la scoperta del vero colpevole della morte del padre. La seconda volta perché ha deciso di diventare collaboratore di giustizia, dando vita ad un maxi-processo contro la camorra. Mazza ‘e ‘Scopa è rimasto solo, la malavita gli ha ucciso l’intera famiglia, il suo unico legame affettivo è riposto nel fratello, il panettiere, quello con una mano più piccola dell’altra per un fatto di nascita, ma bravissimo a fare il pane. Il fratello non fa parte della malavita, è l’unica radice affettiva che gli rimane, Mazza ‘e ‘Scopa lo nomina spesso per sentirsi incollato ad uno, almeno uno spiraglio significativo e premuroso della sua esistenza, intensa ma fallita, così dannatamente mancata. Il fratello, la sua unica ragione di vita, un esempio di vita leale, per il nostro pentito, una dimostrazione di quella strada di onestà che forse gli si era palesata davanti, ma che non ha saputo percorrere, si quel fratello, anche lui con uno strano “contranomme”, diventa ora quasi un varco, un simbolo, per riscattarsi, per passare dall’altra parte della barricata, per liberarsi o per espiare gli errori di malavita. Il monologo-confessione di Mazza ‘e ‘Scopa continua drammaticamente in modo serrato, incessante, fumando spinelli, l’unica debolezza che gli rimane. Ma quando si inizia il cammino su una strada sbagliata, diventa difficile, anzi impossibile cambiarla, migliorarla, e la scelta di collaborare con la giustizia porterà alla più tragica delle conseguenze.Lo spettacolo andato in scena al Royal, è stato particolarmente interessante sia per alcuni studenti di scuola media inferiore e superiore che hanno gremito il teatro la mattina di ieri, sia per il pubblico serale, emozionato e commosso dalla struggente prova dell’attore, il bravissimo Luigi Credendino. La regia di Giovanni Meola si libera dagli stereotipi dettati dal buonismo ipocrita e mette in scena una realtà esteriormente stoica, dettata dalla disperazione più pura, liberata dal più profondo del corpo magro e scarno del pentito, che sorride teneramente quando parla del fratello. La forza del testo è proprio la richiesta di umanità che il pentito rivolge al magistrato in un districarsi di parole e mimica efficaci ed emozionanti, supportate musicalmente dalle canzoni di Cesaria Evora e da un gioco di luci colorate ma cupe e angosciose. Lo spettacolo è stato introdotto da un incontro che ha visto la partecipazione dell’Avv. Mario Ferorelli, Presidente della Circoscrizione San Nicola-Murat di Bari, che ha parlato della difficoltà e dell’importanza del suo lavoro proprio con i giovanissimi, e del Dottor Pino Scelsi (sost. proc. della Repubblica - Bari) che è intervenuto sul significato e sull’interesse dell’autorità giudiziaria per i collaboratori di giustizia, l’Avv. Antonio Bellino è stato il mediatore del breve incontro.
Deborah Brivitello

Nessun commento: